Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— I segni del clan. La gente ha preso davvero l'abitudine a vivere qua fuori. Sulle prime non volevo crederci.
Lani gli spiegò: — Ha preso voga quando la gente ha cominciato ad avere un po' meno paura dei purpurei. Quei tizi che abbiamo incontrato giù al livello K… dal Madagascar e dalle Figi… fanno il loro lavoro alla Centrale, ma hanno terrore dei percell. Si rifiutano di dormire nella stessa stanza con loro.
— Terrorizzati — ripeté Saul. Trovava stupefacente che uomini e donne si comportassero in quel modo. Se n'era sempre stupito durante tutta la sua vita.
Non era colpa dei percell, se apparivano più resistenti alle malattie della cometa, rispetto agli umani non modificati… o per lo meno mostravano minori segni superficiali di malattia. Ma questo non fermava quel mito irrazionale.
Durante il Medioevo la stessa cosa era successa agli ebrei d'Europa. Poiché uccidevano i ratti al vederli e si lavavano le mani, avevano avuto la tendenza a soffrir meno degli effetti della peste. Alla fine, però, le loro abitudini igieniche avevano fatto poca differenza. Un numero più che sufficiente era morto per mano della plebaglia infuriata, riequilibrando abbondantemente la percentuale.
Mai sottovalutare il potenziale della stupidità umana. Pareva che un numero sempre crescente di membri della spedizione dormissero nelle loro tute spaziali, nelle gallerie esterne. E talvolta là fuori la malattia li sorprendeva costringendoli a morire in maniera orribile, e soli.
— Ho chiesto alla gente nei territori delle diverse fazioni di riferire se qualcuno manca all'appello. Non so a cosa servirà.
Territori delle fazioni rifletté Saul. — Tutti parlano ancora con te, non è vero, Lani?
La donna si voltò a guardare Saul, forse con una punta di nervosismo.
— Be', immagino che nessuno si senta minacciato da me. Sono un tipo piuttosto innocuo. La gente tende a raccontarmi le cose.
Saul sorrise. Quella ragazza amerasiatica era più profonda di quanto immaginava, e forse non se n'era mai resa conto.
— No. È soltanto una parte della questione. Tu sei una specie di ponte, Lani, una ortho, ma un'ortho a cui piacciono i percell. Una… come si dice?
— Una percefila, Saul.
La sua risata suonò secca e nervosa. Saul annuì. — Tu sei la sola di noi sopravvissuti al Primo Turno di cui la maggior parte dei risvegliati sembra fidarsi.
— Soprattutto perché sanno che io mi limitavo a borbottare. Non ho avuto niente a che fare nel decidere chi dovesse venir scongelato. È per questo che incolpano il povero Carl di…
Scosse la testa.
— Comunque su questo ti sbagli, Saul. In questo momento la gente è arrabbiata, ma se dovessero scegliere tre persone indispensabili fra tutti i membri della spedizione, si tratterebbe senz'altro di te, Carl e Virginia.
Saul scoppiò a ridere. Che dolce bambina! Gli ricordava ciò che avrebbe potuto essere la piccola Rachel, se fosse cresciuta. Ma con dei grandi occhi a mandorla.
Fu quasi sul punto di chiederle come stessero andando le cose con Carl. Correva voce che talvolta stessero insieme… anche se ovviamente a un livello meno impegnato di quello che Lani avrebbe preferito. Peccato. Sarebbe stato bello vedere qualcosa in marcia fra loro, non fosse altro perché avrebbe potuto alleviare la caparbia rabbia di Carl nei confronti di Virginia.
Saul decise di non tirar fuori l'argomento. Probabilmente finirei per prendere una spaventevole cantonata.
— Ehi, oh — esclamò, sollevando il suo irraggiatore portatile con cautela, per compensare l'inerzia. — Rimettiamoci al lavoro, ragazza.
Lani sorrise e rimise in moto il mech. Il mech li precedette mentre avanzavano per un lungo tratto di galleria, osservando con circospezione le vicine pareti tinte di verde.
Su, al livello A, la cavità che avrebbe dovuto essere la fabbrica dei lanciatori si spalancava come una tomba antidiluviana. L'estremità di poppa della chiatta a vela Delsemme giaceva al suo centro, in mezzo a un disordine di casse ancora intatte e a macchinari d'ogni genere. Filamenti colorati decoravano i fianchi del vascello da carico, offuscandone il profilo. La caverna dava l'impressione di essere stata abbandonata da anni. Era difficile immaginarla ronzante di luci sfavillanti e di attività, come avrebbe dovuto essere se mai volevano far ritorno a casa.
L'amico di Carl, Jeffers… ha avuto troppo da fare per venire a dare un'occhiata a questo. Mi chiedo se non sarebbe una gentilezza fare a meno di dirglielo.
— Diamo a questo posto una bella spazzata sulle frequenze tre, cinque e dieci — disse a Lani. — Poi ci affretteremo a fare quell'inventario che Betty ci ha chiesto.
— D'accordo, Saul. — Il mech di Lani si mosse sotto il suo misurato controllo. Ben presto ad una serie di minuscoli clic si accompagnò l'innalzarsi di nubi da ogni parte della cavità quando gli algoidi hallivirens esplosero a causa della disgregazione indotta dalle microonde.
Saul rifletté, se soltanto curare le malattie fosse così semplice… Tirò fuori una penna ottica e cominciò a controllare le casse, lasciando che il suo computer portatile facesse l'inventario del contenuto della caverna.
— Saul — bisbigliò Lani. Lui si girò, interrompendo la sua raccolta di campioni, e vide che Lani era all'estremità opposta della cavità. Gli indicava uno dei corridoi laterali, verso il basso. Quando arrivò dove lei si trovava, la sua prima reazione fu di un fulmineo afflusso di adrenalina, come se fosse sul punto di combattere. Giacché lì c'era un'increspatura rivelatrice che si contorceva rivelando dei purpurei intenti a pascolare sul foglio fibra ricoperto di poltiglia.
Poi vide qualcos'altro. Centro metri più sotto, o giù di lì, vicino a una delle lampade luminescenti, galleggiava una figura indistinta.
— Un altro morto?
Lani scosse la testa.
— No. Credo… credo sia Ingersoll!
Saul maledisse l'annebbiamento che gli causavano gli antistaminici. Aguzzò lo sguardo verso il fondo della galleria. Quella vaga figura si stava muovendo.
Ingersoll. A quest'ora tutti avevano fatalisticamente supposto che fosse morto. Dapprima pensò che il folle spaziale scomparso indossasse una tuta spaziale verde, tinta in quel modo per armonizzarsi con i corridoi ricoperti di vegetazione. Ma poi…
— Cosa diavolo? — Stupefatto, si rese conto che la figura non indossava vestiti.
— Si è ricoperto di poltiglia verde secca! Cos'è che sta staccando dalle pareti, Saul? Cos'è che sta facendo?
Fortunatamente i caschi delle loro tute trattenevano il suono delle loro voci. Saul cercò di planare più vicino in silenzio, con un goffo sbuffare di gas dai suoi getti. — Credo…
Ingersoll doveva aver sentito qualcosa nell'aria sottile. Si girò di scatto e Saul vide che soltanto il suo viso non era rivestito da uno spesso strato di verde vegetazione vivente. L'uomo gridò con gli occhi velati della follia. Saul riuscì a distinguere poche parole qua e là:
— … perfetto! Dolce, dolce, dolce e caldo!… Lo saprete, saprete, no, no, no…
Era difficile prestare molta attenzione alle parole vedendo ciò che penzolava fuori gocciolando dalla bocca di Ingersoll… una sanguinolenta massa purpurea.
Poi, con un'improvvisa rotazione su se stesso e una scalciata, Ingersoll si allontanò a tutta velocità. Lani e Saul riuscirono soltanto a seguirlo con lo sguardo, per parecchi istanti troppo storditi per pensare di dargli la caccia.
Finalmente Lani ruppe il silenzio.
— Uuh — fece. Saul la vide rabbrividire perfino attraverso lo spessore della tuta che indossava.
Annuì.
— Be', è una sorte che mi verrà risparmiata. Se toccasse a me, con tutta probabilità mi mostrerei allergico a quella roba.