Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Fuggite, Abner,» ripeté Joshua York.
Marsh annaspò, aprì la porta, si rifugiò nella cabina alle sue spalle, e vide Joshua voltarsi e frapporsi tra la cabina e gli altri, Julian, Katherine, il resto del popolo della notte, i vampiri. E questa fu l’ultima cosa che vide, prima che venisse preso dal panico e fuggisse.
CAPITOLO DICIOTTESIMO
Il giorno dopo, il sole si levò su New Orleans, ed era un occhio giallo, rigonfio, che imporporò la foschia del fiume e promise un giorno molto caldo. Abner Marsh era sul molo, in attesa.
Aveva corso a lungo la notte prima, precipitandosi come un pazzo attraverso le strade illuminate da lampioni a gas del Vieux Carré, urtando i passanti, incespicando e ansimando, correndo come non aveva mai corso in vita sua, fino quando aveva compreso, tardivamente, che nessuno lo stava inseguendo. Allora Marsh aveva trovato un fumoso, oscuro bar e aveva buttato giù tre rapidi whiskey per far cessare il tremore alle mani. E infine, verso l’alba, aveva ripreso la strada per tornare al Fevre Dream. In vita sua, Abner Marsh non era mai stato più adirato e colmo di vergogna. L’avevano costretto a fuggire dal suo battello, gli avevano puntato un coltello dietro la nuca, avevano assassinato un bambino proprio di fronte a lui, sul suo tavolo. Nessuno poteva trattare Abner Marsh in quel modo, e sperare di farla franca, pensò; né bianchi né negri né indiani e neppure dei dannati vampiri. Damon Julian se ne sarebbe pentito amaramente, giurò a se stesso. Era giunto il mattino adesso, e a quell’ora i cacciatori diventavano prede. Il porto rumoreggiava d’attività quando Marsh vi arrivò. Un altro grande battello a pale aveva gettato l’ancora vicino al Fevre Dream e stava scaricando. I venditori ambulanti stavano vendendo frutta e sorbetti sui loro carretti, uno o due omnibus d’hotel avevano fatto la loro comparsa. E, sorpreso e allarmato, Marsh constatò che il Fevre Dream aveva le macchine sotto pressione. Fumo nero si levava dai fumaioli, e in basso un gruppo di scaricatori di porto male in arnese caricavano le ultime merci. Accelerò il passo e si accostò ad uno di loro. Gridò, «Ehi, tu là! Aspetta!» Lo scaricatore era un negro grosso e massiccio con una pelata luccicante e un solo orecchio. All’urlo di Marsh si voltò, con un barile sulla spalla destra. «Sì, Capitano?»
«Che cosa sta succedendo qui?» chiese Marsh. «Perché le macchine del battello sono sotto pressione? Non ho dato nessun ordine in tal senso.»
«Io carico soltanto, Capitano. Di sicuro, non so altro.»
Marsh imprecò e passò oltre. Mike Durine il Peloso scese ondeggiando sulla passerella, impugnando la mazza di ferro. «Mike,» chiamò Marsh. Mike il Peloso corrugò la fronte, mentre un’espressione intensa di concentrazione gli ricopriva il volto scuro. «Buongiorno, Capitano. Avete davvero venduto il battello?»
«Cosa?»
«Il Capitano York dice che voi gli avete venduto la vostra metà, dice che voi non verrete con noi. Sono ritornato sul battello un paio d’ore dopo mezzanotte, io ed alcuni dei ragazzi. York ci dice che voi due vi siete resi conto che due capitani erano troppi e che ha rilevato la vostra quota. Poi ha ordinato a Whitey di aumentare la pressione, ed eccoci qui. È la verità, Capitano.»
Marsh si accigliò. Gli scaricatori curiosi stavano facendo circolo, 1 così afferrò Mike il Peloso per un braccio e lo condusse sul ponte di coperta, facendogli ripercorrere la passerella. «Non ho molto tempo per dare spiegazioni,» disse, quando furono ragionevolmente lontani da chiunque altro. «Dunque, non tempestatemi di domande, intesi? Fate solo come vi dico.»
Mike il Peloso assentì. «Guai in vista, Capitano?» chiese, battendo la sbarra di ferro sul palmo grande e carnoso.
«Quante persone hanno fatto ritorno?»
«La maggior parte dell’equipaggio, alcuni passeggeri. Pochi, però.»
«Non aspetteremo nessun altro. Meno persone ci sono a bordo, meglio è. Scovatemi Framm o Albright, non importa chi dei due, conduceteli di sopra, nella cabina del pilota e portateci a largo. Subito, mi sono spiegato? Io andrò alla ricerca di Mister Jeffers. Dopo che avrete portato su un pilota, mi raggiungerete nell’ufficio del commissario di bordo. Non raccontate a nessuno quello che sta succedendo.»
Tra i folti baffi di Mike il Peloso, si indovinò un ghigno.
«Cosa faremo, ricompreremo questo battello a buon prezzo, forse?»
«No, uccideremo un uomo. E non si tratta di Joshua. Andate ora. Ci incontreremo nell’ufficio del commissario.»
Jonathan Jeffers non era nel suo ufficio, tuttavia, così Marsh dovette far visita al commissario nella sua cabina e bussare con forza fin quando un Jeffers con l’aria di chi è stato appena svegliato, ed ancora in camicia da notte, aprì la porta. «Capitano Marsh,» disse reprimendo uno sbadiglio. «Il Capitano York ha detto che voi avevate venduto il battello. La faccenda mi pareva assurda, ma non vi ho visto in giro, e così non sapevo cosa pensare. Entrate.»
«Ditemi cosa è accaduto la scorsa notte,» gli ordinò Marsh, una volta al sicuro nella cabina del commissario.
Jeffers sbadigliò di nuovo. «Scusate, Capitano, non ho dormito molto.» Si diresse al catino appoggiato sul cassettone e si spruzzò dell’acqua sul viso, annaspò in cerca degli occhiali e ritornò da Marsh, con un aspetto più normale. «Bene, lasciatemi pensare un minuto. Eravamo al St. Charles dove vi dissi che sarei andato. Pensavamo di restare lì tutta la notte in modo che il Capitano York e voi poteste avere la vostra cena privata.» Le sue sopracciglia si arcuarono sardonicamente. «Jack Eli era con me, e anche Karl Framm, Whitey e alcuni dei vostri macchinisti… bene, eravamo proprio un bel gruppo. Anche l’allievo di Mister Framm era venuto con noi. Mister Albright ha cenato con noi, ma dopo cena se n’è andato a letto, mentre il resto è rimasto in piedi a parlare e a bere. Avevamo delle camere, fornite di tutto, voi mi capite, ma non appena siamo andati a letto… devono essere state le due o le tre del mattino… Raymond Ortega, Simon e Billy Tipton la Serpe sono venuti per riportarci sul battello. Ci hanno detto che York ci desiderava subito.» Jeffers scrollò le spalle, «Così siamo ritornati a bordo e il Capitano York ci ha riuniti tutti nel salone e ci ha detto che aveva comprato tutto il battello e che saremmo partiti ad una certa ora questa mattina. Alcuni di noi sono stati spediti a cercare quelli che erano ancora a New Orleans e ad avvertire i passeggeri. Ho fatto caricare tutta la merce richiesta e ho deciso di dormire un po’. Ora, cosa sta accadendo in realtà?» Marsh sbuffò. «Non ho abbastanza tempo e voi in ogni modo non mi credereste. Avete notato qualcosa di strano nel salone, la scorsa notte?»
«No, avrei dovuto?»
«Forse.»
«Ogni traccia della cena era stata portata via. Questo era strano, se ci penso, visto che i camerieri erano sbarcati tutti.»
«Billy la Serpe avrà ripulito tutto, presumo, ma non importa. Julian era lì?»
«Sì, lui e delle altre persone che non avevo mai incontrato prima. Il Capitano York mi ha ordinato di assegnare loro delle cabine. Quel Damon Julian è davvero un tipo strano. Se ne stava molto vicino al Capitano York. Era abbastanza educato, tuttavia, e di bell’aspetto, salvo quella ferita.»
«Avete detto che gli avete dato delle cabine?»
«Sì, il Capitano York ha detto che Julian poteva avere la vostra cabina, ma non mi andava di dargliela, non con i vostri effetti personali ancora dentro. Ho insistito perché prendesse una delle cabine passeggeri di lusso, lungo il salone, fino a quando non avessi avuto la possibilità di parlarvi. Julian ha acconsentito a questa soluzione, così non ci sono stati veri problemi.»