L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Nascosi l'Artiglio e mi sdraiai su una vecchia coperta vicino al fuoco. Dorcas dormiva con la testa accanto alla mia, Jolenta era allungata ai miei piedi e Baldanders era steso sul dorso dalla parte opposta del fuoco, con le suole degli stivali fra le braci. La sedia del dottor Talos era presso la mano del gigante ma voltata dall'altra parte. Non so se lui fosse seduto là, con il volto rivolto alla notte; per buona parte del tempo che descriverò mi parve che fosse presente, in altri momenti ero convinto che non ci fosse. Il cielo si stava schiarendo, credo.
Un rumore di passi mi arrivava alle orecchie, senza disturbare il mio riposo; era un rumore pesante ma attutito. Quindi udii un respiro e il fiutare di un animale. Se ero sveglio, avevo gli occhi aperti; ma ero ancora intontito e non voltai la testa. L'animale si avvicinò, fiutò i miei vestiti e la mia faccia. Era Triskele. Si sdraiò con la schiena contro il mio corpo. Non mi stupii del fatto che mi avesse ritrovato, e mi fece piacere vederlo.
Sentii altri passi, i passi lenti e sicuri di un uomo; capii subito che si trattava del Maestro Malrubius… rammentavo bene il suo passo nei corridoi sotto la torre, quando faceva il giro delle celle. Il rumore era lo stesso. Entrò nella mia visuale: aveva il mantello impolverato, come al solito, e se lo stringeva addosso come usava fare un tempo. Si sedette su una cassa. — Severian, dimmi i sette principii del governo.
Facevo molta fatica a parlare, ma nel sogno (se era un sogno) riuscii a dire: — Non ricordo di averli studiati, Maestro.
— Sei sempre stato il più distratto dei miei studenti — mi rimproverò e tacque.
Mi parve che se non avessi risposto sarebbe successa una tragedia, così esordii, debolmente: — Anarchia.
— Questa non è il governo, ma la sua mancanza. Ti ho spiegato che viene prima del governo. Adesso elenca i sette principii.
— Attaccamento alla persona del monarca. Attaccamento a una dinastia o a una successione. Attaccamento allo stato reale. Attaccamento a un codice che legittima lo stato al potere. Attaccamento alla legge. Attaccamento a un corpo di elettori più o meno esteso che formula la legge. Attaccamento a un concetto astratto concepito per includere la massa degli elettori, altri organismi che la originano e numerosi altri elementi, quasi tutti ideali.
— Va bene. E ora: quale fra questi principii viene per primo e quale è il più alto?
— Sono già in ordine di sviluppo, Maestro — risposi. — Ma non ricordo che tu abbia mai chiesto quale fosse il più alto.
Il Maestro Malrubius si sporse verso di me e i suoi occhi luccicarono più delle braci del fuoco. — Quale è il più alto, Severian?
— L'ultimo, Maestro?
— Intendi dire il concetto astratto concepito per includere la massa degli elettori, gli altri organismi che la originano e numerosi altri elementi, quasi tutti ideali?
— Infatti, Maestro.
— Com'è, Severian, il tuo attaccamento alla Divina Entità?
Non risposi. Forse stavo pensando, ma la mia mente era ancora troppo intorpidita dal sonno per essere consapevole dei propri pensieri. Invece, divenni perfettamente conscio di quello che mi circondava fisicamente. Il cielo, sopra la mia testa, pareva essere stato creato in tutto il suo splendore solo per me, per essere sottoposto al mio sguardo in quel momento. Stavo sdraiato a terra come su una donna e l'aria che mi circondava era limpida come il cristallo e fluida come il vino.
— Rispondimi, Severian.
— È il primo attaccamento, se lo provo.
— Prima di quello alla persona del monarca?
— Esatto, perché non c'è successione.
— L'animale che giace al tuo fianco morirebbe per te. Di quale genere di attaccamento si tratta?
— Del primo?
Non c'era nessuno. Mi sollevai a sedere. Malrubius e Triskele erano scomparsi, ma il mio fianco era leggermente caldo.
XXXIV
MATTINA
— Ti sei svegliato — disse il dottor Talos. — Spero che tu abbia dormito bene.
— Ho fatto uno strano sogno. — Mi alzai e mi guardai intorno.
— Ci siamo solo noi. — Come se stesse rassicurando un bambino, il dottor Talos mi mostrò Baldanders e le donne addormentate.
— Ho sognato il mio cane… l'ho perso da anni… era tornato a sdraiarsi vicino a me. Quando mi sono svegliato, mi è parso di avvertire ancora il calore del suo corpo.
— Eri sdraiato accanto al fuoco — disse il dottor Talos. — Non c'era nessun cane.
— E un uomo, vestito come me.
Il dottor Talos scosse la testa. — L'avrei visto.
— Forse ti eri assopito.
— Solo all'inizio. Sono sveglio da due turni di guardia.
— Guarderò io il palcoscenico e il materiale — dissi, — se adesso vuoi riposare un po'. — La verità era che avevo paura a sdraiarmi di nuovo.
Il dottor Talos sembrò esitare, quindi disse: — Sei molto gentile. — E si sdraiò rigidamente sulla mia coperta umida di rugiada.
Presi la sua sedia e la voltai verso il fuoco. Per un po' restai immerso nei miei pensieri; innanzitutto ritornai con la mente al sogno, poi riflettei sull'Artiglio, la potente reliquia che il caso aveva fatto arrivare nelle mie mani. Fui contento quando Jolenta iniziò a muoversi e finalmente si alzò, stirandosi contro il cielo venato di scarlatto. — C'è dell'acqua? — domandò. — Mi vorrei lavare.
Le risposi che mi sembrava di aver visto Baldanders arrivare con l'acqua per la cena dal boschetto; lei annuì e andò in cerca del ruscello. Il suo aspetto, per lo meno, mi distolse dalle mie riflessioni; quindi spostai lo sguardo da lei che si stava allontanando su Dorcas. La bellezza di Jolenta era perfetta. Non avevo mai visto una donna paragonabile a lei… la possente maestosità di Thecla la rendeva al confronto volgare e mascolina, la delicatezza bionda di Dorcas la faceva apparire esile e infantile come Valeria, la ragazza dimenticata che avevo incontrato nell'Atrio del Tempo.
Eppure non ero attratto da Jolenta quanto da Agia; non l'amavo come avevo amato Thecla; e non desideravo dividere con lei la mia intimità e il mio sentimento come mi succedeva con Dorcas anzi, non pensavo nemmeno che fosse possibile. Al pari di ogni uomo che la vedeva la desideravo, ma allo stesso modo in cui si può volere una donna dipinta in un quadro. E nonostante l'ammirazione che provavo per lei, non potevo fare a meno di notare che aveva un modo molto goffo di camminare, anche se da ferma appariva piena di grazia; e l'avevo già notato la sera precedente sul palcoscenico. Le cosce tornite sfregavano l'una contro l'altra, e quella carne piacevole l'appesantiva tanto che la sua voluttuosità le gravava come un figlio nel ventre. Quando fece ritorno dal boschetto, con le gocce d'acqua trasparente che le luccicavano sulle ciglia e il volto puro e perfetto come la curva dell'arcobaleno, continuai a sentirmi solo.
— … ho detto… c'è un po' di frutta, se hai fame. Il dottore ieri sera ha voluto che ne conservassi un po' per la colazione. — La voce era bassa, affaticata. La ascoltavo come se fosse una musica.
— Scusa — le dissi. — Stavo pensando. Sì, mangerei volentieri un po' di frutta. Sei molto gentile.
— Ma io non te la porterò, ti dovrai alzare e prenderla da solo. È là, dietro quell'armatura.
L'armatura in questione era in realtà fatta di tela tesa su una struttura di filo di ferro e colorata d'argento. Dietro, trovai un cesto contenente uva, una mela e una melagrana.