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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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«Sveglia, Raul. Vengono a prenderti. La Pax sta arrivando.»

Cercai di svegliarmi, avanzai a tentoni verso la consapevolezza, come una lenta macchina che strisciasse in salita; ma il peso dello sfinimento e degli analgesici continuava a trascinarmi in basso. Non capivo perché Aenea mi volesse sveglio. Conversavamo così bene, in sogno.

«Sveglia, Raul Endymion.»

Non era la voce di Aenea. Ancora prima d’essere completamente sveglio e di mettere a fuoco la vista, riconobbi la morbida voce e l’inflessione di Dem Ria.

Mi alzai a sedere. La donna mi stava spogliando! Mi resi conto che mi aveva tolto l’ampia camicia da notte e che mi infilava la biancheria, lavata e profumata di fresco ora, ma inconfondibilmente mia. Avevo già indosso gli slip. I calzoni di saia, la camicia e il giubbotto erano stesi ai piedi del letto. Come aveva fatto, visto che ero ammanettato…

Mi guardai il polso. Le manette, aperte, erano sul letto. Il braccio mi formicolava dolorosamente per il ritorno della circolazione. Mi umettai le labbra e cercai di parlare senza strascicare le parole. «La Pax? Arriva?»

Dem Ria mi infilò la camicia come se fossi suo figlio Bin, o più piccolo. Le scostai le mani e cercai di abbottonarmi da solo, con le dita a un tratto intorpidite. A Taliesin West, sulla Vecchia Terra, usavano bottoni, anziché piastrine autoaderenti: credevo di essermi abituato, ma stavolta avevo l’impressione di metterci un’eternità.

«E abbiamo sentito per radio che una navetta è atterrata a Bombasino. Quattro persone con una insolita uniforme, due uomini e due donne. Hanno chiesto di te al comandante della base. Sono appena partiti, la navetta e tre skimmer. Saranno qui in quattro minuti. Forse meno.»

«Radio?» ripetei come uno stupido. «Non hai detto che la radio non funziona? Per questo il prete era andato alla base a chiamare il medico.»

«La radio di padre Clifton non funziona» mormorò Dem Ria. Mi tirò in piedi e mi sorresse mentre mi infilavo i calzoni. «Abbiamo le radio» riprese. «Ricetrasmettitori a raggio compatto, satelliti relè, tutte cose di cui la Pax è all’oscuro. E informatori, nella base. Uno ci ha avvertito. Sbrigati, Raul Endymion. Le navi saranno qui fra un minuto.»

Allora mi svegliai del tutto, letteralmente invaso da un impulso di collera e di disperazione che minacciò di travolgermi. "Perché quei bastardi non mi lasciano in pace?" pensai. Quattro persone in uniforme insolita. La Pax, naturalmente. Non aveva smesso di cercare Aenea, A. Bettik e me, era chiaro, dogo che il prete capitano de Soya ci aveva lasciati fuggire dalla trappola su Bosco Divino, più di quattro anni fa.

Guardai il cronometro del comlog. Le navi sarebbero atterrate fra circa un minuto. Non esisteva posto dove potessi fuggire in così breve tempo e dove la polizia della Pax non mi avrebbe trovato. «Lasciami andare» dissi, scostandomi da Dem Ria. La finestra era aperta, la brezza pomeridiana agitava le tendine. Mi parve di udire il ronzio quasi ultrasonico degli skimmer. «Devo allontanarmi da casa vostra…» Vedevo con la mente la Pax dare fuoco alla casa, i piccoli Ces Ambre e Bin intrappolati…

Dem Ria mi tirò via dalla finestra. In quel momento entrarono il capofamiglia, il giovane Alem Mikail Dem Alem, e Dem Loa. Trascinavano il massiccio lusiano lasciato di guardia. Ces Ambre, con occhi brillanti, alzava i piedi della guardia, mentre Bin si affannava a togliergli gli stivali. Il lusiano dormiva della grossa, a bocca aperta, sbavando il colletto della tuta mimetica da combattimento.

Guardai Dem Ria.

«Quindici minuti fa Dem Loa gli ha portato una tazza di tè» disse sottovoce la donna. Mosse la mano in un gesto che fece gonfiare la manica della tunica azzurra. «Purtroppo abbiamo dovuto usare l’ultima fiala di ultramorfina, Raul Endymion.»

«Devo andare…» cominciai. Il dolore alla schiena era sopportabile, ma mi sentivo mancare le gambe.

«No» disse Dem Ria. «Ti prenderanno in un minuto.» Indicò la finestra. Dall’esterno provenne l’inconfondibile rombo subsonico di una navetta a propulsione EM, seguito dal tonfo e dal latrato dei suoi razzi direzionali. Di sicuro il velivolo si librava sopra il villaggio e cercava dove atterrare. L’attimo dopo la finestra vibrò per un triplice bang sonico; due skimmer neri virarono sopra la casa vicina.

Alem Mikail aveva spogliato il lusiano, lasciandogli solo la termobiancheria, e l’aveva disteso sul letto. Ora chiuse nella manetta il grosso polso della guardia e agganciò l’altra alla sbarra della testiera. Dem Loa e Ces Ambre avevano raccolto tuta mimetica, armatura e stivali e li infilavano in un sacco da lavanderia. Il piccolo Bin Ria Dem Loa Alem gettò nel sacco l’elmo della guardia. Aveva in mano la pesante pistola a fléchettes. Sobbalzai: armi e bambini erano una combinazione che avevo imparato a evitare fin da quando ero anch’io bambino e imparavo a maneggiare armi a energia, mentre la carovana percorreva rumorosamente la strada fra le brughiere di Hyperion. Ma Alem sorrise, tolse al bambino la pistola e gli diede una pacca sulla schiena. Dal modo come Bin aveva tenuto la pistola, dita lontano dalla guardia del grilletto, bocca da fuoco lontano da sé e dal padre, un’occhiata di controllo alla sicura mentre gli porgeva l’arma, era evidente che ne aveva già maneggiate.

Bin mi sorrise, prese il pesante sacco con gli indumenti del lusiano e uscì di corsa dalla stanza. Il rumore all’esterno della casa crebbe a dismisura. Mi girai a guardare dalla finestra.

A meno di trenta metri, uno skimmer nero sollevava polvere nella via che correva lungo il canale. Potevo vederlo da uno spazio vuoto fra le case. La navetta più grossa si abbassò, fuori vista, verso sud, forse per atterrare nella zona erbosa accanto al pozzo dove ero crollato per il dolore causato dal calcolo renale.

Avevo appena terminato di infilarmi gli stivali e di abbottonarmi il giubbotto, quando Alem mi porse la pistola a fléchettes. Controllai per abitudine la sicura e gli indicatori di carica, ma poi scossi la testa. «No» dissi. «Sarebbe un suicidio, attaccare solo con questa le guardie della Pax. La loro armatura…» In realtà in quel momento non pensavo all’armatura, ma al fuoco di risposta di armi d’assalto che in un batter d’occhio avrebbero raso al suolo la casa. Pensai anche al bambino, là fuori, col sacco della lavanderia e gli indumenti del lusiano. «Bin…» dissi. «Se lo prendono…»

«Lo sappiamo, lo sappiamo» disse Dem Ria. Mi tirò via dal letto e mi spinse nello stretto corridoio. Non ricordavo quella parte della casa. Nelle ultime quaranta ore, il mio universo si era limitato alla stanza da letto e al bagno adiacente. «Su, vieni» disse Dem Ria.

La scostai di nuovo e diedi ad Alem la pistola. «Lasciatemi scappare» dissi, col cuore che mi batteva forte. Indicai il lusiano che russava. «Neppure per un attimo penseranno che sia io. Chiameranno per radio la dottoressa, se non è già a bordo di uno degli skimmer, per identificarmi. Dite loro…» guardai quei visi amichevoli «che ho sopraffatto la guardia e che vi ho tenuto sotto tiro…» Mi fermai, rendendomi conto che il lusiano avrebbe distrutto quella storia di copertura appena si fosse svegliato. La complicità della famiglia nella mia fuga sarebbe stata evidente. Guardai di nuovo la pistola a fléchettes, quasi pronto a prenderla. Una scarica di aghi d’acciaio e il lusiano non si sarebbe mai svegliato per smentire la storia e mettere nei guai quelle brave persone.

Solo, non sarei mai riuscito a ucciderlo. Potevo sparare a una guardia della Pax in regolare combattimento — a dire il vero, la scarica di adrenalina provocata dall’ira che mi bruciava malgrado la debolezza e la paura mi disse che quell’opportunità sarebbe stata per me un vero sollievo — ma non avrei mai sparato a quell’uomo addormentato.

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