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L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]

Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:

Con questo L’ombra del torturatore ha inizio uno dei cicli di science-fantasy più osannati negli ultimi venti anni. In uno stile elegante e raffinato, lirico e sublime, Gene Wolfe ci narra le cronache di Severian il Torturatore, in un futuro talmente distante da rassomigliare al passato più remoto. Alla corporazione dei torturatori non si accede per diritto di nascita: solo i figli delle vittime possono esservi ammessi. Nella grande cittadella di incorruttibile metallo grigio il giovane Severian e i suoi compagni apprendisti studiano per raggiungere il rango di Maestro Torturatore, imparando gli antichi misteri della corporazione, legati al giuramento di torturare e uccidere i nemici dell’Autarca. Ma con l’arrivo di Thecla, una donna bella e intelligente che per le sue indiscrezioni ha perso il posto nel circolo interno delle concubine della Casa Assoluta, la vita cambierà per Severian. La sua disobbedienza alle regole che gli sono state insegnate è causa del suo esilio dalla Città: accompagnato solo dalla mitica spada del torturatore, Terminus Est, donatagli dal suo maestro, Severian si accinge ad un lungo viaggio verso la lontana Thrax, la Città delle Stanze senza Finestre. Un viaggio che lo porterà attraverso l’immensa Città e gli farà incontrare personaggi strani e misteriosi come i gemelli Agia e Agilus, che lo spingeranno a un arcano duello sul Campo Sanguinario, o ancora Dorcas, la misteriosa ragazza che gli apparirà sulle rive del Lago degli Uccelli, dove giacciono i morti. Un viaggio lungo e pieno di insidie che lo condurrà all’Artiglio del Conciliatore, la gemma dai poteri miracolosi, e, chissà, forse allo stesso trono della Casa Assoluta.
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— Hai parlato di colazione — dissi io. — Ci sarebbe qualcosa da mangiare adesso? Io e Dorcas siamo affamati.

— Ma certo. Baldanders ha appena trovato un cesto di patate dolci.

La maggior parte dei nostri spettatori dovevano essere stati dei campagnoli che facevano ritorno dal mercato con i prodotti rimasti invenduti. Oltre alle patate dolci trovammo un paio di piccioni e numerosi pezzi di canna da zucchero giovane. Non avevamo molte coperte per dormire, ma le facemmo bastare e il dottor Talos disse che lui ne avrebbe fatto a meno, perché sarebbe rimasto sveglio a curare il fuoco e magari ad appisolarsi sulla sedia che era stata poco prima il trono dell'Autarca e il seggio dell'Inquisitore.

XXXIII

CINQUE GAMBE

Rimasi sveglio per un intero turno di guardia. Ben presto capii che il dottor Talos non si sarebbe addormentato, ma continuai a sperare che per un motivo o per un altro ci avrebbe lasciati soli. Per un po' restò seduto, come se fosse assorto nei suoi pensieri, poi si levò in piedi e iniziò a camminare avanti e indietro, vicino al fuoco. Il suo volto era immobile ma espressivo… l'impercettibile movimento di un sopracciglio o l'inclinazione della testa potevano mutarlo completamente; e mentre passava e ripassava dinnanzi ai miei occhi socchiusi, notai l'angoscia, l'allegria, il desiderio, la noia, la fermezza e altre venti emozioni senza nome passare su quella maschera di volpe.

Infine iniziò a colpire con il bastone i fiori selvatici e in poco tempo decapitò tutti quelli che si trovavano a meno di una dozzina di passi dal fuoco. Aspettai fino a quando la sua figura eretta scomparve alla mia vista e si sentivano solo i colpi del bastone. Allora, lentamente, estrassi la gemma.

Mi pareva di stringere fra le mani una stella, qualcosa che ardeva nella notte. Dorcas stava dormendo; avevo sperato di poter studiare la pietra insieme a lei, ma non la svegliai. Quel gelido fulgore celeste aumentò al punto che temetti fosse visibile persino dal dottor Talos, nonostante fosse lontano. Avvicinai la gemma all'occhio, con l'intento infantile di guardare il fuoco come attraverso una lente, quindi la allontanai… il mondo fatto d'erba e di persone addormentate si era trasformato in una stanza di scintille, sferzate dalla lama di una scimitarra.

Non ricordo quanti anni avessi quando morì il Maestro Malrubius. Fu diversi anni prima che diventassi capitano, perciò dovevo essere ancora un bambino. Tuttavia rammento benissimo il momento in cui il Maestro Palaemon lo sostituì come insegnante degli apprendisti; il Maestro Malrubius assolveva quell'incarico da sempre, a quanto ricordavo, e per settimane e mesi ebbi la sensazione che il Maestro Palaemon non potesse essere il nostro vero insegnante come era stato il suo predecessore, nonostante fossi molto affezionato anche a lui. Quella sensazione di irrealtà era accentuata anche dal fatto che il Maestro Malrubius non era morto e non se ne era andato… era nella sua cabina, sdraiato sullo stesso letto che aveva usato ogni notte quando ancora insegnava a noi. Un detto afferma che ciò che non si vede è come se non esistesse: in quel caso era diverso… invisibile, il Maestro Malrubius era più presente che mai. Il Maestro Palaemon si rifiutava di ammettere che non sarebbe più tornato, perciò ogni gesto veniva soppesato su una doppia bilancia: — Il Maestro Palaemon lo concederà? — e — Cosa dirà il Maestro Malrubius?

Ma non disse mai niente. I torturatori non vanno alla Torre delle Guarigioni per quanto siano ammalati, perché c'è la credenza, vera o falsa che sia, che là vengano saldati i vecchi conti.

Se stessi raccontando questa storia solo per divertimento, non mi interromperei per parlare del Maestro Malrubius, che all'epoca in cui mi ritrovai fra le mani l'Artiglio doveva essere polvere ormai da anni. Ma un'opera storica, come ogni altra, ha le sue necessità. Non so molto dello stile letterario, ma ho capito a poco a poco che non si tratta di un'arte molto diversa dalla mia, nonostante le apparenze.

Decine o centinaia di individui vengono ad assistere a un'esecuzione e ho visto alcuni balconi franare sotto il peso degli spettatori, uccidendo in un colpo solo più persone di quante ne abbia mai ammazzate io in tutta la mia carriera. E quegli spettatori si possono paragonare ai lettori di un resoconto scritto.

Ma vi sono altre persone, oltre gli spettatori veri e propri, che devono essere accontentati: l'autorità in nome della quale il carnefice agisce, coloro che lo hanno pagato per far subire al condannato una morte facile o difficile e lo stesso carnefice.

Gli spettatori saranno soddisfatti se non vi saranno lunghi indugi, se al condannato è concesso di parlare brevemente e se lo fa bene, se la lama alzata brilla al sole per un istante prima di abbattersi permettendo loro di trattenere il fiato e di scambiarsi gomitate, infine se la testa cade provocando un soddisfacente fiotto di sangue. Allo stesso modo voi, che un giorno curioserete nella biblioteca del Maestro Ultan, non gradirete che io indugi troppo, vorrete che i personaggi parlino bene e in maniera concisa, che delle pause drammatiche vi preannuncino gli avvenimenti più importanti e che vi sia abbastanza sangue.

Le autorità che stanno alle spalle del carnefice, i chiliarchi o gli arconti (se mi concedete di continuare nella similitudine), non avranno niente da ridire purché il condannato non riesca a fuggire o a infiammare la folla e purché alla fine sia indiscutibilmente morto. Mi sembra che si possa paragonare questa autorità all'impulso che quando scrivo mi spinge al dovere. Tale impulso pretende che si rispetti la centralità del tema principale, senza relegarlo in prefazioni, indici o altre opere; richiede che la retorica non prenda il sopravvento e che la conclusione sia soddisfacente.

Coloro che pagano il carnefice affinché la morte sia o meno dolorosa si possono invece associare alle tradizioni letterarie e ai modelli riconosciuti, ai quali sono costretto a inchinarmi. Rammento che un giorno d'inverno, mentre la pioggia fredda picchiava contro i vetri dell'aula, il Maestro Malrubius, o perché gli sembravamo troppo depressi per lavorare bene o perché era depresso lui stesso, ci raccontò di un certo Maestro Werenfrid della nostra corporazione, che un tempo, essendo in grave stato di indigenza, accettò una remunerazione sia dai nemici del condannato che dai suoi amici. Sistemando gli uni alla destra e gli altri alla sinistra del ceppo, con la sua grande abilità fece in modo che entrambi vedessero ciò che avevano richiesto. Così, i vari partiti della tradizione assillano gli scrittori di opere storiche. Sì, anche gli Autarchi. Uno vuole scioltezza, l'altro abbondanza di esperienze nell'esecuzione… dello scritto. Occorre cercare di soddisfarli tutti, come fece il Maestro Werenfrid, ma senza la sua abilità. Ed è quello che anch'io mi sforzo di fare.

Resta il carnefice in persona: io. Non gli è sufficiente che si guadagni le lodi di tutti. Non gli basta nemmeno svolgere il proprio compito in un modo che sia onorevole e in armonia con gli insegnamenti dei maestri e con la tradizione più antica. Oltretutto, se vuole sentirsi pienamente soddisfatto nel momento in cui il Tempo solleva per i capelli la sua testa recisa, deve aggiungere all'esecuzione qualcosa di particolare e irripetibile anche se minuscolo. Solo in tal modo potrà sentirsi un libero artista.

Quella notte in cui avevo diviso il letto con Baldanders avevo fatto uno strano sogno e non ho esitato a descriverlo, dal momento che la narrazione dei sogni rientra nella tradizione letteraria. Ma quando io e Dorcas dormimmo sotto le stelle con Baldanders e Jolenta mentre il dottor Talos sedeva vicino a noi, feci quello che poteva essere molto più di un sogno, e un evento del genere esula dalla tradizione. Avviso voi che mi leggerete: non ha molto a che vedere con quello che successe in seguito; lo riporto solo perché all'epoca mi lasciò sconcertato e perché mi fa piacere parlarne. Comunque, essendosi fissato nella mia mente, è probabile che abbia influenzato le scelte che vi racconterò in seguito.

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Главный герой
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