Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«È una ragione che posso capire. Continua.»
Gli parlai dei miei studi, senza nascondergli che avevo lasciato l’ingegneria per entrare in seminario e prendere gli ordini, e che infine ero giunto alle Chiese Unite per la Decenza. Non parlai di Abigail e del fatto che non ero riuscito a fare bene il parroco perché (secondo me) Abigail non amava la gente e la gente non amava lei. Non dissi queste cose un po’ perché in una breve biografia non si poteva raccontare tutto, e un po’ perché parlando di Abigail si metteva in dubbio la posizione di Margrethe.
«Più o meno, questo è tutto. Se fossimo nel mio mondo, potrei telefonare alla sede centrale delle Chiese Unite, a Kansas City. Abbiamo avuto un’ottima annata e io ero in vacanza di studio. Avevo preso un dirigibile, il Count von Zeppelin delle Linee Aeree Nordamericane, da Kansas City a San Francisco, Hilo, e poi Tahiti, dove sono salito sulla motonave Konge Knut. A questo punto la mia storia si congiunge a quella che ho già raccontato.»
«Mi sembra che tu dica la verità, e la tua storia fila… sei rinato in Cristo?»
«Certo. In questo momento temo di non essere proprio in stato di grazia… ma cerco di ritornarci. Siamo negli ultimi giorni prima del giudizio, fratello; la cosa è urgente. E tu, sei rinato in Cristo?»
«Me parleremo poi. Dimmi il secondo principio della termodinamica.»
Feci una smorfia. «L’entropia complessiva di un sistema non diminuisce mai. È qui che mi hanno bocciato.»
«Adesso, parlami di Alec Graham.»
«Non posso dire molto. Ho letto sul suo passaporto che è nato nel Texas; come indirizzo dava uno studio legale di Dallas. Per il resto è meglio chiedere a Margrethe; lei l’ha conosciuto, io no.» (Non parlai di quell’ingombrante milione di dollari. Non avrei potuto spiegarlo, perciò lo lasciai fuori. Quanto a Marga, lei aveva solo la mia parola; non l’aveva mai visto.)
«Margie? Ci puoi descrivere Alec Graham?»
Prima che Margrethe rispondesse, passarono alcuni secondi. «Temo di non poter dire più di quel che ha detto mio marito.»
«Ehi! Mi deludi. Tuo marito mi ha dato una dettagliata descrizione del dottor Jekyll; tu non riesci a darmi un ritratto del signor Hyde? Finora, è come se non esistesse. Un recapito postale a Dallas, niente di più.»
«Jerry, sono certa che non hai mai fatto la cameriera su una nave…»
«No, la cameriera non l’ho mai fatta. Ma ho fatto il cameriere su un piroscafo… due viaggi, da studente.»
«Allora mi puoi capire. Una cameriera conosce molte cose dei suoi passeggeri. Sa quante volte la settimana fanno il bagno. Sa quante volte si cambiano. Conosce il loro odore… e tutti hanno un odore, alcuni buono, altri cattivo. Sa che razza di libri leggono… o non leggono. Soprattutto sa se è gente onesta, generosa, educata, cordiale, rispettosa. Sa tutto quel che occorre per giudicare una persona. Eppure, può non sapere il suo lavoro, la città d’origine, il grado di istruzione scolastica e tutti quei particolari che conoscono i suoi amici.
«Prima del giorno in cui ha camminato sul fuoco» proseguì «io ero la cameriera di Graham da quattro settimane, e mi ero innamorata di lui da due ed ero la sua amante. Dopo avere camminato sul fuoco sono dovuti passare vari giorni, prima che l’amnesia gli permettesse di riprendere la nostra relazione; poi l’abbiamo ripresa e io sono stata di nuovo felice. Adesso sono sua moglie da quattro mesi… mesi di avversità, ma è il periodo più felice della mia vita. Questo è tutto quel che so di mio marito Alec Graham.»
Mi sorrise, e vidi che tra le ciglia le brillava una lacrima. Anch’io mi sentivo bruciare gli occhi.
Jerry sospirò e disse: «Per dare un giudizio, qui ci vorrebbe un Salomone, e io non lo sono. Credo a tutt’e due le vostre storie… e una delle due non può essere quella giusta. Ma lasciamo perdere. Io e mia moglie pratichiamo l’ospitalità musulmana: l’ho imparata nel corso dell’ultima guerra. Accettate di venire da noi per un paio di notti? Bisogna rispondere “sì”.»
Margrethe mi guardò. Io dissi: «Sì!»
«Bene. Adesso controllo se la mia direttrice è in casa.» Girò il seggiolino verso il quadro dei comandi, schiacciò tasti. Dopo qualche istante si accese una luce e si udì un suono: beep! Con un sorriso, Jerry disse: «Duchessa, qui c’è il tuo marito prediletto».
«Oh, Ronny, è tanto tempo che non ti vedo.»
«No, non va bene. Riprova.»
«Albert? Tony? George, Andy, Jim…»
«Hai ancora una possibilità, ma questa volta di’ il nome giusto. Sono in compagnia.»
«Sì, Jerry?»
«La compagnia si ferma a cena e a dormire da noi, e forse anche di più.»
«Sì, amore. Quanti sono, di che sesso, e quando arrivate a casa?»
«Chiedo a Hubert.» Toccò di nuovo qualcosa. «Hubert dice 27 minuti. La compagnia è di due persone. Quella seduta accanto a me ha 23 anni, uno più, uno meno, è bionda, con i capelli lunghi e ondulati, gli occhi azzurri, è alta un metro e 75, peso 55, le altre misure non le ho prese ma sono circa come quelle di nostra figlia. Sesso femminile. Ne sono certo, perché in questo momento non ha addosso niente, neppure un tanga.»
«Certo, caro. Le strapperò gli occhi. Dopo averle dato da mangiare, naturalmente.»
«Bene. Ma non costituisce una minaccia, perché ha con sé il marito, che non la perde di vista. Te l’ho detto che è nudo anche lui?»
«No, non me l’avevi detto. Ma la cosa comincia a farsi interessante.»
«Vuoi le sue misure? E in caso di risposta affermativa, le vuoi a riposo o sull’attenti?»
«Mio caro, sei il solito vecchio sudicione, sono lieta di dirlo. Non mettere nell’imbarazzo i nostri ospiti.»
«C’è follia nel mio metodo, Duchessa. Sono nudi perché non hanno abiti. Eppure, non credo che si imbarazzino facilmente. Perciò, porta qualche vestito, quando vieni a prenderci al cancello. Le misure di lei te l’ho date, salvo… Margie, dammi un piede.» Marga sollevò subito un piede, senza fare commenti. Lui lo misurò con il palmo. «Un paio di tuoi sandali dovrebbe andare bene. Per lui, un paio dei miei zapatos.»
«E le sue altre misure? Lascia perdere le battute.»
«Come altezza e come spalle, è della mia taglia, ma io sono almeno dieci chili di più. Pigliagli qualcosa dal mio armadio dei vestiti stretti. Se Sybil ha in casa i suoi soliti barbari, usa ogni sistema illecito per tenerli lontani dall’ingresso. Sono persone dabbene; glieli presenteremo dopo un periodo di preavviso.»
«Roger, sergente. Ma sarebbe ora che li presentassi a me.»
«Mea culpa. Amore, ti presento Margrethe Graham.»
«Salve, Margrethe. Benvenuta a casa nostra.»
«Grazie, signora Farnsworth…»
«Katherine, cara. O Kate.»
«Katerine. Non so come ringraziarla per quanto fa per noi… in un così brutto momento!» Cominciò a piangere.
Ma s’interruppe immediatamente. «E questo è mio marito, Alec Graham.»
«Buon giorno, signora Farnsworth. E grazie.»
«Alec, portami subito quella ragazza. Voglio salutarla come si deve. Tutti e due.»
Jerry ci interruppe. «Hubert dice 22 minuti, Duchessa.»
«Hasta la vista. Adesso stacca e lasciami preparare.»
«Chiudo.» Jerry girò il seggiolino verso Margrethe. «Kate ti troverà qualcosa di tuo gusto, Margie… anche se nel tuo caso dovrebbe essere vietato per legge. Ehi, avete freddo? Chiacchierando chiacchierando, non ci avevo pensato. Tengo il condizionatore in modo da starci comodo, ma vestito. Hubert può regolarlo su un’altra temperatura.»
«Io sono una vichinga, Jerry; non ho mai freddo. In genere, per me gli ambienti sono sempre troppo caldi.»
«E tu, Alec?»
«Sto abbastanza bene» mentii.