Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Così invece è probabile che soffriremo lo stesso la fame tra non molto, se dovremo tenere sveglia tutta questa gente ancora per parecchio tempo.
Quasi tutte le gallerie e i pozzi rappresentati erano macchiati, i colori risaltavano a seconda dei diversi tipi d'infestazioni. Soltanto le quattro cavità principali risplendevano ancora antisettiche, bianche, senza tracce d'invasione, insieme ad un corridoio che conduceva agli scali merci del polo. E c'erano volute tutte le lampade UV disponibili e le scorte di disinfettanti di quarant'anni per tenere sgombre soltanto quelle aree.
La maggior parte delle gallerie brillavano d'una qualche sfumatura di verde, dove l'unico invasore conosciuto era una varietà di vegetazione simile ad un lichene, il cui nome generalmente usato era poltiglia. In quei percorsi c'erano ancora aria e calore. Per quello che tutti loro ne sapevano, potevano essere del tutto sicuri da percorrere. Per lo meno, Saul pensava che lo fossero. Era uscito più di una volta, incurante del presunto pericolo, alla ricerca di altri esemplari da studiare.
Forse è questa una delle cose che mi attrae in lui. Saul non era coraggioso in maniera plateale, ma in un modo che sembrava dichiarare «vivere alla giornata è sempre stato un rischio calcolato».
Forse l'amore che gli portava era semplice da analizzare e definire, giacché Saul le ricordava suo padre. Anson Herbert aveva posseduto la stessa triste, gentile saggezza, le aveva dimostrato di più con la sua forza tranquilla di quanto altri uomini avessero fatto con i loro atteggiamenti eclatanti.
Virginia scosse la testa. Anson era morto da due anni, ma lei riusciva quasi a sentirlo, che le diceva di smetterla di sognare ad occhi aperti e la sollecitava a mettersi al lavoro. C'erano problemi da risolvere, e c'erano sempre degli idioti che cercavano di usare il martello per riparare gli orologi.
Lopez stava indicando con un gesto le gallerie che avevano le peggiori infestazioni, specialmente lungo i condotti dove il calore fluiva dalla centrale elettrica. Chiazze purpuree, gialle e rosse spiccavano là dove avevano fatto irruzione le halleyforme più attive, lacerando i sigilli delle gallerie, trascinando nel caos i macchinari d'importanza vitale, e, occasionalmente, ghermendo perfino un terrestre di passaggio.
— … qui i mech più grandi di superficie potrebbero pattugliare una galleria ampliata e rifondere il ghiaccio a intervalli, chiudendo i crepacci e rimuovendo gli strati infestati per poi trasportarli in superficie ed eliminarli…
Virginia non riusciva a credere a quello che sentiva. Quel piano era pura follia. Era un piano gravoso che ignorava i sette decenni a venire.
— Ci sono ancora altre possibilità da tentare — suggerì — Saul sta lavorando a una possibile maniera per…
Lopez tirò su rumorosamente con il naso. — Il raggio della morte di Lintz, giusto?
Bethany Oakes annuì, senza distogliere lo sguardo dalla mappa. — Possiamo sperare che qualcuno salti fuori con qualcosa di nuovo, naturalmente. Ma tutti gli approcchi convenzionali al problema sono falliti. Una cosa è certa: se le infestazioni raggiungono i colombari, siamo finiti.
La donna guardò Virginia. — È per questo che ti abbiamo chiesto di venire qui con noi, non soltanto per aiutarci a convertire i mech di superficie per questa lotta nel sottosuolo. Tu…
La donna più anziana fece una pausa, ammiccando più volte, come per cercare di mantenere la concatenazione di pensieri. Virginia si rese conto, scioccata, che doveva trovarsi sotto l'effetto d'un qualche tipo di droga.
— … tu sei il solo, vero esperto di cui disponiamo su quel vecchio argomento… l'intelligenza artificiale. Conosco le prove tradizionali, naturalmente, che l'intelligenza artificiale, quella vera, è impossibile. Ma una simulazione molto buona, flessibile, potrebbe essere sufficiente. — Sospirò. — Comunque, dobbiamo aggrapparci ad ogni fuscello. L'invenzione di Saul Lintz, e perfino dei robot capaci di agire da soli.
«Dobbiamo trovare il modo di rendere autonomi quanti più mech possibile… e presto. Vedi… perdiamo uomini e donne più velocemente di quanto li scolombarizziamo.
Virginia la fissò. Scoprì di non essere capace di dire niente del tutto.
— Questo è un segreto militare, Herbert — ringhiò il maggiore Lopez. — Dillo a qualcuno e avrò quella tua pellaccia da percell!
Virginia si limitò a scuotere la testa, lasciando che interpretasse quel gesto come meglio voleva.
Un po' più tardi, accanto al centro di ristoro, stava centellinando una boccia di tè chiedendosi come poteva anche soltanto cominciare ad affrontare i compiti quasi impossibili che le erano stati assegnati. Era ironico. Non avrei mai pensato che qualcuno mi avrebbe chiesto di lavorare all'intelligenza delle macchine.
In quelle circostanze, la cosa le appariva del tutto sbagliata.
Fu allora che l'uomo che voleva incontrare meno di ogni altro le galleggiò accanto con una lieve spinta delle sue gambe monche.
— Bene, dolce signora delle macchine — sogghignò Otis Sergeov. — Suppongo che avrai udito gli ultimissimi interessanti sviluppi sulla Terra… Li hai uditi?
— Vai via, Otis — lei gli rispose con voce priva d'inflessione. — Non voglio sentire nessun'altra brutta notizia in questo momento, specialmente da te. Cosa stai facendo qui, comunque? Tu fai parte della squadra addetta ai corridoi.
Il percell russo scrollò le spalle. Le sue palpebre avevano ancora una leggera colorazione azzurra e le sue guance parevano gesso, a causa del suo recente risveglio dal colombario.
— Mi sono soltanto fermato a dare un'occhiata mentre stavo andando al Pozzo 3. Devo aiutare i tuoi amanti a provare la loro nuova macchina per salvare il mondo.
Virginia alzò di scatto lo sguardo. — Di cosa stai parlando?
— Tu sai chi intendo. — Le strizzò l'occhio. — Osborn e Lintz.
Sergeov le porse un pezzettino di carta con il suo nome scribacchiato all'esterno. Lei lo prese su con la punta delle dita e lo dispiegò per leggere il messaggio, mentre annuiva.
— Così, vai ad aiutare Carl e Saul a provare i nuovi lanciaraggi, non è vero?
Sergeov annuì.
— Va bene, allora. Dì a Saul che farò in modo di mandargli i mech di cui ha bisogno per l'esperimento. Li tirerò fuori da qualche parte.
Sergeov annuì. — Ah, modi per aggirare i canali. Sapevo che lui aveva influenza sulla Padrona Segreta delle Macchine. Devo imparare il suo trucco.
Virginia scrollò le spalle. Sergeov aveva avuto una ragione per cercarla. Adesso lei voleva soltanto che la sua visita terminasse. — È tutto, Otis?
— Soltanto una cosa ancora. Una curiosità personale. Ti ho sottovalutata, Virginia. Potrai anche essere orthofila, ma per lo meno hai scelto il padre, o lo zio, della nostra razza per mettere su tenda. È pur sempre ortho, ma loro sono tutti sopra i cinquanta, così se sei così pervertita da preferire i vecchi, immagino che non avevi scelta migliore, eh?
Virginia lo fissò inferocita: — Piccolo schifoso…
— Aspetta che diventi anch'io così vecchio. Uhmmm. Allora avrò speranza?
Virginia sentì girarle la testa. Quell'uomo stava dicendo tante cose che la facevano infuriare, ognuna delle quali avrebbe meritato di venir rasa al suolo a colpi di logica bruciante. Oh, perché sono così impulsiva? Non sta cercando di litigare su una questione di semantica, vuole soltanto darmi sui nervi, tutto qui.
— Vai a farti fottere, Otis — disse alla fine.
Sergeov sbatté le palpebre, momentaneamente sorpreso, poi scoppiò a ridere. Buttò indietro la testa e gridò, deliziato: — Ben detto! Se soltanto avessimo avuto te sulla Terra l'altro ieri! Avresti potuto dirglielo.