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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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Bisogna tenere presente poi che la pelle non è perfettamente elastica, neppure nei giovani. Se la si tende, non ritorna più alle proporzioni originali. Se si cuce un capo perfettamente liscio e poi lo si tira troppo su un supporto da sarto, resta pieno di grinze. E non serve sedere alla macchina per cucire e piangere fino a consumarsi gli occhi: le grinze restano. Poi ci sono le linee della scollatura, e bisogna sapere dove sono. La pelle non si tende nello stesso modo in tutte le direzioni prima che i grumi di collagene si deformino e le fibre si lacerino; se si tira dalla parte sbagliata, resta una smagliatura.

È semplicemente impossibile lavorare con il materiale fresco. Erano stati necessari molti esperimenti accompagnati da parecchi dispiaceri, prima che Jame Gumb imparasse.

Alla fine aveva scoperto che i vecchi metodi erano i migliori. Procedeva in questo modo. Prima immergeva la materia negli acquari pieni degli estratti vegetali ideati dagli indiani d'America... sostanze interamente naturali prive di sali minerali. Poi usava il metodo che aveva prodotto l'impareggiabile, morbidissima pelle di cervo del Nuovo Mondo... la classica concia con le cervella. Gli indiani americani ritenevano che ogni animale avesse un cervello abbastanza grande per conciare la sua pelle. Jame Gumb sapeva che non era vero e aveva rinunciato già da molto tempo, persino con il primate dal cervello più voluminoso. Adesso aveva un freezer pieno di cervella di bue, e così non restava mai a corto del necessario.

Era in grado di risolvere i problemi della concia del materiale: la pratica

lo aveva reso quasi perfetto.

Restavano i problemi strutturali: ma era particolarmente qualificato per

risolvere anche quelli.

Il laboratorio si apriva in un corridoio che conduceva a un bagno in disuso, dove Jame Gumb teneva l'argano e il cronometro, allo studio e all'immenso labirinto nero.

Aprì la porta dello studio, inondato da una luce brillante... riflettori e tubi a incandescenza, modificati in modo da riprodurre la luce del giorno, erano fissati alle travi del soffitto. I manichini erano in posa su una pedana di quercia. Erano tutti parzialmente vestiti, alcuni di capi in pelle, altri di modelli di mussola per gli indumenti di pelle. Otto manichini apparivano raddoppiati dalle due pareti a specchi... erano specchi interi, non a piastrelle. Su un tavolo da trucco c'erano cosmetici, diversi supporti per parrucche, e le parrucche. Era uno studio chiaro e luminoso, tutto bianco e quercia bionda.

I manichini indossavano capi di serie incompiuti, per lo più sensazionali modelli di Armani in fine pelle di capretto nero, tutti pieghe arrotolate, spalle squadrate e pannelli a intarsio sul petto.

La terza parete era occupata da un grande tavolo da lavoro, due macchine per cucire commerciali, due manichini da sartoria, più un terzo modellato esattamente sul torso di Jame Gumb.

La quarta parete era dominata da un grande armoire nero in lacca cinese che arrivava quasi a toccare il soffitto alto due metri e mezzo. Era vecchio e i fregi erano sbiaditi. Erano rimaste alcune squame d'oro dove c'era un drago, e il suo occhio bianco era ancora nitido e attento... e più in là c'era la lingua rossa di un altro drago, ma il corpo si era sbiadito. La lacca dello sfondo era rimasta intatta, per quanto un po' screpolata.

L'armoire era immenso e profondo, e da esso erano esclusi i capi di serie. Conteneva i capi speciali, appesi a forme e grucce e aveva le ante chiuse.

La cagnolina bevve dalla sua ciotola e si sdraiò fra i piedi di un manichino senza staccare gli occhi da Jame Gumb.

Lui stava lavorando su una giacca di pelle. Doveva terminarla... aveva avuto intenzione di sbrigare tutto, ma adesso era preso dalla febbre della creazione e il suo modello di mussola non lo soddisfaceva completamente.

Jame Gumb aveva fatto grandi progressi nel campo della confezione, rispetto a ciò che aveva imparato in gioventù nel riformatorio californiano: ma quella era un'autentica sfida. Neppure la lavorazione della delicata pelle di capretto serve a preparare per un lavoro più che raffinato.

Aveva due modelli di mussola, simili a panciotti bianchi, uno della sua misura esatta, e uno ricavato in base alle misure che aveva preso mentre Catherine Baker Martin era ancora priva di sensi. Quando metteva il più piccolo sul manichino da sartoria, i problemi risultavano evidenti. La ragazza era grande e grossa e magnificamente proporzionata: ma non era grande come Jame Gumb, e soprattutto non aveva la schiena altrettanto larga.

Il suo ideale era un indumento senza cuciture. Ma era impossibile. Comunque era deciso a fare in modo che la parte anteriore fosse senza cuciture e senza difetti. Quindi tutte le correzioni andavano fatte sulla schiena. Molto difficile. Aveva già scartato un modello di mussola e aveva ricominciato. Tendendo con cura la pelle, avrebbe potuto cavarsela con due inserti sotto le braccia... non inserti alla francese, ma verticali con l'apice verso il basso. E due inserti anche sulla schiena, all'interno dei reni. Era stato abituato a lavorare con un margine minimo per le cuciture.

Le sue riflessioni passarono dagli aspetti visuali a quelli tattili: e non era improbabile che una persona attraente venisse abbracciata.

Jame Gumb si cosparse leggermente le mani di talco e strinse il manichino del proprio corpo in un abbraccio naturale, tranquillo.

«Dammi un bacio» disse scherzosamente all'aria vuota, dove avrebbe dovuto esserci la testa. «Non tu, sciocchina» disse alla cagnetta quando la vide rizzare le orecchie.

Gumb accarezzò la schiena del manichino tenendo le braccia ad altezza naturale. Poi gli girò intorno per vedere i segni della polvere. Nessuno aveva voglia di toccare una cucitura. Ma in un abbraccio le mani si sovrappongono sul centro della schiena. E poi, pensò, siamo abituati alla linea centrale della spina dorsale. Non è sconvolgente come un'asimmetria nei nostri corpi. Le cuciture sulla spalla, quindi, erano assolutamente da escludere. Un inserto centrale in alto sarebbe stata la soluzione, con l'apice un po' al di sopra del centro delle scapole. Poteva usare la stessa cucitura per fissare il robusto supporto inserito nella fodera. Riquadri di lycra sotto gli spacchi ai due lati (doveva ricordarsi di comprare la lycra) e una chiusura velcro sotto lo spacco di destra. Gumb pensò ai meravigliosi abiti da sera di Charles James, dove le cuciture erano realizzate in modo da essere perfettamente piatte.

L'inserto sulla schiena sarebbe stato coperto dai suoi capelli... o per meglio dire dai capelli che avrebbe avuto molto presto.

Jame Gumb tolse la mussola dal manichino per sartoria e incominciò a lavorare.

La macchina per cucire era vecchia e solida, una macchina a pedale decorata che era stata convertita all'elettricità una quarantina d'anni prima. Sul braccio era dipinto, in lettere d'oro: "Non mi stanco mai di servire". Il pedale funzionava ancora, e Gumb se ne serviva per avviare la macchina per ogni cucitura. Per le cuciture più fini preferiva lavorare scalzo e muovere delicatamente il pedale con il piede carnoso. Stringeva il bordo anteriore con le dita dipinte per evitare un eccesso di punti. Per qualche tempo si udirono soltanto i rumori della macchina per cucire, il russare della cagnolina e il sibilo delle tubature nella cantina calda.

Quando Gumb ebbe finito di aggiungere gli inserti nel modello di mussola, se lo provò davanti agli specchi. La cagnetta lo guardava dall'angolo, con la testa inclinata.

Doveva allargare un pochino il modello sotto le ascelle. C'erano ancora alcuni problemi con le fodere. A parte questo, era molto bello: morbido, duttile, elastico. Gli pareva di vedersi mentre saliva correndo la scaletta di uno scivolo ad acqua.

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