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La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]

Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:

2047: l’America soffre le conseguenze di un attacco nucleare portato a termine in maniera insospettabile da esecutori di nazioni diverse. Da quasi sessant’anni la più grande potenza mondiale è regredita a un’economia di pura sussistenza, e le comunità vivono un’esistenza separata, ristretta ognuna ai propri confini. Lo stato subisce una quarantena mantenuta con ferrea disciplina dalle squadre di sorveglianza militare giapponese e avallata dalle Nazioni Unite.
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
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“Quando non riuscii più a scorgerlo, m’allontanai in macchina, in preda al panico. Bastava uno scricchiolio a farmi sobbalzare, avevo troppa paura per girarmi a vedere cosa fosse. Guidavo a velocità sempre maggiore e pregavo che lo spinterogeno restasse asciutto. Le valli a est dell’Arizona passarono una dopo l’altra. Per la prima volta, credo, mi resi conto di quanto il paese fosse vasto davvero. Non riuscivo a togliermi dalla testa gli ultimi avvenimenti. Le frasi parevano ancora sospese a mezz’aria. Avrei voluto più tempo a disposizione… avrei voluto che ci fossimo lasciati da amici… che la fusione si fosse realizzata! Perché la completezza ci aveva atterriti tanto? Ma avevo paura: il terrore di quell’unione mi sommerse. Spinsi l’auto a velocità ancora maggiore, come se lui, bagnato ed esausto, m’inseguisse sull’autostrada, chilometri più indietro.”

Tom tossì un paio di volte; fissava il fuoco, ricordando l’episodio. Lo guardavamo a bocca aperta.

«L’hai più rivisto?» chiese Rebel, in tono ansioso. Le parole spezzarono l’incantesimo. Molti di noi risero, Tom compreso. Ma poi il vecchio si accigliò e annuì.

«Sì, l’ho rivisto. E non è tutto.»

Tornammo a metterci comodi. Pensavo che i più anziani avessero già udito quella storia, ma anche loro parvero sorpresi.

«Parecchi anni dopo lo rividi. Capirete da soli a quale anno mi riferisco. Ero ancora avvocato, più vecchio, più trasandato, più grasso che mai. Era così, la vita nei vecchi tempi: gli anni in scatola la consumavano in fretta.» A questo punto Tom guardò me, come per accertarsi che lo ascoltassi. «Era davvero una vita stupida. Ecco perché non capisco la gente che parla di combattere per tornare a una vita del genere. A quei tempi, la gente s’affannava a lavorare in scatole per avere scatole da affittare e scatole a cui fare visita; e passava tutta la vita a correre dentro una scatola, come topi. Anch’io facevo così, e non aveva senso.»

“Una parte di me lo sapeva e si ribellava senza troppa convinzione. A quell’epoca ero di nuovo all’ovest in viaggio. Decisi di salire in cima al monte Whitney, la montagna più alta degli Stati Uniti. Nelle mie condizioni fisiche, era impresa disperata anche solo salire il sentiero di quindici chilometri, ma in un paio di giornate di fatica ci riuscii. Monte Whitney. Proprio sul far della sera… di nuovo. Per questo motivo ero l’unico sulla cima, cosa abbastanza rara.

“Camminavo sulla vetta, grande circa mezzo ettaro. Il sentiero risale il lato di ponente, un pendio facile e graduale. Ma la parete orientale scende quasi a picco e a guardare giù, nelle ombre, provai una bizzarra sensazione. Allora notai uno scalatore. Risaliva da solo la ripida parete, lungo un canalone. Anche il vecchio John Muir aveva risalito da solo la parete est, ma lui andava pazzo per il rischio e da allora ben pochi scalatori hanno osato imitarlo. Mi girava la testa solo a guardare, ma continuai lo stesso a osservare lo scalatore. Quando fu più vicino, prese a lanciare occhiate alla vetta; a un certo punto mi vide e agitò la mano. Più saliva, più mi pareva di conoscerlo. E poi capii chi era. Il mio doppio, con attrezzatura da alpinista e un gran barbone. Sembrava in piena forma. Ed era lì, sulla parete di granito!

“Be’, pensai di svignarmela giù dal sentiero; ma a un certo punto, nell’alzare gli occhi, mi riconobbe. Non potevo non salutarlo. Così aspettai.

“L’ultimo tratto di scalata parve eterno; e intanto lui correva il rischio di morire a ogni passo. Ma quando lui strisciò sulla cima, il sole era ancora alto all’orizzonte, laggiù sul Pacifico, nella foschia. Il mio doppio si alzò, camminò verso di me. Si fermò a un metro di distanza. Restammo a fissarci, senza parlare, in quella luce ambrata che si vede solo sulle Sierras al crepuscolo. Pareva che non ci fosse niente da dire, eravamo come impietriti.

“Accadde allora.”

Qui la voce di Tom assunse un tono rauco e duro; il vecchio si sporse sulla sedia zoppa, smise di dondolarsi, fissò il fuoco, non guardò in viso neppure uno solo di noi. Tossì tre quattro volte, riprese a parlare in fretta: «Il sole era una mezza sfera arancione all’orizzonte e… e ne fiorì un’altra, lì a fianco, e poi un mucchio, su e giù lungo la costa della California. Cinquanta soli in fila, nello splendore del tramonto. Nubi a fungo, alte come noi, poi ancora più alte. Piccoli aloni di fumo intorno a ogni colonna. Era il Giorno, gente. Era la fine.»

“Vidi cos’era, capii cos’era. Mi girai a guardare il mio doppio, lo vidi piangere. Mi venne a fianco, ci tenemmo per mano. Tutto qui, semplicemente. Ci fondemmo insieme con la massima facilità, come se fossimo d’accordo. Al termine, ero là sulla vetta, da solo. Ricordavo tutt’e due i miei passati, sentivo in me la forza di mio fratello. Un vento freddo soffiò verso di me le nubi a fungo. Oh, mi sentivo solo, credetemi; tremavo, guardavo l’orrendo spettacolo; e mi sentivo… come dire?… in qualche modo guarito e… Oh, non so. Non so. Scesi dal monte, chissà come.”

Si appoggiò alla spalliera e quasi spinse troppo all’indietro la sedia a dondolo. Tutti traemmo un respiro profondo.

Tom si alzò, con un rametto stuzzicò il fuoco. «Capite, non si poteva vivere una vita intera, nei vecchi tempi» disse, con tono di nuovo rilassato, perfino irascibile. «Solo ora siamo accanto al fuoco, nel mondo…»

«Risparmiaci la morale, per favore» disse Rafael. «Ce ne hai fatta fin troppa negli ultimi tempi, grazie.»

John Nicolin annuì.

Il vecchio batté le palpebre. «D’accordo, come volete. Tanto, le storie non dovrebbero mai avere una morale. Mettiamo altra legna sul fuoco! La storia è terminata, ho voglia di bere qualcosa.»

Con un colpo di tosse, andò lui stesso a prendersi da bere e ci lasciò liberi. Alcuni si alzarono a mettere legna sul fuoco, altri chiesero alla signora Nicolin se c’era ancora burro… tutti con tono un po’ mogio, ma soddisfatto.

«Il vecchio la sa sempre lunga» disse Steve. Poi mi prese per il braccio e indicò Melissa, dall’altra parte del fuoco. Lo scostai, con un’alzata di spalle; ma dopo un poco girai intorno al falò e le andai vicino. Melissa mi circondò con il braccio. Sentire la piccola mano sul fianco mi fece balzare il rum in corpo. Girellammo nel cortile pieno di cianfrusaglie e ci baciammo con desiderio. Ogni volta ero sorpreso di quanto fosse facile, con Melissa.

«Bentornato a casa» disse lei. «Ancora non mi hai parlato del viaggio… l’ho solo sentito di seconda mano! Perché non vieni a casa mia, più tardi, e mi racconti? Papà sarà presente, è chiaro, ma forse andrà a letto.»

Mi affrettai ad accettare l’invito, pensando più ai baci che alle informazioni che in teoria avrei dovuto strappare a Shanks. Ma quando me ne ricordai (mentre premevo le labbra sul collo di Melissa, bellissimo alla luce del fuoco), fui soddisfatto di me. Sarebbe stato più facile di quanto non credessi. «Andiamo a vedere se c’è ancora un po’ di rum» dissi.

Poco dopo avevamo trovato il rum e l’avevamo mandato giù; e Addison ci aveva trovati. «Andiamo via» disse sgarbatamente a Melissa.

«È ancora presto» rispose lei. «Henry può venire con noi? Voglio sentire il racconto del suo viaggio e mostrargli la nostra casa.»

«Certo» disse Addison, con indifferenza. Dietro la schiena di Melissa rivolsi un gesto di saluto a Steve e a Kathryn; mi sentii assai scaltro, quando scorsi l’espressione stupita di Steve. Imboccammo il sentiero del costone. Add ci precedette nella valle, senza una parola né un’occhiata, così non vide il braccio di Melissa intorno alla mia cintura, né la sua mano nella mia tasca. La tasca aveva un buco comodo per lei, ma io non mi sentivo affatto a mio agio, con Add proprio davanti a noi, e non reagii, se non con un bacio sul ponte, perché lì sapevo dove mettevo i piedi. Percorrendo a passo malfermo il sentiero di monte Basilone, sentivo il rum scorrermi nel sangue e le dita di Melissa frugare nei calzoni. Uau! Ma nello stesso tempo pensavo a come rivolgere a Shanks domande sugli sciacalli e sui giapponesi. Il rum mi confondeva il cervello, se riflettevo sul problema, ma non si trattava solo dell’alcol. Non esisteva una buona soluzione, ecco tutto. Dovevo lanciare l’amo senza l’esca e sperare.

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