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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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Mordendosi un labbro per il disappunto, dy Jironal fissò Cazaril con occhi penetranti. «Se non sei stato tu… chi, allora? Dev’essere stato qualcuno… qualcuno vicino a… a quella ragazza! Quell’immonda, piccola assassina!» esclamò, poi si volse di scatto e uscì a precipizio, segnalando con un gesto secco ai suoi uomini di seguirlo.

«Che succede?» domandò Cazaril a Orico, che si era girato a sua volta per uscire dietro agli altri.

«Il matrimonio è annullato», rispose Orico, lanciandogli un’occhiata da sopra la spalla e allargando le mani in un gesto di sconcertata impotenza. «La scorsa notte, verso mezzanotte, Dondo dy Jironal è stato assassinato… tramite una magia di morte.»

Cazaril aprì la bocca per replicare, ma riuscì a emettere soltanto un flebile «Oh!» Poi si accasciò sul letto, stordito, mentre Orico s’incamminava per seguire il suo Cancelliere. Non capisco, rifletté Cazaril, sempre più confuso. Se Dondo è morto e io sono vivo, non mi può essere stato concesso un miracolo di morte. D’altro canto, Dondo è morto. Come può essere accaduto?

L’unica spiegazione era che qualcuno aveva celebrato lo stesso rito prima di lui. Betriz… Il suo cervello arrivò infine alla stessa conclusione cui dy Jironal era già giunto. Possibile che si trattasse di Betriz?

Con un gemito interiore, Cazaril si alzò di scatto dal letto, cadde pesantemente sul pavimento e si rialzò, incamminandosi con passo barcollante per seguire la piccola folla di cortigiani infuriati e arrivando nell’anticamera, intasata di gente, in tempo per sentire le richieste di dy Jironal.

«Allora falla uscire, in modo che la possa vedere!» stava tuonando il Cancelliere, rivolto all’arruffata Nan dy Vrit che, per quanto spaventata, stava bloccando la porta di accesso alle stanze interne col proprio corpo, come se intendesse difendere un ponte levatoio. Quando Betriz apparve alle spalle di Nan, fissando gli invasori con aria accigliata, Cazaril quasi svenne per il sollievo. Mentre la dama di compagnia era in camicia da notte, Betriz indossava ancora lo stesso abito di lana verde della notte precedente e, a giudicare dall’aria stanca e scomposta, non aveva chiuso occhio. A ogni buon conto era viva!

«Perché state facendo tutto questo chiasso, mio signore?» domandò Betriz, gelida. «È una cosa sconveniente e poco consona all’ora.»

Sconcertato, dy Jironal socchiuse le labbra, e, dopo un momento, tuonò: «Dov’è la Royesse? Devo vederla!»

«Sta dormendo per la prima volta da giorni, e non intendo disturbarla, considerato che i suoi sogni ben presto si tramuteranno in incubi», dichiarò Betriz.

«Non volete disturbarla?» sibilò dy Jironal. «Vi sto chiedendo se potete svegliarla!»

Per gli Dei, possibile che Iselle abbia… pensò Cazaril, atterrito. Ma non ebbe il tempo di abbandonarsi al panico, perché Iselle sopraggiunse alle spalle delle due dame, si fece largo tra loro e avanzò nell’anticamera, fronteggiando dy Jironal. «Non sto dormendo, mio signore. Che cosa volete?» domandò, sfiorando con lo sguardo Orico, che si teneva ai margini della folla. Ma gli occhi della giovane tornarono subito su dy Jironal. Non c’erano dubbi su chi la stesse forzando a contrarre quel matrimonio.

Dy Jironal spostò lo sguardo dall’una all’altra donna, entrambe innegabilmente vive, poi si girò di scatto a fissare ancora Cazaril, che stava guardando Iselle con aria interdetta, giacché aveva scorto intorno a lei un’aura simile a quella di Orico. Nel caso di Iselle, però, essa appariva più disturbata, un ribollire di oscurità mista a un luminoso azzurro. Si rammentò di un’aurora che gli era capitato di contemplare nei lontani cieli del sud…

«Chiunque sia stato e ovunque lo abbia fatto, troverò il cadavere di quell’ignobile vigliacco, a costo di passare al setaccio tutta Chalion», ringhiò dy Jironal.

«Poi cosa farai?» domandò Orico, accarezzandosi le grasse guance non rasate. «Lo impiccherai?» E inarcò un sopracciglio con fare ironico.

Per tutta risposta, dy Jironal gli rivolse un’occhiata furente e, momentaneamente sconfitto, uscì a grandi passi dalla stanza.

Nello spostarsi di lato per far passare lui e il suo seguito, Cazaril continuò a osservare Orico e Iselle, confrontando quelle due… Che cos’erano? Allucinazioni, forse? Non sapeva come altro definirle: intorno a lui, nessun altro pulsava di oscurità in quel modo. Forse sono malato, si disse. O magari sto impazzendo.

Non appena i cortigiani se ne furono andati e Nan ebbe chiuso la porta alle loro spalle, Iselle si rivolse al Castillar e, con voce tremante, chiese: «Cazaril… Cos’è successo?»

«La scorsa notte, qualcuno ha ucciso Dondo dy Jironal con la magia di morte.»

Iselle socchiuse le labbra e si serrò le mani sul cuore, come una bambina cui fosse appena stata promessa la realizzazione del suo più grande desiderio. «Oh! Oh! Oh, questa sì, che è una notizia gradita!» esclamò. «Oh, sia ringraziata la Signora, sia ringraziato il Bastardo… Manderò splendidi doni per il suo altare… Oh, Cazaril, chi…?»

Nel cogliere l’occhiata di Betriz, Cazaril fece una smorfia. «Non sono stato io, questo è ovvio», dichiarò. Anche se non si può dire che non ci abbia provato, rifletté.

«Avete…» cominciò Betriz, poi s’interruppe.

Cazaril le rivolse un cenno del capo quasi impercettibile. La giovane comprese: non poteva chiedergli, davanti a due testimoni, se lui aveva premeditato un crimine che comportava la pena capitale. D’altro canto, era possibile leggere nello sguardo della giovane una tale ridda d’ipotesi…

«Credo di averlo avvertito», riprese Iselle, meravigliata, camminando avanti e indietro con passo reso leggero dal sollievo. «In ogni caso, ho avvertito qualcosa… A mezzanotte… Avete detto che è successo verso mezzanotte, vero?»

Cazaril evitò di precisare che, in presenza della Royesse, nessuno aveva parlato di un’ora precisa.

«A quell’ora, il mio cuore si è rasserenato, come se qualcosa, dentro di me, avesse appreso che le mie preghiere erano state ascoltate. Tuttavia non mi sarei mai aspettata questo», proseguì Iselle. «Io avevo chiesto alla Signora che permettesse a me di morire… o che si compisse la sua volontà.» Si portò una mano alla fronte e chiese, con voce d’un tratto esitante «Cazaril… È possibile che… Potrei essere stata io a fare questo? È così che la Dea ha scelto di rispondermi?»

«Io… non credo proprio, Royesse. Avete rivolto le vostre preghiere alla Signora della Primavera, giusto?»

«Sì, a lei e alla Madre dell’Estate, ma soprattutto alla Signora della Primavera.»

«Ed entrambe concedono miracoli di vita e di risanamento, non di morte», le ricordò Cazaril. In effetti, quella era la norma. D’altro canto, però, tutti i miracoli erano rari e imprevedibili, perché nessuno poteva conoscere i limiti e gli scopi degli Dei.

«Non ho avuto una sensazione di morte», ammise Iselle. «Tuttavia ho provato sollievo, al punto che sono riuscita a mangiare qualcosa senza vomitare e che ho perfino dormito per un po’.»

«Cosa di cui sono stata lieta, mia signora», interloquì Nan dy Vrit, annuendo.

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