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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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“Perché ti scaldi, sorellina? Stannis non ha mica insinuato che Jaime ti ha pagato.” Tyrion fece finta di esaminare nuovamente lo scritto. C’era una frase discutibile… «Nel nome del Signore della luce» lesse. «Strana scelta di parole.»

Pycelle si schiarì la gola: «Sono parole che spesso appaiono nelle lettere e nei documenti delle città libere. Il loro significato non è altro che, diciamo, “scritto nel nome di dio”. Il dio dei preti rossi. Usarle, ritengo, è loro costume».

«Varys ci raccontò, alcuni anni fa, che lady Selyse si era fatta coinvolgere da un prete rosso» ricordò loro Ditocorto.

«E ora pare che anche il lord suo marito abbia fatto lo stesso.» Tyrion tamburellò le dita sulle lettere. «Qualcosa che possiamo usare contro di lui, facendo pressione sul sommo septon per indurlo a rivelare come Stannis abbia non solo rinnegato il suo legittimo re ma anche gli dei.»

«Sì, sì…» disse la regina con impazienza. «Ma prima bisogna impedire che questo sconcio si diffonda ulteriormente. Il Concilio deve emettere un editto: qualsiasi uomo che verrà udito parlare d’incesto o che chiamerà Joffrey bastardo si ritroverà con la lingua mozzata.»

«Una prudente contromisura» annuì il gran maestro Pycelle, la catena del suo ordine che tintinnava nel movimento.

«Una cretinata» sospirò Tyrion. «Strappare la lingua a un uomo non significa affatto provare che sia un bugiardo. È come dire al mondo intero che si ha paura di ciò che quell’uomo può dire.»

«Per cui, che cosa dovremmo fare, secondo te?» domandò sua sorella.

«Ben poco. Che mormorino pure, finiranno con l’annoiarsi di questa storiella molto presto. Perfino il più fesso degli individui non tarderà a capire che si tratta solo di un debole tentativo per giustificare l’usurpazione della corona. Stannis sta forse offrendo prove? E come potrebbe» Tyrion rivolse alla sorella il più delicato dei sorrisi «visto che il fattaccio di cui parla non è mai accaduto?»

«Precisamente» dovette concedere Cersei. «E tuttavia…»

«Maestà, tuo fratello vede la situazione con chiarezza.» Petyr Baelish intrecciò le dita. «Se tentassimo di far tacere queste dicerie, otterremmo il solo risultato di dare loro maggior credito. Meglio trattarle con distaccato disprezzo, da quelle patetiche menzogne che sono. E nel frattempo, combattere il fuoco col fuoco.»

«Che genere di fuoco?» domandò Cersei, lanciandogli uno sguardo indagatore.

«Una storia della medesima natura diffamatoria, forse. Ma che sia anche più credibile. Lord Stannis ha passato la maggior parte del matrimonio lontano dalla moglie. Non che lo biasimi: se fossi sposato io con lady Selyse, farei lo stesso. Cionondimeno, se mettessimo in giro la voce che la loro figlia è una bastarda e che Stannis è un perfetto cornuto, be’… Il popolino è sempre incline a credere il peggio per quanto riguarda i loro lord, particolarmente quelli duri, acidi e pomposamente orgogliosi come Stannis Baratheon.»

«Non è mai stato troppo amato, questo è vero.» Cersei considerò la proposta. «Ripagarlo della stessa moneta… Sì, mi piace questa idea. Chi potremmo indicare come amante di lady Selyse? Ha due fratelli, credo di ricordare. E uno dei suoi zii è rimasto con lei alla Roccia del Drago per tutto questo tempo…»

«Ser Axell Florent è il suo castellano.» Per quanto Tyrion detestasse ammetterlo, il piano di Ditocorto aveva una sua validità. Stannis non era mai stato innamorato di sua moglie, ma era malfidente per natura e, nel momento in. cui veniva messo in gioco il suo onore, reagiva come un toro infuriato. Se loro fossero stati in grado di seminare discordia tra lui e i suoi seguaci, questo avrebbe solamente aiutato la loro causa. «La bambina ha le orecchie a sventola dei Florent, mi viene detto.»

Ditocorto fece un gesto languido. «Una volta, un mercante di Lys mi disse che lord Stannis doveva amare davvero molto sua figlia, dal momento che aveva disseminato statue di lei lungo tutte le mura della Roccia del Drago. “Mio lord” dovetti contraddirlo “quelle statue sono doccioni”.» Baelish fece un sogghigno. «Ser Axell potrebbe di certo servire come padre di Shireen ma a mio parere, quella che trova il maggior credito è sempre la fola più assurda. Stannis tiene a corte questo giullare particolarmente grottesco, Macchia, lo chiamano, un demente dalla faccia tatuata.»

L’espressione del gran maestro Pycelle si riempì di sdegno: «Lord Baelish, certamente non intenderai suggerire che lady Selyse abbia fornicato con un giullare demente?».

«E chi se non un giullare demente vorrebbe fornicare con Selyse Florent?» ribatte Ditocorto. «Senza dubbio Macchia le ricorda Stannis. Inoltre, le migliori menzogne contengono sempre un seme di verità, quanto basta per indurre chi le ascolta a pensarci sopra un momento. Il giullare è totalmente devoto alla fanciulla, e la segue dovunque lei vada. Per certi versi, addirittura si assomigliano. Anche la faccia di Shireen è coperta di chiazze e paralizzata per metà.»

Pycelle era smarrito: «Ma ciò è stato causato dalla malattia che per poco non la uccise da bambina, povera piccola».

«Preferisco la mia, di storiella» insistette Ditocorto. «E lo stesso varrà per il popolino. La maggior parte di loro crede che se una donna gravida mangia coniglio, il figlio che nascerà avrà lunghe orecchie flosce.»

Cersei concesse a Ditocorto il genere di sorriso che di solito riservava a Jaime. «Lord Petyr, quale creatura maligna sei.»

«Grazie, maestà.»

«E anche un fenomenale bugiardo» intervenne Tyrion, con molto meno calore. “Quest’essere è più pericoloso di quanto pensassi.”

Gli occhi grigioverdi di Ditocorto incontrarono quelli asimmetrici del Folletto senza la benché minima traccia di disagio. «Ognuno di noi ha i propri doni di natura, mio lord.»

La regina era troppo presa dalla propria brama di vendetta per notare lo scambio verbale tra loro. «Fatto cornuto da un giullare dalla mente bacata! Stannis si farà ridere dietro in ogni singola taverna su questa riva del mare Stretto.»

«La storia però non dovrebbe provenire da noi» obiettò Tyrion. «Altrimenti verrà percepita come una menzogna di ripicca.» “Cosa che è di certo.”

«Le puttane adorano i pettegolezzi.» Fu di nuovo Ditocorto a offrire la risposta. «E io, guarda caso, sono proprietario di alcuni bordelli. Senza dubbio, Varys farà girare con piacere le voci giuste nelle birrerie e nelle taverne.»

«A proposito di Varys…» Cersei corrugò la fronte. «Dov’è finito?»

«Mi stavo domandando la stessa cosa, maestà.»

«Il Ragno tessitore allestisce le sue segrete tele giorno e notte» disse sinistramente il gran maestro Pycelle. «Non nutro grande fiducia nell’eunuco, miei lord.»

«E pensare che ha sempre tali e tante parole gentili nei tuoi confronti.» Tyrion scivolò giù dalla sedia. Era perfettamente al corrente di che cosa stesse tramando l’eunuco, ma non era nulla che gli altri membri del Concilio dovessero udire. «E ora, miei lord, spero vogliate scusarmi. Altri doveri mi chiamano.»

«Doveri verso il re?» domandò Cersei, con sospetto.

«Nulla di cui tu debba darti pensiero.»

«Questo voglio essere io a giudicarlo.»

«E rovinarti la sorpresa?» Tyrion sorrise. «Sto facendo fare un regalo per Joffrey. Una piccola collana.»

«Non ha nessun bisogno di un’altra collana. Ha molto più oro e argento di quanto potrà mai indossare. E se anche solo per un momento tu credi di poter comprare l’amore di Joffrey con dei regali…»

«Ma andiamo, sorellina. Io di sicuro ho già l’amore del nostro re, e lui ha il mio. Inoltre, credo che questa particolare collana un giorno sarà a lui più cara di qualsiasi altro monile.» E con questo, il Folletto fece un inchino e si dileguò.

Bronn era in attesa fuori della sala del Concilio, pronto a scortarlo alla Torre del Primo Cavaliere.

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