Operazione domani [Friday - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-30191-0
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Operazione domani [Friday - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Nebula in 1983 e premio Hugo in 1983.
Non scoprii mai che effetti avesse avuto Luigi XI sulla poesia, posto che ne abbia avuto qualcuno.
Una mattina trovai occupata la "mia" consolle. Lanciai uno sguardo interrogativo al bibliotecario capo. Lui parve di nuovo sulle spine. — Sì, sì, oggi è molto affollato. Friday, perché non usi il terminale nella tua stanza? Ha gli stessi comandi addizionali, e se tu avessi bisogno di consultarmi puoi farlo ancora più in fretta che qui. Batti l’interno sette e il tuo codice personale. Ordinerò al computer di darti la precedenza. Soddisfatta?
— Perfetto — accettai. Mi piaceva il caldo cameratismo della biblioteca, ma nella mia stanza potevo mettermi nuda senza temere di irritare papà Perry. — Oggi cosa devo studiare?
— Dèi del cielo. Non c’è qualche argomento che ti interessi e meriti ulteriori approfondimenti? Disturbare il Numero Uno non mi va.
Andai nella mia stanza e tornai alla storia francese da Luigi XI in poi e questo mi portò alle nuove colonie sull’altro lato dell’Atlantico e questo mi portò all’economia e questo mi portò ad Adam Smith, e da lì alle scienze politiche. Conclusi che Aristotele aveva avuto i suoi giorni buoni, mentre Piatone era solo un pallone gonfiato, e così successe che mi chiamarono tre volte dalla sala da pranzo, e l’ultima chiamata diceva che per i ritardatari ci sarebbero state solo razioni fredde, e ci fu anche un messaggio in diretta di Blondie che minacciò di venire a prendermi per i capelli.
Così corsi giù, a piedi nudi, ancora chiudendo le cerniere della tuta. Anna chiese cosa diavolo stessi facendo di tanto urgente da dimenticarmi di mangiare. — Non è da Friday. — Di solito lei e Blondie e io mangiavamo assieme, con o senza compagnia maschile. Gli ospiti del quartier generale erano un club, una confraternita, una famiglia rumorosa, e più di una ventina di loro erano miei "amici di bacio".
— Miglioravo il mio cervello — risposi. — Hai davanti a te la Massima Autorità Mondiale.
— Autorità su cosa? — chiese Blondie.
— Su tutto. Provate a chiedere. Alle cose facili rispondo subito. Alle difficili risponderò domani.
— Dimostramelo — disse Anna. — Quanti angeli possono stare seduti sulla punta di un ago?
— Questa è facile. Misura il sedere degli angeli. Misura la punta dell’ago. Dividi A per B. La risposta numerica viene lasciata come esercizio per lo studente.
— Furbona. Che suono fa il battito di una sola mano?
— Ancora più facile. Accendi un registratore, servendoti del terminale più vicino. Batti con una sola mano. Ascolta il risultato.
— Provaci tu, Blondie. Questa ha mangiato troppo pesce.
— Quanti abitanti ha San José?
— Ah, domanda difficile! Ti farò sapere domani.
Questi giochetti continuarono per oltre un mese, finché non mi baluginò nel cranio che qualcuno (Boss, ovviamente) stava davvero cercando di costringermi a diventare la Massima Autorità Mondiale.
Un tempo è davvero esistito un uomo noto come "Massima Autorità Mondiale". Lo incocciai mentre cercavo la risposta a una delle tante stupide domande che continuavano ad arrivarmi dalle fonti più strane. Così: mettete il terminale su "ricerca". Battete in successione i parametri "Cultura nordamericana", "Lingua inglese", "Metà del ventesimo secolo", "Commediografi", "Massima Autorità Mondiale". La risposta che potete aspettarvi è "Professor Irwin Corey". Scoprirete che i suoi sono aforismi di umorismo eterno.
Nel frattempo io venivo nutrita a forza, come un’oca di Strasburgo.
Comunque fu un periodo molto felice. Spesso, più spesso sì che no, uno dei miei veri amici mi invitava a dividere il letto. Non ricordo di aver mai rifiutato. Di solito l’appuntamento veniva definito durante l’abbronzatura del pomeriggio, e la prospettiva aggiungeva un brivido al piacere sensuale di stare sdraiata sotto il sole. E siccome lì tutti erano civili, di una dolcezza enorme, era possibile rispondere: "Mi spiace, me lo ha già chiesto Terence. Magari domani? No? Okay, allora uno di questi giorni" senza scatenare risentimenti. Uno dei difetti del gruppo-S cui appartenevo era che questi accordi venivano negoziati dai maschi in base a un protocollo che non mi è mai stato spiegato ma che non era esente da tensioni.
Il ritmo delle domande stupide accelerò. Cominciavo appena ad addentrarmi nei particolari delle ceramiche Ming quando sul mio terminale apparve un messaggio: qualcuno dello staff voleva conoscere i rapporti tra barbe maschili, gonne femminili, e il prezzo dell’oro. Avevo smesso di meravigliarmi per le domande idiote; attorno a Boss può succedere di tutto. Ma questa mi sembrava superidiota. Perché mai doveva esistere qualche rapporto? Le barbe maschili non mi interessano; pungono e sono spesso sporche. In quanto alle gonne, ne sapevo ancora meno. Non le ho quasi mai portate. I vestiti a gonna possono essere carini, però non sono pratici per viaggiare e mi avrebbero fatta uccidere tre o quattro volte; e quando sei a casa, che c’è di male nello starsene nudi? Almeno fino a dove lo permettono i costumi locali.
Ma avevo imparato a non ignorare le domande solo in base alla loro ovvia idiozia. Mi tuffai in quella richiamando tutti i dati possibili, e arrivai a battere sulla tastiera le associazioni più improbabili. Dopo di che dissi alla macchina di tabulare per categorie i dati che aveva trovato.
Mi venga un colpo se non scoprii dei rapporti!
Con l’accumularsi dei dati, conclusi che l’unico modo per avere una visuale generale era ordinare al computer di preparare e mostrarmi un grafico tridimensionale; e il grafico era così promettente che gli dissi di trasformarlo in un ologramma a colori. Splendido! Non sapevo perché quelle tre variabili combaciassero fra loro, ma combaciavano. Trascorsi il resto della giornata a variare i rapporti, X rispetto a Y rispetto a Z in diverse combinazioni; ingrandendo, restringendo, ruotando, cercando relazioni cicloidi meno grandi e meno ovvie di quelle più appariscenti… E notai una piccola gobba sinusoidale che tornava di continuo con le rotazioni dell’olo; e all’improvviso, senza un motivo comprensibile, decisi di togliere la curva dell’attività delle macchie solari.
Eureka! Preciso e necessario come un vaso Ming! Prima di cena avevo l’equazione, un’unica riga che comprendeva tutti i dati cretini che avevo impiegato cinque giorni a estrarre dal terminale. Battei il numero del capo dello staff e trasmisi l’equazione, più le definizioni delle variabili. Non aggiunsi commenti, discussioni; volevo costringere il burlone senza nome a chiedere le mie opinioni.
Ottenni la stessa risposta di sempre, cioè nessuna.
Giocherellai quasi per un giorno intero, aspettando, dimostrando a me stessa che potevo richiamare una foto di gruppo di qualunque anno e indovinare con buona approssimazione, solo guardando i visi maschili e le gambe femminili, il prezzo dell’oro (cali e rialzi), il periodo della foto in relazione al doppio ciclo delle macchie solari; e (dopo un po’, il che mi sorprese più di tutto il resto) riuscii anche a indovinare se la struttura politica era in fase di consolidamento o disgregazione.
Il mio terminale squillò. Nessun viso. Niente pacche sulle spalle. Solo un messaggio: — Si richiede al più presto un’analisi approfondita sulla possibilità che le epidemie di peste dei secoli sesto, quattordicesimo e diciassettesimo siano risultate da una cospirazione politica.
Wow! Ero finita in un manicomio e adesso ero chiusa a chiave con i suoi ospiti.
Al diavolo. Il problema era così complesso che per permettermi di studiarlo avrebbero dovuto lasciarmi in pace per un bel po’. La cosa mi stava bene. Ormai mi ero assuefatta alle possibilità del terminale di un computer coi fiocchi collegato a una rete di ricerca dati su scala mondiale; mi sentivo come Little Jack Horner.