Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]

Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:

2047: l’America soffre le conseguenze di un attacco nucleare portato a termine in maniera insospettabile da esecutori di nazioni diverse. Da quasi sessant’anni la più grande potenza mondiale è regredita a un’economia di pura sussistenza, e le comunità vivono un’esistenza separata, ristretta ognuna ai propri confini. Lo stato subisce una quarantena mantenuta con ferrea disciplina dalle squadre di sorveglianza militare giapponese e avallata dalle Nazioni Unite.
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
1 ... 51 52 53 54 55 56 57 58 59 ... 101
Перейти на страницу:
In lotta con gl’irritabili elementi; ordina che il vento soffi la terra in mare, o gonfi le acque increspate sull’oceano, che le cose cambino o cessino; strappa i suoi capelli bianchi, che le raffiche impetuose, con rabbia cieca, afferrano nella loro furia e non capiscono; si batte nel suo piccolo mondo d’uomo per superare in spregio l’andirivieni di pioggia e vento in lotta. Stanotte, in cui l’orsa attirata dai cuccioli s’acquatta, il leone e il lupo dal ventre tormentato e vuoto tengono asciutto il loro pelo, a capo scoperto corre, e ordina quel che tutto prenderà.

«Benissimo!» esclamò Tom. «Era la nostra notte, d’accordo. “Tuono che tutto scuoti, appiattisci la spessa rotondità del mondo, spacca gli stampi della natura, spargi subito tutti i germi che rendono ingrato l’uomo.”»

«Ehi, hai tenuto a mente due versi interi» dissi.

«Oh, sta’ zitto. Ti darò dei versi da Re Lear. Ascolta.»

Il peso di questo triste tempo dobbiamo ubbidire; dire quel che sentiamo, non quel che dovremmo. Il vecchio ha sopportato il massimo; noi che siam giovani, non vedremo mai così tanto, né vivremo così a lungo.

«Noi che siam giovani?» domandai.

«Silenzio! Acuminato invero più di dente di serpe. Il vecchio ha sopportato il massimo, nessuna menzogna.» Scosse la testa. «Ma stammi a sentire, marmocchio ingrato, ti ho dato quei versi per aiutarti a ricordare il tuo viaggio fin qui nella tempesta. Da come ti comporti, sembra che tu l’abbia già dimenticato…»

«Nient’affatto.»

«Oppure non ci hai creduto, o non gli hai trovato posto nella tua vita. Ma ti è capitato, ti è capitato davvero.»

«Lo so.»

I liquidi occhi neri mi fissarono con durezza. A bassa voce, Tom disse: «Sai che è accaduto. Ora devi procedere da lì. Devi trarne insegnamento, altrimenti sarebbe un’esperienza sprecata.»

Non lo seguivo. Ma all’improvviso Tom si era messo a grattare il coperchio che teneva sulle ginocchia. E diceva: «Ho sentito che leggono quel libro, giù dai Mariani… come mai non sei lì anche tu?»

«Cosa?» esclamai. «Perché non me l’hai detto?»

«Non cominceranno prima di avere sfornato il pane. Inoltre, per te era l’ora della lezione.»

«Ma a metà pomeriggio avranno già finito di cuocere il pane!» protestai.

«Non è questa, l’ora?» chiese, con un’occhiata al cielo.

«Vado» dissi, afferrando un pezzo di favo gocciolante dal vassoio alle sue spalle.

«Ehi!»

«Arrivederci.»

Di corsa scesi il sentiero del costone, tra i boschi (sfruttai una mia scorciatoia) e tra i campi di patate, fino all’orto delle erbe aromatiche dei Mariani. Erano tutti seduti sull’erba, tra i forni e il fiume: Steve, Kathryn, Kristen, la signora Mariani, Rebel, Mando, Rafael e Carmen. Steve leggeva e gli altri mi diedero appena un’occhiata, quando mi sedetti, ansando come un cane.

«È in Russia» m’informò Mando, sottovoce.

«Oh, merda, come c’è arrivato?» chiesi.

Steve non sollevò lo sguardo dalla pagina, ma continuò a leggere.

«Il primo anno dopo la guerra, furono molto franchi con le Nazioni Unite, per dimostrare che non avevano avuto niente a che fare con l’attacco. Diedero alle Nazioni Unite l’elenco di tutti gli americani che si trovavano in Russia; dopodiché, le Nazioni Unite furono irremovibili nella pretesa di sapere dove ci trovavamo e cosa ci succedeva. Se non fosse per questo, ora non parlerei inglese. I russi ci avrebbero assimilati. Oppure uccisi.»

Il tono di Johnson mi spinse a esaminare con maggiore attenzione i sovietici, pesantemente vestiti, dall’aria inoffensiva, che affollavano con noi lo scompartimento. Alcuni di loro ci lanciarono occhiate furtive, quando ci udirono parlare in una lingua straniera; la maggior parte se ne stava stravaccata al proprio posto e dormiva, oppure guardava senza interesse dal finestrino. L’odore di fumo era soffocante e copriva solo fino a un certo punto altri odori: sudore, formaggio, alcol non raffinato di quel loro liquore detto vodka. All’esterno, l’enorme e grigia città di Vladivostok aveva lasciato posto alle foreste dei territori ondulati, un chilometro dopo l’altro. Il treno correva a velocità tremenda, percorreva decine e decine di chilometri all’ora; eppure Johnson mi assicurò che il nostro viaggio avrebbe richiesto vari giorni.

Ci eravamo limitati a stringerci la mano, prima di camminare sotto gli occhi delle guardie del treno e di sostenere la nostra parte. Ora gli chiesi notizie di sé, dove abitava, qual era la sua storia, quale attività svolgeva.

«Sono meteorologo» rispose. Notando la mia reazione, spiegò: «Studio il clima. O meglio, lo studiavo. Ora guardo uno schermo Doppler usato per le previsioni del tempo e per l’anticipazione delle tempeste più intense. In realtà il sistema Doppler è uno degli ultimi frutti della scienza americana. Ma ormai è sorpassato e la mia posizione è d’importanza secondaria».

Naturalmente ero assai interessato. Gli chiesi se sapeva spiegarmi come mai, dopo la guerra, la temperatura fosse diventata così fredda, sulla costa della California. Viaggiavamo già da diverse ore; i sovietici intorno a noi riempivano lo scompartimento e mostravano un’aria di noia assoluta; all’idea di parlare della sua specializzazione, il viso di Johnson s’illuminò un poco.

«La domanda è complicata» rispose. «In genere si concorda nel ritenere che la guerra abbia alterato il clima del mondo, ma si discute ancora su come siano avvenuti i cambiamenti. Si calcola che tremila bombe ai neutroni siano esplose sul continente degli Stati Uniti, quel giorno del 1984; non hanno liberato un grande quantitativo di radiazioni a lungo termine, per vostra fortuna; ma nella stratosfera, ossia lo strato superiore dell’aria, si è generato un mucchio di turbolenza e a quanto pare la corrente a getto ha alterato per sempre il suo corso. Sa cos’è la corrente a getto?»

Con un cenno della testa indicai di no. «Ma ho volato su un aviogetto» aggiunsi.

Scosse la testa. «Nei livelli superiori dell’atmosfera, il vento è costante e intenso. Ci sono enormi fiumi di vento. Nell’emisfero nord la corrente a getto descrive un cerchio da ovest a est e si sposta a zigzag su e giù mentre compie il giro del mondo: circa cinque zig e cinque zag ogni giro completo.» Strinse la mano a pugno e con l’altro indice tracciò il percorso della corrente a getto. «Ogni volta varia un poco, ovviamente; ma prima della guerra c’era un punto fermo, al di sopra delle vostre Montagne Rocciose. La corrente a getto invariabilmente curvava verso nord, girando intorno alle Rockies, e poi di nuovo a sud, attraverso gli Stati Uniti, così.» Indicò le nocche del pugno, che rappresentavano le Rockies. «Da dopo la guerra, il punto fermo è scomparso. La corrente è libera e ora si muove a casaccio: a volte soffia direttamente dall’Alaska al Messico, ed è per questo che di tanto in tanto la California ha un clima artico.»

«Proprio così» confermai.

«In parte» mi corresse. «Il clima è un organismo complesso, di cui non si può mai indicare un singolo aspetto e darlo per certo. La corrente a getto è libera, ma anche i sistemi tropicali sono cambiati… e non si sa quale abbia causato il mutamento dell’altro, né se ci siano correlazioni. Nessuno può dirlo. Il sistema del Pacifico, per esempio, che interessa anche voi della California meridionale, era un’area d’alta pressione, molto stabile, al largo della costa occidentale del nord America. D’estate si spostava a nord e si stabiliva al largo della California, respingendo a nord la corrente a getto; d’inverno scendeva nella zona sotto Baja California. Ora d’estate non si sposta più a nord, quindi non vi protegge. Anche questo è un fattore importante: ma, di nuovo, si tratta della causa o dell’effetto? E poi c’è la polvere scagliata nella stratosfera dalle bombe e dagli incendi, che abbassa di un paio di gradi la temperatura del mondo… e le nevi perenni che ne derivano, sulla Sierra Nevada e sulle Rockies, e che generano ghiacciai che riflettono la luce del sole e raffreddano ancora di più l’ambiente… e lo spostamento delle correnti del Pacifico… un mucchio di cambiamenti.» L’espressione di Johnson era una bizzarra mescolanza di tetraggine e d’interesse affascinato.

1 ... 51 52 53 54 55 56 57 58 59 ... 101
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)