L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Eppure non sarebbe stato possibile immaginare una figura meno imponente. Si trattava di un uomo piccolo, che gli indumenti troppo grandi facevano sembrare ancora più piccolo. Il debole mento era coperto da una barba ispida; si levò il berretto bisunto, mettendo in mostra una testa calva con un'unica striscia ondeggiante di capelli al centro, simile alla cresta di un vecchio e sudicio burginot. Non era un volto nuovo, per me, ma mi ci volle un momento prima di riconoscerlo.
— Signori — esordì. — O signori e signore del creato, donne con manti e chiome di seta, e uomo che guidi gli imperi e gli eserciti dei N-n-nemici della nostra F-f-fotosfera! Baluardo forte come la pietra, forte come la q-q-quercia che rimette le nuove foglie dopo l'incendio! E tu, mio padrone, padrone delle tenebre, vittoria della morte, viceré della n-notte! Molto tempo fa mi arruolai sulle navi dalle vele argentate e dai cento alberi protesi verso le s-s-stelle, e navigai a lungo con le Pleiadi rilucenti sopra lo stendardo reale, ma non avevo mai visto nessuno simile a te! Io sono He-he-hethor, venuto per servirti, per levare il fango dal tuo mantello, affilare la grande spada, p-portare il cesto con gli occhi delle tue vittime puntati su di me, Maestro, occhi simili alle lune di Verthandi quando il sole si è spento. Quando il s-sole si è spento! Dove sono gli splendidi commedianti? Quanto a lungo arderanno le torce? Le mani g-gelide si allungano brancolando, ma le ciotole delle torce sono più fredde del ghiaccio, più fredde delle lune di Verthandi, più fredde degli occhi dei morti! Dov'è finita la forza che muove il lago e lo fa spumeggiare? Dov'è l'impero e dove sono le Armate del Sole con le lunghe lance e le bandiere dorate? Dove sono le donne dai capelli di seta che abbiamo amati la s-s-scorsa notte?
— Allora eri uno dei nostri spettatori — disse il dottor Talos. — Comprendo il tuo desiderio di poter rivedere lo spettacolo, ma fino a sera non ci sarà possibile accontentarti, e allora penso che saremo molto distanti da qui.
Hethor, che avevo visto davanti alla prigione di Agilus insieme all'uomo grasso, alla donna dagli occhi famelici e agli altri, parve non averlo sentito. Guardava fisso verso di me, e di tanto in tanto lanciava uno sguardo fugace verso Baldanders e Dorcas. — Vi ha fatto male, vero? Ho visto il vostro sangue, rosso come la pentecoste. Q-q-quale onore per voi! Anche voi lo servite e la vostra missione è più importante della mia.
Dorcas scosse il capo e si voltò da un'altra parte. Il gigante si limitò a fissarlo.
— Sicuramente avrai capito che si trattava solo di uno spettacolo teatrale — disse il dottor Talos. Ricordo che dentro di me commentai che se il pubblico ne fosse stato perfettamente consapevole, ci saremmo trovati in una situazione molto imbarazzante quando Baldanders si era lanciato dal palco.
— Io c-capisco più di quanto tu possa pensare, io, il vecchio capitano, il vecchio luogotenente, il vecchio c-cuoco nella vecchia cucina, a cuocere la zuppa, a cuocere il brodo per le bestie in punto di morte! Il mio padrone è reale, ma le vostre armature dove sono finite? E i vostri imperi? Da una vera f-ferita potrà scorrere del sangue fasullo? Dove finisce la vostra forza quando il sangue è scomparso, dov'è la lucentezza dei capelli di seta? Io la r-r-raccoglierò in una coppa di vetro, io, il vecchio c-c-capitano della vecchia n-n-nave zoppicante, con l'equipaggio nero e le vele argentate, e dietro al f-f-fumaiolo!
A questo punto forse farei bene a spiegare che al momento non feci molto caso alle parole farneticanti di Hethor, sebbene la mia memoria incancellabile mi permetta di riportarle sulla carta. Parlava con una specie di cantilena, sputacchiando saliva fra i denti radi. Forse Baldanders, per quanto lento a capire, riusciva a seguirlo, mentre sono sicuro che Dorcas provasse troppa ripugnanza per ascoltare attentamente. Si voltò dalla parte opposta, come si fa per distrarsi dai borbottii e dallo scricchiolio delle ossa quando un alzabo devasta una carcassa. Jolenta, poi, non ascoltava mai niente che non la riguardasse.
— Puoi constatare di persona che la giovane donna è illesa. — Il dottor Talos si alzò e ripose la cassetta del denaro. — Fa sempre piacere parlare con qualcuno che ha apprezzato lo spettacolo, ma purtroppo adesso dobbiamo metterci al lavoro. Dobbiamo fare i bagagli, perciò, se vuoi scusarci…
Dal momento che il suo unico interlocutore rimasto era il dottor Talos, Hethor si rimise il berretto e lo calò sugli occhi. — C'è da stivare qualcosa? Nessuno riesce meglio di me, in questo, il vecchio n-nostromo. Chi altri è in grado di rimettere i chicchi nella pannocchia e l'uccellino appena nato nel suo guscio? Chi sa ripiegare la f-falena con le sue ali solenni nel bozzolo sfondato e appeso come un s-s-sarcofago? Io lo farò, per amore del M-maestro. E lo s-s-seguirò ovunque andrà.
Io annuii, non trovando niente da dire. Intanto Baldanders, che almeno aveva capito l'allusione ai bagagli, staccò un fondale dal palcoscenico e iniziò ad arrotolarlo. Hethor saltò sulla piattaforma con un'agilità insospettata e si mise a piegare lo scenario della camera dell'Inquisitore e ad avvolgere i fili del proiettore. Il dottor Talos si volse verso di me come per dire: — In fondo, è sotto la tua responsabilità, come Baldanders è sotto la mia.
— Ce ne sono molti come lui — risposi. — Godono del dolore e vogliono unirsi a noi, esattamente come un uomo normale vorrebbe stare insieme a Dorcas o a Jolenta.
Il dottore assentì. — Lo avevo immaginato. Si può fantasticare su un servo ideale che serve il padrone per puro amore, su un contadino ideale che rimane tale per amore della natura, o su una prostituta ideale che allarga le gambe una dozzina di volte ogni notte per amore dell'accoppiamento. Ma nella realtà questi esseri favolosi non si trovano mai.
Un turno di guardia dopo eravamo in cammino. Il nostro piccolo teatro era riposto in una enorme carriola formata da alcune parti del palcoscenico e trainata da Baldanders che portava sulla schiena le parti rimanenti. Il dottor Talos, seguito da Dorcas, Jolenta e me, lo precedeva, ed Hethor chiudeva il gruppo a un centinaio di passi dietro Baldanders.
— È come me — commentò Dorcas, girandosi a guardarlo. — E il dottore fa la parte di Agia, anche se non è altrettanto cattivo. Ricordi? Lei non riusciva ad allontanarmi, e alla fine tu le hai ordinato di smetterla.
Lo ricordavo bene, e le domandai per quale motivo ci avesse seguiti con tanta ostinazione.
— Eravate le sole persone che conoscessi e io temevo la solitudine più ancora di quanto temessi Agia.
— Allora temevi Agia?
— Moltissimo, e la temo ancora. Ma… non ricordo dove fossi stata, prima, ma sono convinta di essere stata sola. E per molto tempo. Non volevo più esserlo. Tu non mi capirai, e non ti farà piacere, ma…
— Sì?
— Anche se tu mi avessi odiata quanto Agia, ti avrei seguito ugualmente.
— Non penso che Agia ti odiasse.
Dorcas mi fissò e mi pare di vedere ancora oggi il suo viso piccante come specchiato nel calamaio d'inchiostro scarlatto. Forse era pallido e contratto, troppo infantile per essere veramente bello, ma i suoi occhi erano frammenti del firmamento azzurro di un mondo vergine in attesa dell'Uomo e avrebbero potuto gareggiare con quelli di Jolenta. — Mi odiava — ripeté sottovoce. — E adesso mi odia ancora di più. Ricordi quanto eri stordito dopo il duello? Non ti sei mai voltato indietro, mentre ti portavo via. Io l'ho fatto e ho visto il suo volto.
Jolenta si lamentò con il dottor Talos per essere costretta a camminare. La voce sorda e profonda di Baldanders si levò alle nostre spalle: — Ti porterò io.
Jolenta si volse a guardarlo. — Cosa? Sopra a tutto il resto?
Il gigante non rispose.
— Dicendo che volevo cavalcare, non mi riferivo alla fustigazione di una sciocca, come sembri aver capito tu.
Con l'immaginazione, vidi il gigante annuire.