L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
Noi VORREMMO essere più °puri° l’un l’altro, ma il nostro gruppo di comando crede che per ora sia preferibile la segretezza.
— Già, infatti.
I noociti nel frattempo assorbivano dati da lui… e dai ricercatori esterni alla camera d’isolamento. A sua volta la Pharmek ricavava dati dal suo corpo. Bernard poteva solo fare supposizioni sui loro scopi; non s’era ribellato quando Paulsen-Fuchs aveva cominciato a ridurre sempre più la sua razione quotidiana di notizie e di quelli che erano i risultati delle ricerche. In un certo modo questo non gli interessava molto: aveva fin troppo da fare per adattarsi alle interazioni dei noociti.
Il terminale era acceso in continuazione, e mostrava l’elaborazione di dati inseriti nel computer tre giorni addietro. I numeri verdi erano stati completamente rimpiazzati dalle righe rosse. Ogni tanto ad esse si appaiavano delle frasi in blu. La curva determinata dalle loro lunghezze si appiattiva sempre più, come se, un bit dopo l’altro, la chimica lasciasse il posto a un linguaggio matematico che nella fase successiva si sarebbe trasformato in una specie di pidgin, fatto di immagini logiche e di inglese. Ma quella fase distava ancora settimane o mesi.
Focalizzando la sua attenzione sui ricordi causò un’interruzione, insolita, da parte dei noociti:
Bernard. Tu lavori ancora sulla °musica del sangue°.
Non era stato Ulam a usare quella frase, un giorno?
È questo che VUOI per unirti a noi al nostro livello? Non avevamo considerato questa possibilità.
— Non sono sicuro di capire cosa state suggerendo.
La parte di te che sta dietro tutta la comunicazione emessa può essere codificata, attivata, rimandata. Sarà come un SOGNO, se abbiamo capito il significato di questa parola. (NOTA: Tu sogni tutto il tempo. Lo sapevi?)
— Io potrei diventare uno di voi?
Noi pensiamo che questa affermazione sia giusta. Tu sei già uno di noi. Abbiamo codificato parti di te in molte squadre per elaborarle. Tu puoi codificare la tua PERSONALITÀ e completare il cerchio. Sarai uno di noi, temporaneamente, se lo desideri. Adesso possiamo fare questo.
— Ho paura. Ho paura che voi possiate rubarmi l’anima dall’interno…
La tua ANIMA è già stata codificata, Bernard. Noi non cominceremo senza averne ricevuto il permesso da tutti i tuoi frammenti mentali.
— Michael? — La voce di Paulsen-Fuchs lo distolse dalla conversazione. Bernard scosse il capo e socchiuse le palpebre, fissando la finestra della camera d’osservazione. — Michael, sei sveglio?
— Io ero… sveglio. Che c’è?
— Qualche giorno fa ci hai dato il permesso di invitare Sean Gogarty. Adesso è qui.
— Sì, sì. — Michael si alzò. — È lì con te? Ho la vista offuscata.
— No, è fuori. Pensavo che avresti voluto vestirti e metterti in ordine prima di riceverlo.
— Perché? — replicò secco lui. — Sbarbato o meno resto una vista ben poco piacevole.
— Vuoi incontrarti con lui in quelle condizioni?
— Sì. Portatelo dentro. Hai interrotto qualcosa d’interessante, Paul.
— Ormai non facciamo altro che interromperti di continuo, no?
Bernard cercò di sorridere. Si sentiva la faccia rigida, estranea. — Fallo entrare, Paul.
Sean Gogarty, dell’Università di Londra, insegnante di fisica teorica al Kings College, avanzò nella camera d’osservazione e si fece schermo agli occhi con una mano per guardare il laboratorio al di là dei cristalli. Aveva un volto aperto, amichevole, un naso lungo e aguzzo e denti sporgenti. Fisicamente era alto e di bel portamento, con braccia muscolose sotto le maniche della sua giacca di lana scozzese. Mentre fissava Bernard attraverso le lenti degli occhiali strinse le palpebre e il suo sorriso si smorzò. — Dr. Bernard — salutò, con piacevole accento scozzese in cui non mancava un tocco di Oxford.
— Dr. Gogarty.
— La prego, professore, può bastare Sean. Preferisco fare a meno dei titoli.
— Allora io sono Michael. — Lo sono?
— Sì, be’, nel tuo caso… uh, mi è meno facile darti del tu. Io ti conosco, ma sono certo che tu non hai mai sentito parlare di me, uh, Michael. — Sorrise di nuovo, benché con uno sforzo. Come se, pensò Bernard, si fosse atteso d’incontrare un essere umano e invece…
— Paul mi ha riassunto alcuni dei tuoi lavori. Tu sei qualche passo più avanti di me, Sean.
— Penso di sì. Ma quanto è accaduto nella tua terra va oltre la mia comprensione, ne sono sicuro. C’è qualcosa di cui vorrei parlare con te, Michael, e non solo con te.
Paulsen-Fuchs stava fissando Gogarty con una certa apprensione. Senza dubbio quella visita era stata approvata dal Governo, rifletté Bernard, altrimenti non avrebbe avuto luogo, eppure Paul era sulle spine.
— Vuoi dire con i miei colleghi. — Bernard accennò verso Paulsen-Fuchs.
— Non con i tuoi colleghi umani, no — disse Gogarty.
— I miei noociti.
— Noociti? Sì, sì, capisco. I tuoi noociti. Tielhard de Chardin avrebbe approvato questo nome, credo.
— Ultimamente non ho avuto molto tempo per pensare a Tielhard de Chardin — annuì Bernard, — ma avrebbe potuto essermi d’ispirazione.
— Già. Be’, io sono riuscito a entrare qui per il rotto della cuffia — disse Gogarty — e mi hanno concesso un tempo limitato. Ho una teoria da proporti, e mi piacerebbe che tu e i tuoi piccoli colleghi la esaminaste.
— Come hai avuto informazioni dettagliate su di me e sui noociti? — domandò Bernard.
— Sono stati contattati esperti di tutta l’Europa. Alcuni sono venuti a chiedermi un consulto. Spero che non se la prendano se ho lavorato sulle loro informazioni. Non posso dire d’essere eccessivamente rispettato da tutti i miei colleghi, Dr. Bernard… Michael. Le mie idee sono più che semplicemente anticonformiste.
— Esponimele pure — lo incitò Bernard impaziente.
— Sì. Penso che tu non abbia mai sentito parlare della Meccanica dell’Informazione, è così?
— Neppure un sussurro — disse Bernard.
— Io sto lavorando in una branca molto specializzata della fisica, finora mai esplorata, che riguarda gli effetti dei processi informativi sullo spazio-tempo. La riassumo così perché i noociti potrebbero già saperne più di me, ed essere in grado di spiegartela…
— Non contarci. A loro piacciono le cose complicate, e a me no.
Gogarty sedette e restò immobile e silenzioso per parecchi secondi. Paulsen-Fuchs lo scrutava con crescente preoccupazione.
— Michael, ho raccolto una gran quantità di strutture teoriche per supportare quello che sto per dirti. — Fece un profondo respiro. — Il processo informativo (o più strettamente, l’osservazione) ha un effetto sugli eventi che accadono nello spazio-tempo. Gli esseri viventi consapevoli giocano un ruolo integrale nell’universo: noi fissiamo i suoi limiti, determiniamo in alto grado la sua natura, proprio come esso determina la nostra natura. Ho ragione di credere (è solo un’ipotesi per ora) che più che scoprire le leggi fisiche noi collaboriamo alla loro esistenza. Le nostre teorie sono costruite su osservazioni fatte in passato da noi stessi… e dall’universo. Se l’universo è d’accordo che gli eventi passati non contraddicono una teoria, questa diviene un fatto reale. E l’universo la assume come funzionante. Più le teorie collimano con i fatti, e più a lungo durano… e su spazi più vasti. Di conseguenza noi dividiamo l’universo in territori, e il nostro particolare territorio, il nostro spazio umano diviene sempre più distinto dal resto. Sai che non abbiamo contatti extraterrestri. Se a grande distanza dalla Terra vi fossero altri esseri intelligenti questi occuperebbero altri territori con altre leggi fisiche. Non dobbiamo aspettarci grosse differenze fra le leggi fisiche di questi territori adiacenti (l’universo, infine, gioca il ruolo preponderante) ma piccole diversità non dovranno meravigliarci.