Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Più avanti la liscia superficie della galleria era interrotta da filamenti purpurei che si protendevano nel vuoto.
— Non si muovono — disse Lani. Sotto la sua voce chiara e melodiosa si percepiva una vena di fatica.
— Da quanto tempo l'aria è uscita da questa galleria? — chiese Saul.
— Giorni — rispose Jeffers.
— E la temperatura si è abbassata? Allora i purpurei potrebbero essere addormentati.
— Cosa? — chiese Jeffers con voce confusa.
Saul rivolse a Carl un'occhiata interrogativa, come per chiedere: È stordito?
Carl scosse la testa. Siamo tutti stanchi, e allora? Non siamo rimasti seduti in laboratorio a scaldare la sedia durante tutto questo tempo.
— A quanto pare le forme più grandi sono state stimolate dalle infiltrazioni di calore alle intersezioni — trasmise Saul. — Là dove il collare è in contatto con il ghiaccio. Ma una volta che hanno fatto irruzione cercando dell'altro calore, hanno trovato un bengodi. Mentre scorreva fuori, l'aria li ha scaldati, e le forme hanno continuato a crescere, per un po'. Ma adesso qua dentro fa freddo quasi quanto il ghiaccio, così dormono di nuovo. Soprattutto…
— Uh, uhu. — Jeffers fissò dritto davanti a sé, con gli occhi un po' annebbiati, masticandosi il labbro; e Carl non poté esser sicuro che quell'uomo avesse capito qualcosa.
— I purpurei fanno irruzione dovunque cresca la poltiglia — disse. — Ciò significa che in qualunque posto dove ci sia calore o luce o aria.
Rallentarono; i getti dei mech assorbirono l'inerzia del trivellatore a microonde. I bulbosi organismi di Halley sporgevano dentro il pozzo tutt'intorno alla Galleria 3E. Alla luce fosforica gialla parevano trasudare una pellicola d'un azzurro oleoso.
— Bello, eh? — trasmise Jeffers, sarcastico.
— In un certo senso — commentò Lani, cupa, prendendolo seriamente. — Sono così strani…
— La filosofia a più tardi — l'interruppe Carl. — Dobbiamo ucciderli.
— No, prima voglio un campione. — Saul avanzò verso la parete e vi sbatté contro goffamente. Carl ebbe un sorriso malizioso. Che Saul commettesse pure i suoi errori. Non avrebbe sprecato energia per fare da balia a qualcuno, specialmente Lintz.
— Non li avevo mai visti in queste condizioni. Ho ricevuto soltanto dei rapporti, dai quali trarre un giudizio.
Oh, magnifico. — Vuoi dire che non sai se li capisci?
— Oh, abbiamo imparato molto. Per esempio, adesso sappiamo che in realtà non si tratta affatto di organismi differenziati, non come i mammiferi o gli insetti o i vermi terrestri. Sono più simili alle meduse, o alle muffe del fango… dove gruppi diversi di cellule indipendenti assumono compiti specializzati per brevi periodi. Non ho mai visto una fase come questa prima d'ora, ma la loro chimica basilare non può cambiare semplicemente perché hanno una tregua nel loro ritmo di crescita.
La blanda arroganza professionale di quel discorso irritò Carl. — Chi l'ha detto? Come mai ne sei così sicuro?
Saul tirò fuori un barattolo per la raccolta dei campioni. — Sono princìpi biologici generali. La frequenza di vibrazioni delle loro macromolecole non può cambiare semplicemente perché il loro ritmo vitale rallenta.
Saul recise un frammento della più vicina escrescenza sporgente e l'intrappolò nel barattolo. Sbirciò dentro la ferita aperta dove dei tessuti che si andavano oscurando trasudavano un liquido.
— Straordinario. Essuda una pellicola per proteggersi dalla perdita di vapore nel vuoto. Eppure la pellicola stessa è un fluido che in qualche modo non sublima.
— Ehi, muoviti — lo sollecitò Carl con impazienza.
— Sospetto che si tratti di un fluido a tensione superficiale molto alta. In qualche modo si coagula in superficie, ma allo stesso tempo rimane sufficientemente liquido da coprire interamente la creatura, per compensare le ferite.
Saul tagliò una sezione da un'altra sporgenza, poi si allontanò con una spinta. — Fatto.
— Bene, ora prepariamo il forno a microonde per friggere le melanzane — ironizzò Jeffers.
Carl diresse i mech in modo che puntassero le loro antenne sulla vegetazione. C'erano dei lobi laterali che avrebbero lambito le pareti, ma non era possibile evitarlo. Il trucco, un'idea di Saul, era di regolare la trivella a microonde sull'esatta frequenza vibratoria d'una molecola tipica di quelle forme native, cosicché una breve raffica sarebbe bastata a friggerle senza riscaldare nello stesso tempo il ghiaccio lì accanto.
— Spero che tu ne sia sicuro.
— Il calcolo è semplice. Ho fiducia. — Saul sbirciò Carl. — Ascolta, se funziona sui purpurei, posso regolarlo anche sulle peggiori varietà della poltiglia verde.
— Per uccidere quella roba è probabile che tu debba scottare ogni altra cosa che sta intorno. Se il ghiaccio esposto dovesse vaporizzarsi, ci troveremmo dritti di fronte a un uragano.
Saul colse la sua occhiata. — I miei calcoli dimostrano… oh, al diavolo i calcoli. Proviamoci, comunque.
— È tutto regolato? — chiese Jeffers.
Saul annuì. Carl appoggiò il guanto sull'interruttore manuale. — Fuoco.
Da sotto la sua mano giunse un debole ronzio, mentre i capacitori si scaricavano. E poi la parete volò verso di lui. Una bianca raffica grondante colpì Carl, soffiandolo attraverso il pozzo, sbattendolo contro la parete.
Rimbalzò, girò su se stesso, riprese il suo assetto. La linea di comunicazione trasmetteva grugniti, imprecazioni, un gemito di dolore. — Attenti al ragno! Sta per schiantarsi contro la parete! — gridò Jeffers.
L'unità a microonde si stava spostando all'indietro, poderosa e minacciosa. Se fosse andata a sbattere contro il filofibra…
— Mech! Mech!
Jeffers e Carl si lanciarono verso il modulo di controllo dei mech. Fermare quella mastodontica macchina da soli sarebbe stato impossibile.
Jeffers digitò la consolle al suo fianco, imprecando. Delle figure si mossero in mezzo a quella fioca luce cercando freneticamente di afferrare quella massa goffa e pesante. I mech avanzarono su diverse direzioni, rallentando l'unità. Turbinando al rallentatore fecero leva e impiegarono la loro forza, mentre i secondi ticchettavano e le forze si congiungevano.
Funzionò… appena appena. L'unità andò a sbattere contro la parete in mezzo a un lento raschiare verdognolo.
— Qualche ferita?
— No.
— Soltanto al mio orgoglio — trasmise Saul. Pulì via una macchia verde dal fondo della sua tuta. — Ahi, credo di essermi anche slogato il polso.
Si radunarono lentamente. La raffica di vapore aveva soffiato Lani a un centinaio di metri di distanza.
— Ehi — trasmise Sergeov. — Guardate. — Indicò l'orlo della galleria E.
— Le creature… se ne sono andate — disse Carl.
— No, soltanto fritte. Le abbiamo disintegrate — trasmise Jeffers.
— Di questo ero sicuro — disse Saul. — Ma perché tanto vapore? Deve aver fatto bollire l'acqua nei loro tessuti. Dovrò regolare meglio la frequenza.
— Sintonizza tutto quello che vuoi — replicò Carl. — Su, adesso! Tappate quei buchi prima che ci cresca fuori qualcos'altro!
Ci vollero altre due ore di regolazioni prima che potessero disgregare le forme di vita native con una singola breve raffica del ragno, causando soltanto un'insignificante turbine di vapore. Lentamente Carl arrivò ad ammettere che l'idea pareva funzionare. Era difficile per lui abituarcisi.