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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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"Forse si sarebbe dovuta esaurire molto tempo fa" replicai, duro. "La superstizione ha preteso un terribile tributo dalla nostra specie. Guerre… pogrom… resistenza alla logica, alla scienza, alla medicina… per non parlare della concentrazione del potere nelle mani di persone come quelle che governano la Pax."

"Allora ogni religione è superstizione, Raul? Ogni fede è follia?"

La guardai a occhi socchiusi. La fioca luce dentro il riparo e l’ancora più fioco luccichio delle stelle giocavano sui suoi zigomi sporgenti e sulla morbida curva del mento. "Cosa intendi?" Mi aspettavo, a ragione, una trappola.

"Se tu avessi fede in me, sarebbe follia?"

"Fede in te… come?" replicai. Sentii nella mia voce un tono sospettoso, quasi imbronciato. "Come amice? O come messia?"

"Qual è la differenza?" domandò Aenea. Sorrise di nuovo in quel modo che di solito anticipava una sfida.

"Fede in un’amica è… amicizia. Lealtà." Esitai. "Amore."

"E fede in un messia?" disse Aenea, con un luccichio negli occhi.

Scrollai le spalle. "Quella è religione."

"E se la tua amica è il messia?" Ora sorrideva apertamente.

"Vuoi dire: ’E se la tua amica pensa di essere il messia?’" replicai. Scrollai di nuovo le spalle. "Be’, le resti leale e cerchi di tenerla fuori del manicomio."

Il suo sorriso svanì lentamente, ma intuii che non era colpa del mio aspro commento. Aenea aveva lo sguardo perduto nel vuoto. "Vorrei che fosse così semplice, mio caro amico."

Commosso, travolto da un’ondata d’ansia così reale come un attacco di nausea, dissi: "Stavi per dirmi perché sei stata scelta come messia, ragazzina. Che cosa ti rende il legame fra due mondi".

La ragazzina, giovane donna mi resi conto, annuì solennemente. "Sono stata scelta per il semplice motivo che ero il primo figlio del Nucleo e della specie umana."

L’aveva già detto in precedenza. Stavolta annuii. "Allora sono questi i due mondi che unisci, il Nucleo e noi?"

"Due dei mondi, sì" disse Aenea, tornando a guardarmi. "Non gli unici due. Questo è proprio ciò che fanno i messia, Raul, stendono un ponte fra mondi diversi. Epoche diverse. Forniscono il legame fra due concetti inconciliabili."

"E il tuo collegamento a tutt’e due questi mondi ti rende un messia?"

Aenea scosse subito la testa, quasi spazientita: negli occhi le balenò un lampo che pareva collera. "No" disse, brusca. "Sono il messia per ciò che posso fare!"

Rimasi stupito per la sua veemenza. "Cosa puoi fare, ragazzina?"

Aenea mi toccò con gentilezza. "Ricordi quando ho detto che la Chiesa e la Pax avevano ragione su di me, Raul? Sostenendo che ero un virus?"

"Sì, certo."

Mi strinse il polso. "Posso trasmettere quel virus, Raul. Posso infettare altri. Progressione geometrica. Un’epidemia di portatori."

"Portatori di cosa? Di messianicità?"

Aenea scosse la testa. Aveva un’espressione così triste che mi venne voglia di consolarla, di circondarle le spalle. Non allentò la salda stretta sul mio polso. "No" disse. "Solo il passo seguente in ciò che siamo. Ciò che possiamo essere."

Trassi un respiro. "Parlavi d’insegnare la fisica dell’amore. Di capire l’amore come forza basilare dell’universo. È questo, il virus?"

Sempre tenendomi il polso, mi fissò a lungo. "Quella è la fonte del virus" disse piano. "Io insegno come usare quella energia."

"Come?" mormorai.

Aenea batté lentamente le palpebre, come se fosse lei a sognare e sul punto di svegliarsi. "Diciamo che ci sono quattro passi. Quattro gradi. Quattro livelli."

Aspettai. Le sue dita formavano un cerchio intorno al mio polso.

"Il primo è apprendere il linguaggio dei morti" disse Aenea.

"Cosa c’entra…"

"Sst!" Portò alle labbra l’indice della mano libera, indicandomi di tacere.

"Il secondo è apprendere il linguaggio dei viventi" riprese.

Annuii, anche se non capivo né l’uno né l’altro.

"Il terzo è udire la musica delle sfere" mormorò Aenea.

Nelle mie letture a Taliesin West mi ero imbattuto in quell’antica espressione, "musica delle sfere": un miscuglio di astrologia, epoca prescientifica della Vecchia Terra, modellini lignei di un sistema solare secondo Keplero basato su forme perfette, stelle e pianeti mossi da angeli, volumi di ambigue acrobazie verbali. Non capivo di che cosa parlasse la mia amica né come si potesse applicare a un’epoca dove l’uomo si muoveva a velocità superiore a quella della luce lungo il braccio della spirale galattica.

"Il quarto passo" disse Aenea, con lo sguardo di nuovo perduto nel vuoto "è imparare a muovere il primo passo."

"Il primo passo" ripetei, confuso. "Ti riferisci al primo passo che hai appena elencato? qual era? Apprendere il linguaggio dei morti?"

Aenea scosse la testa e parve vedermi di nuovo, come se per un momento fosse stata altrove. "No. Intendo dire: muovere il primo passo."

Quasi trattenendo il respiro, dissi: "D’accordo. Sono pronto, ragazzina. Insegnami."

Aenea sorrise. "Ecco l’ironia, Raul, amore mio. Se decido di farlo, sarò conosciuta per sempre come Colei che insegna. Ma è sciocco, io non devo insegnare. Devo solo condividere questo virus per trasmettere ognuno di questi gradi a quelli che desiderano imparare."

Guardai le sue dita che mi circondavano il polso. "Allora mi hai già trasmesso questo… virus?" dissi. Non sentivo niente, a parte il solito formicolio elettrico che il suo tocco mi provocava sempre.

Aenea si mise a ridere. "No, Raul. Non sei pronto. E poi occorre la comunione, per condividere il virus, nonni semplice contatto. E non ho ancora deciso cosa fare… non ho deciso se dovrei farlo!"

"Condividere con me?" dissi, pensando: comunione?

"Condividere con chicchessia" mormorò lei, di nuovo seria. "Con chiunque sia pronto a imparare." Mi guardò in viso. Da qualche parte, nel deserto, un coyote uggiolava. "Questi… livelli, gradi… non possono coesistere col crucimorfo, Raul."

"Allora i cristiani rinati non possono imparare?" Così la grande maggioranza di esseri umani sarebbe rimasta esclusa.

Aenea scosse la testa. "Possono imparare, ma non possono restare cristiani rinati, tutto qui. Il crucimorfo deve sparire."

Lasciai uscire il fiato. Non ci capivo quasi niente, ma solo perché pareva un linguaggio incomprensibile. "Tutti i futuri messia non parlano forse un linguaggio incomprensibile?" domandò la parte cinica di me stesso, con l’equilibrata voce di nonna. Dissi: "Non si può rimuovere il crucimorfo senza uccidere chi lo porta. La vera morte". Mi ero sempre domandato se non fosse questa la principale ragione per cui rifiutavo di accettare la croce. O forse era solo la giovanile convinzione nella mia stessa immortalità.

Aenea non rispose direttamente. Disse: "Ti piacciono gli Spettroelica di Amoiete, vero?".

Sorpreso, cercai di capire la sua domanda. Avevo forse sognato quella frase, quelle persone, quel dolore? Sognavo, no, in quel momento? O ricordavo una vera conversazione? Ma Aenea non sapeva niente di Dem Ria, di Dem Loa e degli altri. La notte e il riparo di pietra e di tela parvero incresparsi come un paesaggio di sogno che si sbrindellasse.

"Mi piacciono" dissi. Sentii che Aenea mi lasciava il polso. "Il mio polso non era ammanettato alla testiera del letto?"

Aenea annuì e sorseggiò il tè che diventava freddo. "C’è speranza, per gli Spettroelica. E per tutte le migliaia di altre culture che sono regredite o sbocciate dopo la Caduta. L’Egemonia significava omogeneità, Raul. La Pax significa omogeneità ancora maggiore. Il genoma umano, l’anima umana, diffida dell’omogeneità, Raul. È sempre pronto a cogliere al volo l’occasione, a correre il rischio del cambiamento e della diversità."

"Aenea" dissi, allungando la mano per toccarla. "Io non… non possiamo…" Provai una orribile sensazione di cadere e il paesaggio di sogno si disciolse come cartone sottile sotto pioggia battente. Non riuscivo più a vedere la mia amica.

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