Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Toccò il braccio di Lani e le strizzò l'occhio. Alla fine la donna sorrise.
Poi Saul starnutì.
— Questi dannati antistaminici stanno esaurendo di nuovo il loro effetto. Su, Lani. Mettiamo i contrassegni a questo corridoio e torniamocene a casa.
Con un'ultima occhiata alle proprie spalle verso il corridoio ricoperto dai purpurei, si voltarono e ripresero la via del ritorno, soli, con i propri separati pensieri.
Un'ora più tardi avevano descritto un'altra giravolta e si stavano avvicinando alla Centrale e all'area peggiore. Il Confine, cioè, là dove il calore, l'aria e l'umidità delle abitazioni umane eccitavano più di ogni altra cosa le forme di vita cometarie. Lani stava sintonizzando di nuovo il disgregatore sulle frequenze micidiali per i purpurei, nel caso in cui avessero dovuto aprirsi la strada combattendo. Saul, però, si sentiva di nuovo su di corda, sapeva che al di là della Terra di Nessuno c'erano calore e cibo, e una persona tutta speciale che stava aspettando proprio lui.
I suoi pensieri erano una mescolanza di forme. L'immagine francamente sessuale di uno dei capezzoli di Virginia, surriscaldato dalla sua mano e rigidamente eretto. Il morbido alito di lei sui suoi orecchi e il tocco tentacolare elettronicamente amplificato delle emozioni incanalate e collegate direttamente alle sue…
Eppure la sua mente continuava a fissarsi su quelle piccole cellule che si moltiplicavano a profusione, crescendo in orde screziate dei più vari colori, formando macroorganismi cooperanti là dove nessuno dotato anche di un briciolo di buon senso si sarebbe aspettato che esistessero, per non parlare della possibilità che potessero prosperare.
Quelle immagini avevano un tocco in comune. Una sinfonia di chimica autoreplicante… l'eccitazione sessuale di una giovane donna, le sue più intime correnti d'amore, la marea montante della vita cometaria, che si levava per incontrare le onde di calore emananti da una sorgente che si manifestava soltanto ogni settantasei anni…
Solo indirettamente, senza cattiveria, quelle forme native seminavano la rovina fra i visitatori, uccidendoli e scatenando di rimando la rappresaglia. Saul avrebbe potuto anche sentirsi colpevole per aver inventato delle armi per quella guerra. Ma qui il senso di colpa non era pertinente. Niente di ciò che facciamo qui riporterà indietro la vita della cometa. Siamo come l'estate, e anche noi passeremo.
Il diffusore sopra l'orecchio destro di Saul crepitò.
— Lintz, sono Osborn. Siete svegli là sopra?
Saul annuì. — Sì, Carl. Cosa c'è?
— C'è stato uno sviluppo, Saul. Puoi venire al Pozzo 4, livello K? Io… Potremmo aver bisogno del tuo aiuto.
— Oh? Cos'è successo?
Ci fu una pausa.
— Vorrei parlare con te privatamente, se possibile.
— Perché mai? — Saul corrugò la fronte. — È qualcosa che non puoi dire su un canale codificato?
Vi fu un'altra pausa.
— No, non esattamente. Ma… già, credo di sapere dove si trova la chiatta-colombario mancante. Sono sicurissimo di sapere quello che è successo alla Newburn.
Adesso toccò a Saul restarsene silenzioso, ammiccando più volte.
— Stiamo arrivando, Carl. Passo e chiudo.
VIRGINIA
— JonVon — disse Virginia, meditabonda, — riesco a percepire quello che stai facendo.
ALTAMENTE IMPROBABILE.
— No, sul serio. C'è un pizzicore, un prurito.
IL PROCEDIMENTO DI SCANSIONE A RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE NON FA MUOVERE NIENTE. NON TOCCA NEPPURE LA TUA PELLE.
— Lo percepisco.
CI SONO ASSAI POCHI RECETTORI SENSORIALI ALL'INTERNO DEL CRANIO.
— Insomma, qualcosa si sta muovendo. Come dita che ballino sopra il mio cuoio capelluto, soltanto, più in profondità… — la sensazione era conturbante, come viticci che tracciassero un ricamo attraverso la sua testa. Si mosse a disagio sul giaciglio a rete. Soltanto un sottile ronzio proveniva dai banchi che la circondavano.
IL CAMPO MAGNETICO, FORSE.
— Gli esseri umani possono percepire i campi magnetici?
QUELLI INTENSI, SÌ. STO IMPIEGANDO 7,6 KILOGAUSS NELLA ZONA STUDIATA. LO SCARTO DALL'UNIFORMITÀ È MENO DI UN CENTESIMO DELL'UNO PER CENTO.
Proprio da quel programma pedante che era, e lei avrebbe dovuto saperlo, dal momento che era stata proprio lei a scriverlo… aggiungere un particolare irrilevante.
O forse non era irrilevante? L'agitarsi degli infinitesimali elettroni che roteavano dentro il suo cranio richiedeva una regolazione fine di un ordine insolito perfino nella ricerca applicata. Soffocò la tentazione di far scivolare lo sguardo di lato per vedere i poli del grande magnete a superconduttori. Perfino quel minuscolo movimento avrebbe suscitato dei tremori indesiderati nella sua testa.
STO ACCEDENDO ALL'ULTIMISSIMO DATA BASE SULLA RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE UMANA. INDAGHERÒ SUI POSSIBILI EFFETTI NON PREVISTI.
— Fallo. Mi prude dentro la testa.
RICERCANDO E INTEGRANDO ADESSO.
— Saul ha parlato di qualche effetto?
HA FORNITO SISTEMI DI COMANDO AUTOMATICI DI SICUREZZA QUANDO HA PORTATO QUESTA UNITÀ RMN GIÙ DAL CENTRO MEDICO, MA HA DICHIARATO CHE L'USO ERA INNOCUO TENENDOSI DENTRO LA PORTATA OPERATIVA INDICATA.
— Uhmm. Forse avrei dovuto farlo sotto l'effetto di un sedativo.
SCIOCCHEZZE. NON VORREI DOVER INTRAPRENDERE QUESTO COMPITO DA SOLO.
Proprio come me pensò Virginia. L'ansia ama la compagnia.
È PROPRIO VERO.
Adesso non c'era più praticamente nessuna differenza fra il modo in cui JonVon afferrava i suoi pensieri superficiali e le sue espressioni orali, siccome JonVon li leggeva entrambi direttamente tramite i connettori neurali. Tuttavia le lo percepiva in maniera diversa. La sua mente elaborava le parole in maniera sottilmente differente. I centri di elaborazione preorali nel suo cervello davano una differente andatura alle frasi, immettendo le parole «avanti» con la cadenza inconscia che costituiva il suo stile verbale. Quando pensava, senza neppure l'inconscio desiderio di parlare, spesso non c'erano neppure le parole. Una rapida, quasi olografica percezione dell'idea le balenava nella mente. Si chiese se JonVon sapeva distinguere la differenza.
NATURALMENTE.
— Naturalmente — disse/pensò mesta.
NON INDIVIDUO QUESTO PIZZICORE DI CUI PARLI, ANCHE SE NATURALMENTE NE POSSO PERCEPIRE UN'ECO NEGLI SCHEMI D'ONDA DEL TUO ASSETTO GENERALE, ADESSO CHE SO COSA DEVO CERCARE.
Le parole di JonVon le arrivavano in due scaglioni distinti: il lampo del loro significato generico, seguito un istante più tardi da una frase disposta in bell'ordine. Quello era il suo centro verbale che funzionava alla rovescia, recependo una serie di rapidi, fugaci input da JonVon, per poi plasmarli in frasi compite e lineari.
— Che razza di opera d'arte siamo! — osservò.
SHAKESPEARE?
— Preso vagamente a prestito da lui, sì.
PREMATURAMENTE LACERATA.
Si dimenticava continuamente della rapidità con cui JonVon era in grado di trovare ed esaminare un vastissimo bagaglio letterario. — Dovrò insistere con le tue lezioni di poesia. Dimostri una certa attitudine.
TU MI HAI FATTO… Virginia notò sorpresa che c'era un'autentica esitazione in quella trasmissione. Non faceva parte della simulazione, ma era una vera incertezza… PERCEPIRE IL SIGNIFICATO AMBIGUO DI SIMILI STROFE. LA VIRTÙ DELL'INDEFINITO.
Immaginò che il programma fosse riluttante a utilizzare il termine sentire e avesse scelto percepire soltanto dopo una lunga ricerca per confronto, e una disputa interiore. Le macchine non condividevano la casualità confusa dei sensi e dei pensieri umani, dal momento che i canali dei loro input erano enormemente diversi, JonVon, però, poteva trarre in inganno i profani facendo loro credere di essere una persona vera, usando le parole nella usuale maniera evasiva degli esseri umani. Di solito la gente diceva io sento per io penso, mentre invece le macchine, di solito, mantenevano delle pareti stagne fra i due significati.