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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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— Riempi lo spazio della data. E scegli la procedura più comunemente usata per la colombarizzazione relativa ai casi di danni neurali — disse al mech.

SÌ, DOTTORE. — La macchina avrebbe consultato il mainframe della missione a bordo della Edmund Halley, e si sarebbe presa cura dei particolari.

C'erano assai poche probabilità che la scienza medica imparasse a capovolgere un trauma così massiccio fra ottant'anni, oltre alla capacità di scongelare corpi ridotti a solido ghiaccio. Comunque, doveva a Nick quella possibilità.

In ogni caso la colombarizzazione terminale non richiedeva la supervisione umana. Che lo facciano pure i mech. Se, quando andremo a casa, sarebbe meglio che le procedure usate per raffreddare e immagazzinare i corpi siano state il più standardizzate possibile.

Saul si girò per lasciare la sala del trattamento, allontanandosi dal ronzio del procedimento automatico. Quando la porta si richiuse con un sibilo, appoggiò la spalla contro la parete di fibratessuto. Si sentiva le braccia pesanti, perfino in quella sottile gravità. I seni nasali gli palpitavano.

E allora? si chiese fra sé. Cos'hai in mente di fare? Diventare una vera malattia e ammazzarmi? Oppure piantarla di rompermi le scatole e andartene via?

Quel dannato raffreddore continuava già da otto settimane! Durante tutta una vita infestata da piccoli gocciolanti attacchi causati da un virus dopo l'altro, non aveva mai, ma mai sofferto di qualcosa di veramente serio. Ma adesso quel sordo dolore continuo cominciava davvero a fare effetto.

Scosse la testa per schiarirsela. Decidetevi, dannazione! disse ai batteri, non importandogli al momento se erano pestilenze cometarie o più banali importazioni della calda e feconda Terra. In quel momento Saul non trovava niente di contrario alla scienza in questa personificazione dei suoi parassiti. Li odiava.

Povero Nick Malenkov, l'uomo che era stato quasi sul punto di colombarizzare gli è sopravvissuto. Cercò di ricordare quel grosso, brillante orso di un russo, così come l'aveva conosciuto in vita, ma non gli riuscì. Tutto quello che riuscì a vedere fu la pallida mollezza delle guance non animate dalle emozioni… il vuoto di quegli occhi dietro i quali non c'era più una mente.

Oh, Signore pregò, non lasciare che niente di simile accada a Virginia.

Due giorni prima, dopo essere riuscita a scavalcare ogni divieto in codice, era riuscita a penetrare nella sua stanza e, a voler definire la cosa con precisione, aveva commesso spudoratamente un vero e proprio stupro. Le deboli proteste di Saul erano state soffocate sotto il corpo caldo di lei, la sua bocca avvampante, mentre condivideva con lui, in un solo attimo, qualunque microfauna lui avesse posseduto, mettendo in tal modo fine a qualunque altra disquisizione sulla necessità di proteggerla dal contagio.

Una donna decisa. Da allora, non aveva praticamente più lasciato il suo fianco, salvo per i turni di quattordici ore, naturalmente. E nonostante qualche preoccupazione, Saul non poteva nascondere la sua felicità.

È stata lei a scegliere, pensò. E Carl Osborn prima o poi dovrà accettarlo.

Ricevette un segnale dai Mech nella camera di recupero. Finì di vestirsi ed entrò nel compartimento. Qualcuno era stato davvero risvegliato. Si trattava di Bethany Oakes.

— Saul…? — La sua voce si udiva appena.

— Sì, Bethany. Sono io, Saul Lintz. — Si chinò su di lei.

— Abbiamo… — inghiottì e sorrise debolmente. — Abbiamo già raggiunto l'afelio?

Saul esitò. Naturale. Il comandante in seconda della spedizione avrebbe dovuto essere decolombarizzato solo fra trentatré anni, e cioè quando la cometa avesse quasi raggiunto il punto più lontano dal Sole, e sarebbero allora iniziate le manovre per il successivo avvicinamento a Giove.

Ma come trovare il modo per dirle che erano passati solo trentatré giorni!

Saul cercò di sorridere in modo rassicurante. — No, Betty, non ancora…

PARTE TERZA

QUANDO L'ESTATE ARRIVÒ L'ULTIMA VOLTA IN GEHENNA

Gennaio 2062

Nessuno ha mai fatto niente di molto stupido se non per qualche importante ragione di principio.

Melbourne
POSIZIONE DEI PIANETI INTERNI E DELLA COMETA DI HALLEY
FEBBRAIO 2062

VIRGINIA

Che differenza possono fare tre semplici settimane!

Virginia s'interrogava mentre procedeva, semifluttuando davanti a gente che lavorava a tutto spiano. Davvero, era passato così poco tempo? Soltanto venticinque giorni da quando i sopravvissuti del primo turno si erano radunati, logori e smunti, per celebrare la fine del 2061?

Non era stata una vigilia spumeggiante. Anche con gli olo alle pareti regolati sulle loro più allegre scene estive, la sensazione era stata pur sempre quella dell'inverno di Ragnarok. Si erano raccolti all'estremità più lontana della colossale sala del Complesso Centrale, quattro miserevoli sopravvissuti, e avevano brindato con la scorta di liquore Lacy Traces che Carl aveva messo da parte con tanta cura.

La bottiglia si era vuotata in fretta. Non pareva valesse molto la pena di salvare qualcosa.

Tutti i tentativi di far conversazione erano falliti. Le videoimmagini della Terra erano troppo deprimenti da guardare: scene briose di consumismo commerciale o, cosa ancora peggiore, un orribile melodramma sulla spedizione Scott al polo Sud… senza alcun dubbio la stupida idea avuta da qualcuno come gesto in loro onore.

Dietro suo suggerimento, Saul e Carl avevano cercato di fare la loro prima partita a scacchi dopo la morte del capitano Cruz, o da quando Saul e Virginia avevano cominciato a risiedere insieme. Ma non era più come prima. I due uomini non si erano scambiati una sola parola, neppure un'occhiata, e il gioco si era svolto in maniera selvaggia. Quando il computer da polso di Saul lo aveva chiamato perché accudisse di nuovo ai dormienti in via di scongelamento, Lani e Virginia si erano scambiate un'occhiata di sollievo.

Non avrebbe mai più dimenticato quella triste e deprimente serata fino all'ultimo dei suoi giorni.

Questo era successo meno di un mese fa. Adesso… be', le cose erano diverse. Per lo meno superficialmente, erano assai migliori. Se non altro si sentivano di nuovo delle voci nei freddi corridoi, e la gente cercava di trovare soluzioni. Inoltre, Virginia stava migliorando la sua capacità di muoversi nella debole gravità di Halley. Planava veloce rasentando le superfici, aderendo al pavimento di fibra con le pantofole di velcro e tirandosi lungo un cavo da parete diretta verso la Centrale di Controllo.

Era ancora un'esperienza nuova la sua, fare quella strada senza avere la mente annebbiata dalla mancanza di riposo, o un corpo reso quasi del tutto floscio dalla fatica. Sette ore di sonno filato erano un lusso sibaritico.

Ieri il suo turno aveva coinciso con quello di Saul. Avevano avuto la possibilità di fare all'amore per la prima volta, dopo una settimana, e avevano dormito fianco a fianco, collegati tramite il famiglio elettronico, toccandosi al fioco bagliore delle luci di controllo di JonVon. Saul aveva dovuto uscire presto per prepararsi al test della sua nuova invenzione che avrebbe avuto luogo quel giorno, ma Virginia si era svegliata sentendo ancora il suo calore sul giaciglio a rete accanto a lei, il suo odore di muschio, che ormai le era familiare, sul braccio.

Un giorno, quando avrò di nuovo un po' di tempo libero, devo scoprire cosa pensa JonVon dei nostri sogni. Saul ed io ci stiamo avvicinando sempre più, i nostri sensi condivisi e amplificati diventano sempre più vividi. Mi chiedo… possibile che dopotutto avessi ragione? È possibile simulare i processi mentali umani talmente bene da riuscire in una «telepatia» di qualche tipo? Se è così, riusciremo a dare alla Terra almeno un dono, prima di morire tutti?

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