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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Sono certo che dy Jironal risolverà questo mistero per conto di tutti noi», tagliò corto Cazaril, traendo un profondo respiro. «Senza dubbio, individuerà coloro che, la scorsa notte, sono morti all’interno di Cardegoss — anzi in tutta Chalion — e finirà per trovare l’assassino di suo fratello.»

«Sia benedetta quella povera anima che ha sventato in questo modo i suoi ignobili piani e che ha pagato un simile prezzo», esclamò Iselle, toccandosi formalmente la fronte, le labbra, il ventre, l’inguine e il cuore, con le dita allargate. «Che i demoni del Bastardo gli concedano tutta la misericordia possibile.»

«Così sia», commentò Cazaril. «Speriamo solo che dy Jironal non trovi amici o parenti del colpevole su cui vendicarsi.» Poi venne colto da un crampo e si serrò le braccia intorno al ventre.

Subito Betriz gli si avvicinò e lo scrutò in volto, protendendo la mano verso di lui, ma lasciandola subito ricadere. «Avete un aspetto spaventoso, Lord Caz… La vostra pelle ha il colore del porridge freddo.»

«Sto… male. Probabilmente è colpa di qualcosa che ho mangiato», ansimò Cazaril, traendo un faticoso respiro. «Dunque oggi non ci prepareremo per uno sgradito matrimonio ma per un gioioso funerale. Posso confidare che voi signore riuscirete a contenere in pubblico la vostra soddisfazione?»

Nan dy Vrit reagì a quelle parole con uno sbuffo, ma Iselle bloccò con un cenno la sua reazione. «Vi prometto che avremo un atteggiamento compassato e solenne», garantì. «Se nel mio cuore ci saranno gioia e rendimento di grazie, non dolore, questo lo sapranno soltanto gli Dei.»

Cazaril annuì, massaggiandosi il collo dolorante. «Di solito, una vittima della magia di morte viene bruciata prima di notte, in modo da impedire l’accesso al corpo a cose ultraterrene che cerchino di penetrarvi… o almeno così asseriscono i Divini», mormorò. «A quanto pare, questo genere di morte invita ogni sorta di creature spettrali. Dovendo approntare ogni cosa prima che faccia buio, sarà un funerale terribilmente affrettato per un nobile di rango così elevato.» Nel parlare, dovette distogliere lo sguardo da Iselle, perché la sua aura corrusca e vibrante cominciava quasi a dargli la nausea.

«In tal caso, Cazaril, sarà meglio che, fino ad allora, andiate a sdraiarvi», suggerì Betriz. «Per quanto si tratti di una cosa inattesa, adesso siamo salve, e non c’è bisogno che voi facciate altro.» Strinse per un istante le mani gelide del Castillar nelle sue e gli rivolse un sorriso pieno di preoccupazione, che lui riuscì a stento a ricambiare, prima di ritirarsi.

Rientrato nella propria camera, Cazaril si stese di nuovo sul letto. Era là da circa un’ora, ancora sconcertato e tremante, quando la porta si spalancò. Betriz entrò in punta di piedi e gli posò una mano sulla fronte. «Temevo che aveste la febbre… Invece siete gelido», disse.

«Ho… Sì, ho preso freddo. Devo essermi scoperto durante la notte.»

«I vostri vestiti sono fradici di umidità», continuò lei, toccandogli la spalla. «Quand’è stata l’ultima volta che avete mangiato?»

«Ieri mattina, credo», rispose Cazaril.

«Capisco», commentò Betriz, indugiando ancora a fissarlo con espressione accigliata, poi si girò di scatto e lasciò la stanza.

Dieci minuti più tardi, arrivò una cameriera con uno scaldino pieno di carboni ardenti e una trapunta di piume d’oca. Poi fu la volta di un servitore con un secchio d’acqua calda. L’uomo aveva ricevuto l’ordine di lavare Cazaril e di rimetterlo a letto con indosso una camicia da notte pulita… Due incarichi che contrastavano alquanto con la frenetica atmosfera del castello, giacché i nobili e le dame erano tutti impegnati a prepararsi per una cerimonia formale. Il servitore aveva appena finito di sistemarlo a letto, avvolto nelle lenzuola calde e asciutte, quando Betriz riapparve sulla soglia, reggendo su un vassoio una tazza di terracotta; puntellata la porta perché rimanesse aperta, la ragazza si sedette sul bordo del letto.

«Cercate di mangiare», disse, procedendo a imboccarlo.

Cazaril accettò il primo cucchiaio di pane, latte e miele con aria sorpresa, poi si sforzò di sollevarsi a sedere. «Non sono malato fino a questo punto», protestò. Nel tentativo di recuperare un po’ di dignità, prese la tazza dalle mani di Betriz, la quale gli rimase accanto per essere sicura che continuasse a mangiare. Ma non ce n’era bisogno: Cazaril scoprì di essere davvero affamato e, una volta finito di mangiare, si rese conto che non tremava più.

«Ah, il vostro colorito è molto migliorato», approvò Betriz, con un sorriso soddisfatto. «Bene.»

«Come sta la Royesse?»

«Molto meglio. Dovrei dire che è crollata, ma non bisogna interpretare questo termine in senso negativo, bensì immaginando quel gradevole rilassamento che subentra allorché si dissolve una tensione intollerabile. Guardarla è una gioia per gli occhi»

«Sì, lo capisco.»

«Adesso sta riposando, in attesa che arrivi l’ora di prepararsi», continuò Betriz, prendendo la tazza vuota e posandola di lato. Poi abbassò la voce e aggiunse: «Cazaril, che cosa avete fatto, la notte scorsa?»

«Nulla, è evidente.»

La giovane serrò le labbra, esasperata. Lui però non voleva gettarle addosso il fardello del suo segreto. Una confessione avrebbe dato sollievo alla sua anima, certo, però avrebbe anche messo in pericolo quella di Betriz. Se fosse stata aperta un’inchiesta e lei avesse dovuto testimoniare sotto giuramento… No, non poteva parlare.

«Lord dy Rinal ha saputo che la scorsa notte voi avete pagato un paggio perché vi procurasse un ratto… È stato questo che ha spinto dy Jironal a precipitarsi nella vostra stanza, almeno a quanto sostiene dy Rinal. Il paggio, dal canto suo, ha affermato che voi volevate mangiare il ratto…»

«Infatti. Mangiare un ratto non è un crimine. Era un piccolo banchetto commemorativo, in ricordo dell’assedio di Gotorget.»

«Davvero? Eppure mi avete appena detto di non aver più mangiato nulla da ieri mattina», obiettò Betriz. «Inoltre, la cameriera addetta alla vostra camera ha detto di aver trovato del sangue nel vostro pitale, stamattina, quando lo ha svuotato.»

«Per i demoni del Bastardo!» imprecò Cazaril. «I pettegolezzi di corte non rispettano proprio nulla? Qui un uomo non può definire suo neppure il proprio pitale?»

«Non scherzate, Lord Caz», lo ammonì Lady Betriz, sollevando una mano. «Ditemi piuttosto… state davvero così male?»

«Ho avuto dei dolori al ventre, ma adesso si stanno placando… Una cosa passeggera», rispose Cazaril, con una smorfia, decidendo di non far cenno alle allucinazioni. «Ovviamente, il sangue nel pitale era quello del ratto macellato, e i dolori al ventre sono l’inevitabile conseguenza dell’aver mangiato una creatura tanto disgustosa.»

«È una storia plausibile, in cui tutto combacia», annuì Betriz.

«Infatti.»

«Ma, Caz… La gente penserà che siete strano.»

«E quella gente si unirà a coloro che mi considerano un violentatore. Suppongo che mi serva una terza forma di perversione, per equilibrare le altre due, eh?» In realtà, potrei essere sospettato di aver messo in atto la magia di morte, e finire sulla forca… pensò.

«D’accordo, non intendo insistere», si arrese Betriz, con aria accigliata, fissandolo. «Però mi stavo chiedendo una cosa… Se due persone tentassero la magia di morte sulla stessa vittima e agissero nello stesso momento, potrebbe ciascuna delle due risultare… morta a metà

Cazaril la guardò, vide con sollievo che non appariva disgustata, e scosse il capo. «Non credo», rispose. «Considerati i numerosi, e vani, tentativi compiuti per forzare gli Dei con la magia di morte, senza dubbio una cosa del genere si sarebbe già verificata in passato. Nelle incisioni dei Templi, il demone della morte del Bastardo viene sempre raffigurato con un giogo sulle spalle e due secchi identici, uno per ciascuna anima. Non credo che il demone possa fare una scelta diversa…» D’un tratto rammentò le parole di Umegat: Soltanto perché una cosa è un trucco, non è detto che il Dio non c’entri. Temo che così funzionino le cose… «Dubito che perfino gli Dei possano fare una scelta diversa», concluse.

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