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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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E udii l’allucinazione Aenea: "Perdere per sempre tutto questo, amore mio, è l’essenza della natura umana".

Padre Clifton si schiarì la voce. «Hai mai sentito parlare della scommessa di Pascal, Raul?»

«Sì.»

«Davvero?» si meravigliò padre Clifton. Parve sconcertato, come se gli avessi rovinato la linea di ragionamento che stava per sostenere. «Allora sai perché ha senso» disse debolmente.

Sospirai di nuovo. Il dolore adesso era continuo, non andava e veniva a ondate come nei giorni precedenti. Ricordai che mi ero imbattuto in Blaise Pascal per la prima volta in una conversazione con nonna, da bambino, e poi ne avevo discusso con Aenea, nel crepuscolo dell’Arizona, e infine avevo letto i suoi Pensieri nell’eccellente biblioteca di Taliesin West.

«Pascal era un matematico» diceva intanto padre Clifton. «Del periodo pre-Egira, metà del XVIII secolo, credo…»

«A dire il vero visse nella metà del 1600» lo corressi. «Dal 1623 al 1662, se non sbaglio.» A essere sinceri, bluffavo un poco con le date. I numeri mi parevano corretti, ma non ci avrei scommesso la vita. Ricordavo il periodo perché un inverno Aenea e io avevamo trascorso un paio di settimane a discutere l’Illuminismo e i suoi effetti sulle persone e sulle istituzioni dell’epoca pre-Egira, pre-Pax.

«Sì» disse padre Clifton «ma il tempo in cui visse non è importante come la sua cosiddetta scommessa. Rifletti, Rauclass="underline" da una parte, la possibilità di risurrezione, l’immortalità, l’eternità in cielo e il beneficio della luce di Cristo. Dall’altra… come avevi detto?»

«Il grande salto. Il nulla.»

«Peggio ancora» disse il giovane prete, con tono zelante, convinto. «Il nulla significa non esistenza. Sonno senza sogni. Ma Pascal capì che la mancanza della redenzione di Cristo è peggio del nulla. È rimpianto eterno… desiderio struggente… tristezza infinita.»

«E inferno? Eterno castigo?»

Padre Clifton strinse le mani, evidentemente a disagio su questo lato dell’equazione. «Forse» disse poi. «Ma se anche l’inferno fosse solo l’eterna consapevolezza dell’occasione perduta, perché rischiare? Pascal capì che, se la Chiesa aveva torto, chi avesse abbracciato la sua speranza non avrebbe perduto niente. E se la Chiesa aveva ragione…»

Sorrisi. «Un tantino cinico, no, padre?»

Gli occhi chiari del prete guardarono dritto nei miei. «Non tanto cinico quanto morire senza motivo come nel tuo caso, Raul. Mentre c’è la possibilità di accettare Cristo come nostro Signore, di lavorare bene fra altre persone, di servire la tua comunità e i tuoi fratelli in Cristo, di salvare intanto la tua vita fisica e la tua anima immortale.»

Annuii. Dopo un minuto, dissi: «Forse il tempo in cui visse era davvero importante».

Padre Clifton batté le palpebre, sorpreso: non mi seguiva.

«Mi riferivo a Blaise Pascal» dissi. «Pascal visse in un periodo di rivoluzione intellettuale come l’uomo raramente ha visto. Per giunta, Copernico e Keplero e altri della stessa forza vivacizzavano mille volte tanto l’universo. Il Sole diventava… be’… un semplice sole, padre. Ogni cosa veniva cambiata di posto, spostata di lato, spinta via dal centro. Pascal disse una volta: "Sono atterrito dal silenzio eterno di questi spazi infiniti".»

Padre Clifton si chinò più vicino. Sentii il profumo del sapone e della crema da barba sulla sua pelle liscia. «Motivo in più per meditare sulla saggezza della sua scommessa, Raul.»

Battei le palpebre, col desiderio di scostarmi da quella faccia di luna piena, rosea e ben lavata. Ero sicuro di puzzare di sudore, di sofferenza, di paura. Da un giorno standard non mi lavavo i denti.

«Non ho nessuna voglia di fare una qualsiasi scommessa, se significa trattare con una Chiesa tanto corrotta da stabilire nell’ubbidienza e nella sottomissione il prezzo per salvare la vita di un bambino.»

Padre Clifton si scostò come se l’avessi schiaffeggiato. La sua pelle rosea divenne di un rosso intenso. Il prete si alzò e mi diede un colpetto sul braccio. «Dormi un poco. Parleremo ancora domani, prima che tu te ne vada.»

Ma non avevo a disposizione tutto quel tempo. Se in quel momento fossi stato fuori della casa e avessi guardato nel giusto quadrante di cielo del tardo pomeriggio, avrei visto una scia di fiamma nella cupola di cobalto: la navetta di Nemes si disponeva all’atterraggio nella base di Bombasino.

Appena Padre Clifton uscì, mi addormentai.

Guardai Aenea e me stesso, seduti nel vestibolo del riparo di Aenea, nella notte del deserto, continuare la conversazione.

"Ho già fatto questo sogno" dissi. Mi guardai intorno e toccai la pietra sotto la tela del riparo. Conservava un poco del calore del giorno.

"Sì" disse Aenea. Sorseggiava ancora del tè.

"Eri sul punto di rivelarmi il segreto che ti rende un messia. Il segreto che ti rende ’il legame tra due mondi’ di cui parlò l’IA Ummon."

"Sì" annuì la mia giovane amica. "Ma prima dimmi se pensi che la tua risposta a padre Clifton fosse sufficiente."

"Sufficiente?" Scrollai le spalle. "Ero arrabbiato."

Aenea sorseggiò il tè: il vapore che si alzava dalla tazza le toccò le ciglia. "In realtà non hai risposto alla sua domanda sulla scommessa di Pascal."

"Non occorreva rispondergli altro" replicai, un po’ irritato. "Il piccolo Bin Ria Dem Loa Alem sta morendo di cancro. La Chiesa usa come leva il crucimorfo. Un modo di fare inconcepibile… indegno. Non ci sto."

Aenea mi guardò da sopra la tazza fumante. "Ma se la Chiesa non fosse corrotta, Raul, se desse il crucimorfo senza pretendere un prezzo né fare riserve, accetteresti la croce?"

"No." Fui sorpreso dall’immediatezza della risposta.

Aenea sorrise. "Quindi al centro della tua protesta non c’è la corruzione della Chiesa. Tu respingi la risurrezione stessa."

Fui sul punto di replicare, esitai e riformulai la frase che avevo pensato. "Sì, respingo questo tipo di risurrezione."

Sempre sorridendo, Aenea disse: "Ne esistono altri tipi?".

"Un tempo la Chiesa lo pensava. Per quasi tremila anni ha offerto la risurrezione dell’anima, non del corpo."

"E credi in quest’altro tipo di risurrezione?"

"No" dissi di nuovo, con la stessa prontezza di prima. Scossi la testa. "La scommessa di Pascal non mi ha mai attirato. Dal punto di vista della logica, pare… superficiale."

"Forse perché pone solo due scelte" disse Aenea. Da qualche parte, nella notte del deserto, una civetta lanciò un breve stridio. "Risurrezione spirituale e immortalità, oppure morte e dannazione."

"Le ultime due non sono la stessa cosa" obiettai.

"No. Ma forse lo erano per uno come Blaise Pascal. Un uomo atterrito dal ’silenzio eterno di questi spazi infiniti’."

"Soffriva di agorafobia spirituale."

Aenea rise. La risata era così sincera e spontanea che non potevo fare a meno di amarla. Di amare lei.

"Pare che la religione ci abbia sempre dato questo falso dualismo" disse Aenea, posando la tazza di tè sopra un sasso piatto. "I silenzi dello spazio infinito oppure il comodo conforto della certezza interiore."

Sbuffai. "La Chiesa della Pax dà una certezza più pragmatica."

Aenea annuì. "Potrebbe essere la sua sola risorsa, oggi. Forse la nostra riserva di fede spirituale si è esaurita."

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