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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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Mike il Peloso assentì e Marsh girò la chiave. La porta si aprì con un lieve click. Marsh spinse.

L’interno della cabina era buio e soffocante. L’ambiente era oscurato da tende e chiuso da imposte, così com’era gradito al Popolo della Notte, ma, grazie allo spiraglio di luce che proveniva dalla porta, intravidero una figura pallida adagiata sotto le lenzuola. Scivolarono all’interno, muovendosi tanto silenziosamente quanto possono riuscirci due uomini massicci e giocoforza rumorosi, e poi, mentre Marsh chiudeva la porta dietro di loro, Mike Dunne il Peloso avanzò, sollevò la mazza di ferro lunga un metro ben alta sulla testa, e nell’oscurità Marsh vide l’essere nel letto muoversi, girarsi verso il rumore, la luce. Mike il Peloso raggiunse il letto con due rapidi balzi, tutto accadde così in fretta, e la mazza si abbatté disegnando un terribile arco alla fine del suo enorme braccio. Essa piombò verso quella testa pallida e quell’istante parve durare l’eternità.

Poi la porta della cabina si chiuse completamente, l’ultimo filo di luce svanì di colpo e nell’oscurità nera come la pece Abner Marsh udì un suono come di un pezzo di carne sbattuto sul bancone di un macellaio e in sottofondo ce ne fu un altro, come un guscio d’uovo che si rompe, e Marsh trattenne il respiro.

La cabina era silenziosa e Marsh non riusciva a vedere nulla. Dall’oscurità giunse un risolino strozzato. Un sudore freddo ricoprì il corpo di Marsh. «Mike,» sussurrò. Annaspò per trovare un fiammifero.

«Sì, Capitano, un colpo solo, uno soltanto.» Il secondo ridacchiò di nuovo.

Abner Marsh sfregò il fiammifero sul muro e sbatté le palpebre. Mike il Peloso era in piedi accanto al letto, la mazza in mano. La punta di quella era macchiata e umida. Il volto dell’essere sotto le lenzuola era ridotto ad un rosso ammasso di buchi. Metà della parte superiore del cranio era stata asportata e un lento rivolo di sangue stava bagnando le lenzuola. Ciuffi di capelli e di materia cerebrale macchiavano il cuscino, la parete e i vestiti di Mike il Peloso. «È morto?» chiese Marsh, poiché improvvisamente l’aveva sfiorato il folle sospetto che la testa frantumata potesse ricomporsi e che il pallido cadavere potesse alzarsi e sorridergli.

«Non ho mai visto niente di più morto,» lo rassicurò Mike il Peloso.

«Accertatevene,» ordinò Abner Marsh. «Siatene dannatamente certo.»

Mike il Peloso scrollò ostentatamente le spalle, sollevò la mazza insanguinata e la riabbassò di nuovo sul cranio e sul cuscino. Una seconda volta. Una terza. Una quarta. Quando ebbe finito, difficilmente si sarebbe potuto affermare che l’essere aveva ancora una testa. Mike Dunne il peloso era un uomo tremendamente forte. Il fiammifero bruciò le dita di Marsh. Lo spense. «Andiamo,» disse bruscamente.

«Che cosa ne faremo di lui?», chiese Mike il Peloso.

Marsh aprì la porta della cabina. Osservò il sole e il fiume e provò un enorme sollievo. «Lasciamolo qui, al buio. A notte fonda, verremo a gettarlo nel fiume.»

L’ufficiale seguì Marsh all’esterno, e il capitano richiuse la porta alle sue spalle. Si sentiva male. Appoggiò la sua mole massiccia al parapetto del ponte e lottò per non cadere fuoribordo. Succhia sangue o no, quello che avevano fatto a Damon Julian si era rivelata un’esperienza terribile da vivere.

«Avete bisogno di aiuto, Capitano?»

«No.»

Si drizzò con un grande sforzo. L’aria era già calda, il sole giallo alto nel cielo batteva sul fiume con una violenza straordinaria. Marsh era madido di sudore. «Non ho dormito molto.» Si sforzò di sorridere. «Non ho dormito per niente, in effetti. Inoltre, quello che abbiamo fatto richiede il suo prezzo.»

Mike il Peloso scrollò le spalle. Non pareva che lui fosse rimasto particolarmente sconvolto. «Andate a dormire,» consigliò al capitano.

«No, non posso, devo andare a vedere Joshua e raccontargli cosa abbiamo fatto. Deve saperlo, così sarà pronto ad affrontare gli altri.» Improvvisamente, Abner Marsh si chiese come Joshua York avrebbe reagito al brutale assassinio di uno della sua gente. Dopo la notte precedente, non riusciva a credere che Joshua se ne sarebbe preoccupato troppo, ma non ne era sicuro — non conosceva veramente né il popolo della notte né il loro modo di pensare, ed anche se Julian era stato un uccisore di bambini e un succhia sangue, bene, gli altri avevano commesso crimini quasi equivalenti, perfino Joshua. E Damon Julian era stato anche il Signore del Sangue di Joshua, il Re dei Vampiri. Se si uccide il re di qualcuno — perfino se è un re che si odia — il suddito non si sentirà lo stesso obbligato a fare qualcosa? Abner Marsh ricordò la gelida forza dell’ira di Joshua e a quel ricordo pensò che non fosse necessario precipitarsi al più presto nella cabina del capitano sul ponte del Texas, specialmente in quel momento, quando Joshua, una volta svegliato, sarebbe stato estremamente irritabile. «Forse posso aspettare,» si disse Marsh. «Dormirò un po’.»

Mike il Peloso assentì.

«Però, per prima cosa, devo andare da Joshua.» Marsh si sentiva davvero male: nauseato, febbricitante, stanco. Doveva distendersi per un paio d’ore. «Non posso aspettare che si svegli da solo.» Si umettò le labbra, secche come carta vetro. «Trovate Jeffers e ditegli come è andata, e uno di voi venga a chiamarmi prima del tramonto. Molto prima, intesi? Datemi almeno un’ora per andare a parlare con Joshua. Lo sveglierò e glielo dirò, e poi quando sarà buio, lui saprà come vedersela con gli altri. E voi… ordinate ad uno dei vostri ragazzi di sorvegliare Billy la Serpe… dovremo anche decidere cosa fare di lui.»

Mike il Peloso sorrise. «Lasciamo che sia il fiume ad occuparsi di lui.»

«Forse sarà così, forse. Andrò a riposarmi ora, ma assicuratevi che sia sveglio prima di notte. Non permettete che il buio mi sorprenda, capito?»

«Sì.»

Così Abner Marsh salì stancamente sul ponte del Texas, sentendosi ad ogni passo più nauseato e stanco. Davanti alla porta della sua cabina, provò un’improvvisa sensazione di paura, come se, dopo tutto, uno di loro si fosse trovato lì dentro, a dispetto di quanto Mister Jeffers aveva detto. Ma quando spalancò la porta e lasciò entrare la luce nella stanza, questa era vuota. Marsh vi entrò barcollando, aprì le tende e la finestra per far entrare più luce e aria possibili, chiuse a chiave la porta, e sedette pesantemente sul letto per togliersi i panni inzuppati di sudore. Non si curò di indossare un pigiama. Nella cabina si soffocava, ma Marsh era troppo esausto per accorgersene. Il sonno si impadronì di lui quasi immediatamente.

CAPITOLO DICIANNOVESIMO

A bordo del Fevre Dream
FIUME MISSIPPI
Agosto 1857

Colpi secchi e insistenti sulla porta della cabina risvegliarono finalmente Abner Marsh dal suo profondo sonno senza sogni. Si agitò ancora stordito e si mise a sedere sul letto. «Un momento!» gridò. Avanzò pesantemente verso il catino, come un grande orso nudo appena uscito dal letargo e non troppo contento del fatto. E fu soltanto quando si spruzzò del’acqua sul viso che Marsh ricordò. «Dannazione!» imprecò con ira, fissando le ombre grigie che si raccoglievano in ogni angolo della piccola cabina buia. All’esterno dell’oblò, il cielo era di colore bruno e porpora. «Dannazione,» ripeté, infilandosi un paio di pantaloni puliti. A gran passi raggiunse la porta e la aprì con violenza. «Perché diavolo mi avete lasciato dormire così a lungo?» gridò a Jonathan Jeffers. «Ho detto al Peloso di svegliarmi una dannata ora prima del tramonto, maledizione.»

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