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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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La strinse a sé, si mise seduto contro la testata, la tenne stretta al petto mentre il cervello di Bella moriva. Scostò con il mento il turbante dai pochi capelli che le restavano. Non pianse. Aveva già pianto abbastanza.

Crawford le mise indosso la camicia da notte che lei preferiva; per un po' rimase seduto accanto al letto alto, e tenne premuta contro la guancia la sua mano. Era una mano squadrata e operosa, segnata da tutta una vita dedita al giardinaggio, e adesso anche dagli aghi delle endovenose.

Quando Bella rientrava dal giardino, le sue mani avevano sempre profumo di timo.

("Fai finta che sia albume d'uovo sulle dita" avevano detto a Bella le compagne di scuola, parlando del sesso. Lei e Crawford ne avevano parlato scherzando a letto, molti anni prima, e anni dopo, e ancora l'anno scorso. Non pensarci, pensa alle cose più belle, alle cose pure. Quella era una cosa pura. Lei aveva un cappellino rotondo e i guanti bianchi, e mentre salivano in ascensore la prima volta lui aveva fischiettato un arrangiamento drammatico di Begin the Beguine. Poi, in camera, lei l'aveva preso in giro perché aveva le tasche ingombre di cianfrusaglie come un ragazzino.)

Crawford cercò di passare nella stanza accanto... poteva comunque voltarsi quando voleva e vederla attraverso la porta aperta, composta nella luce calda della lampada sul comodino. Attendeva che il corpo di Bella diventasse un oggetto cerimoniale separato da lui, separato dalla persona che aveva sostenuto tra le braccia poco prima e separato dalla compagna della sua vita che ora ricordava. Allora avrebbe potuto chiamare perché venissero a prenderla.

Con le mani vuote abbandonate lungo i fianchi e le palme in avanti, rimase accanto alla finestra a guardare il vuoto orizzonte. Non cercò l'alba. L'est era soltanto la direzione verso cui era rivolta la finestra.

46

«Pronta, Precious?»

Jame Gumb era appoggiato alla testiera del letto e stava comodo, con la cagnolina acciambellata sulla pancia.

Gumb si era appena lavato i capelli e aveva un asciugamani avvolto intorno alla testa. Frugò tra le lenzuola, trovò il telecomando del videoregistratore e premette il pulsante play.

Aveva composto il suo programma ricavandolo da due pezzi di videotape copiati su una cassetta. Lo guardava tutti i giorni quando doveva fare preparativi d'importanza vitale, e lo guardava invariabilmente poco prima di prendere una pelle.

Il primo nastro era tratto da un filmato piuttosto rovinato della Movieto-ne News, un servizio in bianco e nero del 1951 sui quarti di finale del concorso di Miss Sacramento, un evento preliminare sulla lunga strada che porta all'elezione di Miss America ad Atlantic City.

Era la sfilata in costume da bagno e tutte le ragazze portavano mazzi di fiori mentre salivano la scaletta, a una a una, per presentarsi in palcoscenico.

La barboncina di Jame Gumb aveva visto quella scena molte volte e socchiuse gli occhi quando sentì la musica, perché sapeva che il suo padrone l'avrebbe stretta a sé.

Le concorrenti facevano tanto Seconda Guerra Mondiale. Portavano costumi Rose Marie Reid, e alcune avevano visi deliziosi. Anche le gambe erano ben fatte, ma non avevano molto tono muscolare e sembravano un po' storte alle ginocchia.

Gumb strinse a sé la barboncina.

«Precious, eccola che arriva, eccolaeccolaeccola!»

E lei arrivò. Si avvicinò alla scala nel costume da bagno bianco, con un sorriso radioso rivolto al giovane che l'aiutava a salire, poi via, a passo svelto sui tacchi alti, mentre l'obiettivo seguiva la parte posteriore delle sue cosce. Mamma. Quella era Mamma.

Jame Gumb non aveva bisogno di toccare il telecomando: aveva già sistemato tutto quando aveva fatto quella copia. Nel reverse, la ragazza scendeva a ritroso le scale, si riprendeva il sorriso per il giovane, indietreggiava lungo la corsia, poi veniva di nuovo avanti, e avanti e indietro, avanti e indietro.

Quando sorrideva al giovane, anche Gumb sorrideva.

Appariva ancora in un gruppo; ma era sempre sfuocata, nel fermo dell'immagine. Era meglio lasciar scorrere in fretta il filmato e intravederla. Mamma era con le altre ragazze e si congratulava con le vincitrici.

L'altro pezzo, Gumb l'aveva registrato dalla televisione in un motel di Chicago... aveva dovuto correre a comprare un videoregistratore e fermarsi una notte in più per registrarlo. Era il filmato che trasmetteva i canali più modesti, a notte inoltrata, come sfondo per gli annunci sexy che scorrono a stampa sullo schermo. Erano riprese ricavate da filmacci, film piccanti piuttosto innocui degli anni Quaranta e Cinquanta, e c'era una partita di pallavolo in un campo di nudisti e c'erano le parti meno esplicite di film porno degli anni Trenta, quando gli attori uomini portavano il naso finto e tenevano i calzini. Il sonoro era un miscuglio di musica: in quel momento era The Look of Love, completamente fuori sincronia con l'azione scattante.

Jame Gumb non poteva eliminare gli annunci che scorrevano sullo schermo. Doveva rassegnarsi a sopportarli.

Ecco, una piscina all'aperto... in California, a giudicare dalle piante. Eleganti mobili da giardino, tutti anni Cinquanta. Alcune ragazze carine che nuotavano nude. Alcune di loro, forse, erano apparse in un paio di film di serie B. Agili e scattanti, uscivano dalla piscina e, molto più svelte della musica, correvano alla scaletta di uno scivolo, salivano... e si lasciavano andare, uiiii!, con i seni che si sollevavano mentre piombavano giù per lo scivolo, ridendo, con le gambe allungate in avanti, splash!

Ecco Mamma. Usciva dalla piscina dietro la ragazza con i capelli ricci. Il viso era coperto parzialmente dall'annuncio di Sinderella, una boutique di articoli sexy; ma qui la si vedeva allontanarsi, e poi saliva la scaletta tutta bagnata e lucente, meravigliosamente prosperosa e morbida, con la piccola cicatrice di un taglio cesareo, e giù per lo scivolo, uiiii! Era così bella: e anche se non poteva vederla in faccia, Jame Gumb sapeva in cuor suo che era Mamma, filmata dopo l'ultima volta nella sua vita in cui l'aveva vista in carne e ossa, se non nel pensiero, naturalmente.

La scena passò a una pubblicità filmata di uno stimolante, e si troncò bruscamente.

La barboncina socchiuse gli occhi due secondi prima che Gumb l'abbracciasse stretta stretta.

«Oh, Precious, vieni qui da Mammina. Mammina sarà così bella!»

C'era tanto da fare, tanto da fare per prepararsi per il giorno seguente.

Grazie al cielo, dalla cucina non sentiva mai l'essere, neppure quando gridava con tutto il fiato che aveva nei polmoni; però lo poteva sentire sulla scala, quando scendeva in cantina. Aveva sperato che fosse tranquillo e addormentato. La barboncina che Gumb teneva sotto il braccio, ringhiava nel sentire i suoni che provenivano dal pozzo.

«Sei proprio maleducata», disse Gumb, appoggiandole la bocca sulla testolina pelosa.

Si raggiungeva la stanza della segreta attraverso una porta a finestra in fondo alle scale. Non la degnò di un'occhiata e non ascoltò le parole che salivano dal pozzo... per quanto lo riguardava, non avevano la più remota somiglianzà con l'inglese.

Jame Gumb entrò nel laboratorio, posò a terra la cagnetta e accese le luci. Alcune falene svolazzarono e si posarono sulla rete metallica che copriva le lampade del soffitto.

In laboratorio, Jame Gumb era molto meticoloso. Mescolava le soluzioni fresche in recipienti di acciaio inossidabile, mai di alluminio.

Aveva imparato a fare tutto con un adeguato anticipo. Mentre lavorava si rivolgeva continue raccomandazioni.

Devi essere molto ordinato, devi essere preciso, devi essere ingegnoso perché i problemi sono colossali.

La pelle umana è pesante: rappresenta dal sedici al diciotto per cento del peso corporeo, ed è scivolosa. Una pelle intera è difficile da maneggiare, e capita di lasciarla cadere spesso quando è ancora umida. Anche il fattore tempo è importante. La pelle inizia a contrarsi immediatamente dopo essere stata asportata, soprattutto nel caso dei giovani adulti, perché è più tesa in partenza.

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