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La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]

Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:

2047: l’America soffre le conseguenze di un attacco nucleare portato a termine in maniera insospettabile da esecutori di nazioni diverse. Da quasi sessant’anni la più grande potenza mondiale è regredita a un’economia di pura sussistenza, e le comunità vivono un’esistenza separata, ristretta ognuna ai propri confini. Lo stato subisce una quarantena mantenuta con ferrea disciplina dalle squadre di sorveglianza militare giapponese e avallata dalle Nazioni Unite.
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
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«Uccidete ogni sciacallo della terra, uccideteli tutti! Gli sciacalli avvelenano l’acqua, strappano i lacci, mangiano i morti. Se non si elimina l’arto cancrenoso, il corpo muore! Dico: uccideteli tutti, uccideteli tutti, uccideteli tutti!»

«D’accordo, Roger.» Tom lo prese per il braccio e l’accompagnò in un angolo. Poi tornò al focolare e, finalmente stufo, chiuse le discussioni. «Silenzio! Nessuno dice qualcosa di nuovo. Propongo di mettere ai voti la questione. Ci sono obiezioni?»

Ce n’erano in quantità, ma dopo altre discussioni sul modo di formulare la proposta, fummo pronti.

«Chi è favorevole a San Diego e alla resistenza americana alzi la mano.»

Rafael, i Simpson, i Mendez, Marvin e Jo Hamish, Steve, Mando, Nat Eggloff, Pa’ e io alzammo la mano e aiutammo i fratellini e le sorelline di Gabby ad alzare la loro. Sedici in tutto.

«Adesso, chi è contro.»

Tom, Doc Costa, Carmen; i Mariani, gli Shanks, i Reyes; e John passò in rassegna la fila della sua famiglia, sollevando la mano di Teddy e di Emilia, di Virginia e di Joe, di Carol e di Judith, perfino quella di Marie, quasi fosse una dei bambini, il che dal punto di vista mentale era vero. Little Joe, sull’attenti, alzò la mano; i capelli neri gli ricadevano sul viso, pancino e pisello gli sporgevano da sotto la camiciola sporca di moccio. La signora Nicolin mandò un sospiro, nel vedere la camiciola. «Oh, Cristo» si lamentò Rafael. Ma la regola era quella: tutti votavano. Quindi, 23 voti contrari. Ma, fra gli adulti, lo scarto era assai minore. Carmen eseguì il conteggio; nel silenzio carico di tensione che seguì, ci fu uno scambio di occhiate dure. Non avevo mai visto niente del genere nella valle. La prospettiva di una zuffa può sembrare divertente, per esempio quando ai raduni ci si trova a fronteggiare una banda di sciacalli; ma nella valle, fra amici e vicini di casa, sembrava solo un guaio. Tutti erano colpiti nella stessa maniera, credo; e nessuno pensò al modo di metterci una pezza.

«Bene» disse Tom. «Quando torneranno, dirò a Lee e a Jennings che non li aiuteremo.»

«Ogni singolo individuo è libero di fare come meglio crede» dichiarò all’improvviso Addison Shanks, come se esponesse un principio generale.

«Certo» rispose Tom. Lanciò a Shanks un’occhiata penetrante. «Come sempre. Non facciamo un’alleanza con loro, tutto qui.»

«Benissimo» disse Add. Spinse fuori Melissa e se ne andò.

«Per me non va affatto bene» dichiarò Rafael, guardando un po’ tutti, ma John in particolare. «È sbagliato. Ci tengono sotto, capite? Il resto del mondo va avanti, con l’aiuto delle macchine progredisce, cura le malattie eccetera. Con le bombe ci hanno tolto tutto questo e adesso ci tengono lontano da tutto questo. Non è giusto per niente.» Non l’avevo mai udito usare un tono così amaro: quella non era la voce di Rafael. «Dovremmo combatterli.»

«Vuoi dire che non seguirai le decisioni generali?» chiese John.

Rafael gli scoccò un’occhiata astiosa. «Mi conosci, John. Accetto il risultato della votazione. Tanto, da solo non potrei fare molto. Però penso che è sbagliato. Non possiamo nasconderci per sempre in questa valle come donnole: no, visto che siamo proprio di fronte a Catalina.» Inspirò a fondo, lasciò uscire il fiato. «Be’, merda. Tanto, non possiamo cambiare il voto.» A passo deciso si aprì la strada fra la gente ancora seduta e lasciò lo stabilimento dei bagni.

La riunione era terminata. Attraversai il locale, con Steve e Gabby. Steve faceva del suo meglio per evitare suo padre. Nella confusione, Del ci rivolse un gesto; con un cenno a Mando e a Kathryn, li seguimmo fuori.

Senza una parola ci avviammo per il sentiero del fiume, dietro la luce della lanterna di qualcuno. Attraversammo il ponte, andammo fino ai grossi massi in fondo al campo d’orzo. I massi erano bagnati, per cui non potemmo sederci. Il vento piegava gli alberi. Faceva abbastanza freddo da farmi venire la pelle d’oca. Nel buio burrascoso, i miei amici erano semplici sagome, simili a protuberanze dei massi. Dall’altra parte del fiume, le lanterne ammiccavano fra gli alberi, punteggiando i sentieri che gli altri seguivano per tornare a casa.

«Ci credete, a tutte quelle chiacchiere?» disse Gabby sprezzante.

«Rafael ha ragione» disse Steve, amaro. «Cosa penseranno di noi, a San Diego e altrove, quando lo sapranno?»

«Ormai è fatta» disse Kathryn, nel tentativo di consolarlo.

«Per te» replicò Steve. «È andata come volevi. Ma per noi…»

«Per tutti» insisté Kathryn. «È fatta per tutti.»

Ma Steve non l’avrebbe mai ammesso. «Ti piacerebbe che fosse vero, ma non lo è. Non lo sarà mai.»

«Cosa vuoi dire?» chiese Kathryn. «Abbiamo votato.»

«E tu sei stata contentissima del risultato, vero?» l’accusò Steve.

«Ne ho abbastanza di questa storia, per una sera sola» replicò Kathryn. «Vado a casa.»

«Forza, vattene» disse Steve, con rabbia. Nello scendere dal masso, Kathryn si fermò per lanciargli un’occhiataccia. Ero felice di non essere nei panni di Steve in quel momento. Senza una parola, Kathryn si diresse al ponte. «Non comandi tu, nella valle!» le gridò dietro Steve, con la voce rauca per la tensione. «E non comandi neanche me! Non mi comanderai mai!» Scese dal masso, andò avanti e indietro nel campo d’orzo. Distinguevo appena Kathryn che attraversava il ponte.

«Non so perché si è comportata così stasera» si lamentò Steve.

Dopo un lungo silenzio, Mando disse: «Avremmo dovuto votare sì.»

«Ah-ha» disse Del. «L’abbiamo fatto. Ma non eravamo in numero sufficiente.»

«Tutti, volevo dire.»

«Dovevamo unirci» gridò Steve dal campo d’orzo.

«E allora?» disse Gabby, pronto come sempre a istigare Steve. «Cosa conti di fare?»

Dall’altra parte del fiume dei cani abbaiarono. Per un istante vidi la luna, sopra le nubi in corsa. Dietro di me l’orzo frusciava; rabbrividivo nel vento freddo. Qualcosa, nel movimento delle ombre, mi ricordò la disperata risalita del canalone alla ricerca dì Tom e degli altri; fui di nuovo assalito dalla paura, che mi frusciò dentro come il vento. È così facile dimenticare la paura! Steve girava intorno ai massi come un lupo preso al laccio.

«Noi potremmo unirci» disse.

«Come?» chiese Gab, ansioso.

«Solo noi. Hai sentito cos’ha detto Add alla fine. I singoli individui sono liberi di fare come meglio credono. E Tom non l’ha proibito. Potremmo avvicinarli, dopo che Tom avrà risposto no; diremo che vogliamo aiutarli. Solo noi.»

«Ma come?» chiese Mando.

«Che tipo d’aiuto vogliono? Nessuno lo sa, ma io sì! Vogliono gente che faccia loro da guida nell’Orange County, ecco. E noi siamo le guide migliori, a Onofre.»

«Non ne sono tanto sicuro» disse Del.

«Possiamo guidarli come chiunque altro!» si corresse Steve, perché era vero che negli anni passati suo padre e alcuni altri avevano trascorso un bel po’ di tempo su a nord. «Quindi, perché non dobbiamo farlo, visto che ne abbiamo voglia?»

Intimorito, dissi: «Forse sarebbe meglio attenerci alla votazione.»

«In culo la votazione!» gridò Steve, furibondo. «Cosa ti prende, Henry? Hai paura di combattere i giapponesi, adesso? Merda, sei andato a San Diego e ora vieni a dirci cosa dobbiamo fare, è così?»

«No!» protestai.

«Sei spaventato, ora che hai fatto il grande viaggio e li hai visti da vicino?»

«No.» Ero sconvolto dalla furia di Steve e troppo confuso per pensare a come difendermi. «Voglio combattere» dissi debolmente. «L’ho detto, nella riunione.»

«La riunione era una cazzata. Sei con noi o no?»

«Sono con voi. Non ho mai detto il contrario.»

«E allora?»

«Allora… dovremmo chiedere a Jennings se vuole delle guide, credo. Non ci ho mai pensato.»

«Io sì che ci ho pensato!» disse Steve. «Ed è quel che faremo.»

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