L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
— Ha visto tutto — spiegò il portreeve. — Ed è stato molto contento del tuo lavoro. Mi ha ordinato di riferirti che tu e la donna che viaggia insieme a te potrete passare qui la notte, se volete.
— Partiremo al tramonto — risposi. — Penso che sia più sicuro.
Il portreeve rifletté un istante, quindi annuì, rivelandosi più intelligente di quanto mi era parso. — Quel miscredente avrà certo una famiglia e degli amici… anche se non credo che tu li conosca meglio di me. Comunque, è un problema che ti dovrai abituare ad affrontare.
— Sono stato messo in guardia dai membri più preparati della mia corporazione — risposi.
Avevo detto che saremmo partiti al tramonto, in realtà aspettammo che fosse notte, sia per sicurezza sia perché capimmo che ci conveniva mangiare prima di metterci in cammino.
Logicamente non avremmo potuto dirigerci subito verso le Mura e verso Thrax. La porta, che del resto non avevo ben chiaro dove si trovasse, era chiusa e tutti mi avevano spiegato che non c'erano locande fra le caserme e le Mura. Innanzitutto era necessario far perdere le nostre tracce, poi avremmo trovato un luogo in cui trascorrere la notte e avremmo raggiunto la porta l'indomani mattina. Il portreeve ci aveva fornito dettagliate indicazioni, ma sbagliammo strada e non ce ne accorgemmo per un bel tratto. Eravamo piuttosto allegri. Il chiliarca aveva tentato di consegnarmi di persona la mia paga invece di gettarla ai miei piedi, come vuole la tradizione, e io avevo dovuto dissuaderlo per salvargli la reputazione. Raccontai a Dorcas quell'episodio che mi aveva divertito e lusingato. Quando tacqui, mi domandò in tono pratico: — Ti ha pagato bene, allora.
— Più del doppio di quello che avrebbe dovuto pagare un artigiano. Una paga da maestro. E logicamente ho ricevuto una mancia per la cerimonia. Sai, nonostante tutto quello che ho speso per Agia, adesso ho più denaro di quando ho lasciato la torre. Credo che eserciterò la mia professione lungo la strada, così potrò pagare le spese per entrambi.
Dorcas si strinse nel mantello scuro. — Mi auguravo che tu non dovessi farlo per un po' di tempo. Sei stato talmente male… e non ti critico.
— Era solo un fatto di nervi… avevo paura che qualcosa potesse andare per il verso sbagliato.
— Provavi pietà per lui. Lo so.
— Hai ragione. Era il fratello di Agia e le somigliava perfettamente, tranne che nel sesso.
— Senti la mancanza di Agia, vero? Ti piaceva tanto?
— La conoscevo solo da un giorno… molto meno di quanto conosca te. Se le cose fossero andate secondo i suoi piani, a quest'ora sarei morto. Uno dei due avern avrebbe provocato la mia fine.
— Ma la foglia non ti ha ucciso.
Ricordo perfettamente il tono con cui pronunciò quelle parole; anzi, se chiudo gli occhi posso risentire la sua voce e la scossa che mi colpì quando mi resi conto che, dal momento in cui mi ero messo a sedere e avevo visto Agilus che sorreggeva ancora la sua pianta, avevo evitato di pensarci. La foglia non mi era stata fatale, ma aveva distolto la mia mente dal problema della sopravvivenza, come un uomo che con mille trucchi riesce a non pensare alla morte pur soffrendo di una malattia incurabile o come una donna che trovandosi sola in una grande casa evita di guardare gli specchi e si distrae con innumerevoli stupidaggini per non vedere la cosa di cui avverte i passi sulla scala.
Ero sopravvissuto mentre avrei dovuto essere morto. Ero ossessionato dalla mia stessa vita. Infilai una mano nel mantello e mi toccai, impacciato. Avvertii la cicatrice e un po' di sangue incrostato che era rimasto sulla pelle. Non avevo il minimo dolore. — Non uccidono — dissi. — È tutto qui.
— Lei aveva detto che uccidono.
— Aveva detto tante menzogne. — Ci stavamo inerpicando su un dolce pendio inondato dalla luce verde della luna. Di fronte a noi si ergeva la linea delle Mura, più vicina di quanto non fosse, nera come la pece. Alle nostre spalle, le luci di Nessus creavano un'alba illusoria che moriva a poco a poco lasciando il posto alla notte. Mi fermai a guardare, in cima alla collina, e Dorcas mi prese il braccio. — Quante case. Quanta gente vive in città?
— Non lo sa nessuno.
— E noi volteremo le spalle a tutti. Thrax è lontana, Severian?
— Molto, te l'ho già spiegato. Ai piedi della prima cataratta. Non sei obbligata a venire, lo sai.
— Voglio venire. Ma immagina… Severian, immagina che io più tardi volessi tornare indietro. Me lo impediresti?
— Sarebbe pericoloso per te affrontare da sola il viaggio, perciò cercherei di convincerti a non farlo. Ma non ho intenzione di legarti o di rinchiuderti, se è questo che intendi.
— Mi hai detto di aver scritto una copia del messaggio che mi era stato inviato alla locanda. Ricordi? Ma non me l'hai mai fatta vedere. Vorrei averla.
— Ti ho detto esattamente cosa c'è scritto, e non si tratta dell'originale, lo sai. Agia l'ha buttato via. Certamente credeva che qualcuno, forse Hildegrin, stesse cercando di mettermi in guardia. — Aprii la borsa; quando cercai il foglio, le mie dita toccarono qualcos'altro, un oggetto freddo dalla forma strana.
Dorcas si avvide della mia espressione e chiese: — Cosa c'è?
Lo tirai fuori. Era più grande di un oricalco, anche se non di molto, e poco più spesso. Era freddo, qualsiasi fosse il materiale che lo componeva, e irradiava lampi azzurri nella luce della luna. Mi pareva di stringere un faro che avrebbe potuto essere visto in tutta la città, così lo riposi nella borsa e la richiusi.
Dorcas mi strinse il braccio con tutte le sue forze: — Cos'era? — mormorò.
Scrollai la testa, per schiarirmi le idee. — Non è mio. Non sapevo nemmeno di averlo. Una gemma, una pietra preziosa…
— Non è possibile. Non hai sentito il calore? Guarda la tua spada… è una gemma. Ma cos'era quello che mi hai appena mostrato?
Fissai l'opale scuro sul pomo di Terminus est. Luccicava nel chiaro di luna, ma in confronto a quell'oggetto misterioso pareva lo specchio di una dama paragonato al sole. — L'Artiglio del Conciliatore — dissi. — Agia l'ha messo nella mia borsa. Deve essere stata lei, quando abbiamo distrutto l'altare e l'hanno perquisita. Probabilmente lei e Agilus intendevano riprenderselo una volta che Agilus avesse reclamato le mie spoglie; e dal momento che non era stato possibile farlo, ha cercato di riappropriarsene nella cella.
Dorcas aveva distolto lo sguardo e si era voltata verso il chiarore della città e delle miriadi di lampade. — Severian — disse. — È impossibile.
Librato sopra la città come la montagna volante di un sogno, vidi un edificio immenso… un edificio con torri, bastioni e un tetto a cupola. Le finestre emanavano una luce cremisi. Cercai di parlare, di negare il miracolo nel momento stesso in cui vi assistevo; ma prima ancora che potessi pronunciare una sillaba l'edificio scomparve come una bolla d'acqua, lasciando solo una cascata di scintille.
XXXII
LA COMMEDIA
Fu solo dopo la visione del grande edificio sospeso nell'aria e poi scomparso nel nulla sopra la città che io compresi di amare Dorcas. Riprendemmo la strada che discendeva dal colle nell'oscurità. E immersi nel pensiero di ciò che avevamo visto, i nostri spiriti si abbracciarono senza ostacoli, passando attraverso quella fugace visione come attraverso una porta che non si era mai aperta prima e che non si sarebbe aperta mai più.
Non so esattamente che direzione avessimo preso. Ricordo una strada a curve che scendeva dalla collina con un ponte ad arcate in fondo e un'altra strada costeggiata per una lega o più da una staccionata di legno. Qualunque fosse la nostra destinazione, so che non parlammo altro che della visione e del suo significato. E so che all'inizio di quel viaggio avevo considerato Dorcas solo come una compagna casuale, sebbene piacevole e meritevole di pietà. Ma a quel punto mi resi conto di amare Dorcas come non avevo mai amato nessuno. E quell'amore non sminuiva l'amore per Thecla… anzi, amando Dorcas amavo Thecla ancora di più, perché Dorcas era diversa (come diversa sarebbe diventata Thecla in un modo terribile quanto l'altro era bello) e se io amavo Thecla, anche Dorcas l'amava.