Operazione domani [Friday - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-30191-0
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Operazione domani [Friday - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Nebula in 1983 e premio Hugo in 1983.
Cominciai con l’elencare, per libera associazione, tutti gli argomenti possibili: peste, epidemiologia, pulci, topi, Daniel Defoe, Isaac Newton, cospirazioni, Guy Fawkes, massoneria, iniziati, Cabala, Rosacroce, Kennedy, Oswald, John Wilkes Booth, Pearl Harbor, Berretti Verdi, influenza spagnola, contenimento territoriale della peste, eccetera.
Tre giorni dopo, il mio elenco di possibili argomenti correlati alla domanda era dieci volte più lungo.
Nel giro di una settimana sapevo che una vita non sarebbe bastata a studiare in profondità tutto il mio elenco. Però mi avevano detto di mettermi all’opera, così cominciai, dando comunque una mia definizione a "al più presto": studiavo coscienziosamente per almeno cinquanta ore la settimana, ma come e quando volevo, senza farmi fretta o sentirmi assillata… A meno che non fosse arrivato qualcuno a spiegarmi perché avrei dovuto lavorare più sodo o in maniera diversa.
La cosa continuò per settimane.
Venni svegliata nel cuore della notte dal mio terminale. Chiamata d’emergenza; andando a letto (sola, non ricordo perché) lo avevo spento come al solito. Risposi insonnolita: — Va bene, va bene! Parla, e sarà meglio per te che il discorsetto sia robusto.
Nessuna immagine. La voce di Boss disse: — Friday, quando si verificherà la prossima grande epidemia di Morte Nera?
Risposi: — Fra tre anni. In aprile. Partirà da Bombay e si diffonderà immediatamente nel mondo. Uscirà dal pianeta con la prima nave.
— Grazie. Buonanotte.
Lasciai ricadere la testa sul cuscino e mi rimisi diritta a sognare.
Mi svegliai alle sette in punto come sempre, restai immobile per diversi istanti e pensai, avvertendo un freddo sempre più forte; decisi che Boss mi aveva davvero chiamata nel mezzo della notte e che gli avevo dato quella risposta assurda.
Quindi ingoia il rospo, Friday, e sali i Tredici Scalini. Premetti l’interno uno. — Friday, Boss. Invoco l’infermità mentale temporanea per quello che ti ho detto stanotte.
— Idiozie. Ci vediamo alle dieci e quindici.
Ero tentata di passare le tre ore seguenti nella posizione del loto, a intonare mantra. Ma nutro la profonda convinzione che non ci si debba presentare nemmeno alla Fine del Mondo senza una buona colazione… Una decisione più che giustificata, visto che i piatti speciali per quel mattino erano fichi freschi con panna, stufato di manzo sotto sale con uova in camicia, e tartine all’inglese con marmellata d’arancia Knott’s Berry Farm. Latte fresco. Caffè colombiano di montagna. Tutto questo migliorò talmente la situazione che passai un’ora a cercare un rapporto matematico fra la storia passata della peste e la data che si era affacciata nella mia mente obnubilata dal sonno. Non ne trovai nessuno, però cominciavo a vedere che la curva prendeva forma quando il terminale, che avevo programmato in precedenza, mi avvertì che mancavano tre minuti.
Non mi ero fatta tagliare i capelli e rasare il collo, ma per il resto ero pronta. Mi presentai allo scoccare dell’ora. — Friday a rapporto, signore.
— Siediti. Perché Bombay? Credevo che Calcutta fosse un epicentro più adatto.
— Forse c’entrano le previsioni del tempo a lungo raggio e i monsoni. Le pulci non sopportano il caldo secco. L’ottanta per cento della massa corporea di una pulce è acqua, e se la percentuale scende al di sotto del sessanta, la pulce muore. Quindi i climi caldi e secchi fermeranno o impediranno un’epidemia. Però, Boss, questa faccenda non ha senso. Mi hai svegliata nel cuore della notte e mi hai fatto una domanda stupida e io ti ho dato una risposta stupida senza nemmeno svegliarmi. Probabilmente è uscita da un mio sogno. Ho avuto incubi sulla Morte Nera, e c’è stata davvero una brutta epidemia che è iniziata a Bombay. Milleottocentonovantasei e anni successivi.
— Non brutta quanto la fase di Hong Kong, tre anni dopo. Friday, la sezione analisi delle Operazioni dice che la prossima epidemia di Morte Nera inizierà solo un anno dopo la tua previsione. E non a Bombay. A Giacarta e Ho Chi Minh City.
— Assurdo! — Mi fermai subito. — Chiedo scusa, signore. Devo essere tornata a quell’incubo. Boss, non posso studiare qualcosa di più piacevole che pulci e topi e Morte Nera? Mi sto rovinando il sonno.
— Concesso. Hai finito di studiare la peste…
— Urrà!
— …Almeno fin dove la tua curiosità intellettuale non ti spingerà a voler risolvere gli interrogativi in sospeso. Adesso la faccenda passa alle Operazioni per l’azione. Ma l’azione si baserà sulle tue previsioni, non su quelle degli analisti matematici.
— Devo ripeterlo, la mia predizione è stupida.
— Friday, il tuo più grande punto debole è non essere consapevole della tua vera forza. Non faremmo la figura dei cretini se ci affidassimo agli analisti professionisti e poi l’epidemia scoppiasse un anno prima, come hai predetto tu? Catastrofe. Invece partire con le misure profilattiche con un anno d’anticipo non farà alcun male.
— Cercheremo di fermarla? — (Gli uomini hanno combattuto contro topi e pulci per tutta la loro storia. Per il momento, topi e pulci sono in vantaggio.)
— Cielo, no! In secondo luogo, l’impresa sarebbe troppo grossa per questa organizzazione. Ma in primo luogo io non accetto incarichi che non posso portare a termine, come sarebbe questo. In terzo luogo, dal punto di vista strettamente umanitario, ogni tentativo di fermare i processi che permettono alle città sovraffollate di spurgarsi non è giusto. La peste è una brutta morte, però è veloce. Anche la morte per fame è brutta… ma è molto lenta.
Boss fece una smorfia, poi continuò: — Questa organizzazione si limiterà al problema di impedire alla Pasteurella pestis di lasciare il pianeta. Come dobbiamo fare? Rispondi immediatamente.
(Ridicolo! Il ministero della Sanità di qualunque governo, posto di fronte a un interrogativo del genere, organizzerebbe un gruppo di studio ben paludato, esigerebbe ampi fondi per la ricerca, e prevederebbe un tempo ragionevole, cinque anni o più, per l’accurata indagine scientifica.) Io risposi immediatamente: — Facciamole esplodere.
— Le colonie spaziali? Mi sembra una soluzione drastica.
— No, le pulci. All’epoca delle guerre globali del ventesimo secolo qualcuno scoprì che le pulci e i pidocchi si possono uccidere trasferendoli ad alta quota. Esplodono. Basta un’altitudine di cinque chilometri circa, se ricordo bene, ma si può controllare e verificare sperimentalmente. Mi è venuto in mente perché ho notato che la Piantadifagiolo di Monte Kenia si trova al di sopra della quota critica, e quasi tutto il traffico spaziale si serve delle Piantadifagiolo. Poi c’è il metodo più semplice del caldo secco. Funziona, ma è più lento. Comunque la chiave essenziale, Boss, è non fare assolutamente eccezioni. Un solo caso di immunità diplomatica, un Vip esonerato dalle misure standard, e siamo fritti. Un solo cagnolino. Un topolino. Una fornitura di animali per laboratorio. Se l’epidemia assumesse la forma polmonare, Elle-Cinque sarebbe una città fantasma in una settimana. O Luna City.
— Se non avessi altro lavoro per te, ti metterei a capo dell’operazione. E per i topi?
— Non voglio questo incarico. Ho la nausea. Boss, uccidere un topo non è un problema. Infilalo in un sacco. Picchia sul sacco con un’accetta. Poi sparagli. Poi affogalo. Brucia il sacco col topo morto dentro. Intanto sua moglie avrà svezzato un’altra cucciolata, e avrai una dozzina di topi al posto di quello che hai ucciso. Boss, coi topi al massimo siamo riusciti a frenarli un po’. Non abbiamo mai vinto. Se tirassimo il fiato un attimo, passerebbero in vantaggio loro. — Aggiunsi, cupa: — Penso siano la squadra di riserva. — Lo studio della peste mi aveva depressa.