Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Mentre avanzavano lentamente lungo lo stretto vicolo delle Ombre nere ai piedi della collina di Aegon, Tyrion rifletté sugli eventi di quel martino. L’ira di sua sorella le aveva impedito di rendersi conto del vero significato della lettera di Stannis Baratheon. Senza prove valide, le sue accuse non avevano alcun valore. Il punto focale era un altro: Stannis si proclamava re. “E Renly? Lui come la prenderà, questa?” Non potevano di certo sedersi entrambi sul Trono di Spade.
Il Folletto scostò di poco la tendina per dare uno sguardo nelle strade. Guerrieri delle Orecchie Nere cavalcavano su ambo i lati della portantina, le macabre collane appese al collo, e Bronn sgombrava il passaggio alla testa del corteo. Nello scrutare i passanti che osservavano la portantina, Tyrion s’impegnò in una piccola gara con se stesso: distinguere la gente qualunque dagli informatori. “Quelli dall’aria più sospetta sono quasi certamente innocenti” decise. “Sono quelli che sembrano innocenti gl’individui da cui mi devo guardare.”
La sua destinazione si trovava dietro la collina di Rhaenys e, con le strade affollate che c’erano, ci volle quasi un’ora perché la portantina finalmente si arrestasse. Al brusco interrompersi del movimento, Tyrion si riscosse con un sussulto dal torpore in cui era scivolato. Si fregò gli occhi, cercando di tornare del tutto cosciente, e accettò di nuovo la mano di Bronn per smontare.
La casa era a due livelli, pietra al piano terreno, tronchi a quello superiore. Una torretta cilindrica si levava a uno degli angoli dell’edificio. Molte delle finestre erano impiombate. Sulla porta di accesso, un’elaborata lanterna, un globo di metallo dorato munito di vetri colorati, oscillava nel vento.
«Questo è un bordello» fece notare Bronn. «Che vuoi fare qui?»
«Di solito» replicò Tyrion «che cosa si fa un bordello?»
Il mercenario rise: «Shae non ti basta?».
«Shae andava bene come prostituta da campo, ma adesso non siamo più sul campo. I piccoli uomini hanno grandi appetiti, e mi dicono che le ragazze di questo posto sono degne di un re.»
«Il ragazzo ha gli anni giusti?»
«Non Joffrey, Robert. Questo era uno dei suoi terreni di caccia preferiti.» “Per quanto, anche Joffrey potrebbe avere gli anni giusti. Idea interessante, questa.” «Se tu e le Orecchie Nere avete voglia di divertirvi, fate pure, ma vi avverto che le ragazze di Chataya sono costose. Ci sono casini più a buon mercato lungo tutta la strada. Lascia qui un uomo che sappia dove trovare gli altri per quando sarò pronto a rientrare.»
«Come ordini» annuì Bronn.
Quanto alle Orecchie Nere, i loro sogghigni andavano da un orecchio all’altro.
La donna che lo attendeva oltre la porta era alta e ammantata di sete fluenti. La sua pelle era scura come ebano, i suoi occhi avevano le sfumature del legno di sandalo.
«Sono Chataya» annunciò con un profondo inchino. «E tu sei…»
«Non prendiamo l’abitudine di fare nomi» ribatté Tyrion. «I nomi sono pericolosi.»
L’aria odorava di essenze esotiche. Il pavimento sotto i suoi piedi era istoriato a mosaico: mostrava due donne avvolte una sull’altra in un atto erotico.
«Piacevole ambiente.»
«Ho compiuto molti sforzi per renderlo tale.» La voce di Chataya era come ambra liquida, ammorbidita dall’accento delle lontane isole dell’Estate. «Sono lieta che il Primo Cavaliere sia soddisfatto.»
«I titoli possono essere pericolosi come i nomi» ammonì Tyrion. «Mostrami alcune delle tue ragazze.»
«Con mia grande delizia. Scoprirai che la loro dolcezza è pari alla loro bellezza, e che sono esperte in tutte le arti amorose.»
Chataya si avviò con grazia, costringendo Tyrion e tenerle dietro alla meglio sulle sue gambette arcuate lunghe la metà delle sue.
Da dietro un ornato séparé di Myr, istoriato con forme di fiori, elfi e fanciulle sognanti, poterono osservare senza essere visti una sala comune in cui un vecchio stava suonando un’allegra aria con uno strumento a fiato. In un’alcova piena di cuscini, un tiroshi dalla barba di un rosso acceso, visibilmente ubriaco, stava dedicandosi a una formosa prostituta appollaiata sul suo ginocchio. Le aveva slacciato il corpetto, versando un esile rigagnolo di vino suoi seni e accingendosi a leccarlo. Presso una finestra a vetri colorati, altre due ragazze stavano giocando a domino. Quella con le lentiggini portava una corona di fiori azzurri tra i capelli biondo miele. La carnagione dell’altra era nera e levigata come ebano lucidato: aveva grandi occhi scuri e seni piccoli, appuntiti. Indossavano entrambe fluenti abiti di seta stretti in vita da cinture ornate con perline. I raggi del sole filtravano dai vetri colorati e si insinuavano sotto il tessuto sottile, mettendo in risalto i loro corpi flessuosi. Tyrion sentì una certa agitazione nel basso ventre.
«Suggerisco rispettosamente la ragazza con la pelle scura» disse Chataya.
«È giovane.»
«Sedici anni, mio lord.»
“L’età giusta per Joffrey” si disse Tyrion, ripensando a quello che aveva detto Bronn. La sua prima ragazza era stata anche più giovane. Tyrion ricordava ancora quanto era stata timida mentre si sfilava il vestito dalla testa. Lunghi capelli neri e occhi talmente azzurri da potercisi tuffare. E lui l’aveva fatto. Tanto, tanto tempo prima… “Che razza d’infame imbecille sei, nano.”
«Viene dalla tua terra, questa ragazza?»
«Il suo sangue è il sangue dell’estate, mio lord, ma mia figlia è nata qui, ad Approdo del Re.»
L’espressione di Tyrion dovette tradire tutta la sua sorpresa, poiché Chataya si affrettò a spiegare: «Per la mia gente, non c’è vergogna a essere trovati nella casa dei cuscini. Nelle isole dell’Estate, chi è abile nel dare piacere viene tenuto in alta considerazione. Molti giovani di lignaggio e molte fanciulle continuano a servire per alcuni anni dopo la loro fioritura, per rendere onore agli dei».
«E gli dei che cosa c’entrano?»
«Gli dei creano i nostri corpi e anche le nostre anime, non è forse così? Ci danno la voce, perché noi si possa venerarli con il canto. Ci danno le mani, perché noi si possa erigere loro i templi. Ci danno il desiderio, perché noi si possa goderne e in questo modo onorarli.»
«Ricordami di dirlo al sommo septon» annuì Tyrion. «Se potessi pregare con il mio cazzo, sarei un tipo molto più religioso.» Poi fece un cenno con la mano. «Accetterò volentieri il tuo consiglio.»
«Convocherò quindi mia figlia. Vieni.»
La ragazza andò loro incontro alla base delle scale. Era più alta di Shae, ma non alta quanto Chataya. Fu comunque costretta a chinarsi perché Tyrion potesse baciarla.
«Il mio nome è Alayaya» la sua voce recava appena una traccia dell’accento della madre. «Vieni, mio signore.»
Lo prese per mano e lo guidò a salire due rampe di scale, conducendolo poi per un lungo corridoio. Da dietro una delle porte chiuse venivano ansiti e gridolini di piacere, da un’altra, sussurri e risate sommesse. Tyrion sentì il proprio membro premere contro i lacci delle brache. “Questo potrebbe rivelarsi un evento umiliante” pensò. Seguì Alayaya su per un’altra rampa di scale, fino alla stanza nella torretta. C’era un’unica porta. La ragazza lo precedette dentro, poi chiuse la porta. Un grande letto a baldacchino troneggiava nel locale, accanto a un alto armadio decorato con istoriazioni erotiche si apriva una stretta finestra di vetro colorato a rombi gialli e rossi.
«Sei bellissima, Alayaya» le disse Tyrion dopo che lei ebbe dùuso la porta. «Dalla testa ai piedi, ogni singola parte di te è splendida. Al momento però, la parte di te che più m’interessa è la tua lingua.»
«Il mio signore scoprirà che la mia lingua è ben preparata. È da quand’ero bambina che ho imparato quando usarla e quando invece no.»