L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Dorcas aveva trovato una margherita e se l'era messa fra i capelli. Stavamo camminando all'esterno delle Mura e io ero avvolto nella mia cappa di fuliggine, e nessuno avrebbe potuto scorgermi nemmeno a pochi passi di distanza. La margherita chiuse i petali per dormire e Dorcas raccolse uno di quei fiori bianchi a forma di tromba che vengono detti fiori di luna perché appaiono verdi nella luce lunare. Non avevamo molto da dirci, se non che entrambi saremmo stati completamente soli senza l'altro. Erano le nostre mani a dirselo, stringendosi.
I fornitori delle vettovaglie andavano e venivano perché i soldati stavano per partire. A nord e a est le Mura ci circondavano e al loro confronto il muro che racchiudeva le caserme e gli uffici pareva una costruzione da bambini, un rialzo di sabbia che sarebbe stato facile abbattere. A sud e a ovest si stendeva il Campo Sanguinario. Udimmo gli squilli di tromba e le grida dei duellanti che cercavano i loro avversari. Ciascuno di noi, credo, temette per un istante che l'altro proponesse di recarsi là a vedere i combattimenti. Ma non dicemmo niente.
Quando dalle Mura arrivò lo squillo dell'ultimo coprifuoco, tornammo indietro e ci facemmo prestare una candela per illuminare la camera senza finestra e senza fuoco. La porta non aveva serratura, ma vi mettemmo contro il tavolo e sopra appoggiammo il candeliere. Avevo detto a Dorcas che era libera di andarsene quando voleva, e che in futuro avrebbe potuto essere indicata come la donna del torturatore, come colei che si concedeva sotto il patibolo per un po' di denaro sporco di sangue.
Lei aveva risposto: — Quel denaro è servito per vestirmi e sfamarmi.
Si levò il mantello bruno, che le arrivava alle caviglie e che se non stava attenta si trascinava nella polvere, e lisciò il grezzo lino giallo scuro della zimarra.
Le chiesi se avesse paura.
— Sì — rispose. Poi aggiunse in fretta: — Oh, non di te.
— E di che cosa, allora? — Mi stavo spogliando. Se me lo avesse chiesto, non l'avrei sfiorata per tutta la notte, ma volevo che me lo chiedesse… anzi, volevo che mi implorasse. Il piacere che in tal caso avrei trovato nell'astinenza sarebbe stato, così credevo, grande quanto quello di possederla; anzi, ancora più grande poiché a esso si sarebbe aggiunto anche il piacere di sapere che la notte successiva si sarebbe sentita ancora più obbligata perché l'avevo rispettata.
— Di me stessa. Dei pensieri che potrebbero tornarmi in mente quando giacerò nuovamente con un uomo.
— Nuovamente? Allora ti ricordi di un'altra volta?
Dorcas scrollò la testa. — Ma sono sicura di non essere vergine. Ti ho desiderato spesso, ieri e oggi. Per chi pensi che mi sia lavata alla locanda? Ieri notte ti ho tenuto la mano mentre dormivi e intanto sognavo che ci saziavamo e giacevamo l'uno nelle braccia dell'altra. Ma conosco la sazietà quanto conosco il desiderio… perciò ho conosciuto almeno un uomo. Vuoi che mi levi questo prima di spegnere la candela?
Era snella, con il seno alto e i fianchi appena accennati e mi appariva stranamente infantile, nonostante fosse una donna. — Sembri tanto piccola — dissi, stringendola a me.
— E tu sei tanto grande.
Ero consapevole del fatto che, per quanto cercassi di non farle del male, non sarei stato capace di risparmiarla, né quella notte né mai. Un istante prima mi sarei trattenuto, se me l'avesse chiesto, ma a quel punto non ci sarei più riuscito, e come mi sarei avventato anche a costo di infilzarmi su una picca, più tardi l'avrei seguita e avrei cercato di tenerla per me.
Ma non fu il mio corpo a essere trafitto, bensì il suo. Eravamo in piedi e le stavo passando la mano sulla pelle baciandole i seni simili a frutti rotondi spaccati in due. La sollevai e ricademmo avvinghiati su uno dei letti. Dorcas urlò di piacere e di dolore insieme e prima di aggrapparsi a me mi respinse. — Sono contenta — disse. — Sono tanto contenta. — E mi morse la spalla mentre il suo corpo si curvava all'indietro come un arco.
Più tardi, unimmo i letti per giacere fianco a fianco. La seconda volta lo facemmo più adagio e Dorcas si rifiutò di farlo ancora. — Domani ti occorreranno tutte le tue energie — mi spiegò.
— Allora non ti interessa.
— Se dipendesse da noi, nessun uomo dovrebbe essere costretto a vagare o a far scorrere il sangue. Ma il mondo non è stato creato dalle donne. Tutti voi siete dei torturatori, in un modo o nell'altro.
Quella notte piovve talmente forte che udimmo l'acqua tamburellare sulle tegole sopra le nostre teste: uno scroscio interminabile e purificatore. Mi assopii e sognai che il mondo era capovolto. Il Gyoll era in alto e riversava su di noi il suo torrente di pesci, sporcizia e fiori. Vidi il volto che avevo visto sott'acqua quando avevo rischiato di annegare… un portento di corallo e di bianco che sorrideva con i denti appuntiti, in alto nel cielo.
Thrax è detta la Città delle Camere senza Finestre. Questa camera senza finestre, pensai, è un anticipo di Thrax. Thrax sarà così. O magari io e Dorcas siamo già arrivati, non era poi così a nord come pensavo, come ero stato indotto a pensare…
Dorcas si levò per uscire e io la seguii, perché non sarebbe stato saggio per lei andare in giro da sola di notte in un posto pieno di soldati. Il corridoio sul quale dava la nostra porta costeggiava un muro perforato da feritoie e la pioggia entrava a spruzzi finissimi. Avrei voluto tenere Terminus est nel fodero, ma per sguainare una spada di tali dimensioni ci vuole tempo. Una volta tornati nella nostra stanza, con il tavolo contro la porta, estrassi la cote e affilai un lato della lama fino a quando il terzo inferiore, quello che avrei usato, riuscì a spaccare in due un capello lanciato in aria. Quindi lucidai e oliai tutta la lama e posai la spada alla parete, vicino alla mia testa.
Il giorno successivo avrei fatto la mia prima comparsa sul palco, a meno che il chiliarca non avesse deciso di essere clemente. Quel rischio c'era sempre. La storia insegna che ogni epoca presenta qualche nevrosi incontestata e il Maestro Palaemon mi aveva spiegato che la clemenza è la nostra, come a dire che uno meno uno non è uguale a zero, che la giustizia può permettersi di non essere imparziale al pari della legge umana. Nel mio libro marrone è riportato un dialogo di due mistagoghi nel quale si afferma che la cultura fosse una conseguenza della visione dell'Increato quale entità logica e giusta, costretta dalla coerenza interiore a mantenere le promesse e le minacce fatte. Se era vero, pensai, sicuramente noi saremmo periti e l'invasione dal nord, che molti avevano cercato di frenare con la loro vita, era solo il vento che abbatte un albero già marcio del giardino.
La giustizia è un concetto elevato e quella notte, mentre ero sdraiato vicino a Dorcas ad ascoltare la pioggia, ero giovane e perciò aspiravo alle cose elevate. Era questo il motivo per cui desideravo tanto che la nostra corporazione recuperasse il prestigio perduto, credo. E lo volevo ancora, nonostante ne fossi stato allontanato. E forse era sempre quello il motivo per cui l'amore per le cose viventi, che era stato tanto intenso in me da bambino, si era attenuato fino a ridursi a un filo di memoria quando avevo trovato il povero Triskele sanguinante davanti alla Torre dell'Orso. La vita, in fondo, non è tanto elevata, e sotto molti aspetti è tutto l'opposto della purezza. Adesso sono saggio, anche se non tanto più vecchio, e so che è meglio provare tutto, le cose più elevate e le più infime.
Perciò, se il chiliarca non avesse concesso la grazia, io l'indomani avrei tolto la vita ad Agilus. Nessuno può spiegare cosa significhi. Il nostro corpo è una colonia di cellule (ogni volta che il Maestro Palaemon usava quel paragone a me veniva in mente la nostra segreta). Separato in due perisce. Ma non c'è alcun motivo per deprecare la perdita di una colonia di cellule: ne muore una ogni volta che il pane viene messo nel forno. Se l'uomo non è altro che una colonia, allora non vale niente; ma per istinto noi sappiamo che un uomo è qualcosa di più. Cosa succede, allora, a quella parte in più?