L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
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Forse muore anche quella, sebbene più lentamente. Ci sono innumerevoli costruzioni e sotterranei e ponti infestati; eppure ho sentito dire che gli spiriti umani, diversamente da quelli elementari, appaiono sempre meno frequentemente e alla fine smettono del tutto. Secondo gli storiografi un tempo gli uomini conoscevano solo il mondo di Urth e non temevano le bestie che lo popolavano e viaggiavano sul nostro continente fino al nord; ma pare che nessuno abbia mai visto gli spettri di quegli uomini.
Forse lo spirito muore subito… o vaga fra le costellazioni. Urth, sicuramente, è più piccolo di un villaggio se paragonato all'immensità dell'universo. Quando un uomo vive in un paese e la sua casa viene incendiata dai vicini, se non vuole perire a sua volta se ne va. Ma in tal caso bisogna chiedersi come sia arrivato.
Il Maestro Gurloes, che aveva portato a termine tantissime esecuzioni, sosteneva che solo uno stupido potrebbe aver paura di sbagliare, di scivolare sul sangue o di non capire che il cliente porta una parrucca e quindi cercare di sollevarlo per i capelli. I maggiori pericoli, secondo lui, erano la perdita di coraggio, che avrebbe fatto tremare il braccio e sferrare un colpo goffo, e un senso di vendetta che avrebbe trasformato l'atto di giustizia in una ritorsione. Prima di riuscire a riprendere sonno, mi sforzai di scacciare quei pericoli.
XXXI
L'OMBRA DEL TORTURATORE
Presentarsi sul palco senza mantello, con la maschera sul volto e la spada sguainata molto tempo prima dell'esecuzione fa parte del rituale. Secondo alcuni tale comportamento simboleggerebbe l'onnipresenza sempre vigile della giustizia, ma io penso che la vera ragione di tale tradizione sia piuttosto da ricercare nel tentativo di dare alla folla un punto focale e la sensazione che stia per succedere qualcosa.
Una folla non è la somma degli uomini che la compongono, ma una specie di animale privo di linguaggio e di una vera coscienza, che nasce nel momento in cui le persone si radunano e che muore quando si disperdono. Davanti al Palazzo di Giustizia, un cerchio di dimarchi armati di lancia era schierato intorno al palco e sono convinto che la pistola del loro ufficiale sarebbe riuscita a uccidere cinquanta o sessanta persone prima che qualcuno riuscisse a levargliela di mano e a farlo cadere sui ciottoli. Tuttavia, è un bene che in certe situazioni ci sia un punto focale, un evidente simbolo del potere.
Fra coloro che erano venuti per assistere all'esecuzione non c'era soltanto povera gente, anzi. Il Campo Sanguinario sorge vicino a uno dei quartieri migliori dell'intera città e io potevo scorgere una grande quantità di sete gialle e rosse, e volti che si erano lavati con il sapone profumato per l'occasione. (Io e Dorcas ci eravamo lavati al pozzo del cortile.) Si tratta di persone che si risvegliano alla violenza più adagio dei poveri, ma che una volta scatenati diventano molto più pericolosi perché non sono abituati a temere la forza e, nonostante le affermazioni dei demagoghi, hanno tanto coraggio.
Perciò, me ne stavo con le mani appoggiate sulla guardia di Terminus est e mi giravo di qua e di là, e spostavo il blocco in modo che la mia ombra vi cadesse sopra. Il chiliarca non si presentò, anche se in seguito sarei venuto a sapere che aveva assistito all'esecuzione da una finestra. Cercai Agia fra la folla, ma non riuscii a vederla. Dorcas era sui gradini del Palazzo di Giustizia, una posizione che avevo chiesto io stesso al portreeve di riservarle.
L'uomo grasso che mi aveva fermato il giorno precedente era vicinissimo al palco e una lancia era puntata minacciosa contro la sua giacca abbondante. Alla sua destra scorsi la donna dagli occhi famelici e alla sua sinistra quella con i capelli grigi. Tenevo nello stivale il fazzoletto che lei mi aveva consegnato. L'uomo basso che mi aveva dato l'asimi e quello dagli occhi spenti che balbettava e che mi aveva fatto quello strano discorso non si vedevano. Li cercai anche sui tetti, dove avrebbero potuto assistere alla scena nonostante la loro bassa statura, e nonostante non riuscissi a individuarli, probabilmente erano lassù.
Quattro sergenti con gli elmi da parata portarono fuori Agilus. Scorsi la folla aprirsi al loro passaggio, simile all'acqua dietro la barca di Hildegrin, prima ancora che riuscissi a vederli. Quindi notai i pennacchi porpora, il luccichio delle armature e finalmente i capelli scuri e il largo volto da bambino di Agilus, tenuto eretto dalle catene che gli legavano le braccia premendo sulle scapole. Mi venne in mente quanto fosse apparso elegante nell'armatura di ufficiale delle guardie, con la chimera dorata sul petto, e mi parve quasi strano non vederlo accompagnato da uomini dell'unità che in un certo senso era stata sua invece che da quei quattro regolari sfregiati con le corazze faticosamente lucidate. Era rimasto privo di tutte le sue belle vesti e io lo aspettavo con il volto coperto dalla maschera di fuliggine con la quale avevo combattuto. Le vecchie stupide credono che il Pangiudice ci punisca con le sconfitte e ci premi con le vittorie; io pensai di aver ricevuto un premio maggiore di quello che meritassi.
Pochi istanti dopo Agilus salì sul palco e la breve cerimonia ebbe inizio. Quando fu terminata, i soldati lo costrinsero a inginocchiarsi e io sollevai la spada, nascondendo per sempre il sole.
Se la lama è perfettamente affilata e il colpo viene sferrato nel modo giusto, si percepisce solo una breve esitazione quando la colonna vertebrale si spezza, poi si avverte subito il morso solido del ceppo. Potrei giurare di aver sentito l'odore del sangue di Agilus nell'aria resa tersa dalla pioggia prima ancora che la sua testa cadesse nel cesto. La folla indietreggiò, poi si fece avanti contro le lance spianate. Colsi distintamente il respiro dell'uomo grasso, lo stesso suono che avrebbe prodotto nell'orgasmo, sudando su una donna pagata. Da lontano giunse un urlo, l'urlo di Agia, inconfondibile come un volto distinto nella luce di un lampo. Qualcosa nella sua voce mi fece pensare che non stesse guardando, ma che avesse percepito comunque il momento in cui il suo gemello era morto.
Quello che segue è generalmente più fastidioso dell'atto in se stesso. La testa viene mostrata alla folla, quindi viene riposta nel cesto. Il corpo decapitato, invece, che può continuare a perdere sangue molto a lungo, deve essere rimosso in maniera dignitosa ma disonorevole. Anzi, non deve essere semplicemente «rimosso», bensì condotto in un luogo nel quale sia protetto dalle molestie. Un esultante può essere caricato di traverso sulla sella del suo destriero e i suoi resti si possono consegnare subito alla famiglia. Le persone di ceto più basso, invece, devono essere condotte in un luogo protetto dai mangiatori di morti e almeno fino a quando non sono scomparse alla vista degli spettatori devono essere trascinate. Il carnefice non lo può fare, perché deve già portare la testa e la spada, e capita raramente che se ne incarichino i soldati, gli uscieri del tribunale o altri simili. (Nella Cittadella quel compito veniva svolto da due artigiani, senza che nascessero problemi di sorta.)
Il chiliarca, che era un cavalleggero di carriera e appassionato, aveva risolto la questione stabilendo che il corpo sarebbe stato trainato da un mulo delle salmerie. Ma non era stata considerata la volontà del mulo che, essendo un animale di fatica e non un guerriero, si spaventò alla vista del sangue e cercò di fuggire. Trascorsero attimi interessanti prima che si riuscisse a trasportare il corpo del povero Agilus in un cortile chiuso alla folla. Ero intento a ripulirmi gli stivali quando venni interrotto dal portreeve. Appena lo vidi, credetti che fosse venuto a portarmi il compenso, ma lui mi disse che il chiliarca aveva intenzione di assolvere personalmente quel compito. Risposi che era un onore inaspettato.