Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Credo che…» cominciò a dire Jerry…
…e in quel momento i cieli si aprirono alla luce più brillante che si possa immaginare, una luce che vinse il fulgore del sole, e io venni colto da un improvviso, lacerante dolore, perché non ero riuscito a riportare alla grazia la mia amata.
18
Attesi la Voce di Dio.
Ero tormentato dal dubbio. Volevo essere parte del Rapimento? Ero pronto a essere accolto tra le braccia amorevoli di Gesù? Sì, mio Signore. Senza Margrethe? No, no! Allora preferisci essere scagliato nel Pozzo? Sì… cioè no, ma… Deciditi!
Jerry Farnsworth alzò la testa verso il cielo. «Guarda come fila!»
Anch’io guardai nella direzione da lui indicata. Sulla nostra testa c’era un secondo sole. Ma pareva perdere progressivamente dimensione e luminosità.
Il nostro anfitrione continuò: «Era ora! Ieri abbiamo avuto un rinvio, abbiamo perso la finestra dell’intercetta e abbiamo dovuto ripetere il conteggio. Quando te ne stai a fremere davanti allo schermo, e il tuo acca-due ti sbolle via dal booster, anche un rimando di una sola orbita ti sega il margine di profitto. E ieri non è stato neppure un malfunzionamento; è stato un controllo assolutamente inutile che ci ha appioppato uno scaldapoltrone della Nasa. Ma è giusto: l’inutile all’inutile».
Nonostante tutto, parlava la mia lingua.
Margrethe disse, senza fiato: «Jerry… cos’era?»
«Eh? Mai visto un lift-off?»
«Che cos’è un lift-off?»
«Mm… già. Margie, il fatto che tu e Alec veniate da un altro mondo… o altri mondi… non mi è ancora entrato bene in mente. Nel tuo mondo non c’è il viaggio spaziale?»
«Forse non ho capito bene, ma non mi pare che l’abbiamo.»
Io invece credetti di avere capito. Li interruppi: «Jerry, parli di viaggiare sulla luna, vero? Come Jules Verne.»
«Sì, più o meno.»
«Quella era un’“eteronave”? E andava sulla luna? Per le leggi di Mosè!» L’imprecazione mi uscì senza che me ne accorgessi.
«Calma, calma. Quella non era un’eteronave, era un razzo da carico, senza equipaggio. Non va sulla luna; arriva solo all’OTI… orbita terrestre inferiore. Poi torna indietro, scende vicino a Galveston e viene riportato a North Texas Port, da cui ripartirà tra una decina di giorni. Ma parte della merce arriverà fino a Luna City o a Tycho Sotto, e parte potrebbe arrivare anche agli asteroidi. Chiaro?»
«Sì… non del tutto.»
«Allora, durante il secondo mandato Kennedy…»
«Chi?»
«Il presidente John F. Kennedy. Dal 61 al 69.»
«Scusa. Dovrò imparare di nuovo la storia. Jerry, la cosa che più ti confonde, quando salti da un mondo all’altro, non sono le nuove tecnologie, come la televisione o i jet… o le navi spaziali. Sono le differenze storiche.»
«Be’, quando saremo a casa, ti darò una storia dell’America e una storia delle conquiste spaziali. Ne ho un mucchio, in giro per la casa… sono nell’industria spaziale fino agli occhi: ho cominciato da bambino, costruendo modellini. Adesso, oltre alle azioni dei Trasporti Orbitali Diana, ho anche una partecipazione all’Ascensore Spaziale e alla Navetta. Per ora non mi rendono un soldo, ma…»
Credo che avesse visto la mia espressione. «Scusa. Sfoglia i libri che ti darò; ne parleremo poi.»
Farnsworth guardò i comandi, schiacciò dei tasti, aggrottò la fronte e annunciò: «Hubert dice che sentiremo il suono fra tre minuti e 21 secondi».
Quando giunse il suono del razzo, mi deluse. Mi ero aspettato uno schianto di tuono, che facesse da degno compagno alla luce abbagliante. Invece fu un sordo brontolio che continuò a lungo, e che poi si ridusse fino a spegnersi.
Qualche minuto più tardi, la nostra vettura lasciò l’autostrada, girò a destra in un’ampia corsia a spirale, entrò in un tunnel sotto la carreggiata e poi imboccò un’autostrada più stretta. Rimanemmo su questa strada (la 83, notai) per qualche minuto, poi, sul cruscotto, si accesero lampadine e si udì una serie di beep! «Ti ho sentito» disse Jerry Farnsworth. «Non te la prendere.» Girò il sedile e afferrò le due leve.
I minuti successivi furono densi di eventi. Mi tornò in mente quel che aveva detto il Saggio di Hannibaclass="underline" «Se non fosse stato per l’onore, avrei preferito andare a piedi». Probabilmente, Jerry riteneva che evitare gli scontri fosse poco sportivo, se la cosa non veniva fatta all’ultimo istante. Il “cuscino” invisibile ci salvò varie volte da ossa rotte e da ammaccature. Una volta il meccanismo protestò con indignazione: Bee-bee-bee-beep! Jerry brontolò: «Sta’ zitto. Tu fatti gli affari tuoi, io mi faccio i miei» ed evitò di pochi centimetri la collisione.
Svoltammo poi in una strada più stretta, che doveva essere privata perché su un arco, all’imboccatura, c’era la scritta: LA FOLLIA DI FARNSWORTH. Ci avviammo lungo una salita. In cima, fra gli alberi, c’era un alto cancello che si aprì automaticamente al nostro arrivo.
E laggiù mi apparve Kate Farnsworth.
Se avete letto fino a questo punto il mio memoriale, sapete quanto sia innamorato di mia moglie. È una verità fondamentale, come la velocità della luce nel vuoto o l’amore di Dio. Sappiate ora che in quel momento, nulla togliendo al mio amore per Margrethe, mi accorsi di poter amare un’altra persona senza desiderio di toglierla al suo legittimo consorte, senza desiderio di possederla. (Be’, senza troppo desiderio, intendo dire.)
Nel vederla capii che un metro e 60 è un’altezza perfetta, che quarant’anni è l’età perfetta, che 50 chili è il peso perfetto, e che la voce di contralto è il timbro perfetto. Il fatto che il mio amore sia completamente diversa non vuol dire niente; Kate Farnsworth rende perfette queste misure quando si riferiscono a lei.
Ma per prima cosa mi sorprese con il suo gesto di ospitalità.
Il marito le aveva detto che eravamo nudi; sapeva anche che la cosa ci metteva nell’imbarazzo. Perciò, era venuta a portarci i vestiti.
E non si era messa i suoi.
Era nuda come noi, o come Eva nel paradiso terrestre: e la cosa mi parve così giusta e naturale che mi chiesi da dove mi fosse venuta l’idea che la nudità fosse oscena.
Le portiere a conchiglia si aprirono, io scesi dall’auto e aiutai Marga a uscire. Kate lasciò cadere a terra quel che aveva in mano, abbracciò Margrethe e la baciò. «Margrethe! Benvenuta!»
Lei la abbracciò a sua volta e pianse di nuovo per la commozione.
Poi Kate porse anche a me la mano. «Benvenuto anche a lei, signor Graham. Anzi, Alec.» Io le presi la mano, ma non la strinsi. Invece, come avevo visto fare in Messico al nostro amico tenente, la sollevai come se fosse una porcellana preziosa e mi chinai su di essa, chiedendomi se dovevo baciarla o sfiorarla soltanto.
Kate aveva portato per Margrethe un vestito estivo che aveva il colore dei suoi occhi. Il modello faceva pensare all’Arcadia del mito: una ninfa boschereccia avrebbe potuto portarlo senza difficoltà. Passava sulla spalla sinistra e lasciava scoperta la destra, poi girava attorno al corpo e si sovrapponeva a portafogli. A entrambi i lati c’era una cintura: un’apertura a sinistra permetteva a uno dei due capi di uscire e di annodarsi all’altro, dopo avere fatto il giro della vita. Compresi che era un vestito adatto a tutte le taglie. Poteva essere indossato largo o stretto, a seconda di come si legava la cintura.
Kate aveva portato anche sandali per Margrethe dello stesso colore del vestito. Per me aveva invece sandali messicani di cuoio che potevano calzare a qualsiasi piede, perché — come nel caso del vestito di Margrethe — la misura dipendeva da come li si legava. Poi mi diede calzoni e camicia analoghi a quelli che avevo acquistato a Winslow nel negozio di abiti usati… ma la camicia era di seta e i calzoni erano di sartoria e di tessuto “fresco” in pura lana, e non fatti a macchina e di cotone da quattro soldi. Mi aveva portato anche calzini e slip della mia taglia.