Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Culverson si sforzò di dominarsi. «Il termine giusto per gli adepti dell’Arte è “sapiente”. “Stregone” non è esatto, perché non tutti i praticanti della magia fanno stregonerie; inoltre è offensivo perché è associato al culto del diavolo, e l’Arte non è diabolismo. La corretta denominazione del mio stato attuale è “Maestro dell’Arte”.»
«Giusto! Grazie del chiarimento. Chiedo scusa di avere usato il termine “stregone”…» Jerry s’interruppe.
Dopo un attimo, il giovane Culverson si affrettò a dire: «Oh, non importa, tutto a posto.»
«Grazie. E per ampliare leggermente i commenti, la vostra magia è anche chiamata “wicca”, che significa “saggezza” e che deriva da “wicce” che significa “donna”. E quando si parla dell’Arte si intende l’Arte della Saggezza. Vero?»
«Eh? Sì, certo. La saggezza. È appunto l’argomento della Vecchia Religione.»
«Bene. Allora, ascoltami con attenzione, figliolo. Nella saggezza è compreso anche il non arrabbiarsi senza necessità. Il pretore non si preoccupa delle bazzecole, e allo stesso modo non se ne preoccupa il saggio. Bazzecole come il fatto che una ragazza parli dell’athame in presenza di gentili… una conoscenza che del resto non è affatto esoterica… o che un vecchio scemo usi una parola fuori di posto. Mi sono spiegato?»
Jerry attese di nuovo la risposta. Poi, visto che non veniva, ripeté a bassa voce: «Mi sono spiegato?»
Culverson trasse un profondo respiro. «Si è spiegato. Il saggio non se la prende per le cose di poca importanza.»
«Bene. Gradisci un’altra fetta d’arrosto?»
Per qualche tempo, Culverson non parlò più. E neppure io. Né Sybil. Kate, Jerry e Margrethe si scambiarono una lunga serie di convenevoli miranti a far dimenticare che un ospite era stato redarguito pubblicamente e con severità. Infine, Sybil disse: «Papà, venerdì devo proprio venire anch’io all’adorazione del fuoco?»
«“Dovere” non è la parola giusta» rispose Jerry «Visto che adesso appartieni a un’altra chiesa. Tutt’al più possiamo sperare che tu venga.»
Kate aggiunse: «Sybil, adesso tu pensi che la tua congrega sia l’unica religione che ti occorre. Ma in futuro la cosa potrebbe cambiare… e so che la Vecchia Religione non proibisce ai suoi membri di prendere parte ad altre funzioni».
Culverson spiegò: «Questo è dovuto a secoli e millenni di persecuzione, signor Farnsworth. Le nostre regole prescrivono ancora agli adepti di partecipare pubblicamente a riti di qualche chiesa accettata dalla comunità. Ma è una regola che non viene più fatta rispettare tassativamente».
«Capisco» disse Kate. «Grazie, Roderick. Sybil, visto che la tua chiesa accetta la partecipazione ad altri riti, forse ti converrebbe venire per tenere alte le tue credenziali. Potresti averne bisogno in futuro.»
«Esatto» disse il padre. «Credenziali. Ti sei mai chiesta, carina, se il fatto che tuo padre è un pilastro della nostra parrocchia, sempre lesto a tirar fuori il libretto degli assegni, sia per caso legato all’altro fatto, cioè che vende più Cadillac di ogni altro salone del Texas?»
«Papà, che sfrontatezza!»
«Certo. E che buone vendite. E non chiamarla “adorazione del fuoco”. Non veneriamo il fuoco, ma ciò che simboleggia.»
Sybil strinse nervosamente tra le dita la salvietta, e per un attimo sembrò soltanto una bimba impaurita, anche se il suo corpo era già quello di una donna adulta. «Papà, è proprio questo. Per tutta la mia vita, la fiamma ha significato la purificazione, l’immortalità… finché non ho studiato la storia dell’Arte. Papà, per una praticante della magia… la fiamma è quella del rogo!»
Io rimasi profondamente scosso. Fino a quel momento non avevo capito fino in fondo che quei due, il giovanotto antipatico ma uguale a mille altri, la fanciulla in fiore, fresca e appetibile — la figlia di Kate e di Jerry, i nostri due buoni samaritani — praticavano la stregoneria.
Sì, sì, Esodo, 22, 18: “Non permetterai alla strega di vivere”. Un ordine solenne come i comandamenti, dato a Mosè direttamente da Dio, alla presenza dei figli di Israele…
E io mangiavo allo stesso tavolo di una strega…
Sono un codardo. Non mi alzai a insultarli. Rimasi a sedere come se niente fosse.
Kate disse: «Cara! Queste cose risalgono al Medioevo! Oggi non succedono più!»
Culverson disse: «Signora Farnsworth, ogni praticante dell’Arte sa che da un momento all’altro può ricominciare la caccia alle streghe. Per scatenarla di nuovo, basterebbe un’annata di carestia. E non è passato molto tempo dai fatti di Salem. In questa stessa nazione.» Aggrottò la fronte. «In giro ci sono ancora dei cristiani. Se potessero, accenderebbero subito i roghi. Come a Salem.»
Sarebbe stata un’ottima occasione per rimanere zitto. Ma sbottai: «A Salem non hanno bruciato nessuna strega».
Si girò verso di me: «Che cosa ne sa, lei?»
«I roghi erano in Europa, non qui. Le streghe di Salem sono state impiccate, tranne una che fu schiacciata da pesi.» (Non occorrevano i roghi: il Signore ci ha ordinato di non lasciar vivere le streghe, ma non di ucciderle con la tortura.)
Tornò a guardarmi. «E allora? Sembra che lei approvi quelle impiccagioni.»
«Non ho detto niente del genere.» (Signore, perdonami.)
Jerry ci interruppe. «Dichiaro l’argomento fuori dell’ordine del giorno. Vietato discuterne a questo tavolo. Sybil, non ti imponiamo di venire se la cosa ti agita troppo. A proposito di impiccagioni, non vi pare che sarebbe la pena giusta per gli attaccanti dei Dallas Cowboys?»
Due ore più tardi, io e Jerry Farnsworth sedevamo ancora in quella stanza, che questa volta era una Remington numero tre: alla finestra una leggera tempesta di neve, qualche spiffero che filtrava dalla porta e di tanto in tanto, in lontananza, il verso del lupo; la fiamma del caminetto non era per niente superflua. Jerry mi servì il caffè e il cognac in calici enormi, grandi come la boccia dei pesci rossi. «Si parla di cognac nobili» disse. «Il Napoleon, o anche il Carlos Primero. Ma questo è un cognac reale… talmente reale che ha perfino l’emofilia.»
Non ero nella condizione di spirito adatta ad apprezzare la battuta. Pensavo ancora alle streghe: con l’occhio della mente le vedevo davanti a me, sul rogo o appese alla forca. E tutte avevano la faccia di Sybil.
Ma la Bibbia dà la definizione di “strega”? Forse i moderni seguaci dell’“Arte” che avevo conosciuto non erano affatto quel che intendeva Dio.
Piantala, Alex! “Strega”, nell’Esodo, ha lo stesso significato odierno. Sybil lo ha confessato.
Tu, allora, condanneresti all’impiccagione la figlia di Kate?
Jerry interruppe le mie riflessioni: «Al successo della vostra impresa. Bevi lentamente e vedrai che non ti farà girare la testa; servirà a tranquillizzarti e a rendere più acuti i tuoi ragionamenti. Alec, spiegami perché ti aspetti la fine del mondo.»
Nel corso dell’ora successiva gli elencai tutte le testimonianze, facendogli presente che la cosa era annunciata da molte profezie: Apocalisse, Daniele, Ezechiele, Isaia, Paolo ai Tessalonicesi e ai Corinti, e tutti e quattro gli evangelisti.
Anche se la cosa mi sorprese, Jerry aveva una copia della Bibbia. Gli lessi alcuni passi adatti anche ai profani, e gli annotai i capitoli e i versetti perché potesse ritrovarli. Tessalonicesi Prima, 4, 15-17, naturalmente, e Matteo 24, tutto il capitolo; poi le stesse profezie in Luca 21, 32, che spiega cosa si intenda con “questa generazione”. (Va così interpretata: la generazione che assisterà ai prodigi vedrà anche il ritorno di Cristo, sentirà la Voce, assisterà al giudizio. Il messaggio è chiaro; lo spiega la parabola che viene dopo: la pianta di fico.)
Gli mostrai anche, nell’Antico Testamento, le profezie di Isaia, Daniele e altri, che corrispondevano alle profezie del Nuovo Testamento. Gli dissi di pensarci seriamente, perché non c’era altra spiegazione.