Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Margrethe non rispose, e dopo qualche istante ripresi la parola io. «Appunto. La cosa preoccupa anche me. Ma non possiamo essere sempre in contatto come i gemelli siamesi. Dobbiamo lavorare. Mia cara, Satana o Loki o chiunque ci gioca questi tiri, può separarci per sempre scegliendo un qualsiasi istante in cui siamo lontani.»
«Alec?»
«Sì?»
«Loki avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento, già da tempo. E non è successo.»
«Certo, ma potrebbe succedere tra un istante.»
«Sì. Ma potrebbe anche non succedere mai.»
Proseguimmo il viaggio, e incappammo in altri cambiamenti. Le precauzioni di Margrethe parvero davvero funzionare… anche se una volta funzionarono fin troppo bene; per poco non fui condannato a una pena detentiva per possesso illegale di monete d’argento. Ma un rapido cambiamento (il più rapido che avessimo visto) eliminò l’accusa, le prove e i testimoni a carico. Ci trovammo in una corte di giustizia che non conoscevamo e fummo allontanati immediatamente perché non avevamo il biglietto per assistere alle udienze.
Ma il rasoio rimase sempre con me; nessun poliziotto, marshal o sceriffo volle mai sequestrarmelo.
Viaggiavamo con i nostri soliti sistemi (il mio pollice e le gambe mozzafiato di Margrethe; da tempo mi ero rassegnato all’inevitabile) e un camionista che aveva lasciato la 66 per dirigersi a nord lungo una stradina laterale ci aveva portati in una graziosa parte del… del Texas, doveva essere.
Eravamo usciti dal deserto e ci trovavamo in una zona di basse colline verdi. Era una bellissima giornata, ma eravamo stanchi, affamati, sudati e sporchi, perché i nostri persecutori — Satana o chi per lui — avevano voluto superare se stessi: tre cambiamenti in meno di trentasei ore.
In un solo giorno avevo ottenuto due posti da lavapiatti nello stesso locale della stessa città… e non avevo incassato un soldo. È difficile farsi pagare dalla Lonesome Cowboy Steak House quando essa si trasforma, davanti ai tuoi occhi, nel Vivian’s Grill. Idem tre ore dopo, quando il Vivian’s Grill si trasformò in un salone di macchine usate. L’unica buona cosa di questi cambi fu che per fortuna (o a bella posta?) Margrethe era sempre con me nel momento in cui avvenivano: una volta era venuta a prendermi e aspettava accanto a me che il padrone mi facesse il conto delle ore, l’altra lavoravamo insieme.
Il terzo cambiamento ci derubò dell’ospitalità per la notte, già pagata dal lavoro di Margie.
Ecco perché, una volta scesi dal camion, eravamo stanchi, sporchi e affamati e la mia paranoia era giunta a un nuovo record d’intensità.
Percorso qualche centinaio di metri, ci trovammo accanto a un dolce, piccolo torrente: una vista che nel Texas è quanto mai gradita. Ci fermammo sul ponticello che lo attraversava. «Margrethe, che ne diresti di passare a guado?»
«Caro, intendo fare qualcosa di più che attraversarlo a guado. Intendo farci il bagno.»
«Hmm… passa sotto la rete, risali la corrente di una cinquantina di metri, e nessuno ci vedrà dalla strada.»
«Caro, per quello che me ne importa, possono mettersi in fila ad applaudire; io voglio fare un bagno. E… l’acqua sembra pulita. Pensi che si possa berla?»
«Penso di sì, se si risale un poco la corrente. Abbiamo sempre corso rischi peggiori, da quando siamo stati colpiti dall’iceberg. Ora, se solo avessimo qualcosa da mangiare… per esempio, il tuo gelato alla cioccolata. O preferisci due uova strapazzate?» Sollevai la rete perché Margrethe vi passasse sotto.
«Ti accontenteresti di una barretta di cioccolato alla nocciola?»
«Preferirei cioccolato fondente, se proprio dovessi dire.»
«Temo che tu non possa avere molta voce in capitolo. C’è solo alla nocciola.» Sollevò la rete perché passassi io.
«Forse è meglio non parlare di cibi che non abbiamo» dissi. Strisciai sotto la rete e nel raddrizzarmi aggiunsi: «A questo punto, mangerei perfino una puzzola cruda».
«Cibi che abbiamo, mio caro. Ho una tavoletta di cioccolata nella borsa.»
Io mi fermai all’improvviso. «Se è uno scherzo, donna, rischi di prenderle.»
«Non scherzo.»
«Nel Texas è permesso battere la moglie con un bastone non più grosso del dito pollice.» Le mostrai il dito. «Ne vedi in giro uno della giusta dimensione?»
«Te lo cercherò.»
«Dove hai preso il cioccolato?»
«In quel bar dell’autostrada, dove il signor Fascelli ci ha offerto il caffè e le brioche.»
Il signor Fascelli era stato il penultimo a darci un passaggio, prima del camionista che ci aveva lasciato laggiù. Nelle ultime ventiquattr’ore avevamo mangiato solo due piccole brioche e il caffè con zucchero e crema.
«La battitura è rinviata a un’altra occasione. Donna, se l’hai rubata, me ne parlerai un’altra volta. Hai davvero una tavoletta di cioccolato? O è una mia allucinazione?»
«Alec, pensi che possa rubare una tavoletta di cioccolato? L’ho presa al distributore a gettone mentre tu e il signor Fascelli eravate alla toilette.»
«E come hai fatto? Non abbiamo soldi di questo mondo.»
«No, Alec, ma avevo ancora una moneta da dieci cent, di quelle di due mondi fa. Naturalmente, la moneta non era buona, parlando con rigore. Ma non mi pareva che ci fosse alcun pericolo, se la macchina l’avesse accettata. E l’ha accettata. Poi ho messo via il cioccolato, prima che arrivaste voi due, perché non avevo altre due monetine e non potevo offrirne anche a voi. Ho fatto male a servirmi di quella monetina falsa?»
«È una questione tecnica in cui non voglio entrare… purché mi venga data la mia parte del corpo del reato. E questo mi rende altrettanto colpevole. Uh… mangiamo, prima, oppure facciamo prima il bagno?»
Prima mangiammo, e poi ci lavammo, schizzandoci e ridendo: fu uno dei momenti più piacevoli della nostra vita. Margrethe aveva una saponetta nella borsa, e io fornii l’asciugamano: la mia camicia. Per prima asciugai Margrethe, poi mi asciugai a mia volta; l’aria asciutta e calda terminò l’opera.
Quel che accadde in seguito fu inevitabile. In tutta la mia vita non avevo mai fatto l’amore all’aperto, tanto meno di giorno. Fino a quel momento pensavo di esserne psicologicamente incapace, ma mi accorsi con stupore che la cosa non mi imbarazzava affatto.
Inoltre, in tutta la mia vita non avevo mai dormito nudo sull’erba. Penso che dormimmo per circa un’ora.
Quando ci svegliammo, Margrethe insistette per farmi la barba: io non potevo radermi bene, perché ero senza specchio, ma lei non aveva problemi, e cominciò a farmi la barba con la sua solita efficienza. Eravamo nell’acqua fino al ginocchio; io feci un po’ di schiuma e me la passai sulla faccia, lei prese il rasoio.
«Ecco» disse, alla fine, e mi diede un bacio di conferma. «Sei a posto. Adesso, sciacquati; anche le orecchie. Io recupero la tua camicia.»
Salì sull’argine, mentre io mi chinavo sull’acqua e mi sciacquavo.
«Alec…»
«Non ti sento; ho la doccia aperta!»
«Per favore, caro!»
Raddrizzai la schiena, mi levai l’acqua dagli occhi, mi guardai attorno.
Tutto quel che possedevamo era sparito, escluso solo il rasoio.
17
Margrethe chiese: «Dove hai messo il sapone?»
Io trassi un lungo sospiro. «Ho sentito bene? Mi hai chiesto del sapone?»
«Perché, cosa dovevo dire?»
«Non saprei. Ma mi aspettavo qualcosa d’altro. Avviene un miracolo… e tu mi parli dal sapone.»
«Alec, un miracolo che si ripete troppe volte non è più un miracolo; è solo una scocciatura. Sento il bisogno di urlare e di piangere. Per questo ti ho domandato del sapone.»
Stavo per mettermi a imprecare anch’io, quando le parole di Margrethe giunsero a segno. Margrethe? Colei che non batteva ciglio davanti agli iceberg e ai terremoti, colei che non piangeva mai nelle avversità… lei voleva mettersi a urlare?