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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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— Dirlo a chi?

— A quei bastardi di Ginevra.

Virginia esitò, avvertendo tutt'a un tratto una senzazione di gelo.

— Cos'è successo sulla Terra?

— Se tu dedicassi più tempo delle tue giornate ai tuoi, a quest'ora tu sapresti — la schernì Sergeov. — Adesso non abbiamo nessuno con cui parlare, salvo fra noi… adesso che gli ortho c'incolpano della malattia.

— Non è vero… — Virginia chiuse gli occhi e decise di non lasciarsi trascinare fuori strada. — Dimmi cos'è successo sulla Terra, Otis. O questa volta di rompo davvero il braccio.

Lo spaziale russo annuì, la sua voce si smorzò a un tratto.

— C'è stato un colpo di stato, Virginia. Hawaii adesso è sotto l'Arco del Sole.

— Cosa? — Virginia lo fissò. — Ma… ma è impossibile! Come?

— Mercenari dalle Filippine. Il governatore Ikeda è morto. C'è la legge marziale.

— Ma il Trentaduesimo Emendamento… gli Stati Uniti devono difendere…

Sergeov scrollò le spalle. — La Corte Suprema degli Stati Uniti si è riunita in seduta d'emergenza, Virginia… ha decretato che le Hawaii dal 2026 sono uno stato semi-sovrano… credo sia questa l'espressione giusta. Significa che un governo archista de facto va bene, fintanto che paga in tempo le tasse federali, e mantiene puliti gli affari con l'esterno.

«Hanno già chiuso la scuola percell. Hanno chiuso l'istituto per le Ricerche Avanzate e quel grosso progetto per l'energia dalle maree. Altro certamente seguirà.

Sergeov venne avanti, con una mano sulla ringhiera, respirando rumorosamente. La sua voce era carica di sarcasmo. — Adesso capisci? Capisci perché preziosa ci sarebbe stata la sua eloquenza sulla Terra. Soltanto per sei a tre il caso è stato deciso. Certamente, se tu fossi stata laggiù, saresti riuscita a convincerli. O per lo meno avresti potuto gridare Andate tutti a farvi fottere a quelle loro brutte facce da ortho.

Ma smise di parlare, perché Virginia si era già precipitata di corsa fuori in corridoio, passando davanti al voluminoso robot addetto alla decontaminazione, ignorando la sua monotona richiesta che si sottoponesse al suo inutile trattamento a base di ultrasuoni e di luci attiniche. Si stava muovendo senza una meta precisa, accecata da un improvviso rigurgito di lacrime, fluttuando puramente a memoria.

CARL

Le cose stavano peggiorando.

Carl andava alla deriva agganciato a un cavo, aspettando che Saul Lintz si facesse vivo. Era contento di quella interruzione.

Durante gli ultimi giorni aveva imparato a riposarsi dovunque gli capitava di trovarsi, un pisolino qua o là, e intervalli per i pasti, utilizzando ogni momento di calma per lasciare che i suoi muscoli dimenticassero a che cosa li stava sottoponendo. Non c'era tempo per far arrivare i mech ai loro posti per la maggior parte dei lavori, e molti, comunque, non avrebbero potuto farli.

Il buon vecchio lavoro col grugnito pensò Carl. Soltanto, la cosa è parecchio diversa se da esso dipende la tua vita.

In un certo senso era contento a non essere lui a dirigere le cose. Il maggiore Lopez, che riusciva a malapena a nascondere la sua diffidenza nei riguardi dei percell, si prendeva tutti i mali di testa. Bene, che sudasse pure.

Non c'era abbastanza personale per controllare la poltiglia verde delle alghe, e ancora meno per le forme più grosse. Bethany Oakes era impegnata a scolombarizzare altra gente perché dessero una mano, ma ci voleva tempo. E aveva sentito dire che neppure là sotto le cose andavano bene. Alcuni dei decolombarizzati erano infuriati per essere stati svegliati prima del tempo, e per di più avevano una paura matta di prendersi quelle malattie — qualunque cosa fossero — che circolavano intorno.

Non che li biasimasse. Lui aveva un nuovo tizio nella sua squadra, un robusto norvegese chiamato Veerlan, e già i colpi di tosse e il tirar su col naso erano cominciati. L'uomo era fuori soltanto da trentacinque ore, non era certo ancora in grado di affrontare i lavori pesanti.

— La squadra è pronta? — La voce di Saul parve arrivare a Carl sbucando da una nebbia confusa. Saul atterrò rigidamente su un tratto di filofibra lì vicino e agganciò il cavo a un appiglio.

— Ah… sì. Non è una gran squadra, comunque.

— Quanti? — Saul pareva pronto e sveglio, anche se le profonde rughe della fatica gli scavavano il viso. Trasportava una macchina voluminosa legata alla schiena.

— Quattro.

— Compreso te?

— Sì.

— Uhm… non so… Sarà piuttosto impegnativo.

— Chiamerò dei mech.

— Ho già detto a Sergeov di comunicarlo a Virginia. Ne manderà qualcuno non appena possibile.

Carl avvertì un rovente impulso d'irritazione. — Sono io l'incaricato dei mech di questo quadrante.

Saul serrò le labbra. — Senti, questa è un'emergenza…

— Chiamerò Virginia. Questo non è il tuo laboratorio, Lintz. Sono io che comando quaggiù.

— D'accordo. Sei il benvenuto. Chiama pure.

— Be'… sì… provvederò mentre siamo per strada. — Carl scrollò leggermente la testa, come per schiarirsela. — Hai le frequenze dello spettro?

Saul batté la mano sulla tasca del panciotto. — Proprio qui. C'è voluta tutta la notte.

— Sarà meglio che funzioni.

— Spero di sì.

— Sperare non basta.

— Non posso garantire…

— Ascolta, siamo ridotti a una dozzina, forse quindici, ancora sani. Crollano più in fretta di quanto possiamo scolombarizzarli, a quanto mi dicono. Sto utilizzando uomini che sono intontiti dal lavoro, come me, e donne col naso sgocciolante nelle tute, che tossiscono in fazzoletti di carta che hanno piazzato come tamponi sotto il mento. Voglio dire… — risucchiò l'aria, con gli occhi serrati, ed esalò un respiro affaticato. — Sarà meglio che funzioni.

Saul annuì comprensivo. — Andiamo, allora.

Incontrarono Jeffers, Sergeov e Lani nel Pozzo 3, là dove tutto era cominciato. Il pozzo era ben illuminato, così da poter vedere mentre lavoravano, i fosfori ardevano come pubblicità al neon regolarmente spaziati lungo una buia autostrada, rimpicciolendosi nella sbadigliante distanza.

Il gruppo assomigliava a tanti punti penzolanti di colori diversi, ogni tuta rappresentava una tinta fondamentale differente sullo sfondo rosa del filofibra. Da una galleria laterale arrivò una grande massa asimmetrica, trainata dai mech, seguita da tre mech extra.

— Virginia li ha liberati — esclamò Jeffers, tutto felice. — Così ci facilita un sacco le cose.

— Già — disse Carl. Lo irritava il fatto che Saul avesse ottenuto i mech in fretta e furia, senza che Virginia chiedesse la sua approvazione. E lui non aveva avuto nessun mech di rincalzo per tutto quell'intero, dannato turno, fino a quando il brillante Saul Lintz e la sua cura miracolosa non erano arrivati sulla scena. — Era ora.

Non credo proprio che mi metterò a piangere se non dovesse funzionare pensò Carl, ma subito si rimproverò. No, è stupido da parte mia. Comincio davvero a logorarmi.

Jeffers doveva essere stato altrettanto esausto, ma sorrise e fece delle battute mentre armeggiava per portare le apparecchiature verso l'area del bersaglio. Il suo volto angoloso non dava nessuna indicazione di quello che provava per essere stato svegliato dentro quell'inferno.

Sia Jeffers che Sergeov avevano gli occhi ridotti a fessure d'ombra. Carl disse loro: — Non scoppiate, ragazzi. Fate con calma.

Controllarono i cavi di sicurezza dei mech e fecero ruotare tutto l'insieme per spostarlo al centro del pozzo. Dei telerobot avevano rimorchiato l'apparecchiatura della scavatrice a microonde, meno il treppiede di sostegno, per tutto il percorso dalla superficie. Senza le gambe, il convegno perdeva la sua precedente grazia aracnidea, diventando semplicemente un'altra macchina bitorzoluta, con i tubi e i montanti che sporgevano formando stranissimi angoli.

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