La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
Nel giro di venti minuti il tornado rimbalzò per sempre su fra le nubi; e noi restammo lì, nel vento intenso e gelido, a riprenderci. Johnson si asciugò gli occhi. «Mi auguro che non abbia divelto tratti troppo lunghi di rotaia» disse, con la sua pronuncia lievemente gutturale. «Altrimenti resteremo qui una settimana.»
Un’ombra cadde sulla pagina. Steve smise di leggere. Alzammo gli occhi. John Nicolin era lì fermo, mani sui fianchi.
«Mi serve il tuo aiuto per sostituire la chiglia danneggiata» disse a Steve.
Steve era ancora nelle foreste della Siberia, lo capivo dallo sguardo sfocato. Disse: «Non posso, devo leggere…»
John gli strappò il libro, lo chiuse con un colpo secco, tum. Steve sobbalzò, riuscì a dominarsi. I due si squadrarono con odio. Il viso di Steve divenne sempre più rosso. Trattenni il respiro, disorientato dal brusco distacco dal racconto.
John lasciò cadere sull’erba il libro. «Puoi sprecare il tempo come più ti piace, quando il tuo aiuto non mi serve. Ma quando mi serve, me lo dai, chiaro?»
«Sì» disse Steve. Ora guardava il libro per terra. Si allungò a raccoglierlo, mentre John si allontanava. Steve continuò a esaminare il libro, per vedere se si era macchiato d’erba, evitando il nostro sguardo. Mi dispiaceva essere presente. Sapevo come si sentiva, protagonista di una simile scenata sotto gli occhi di tutti. E c’erano Kathryn, Mando, la madre e la sorella di Kathryn, gli altri… Guardai l’ampia schiena di John scomparire giù lungo il sentiero del fiume; fra me, gli lanciai un paio di maledizioni. Non c’era bisogno di fare a Steve una scenata del genere. Era semplice malvagità, che nessun precedente poteva scusare. Ero felice che John non fosse mio padre.
«Bene, la lettura è sistemata» disse Steve, nel suo solito tono scherzoso, o almeno in una imitazione. «Ma pensate al tornado, eh?»
«Tanto devo andare a casa per la cena» disse Mando. «Ma non vedo l’ora di sapere cosa succede dopo.»
«Non ti preoccupare, ti avvisiamo» disse Kathryn, quando fu evidente che Steve non avrebbe risposto. Mando salutò Kristen e si allontanò verso il ponte. Kathryn si alzò. «Meglio che vada a controllare le tortillas» disse. Si chinò a baciare Steve sulla testa. «Non prendertela, tutti devono lavorare, una volta o l’altra.»
Steve le lanciò un’occhiata acida e non rispose. Gli altri andarono via con Kathryn. Mi alzai. «Vado via anch’io, mi sa.»
«Già. Senti, Hank, vedi sempre Melissa, no?»
«Di tanto in tanto.»
Mi fissò negli occhi. «Ma sfrutti bene il tempo, scommetto.»
Mi strinsi nelle spalle, con un cenno d’assenso.
«Il punto è questo» continuò lui. «Se proponiamo a quelli di San Diego di fare loro da guida nell’Orange County, non ci basterà solo saper seguire l’autostrada verso nord. Lo sa fare chiunque. Forse non vorranno avere niente a che fare con noi, se gli offriamo solo questo. Ma se sapessimo dove i giapponesi sbarcheranno, e quando, allora ci porterebbero con loro, capisci.»
«Può darsi.»
«No, è sicuro! Cosa vuoi dire, con “Può darsi”?»
«Niente, d’accordo. E allora?»
«Dal momento che sei amico di Melissa, perché non chiedi ad Addison se può darci una mano?»
«Cosa? Ehi… Add lo conosco appena. E i suoi traffici nell’Orange County riguardano solo lui, nessuno gli chiede mai niente.»
«Be’» disse Steve, guardando per terra con aria avvilita «certo che ci farebbe comodo.»
Sussultai, nel vederlo così abbattuto. Per un pezzo restammo tutt’e due con gli occhi bassi. Steve si batté il libro contro la coscia.
«Non farebbe male, no?» supplicò. «Se non vuole parlarne, dirà di no e basta.»
«Già» ammisi, incerto.
«Prova, d’accordo?» Ancora non mi guardava negli occhi. «Voglio davvero fare qualcosa, su a nord… combatterli, capisci? Mi domandai chi volesse combattere in realtà, i giapponesi o suo padre. Era lì, a occhi bassi, accigliato, abbattuto, ancora sofferente perché suo padre lo tiranneggiava. Mi dispiaceva molto vederlo in quello stato.»
«Parlerò con Add e vedremo cosa risponde» dissi, con chiara riluttanza.
Steve non badò al tono. «Benissimo!» Mi rivolse un breve sorriso. «Se ci dice qualcosa, è garantito che faremo da guida a quelli di San Diego.»
Faceva un certo effetto, la gratitudine di Steve. L’avevo vista di rado. Prima, ci scambiavamo favori da amici, da fratelli, ed era normale, niente di notevole. Prima… oh, adesso la situazione era cambiata, né poteva tornare all’antico. Prima, se non ero d’accordo con lui, era roba da ridere; discutevamo e, quale che fosse il risultato, non si trattava di una sfida alla sua supremazia nella banda. Ma adesso, se discutevo con lui di fronte al gruppo, Steve non ci stava, s’arrabbiava. Adesso, chiedergli spiegazioni equivaleva a mettere in discussione la sua autorità: solo perché io ero stato a San Diego e lui no. Cominciavo a pentirmi di quello stupido viaggio.
E ora, a peggiorare le cose, ero l’amico di Melissa e di Addison Shanks; così, proprio quando meno lo voleva, Steve era costretto a chiedere a me di agire, mentre lui rimaneva di nuovo in margine, a fare da spettatore; e doveva essermene grato! E io… io non potevo discutere con lui senza rischiare di rovinare la nostra amicizia; dovevo approvare qualsiasi piano lui facesse, anche quelli che non mi piacevano; e ora dovevo andare, dietro sua richiesta, a fare una cosa che gli sarebbe piaciuto fare di persona, per la quale io non ero portato. La situazione mi sfuggiva di mano. (Almeno, me n’ero fatto l’idea: a noi stessi, in simili circostanze, diciamo un mucchio di menzogne.)
Tutto questo lo capii in un attimo: uno di quei momenti di comprensione, quando un mucchio di cose viste ma non capite si uniscono, come frammenti di disegno nel comportamento dì un altro, che ora assume significato. Era una cosa che mi era capitata sempre più spesso, quell’estate, ma che continuava a cogliermi di sorpresa. Sbattei le palpebre e guardai di nuovo Steve, valutandolo rapidamente. «Farai meglio a scendere ad aiutare tuo padre» dissi.
«Ma sì, ma sì» disse, di nuovo arrabbiato. «Ancora alla catena. D’accordo, ci vediamo presto, va bene, amico?»
«Ci vediamo» risposi; e mi avviai su per il sentiero del fiume. Arrivato a casa, mi resi conto di non avere visto niente, per tutto il percorso.
14
Una sera ero fuori nell’orto di Pa’ a godermi il cielo sereno con la sua serie di sfumature d’azzurro, quando scorsi il fuoco sul costone. Un falò nel terreno di Tom, un ammiccare giallo vivo nel crepuscolo. Infilai la testa in casa. «Vado da Tom» dissi a Pa’. Nella foresta gli uccelli cinguettavano, mentre percorrevo la scorciatoia. A dire il vero, di notte non era visibile, ma la seguivo basandomi sul terreno e sulla sagoma delle ombre, e quasi correvo, anche senza la voce degli alberi a farmi da guida. Fra i varchi nei cespugli, il falò mi strizzava l’occhio, m’incitava ad affrettarmi.