L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Agia venne a vedere. — Cosa stai dicendo? Sei già ubriaco?
Le posi la mano sul fianco tornito e, dal momento che lei non obiettò, la tirai verso di me, in modo che potesse vedere il foglio. Cosa pensi che dica? «La Repubblica ha bisogno di te… parti subito… Il tuo amico ti tradirà… Guardati dall'uomo dai capelli rosa…»
Agia entrò nello spirito del gioco e disse: — «Vieni quando sentirai tre sassolini colpire la finestra…» Io direi le «foglie.» «La rosa ha trafitto l'iris che offre il nettare.» Evidentemente si tratta del tuo avern che mi uccide. «Riconoscerai il tuo vero amore dal pagne rosso…» — Si chinò a baciarmi e si sedette sulle mie ginocchia. — Non guardi?
— Sto guardando. — Il corpetto lacero era caduto un'altra volta.
— Non questo. Coprilo con la mano e poi leggi il biglietto.
Ubbidii, ma lasciai perdere il messaggio. — È veramente troppo. Il misterioso Septentrion e la sua sfida, poi Hildegrin e ora questo. Ti ho parlato della Castellana Thecla, vero?
— Più di una volta.
— L'amavo. Lei leggeva molto… quando io non ero con lei, non aveva altro da fare che leggere, ricamare e dormire… e quando eravamo insieme ridevamo delle trame di alcuni di quei libri. Ai personaggi succedevano sempre cose del genere, ed erano sempre coinvolti in situazioni melodrammatiche che non erano pronti ad affrontare.
Agia rise e mi baciò nuovamente, a lungo. Quando le nostre labbra si separarono, disse: — Cosa c'era che non andava in Hildegrin? Mi era sembrato un tipo molto comune.
Presi un altro pasticcino e glielo misi in bocca. — Parecchio tempo fa, salvai la vita a un tale di nome Vodalus…
Agia si allontanò, sputacchiando le briciole. — Vodalus? Stai scherzando?
— No. La sua amica lo chiamava in quel modo. Ero ancora un ragazzo, ma fermai per un istante la scure che avrebbe potuto ucciderlo e lui mi regalò un crisio.
— Aspetta. E cosa c'entra Hildegrin in tutto questo?
— Quando incontrai Vodalus, con lui c'erano un uomo e una donna. I nemici li aggredirono e Vodalus restò a combattere mentre il suo compagno portava la donna al sicuro. — Decisi che sarebbe stato meglio non accennare al cadavere e al volontario armato di scure che avevo ucciso.
— Avrei combattuto anch'io, così saremmo stati in tre… vai avanti.
— Hildegrin era il compagno di Vodalus, ecco tutto. Se l'avessimo incontrato prima, avrei trovato una ragione per la sfida lanciatami dal Septentrion, e anche per il messaggio furtivo. Sai, con tutte le cose delle quali ridevamo io e la Castellana Thecla, le spie e gli intrighi, i convegni segreti e gli eredi perduti. Cosa c'è, Agia?
— Ti disgusto a tal punto? Sono tanto brutta?
— Al contrario, sei bella, ma sembri sul punto di vomitare. Penso che abbiamo bevuto troppo.
— Ecco… — Con un guizzo, Agia si lasciò cadere ai piedi la veste di broccato color pavone che si ammucchiò intorno alle sue caviglie impolverate come una montagnola di pietre preziose. L'avevo già vista nuda nella cattedrale delle pellegrine, ma lì nella locanda, in quel frangente, mi attraeva molto di più, forse perché la luce era più tenue, o forse per via della sua vergogna che le faceva coprire i seni e nascondere la sua femminilità fra le cosce. Mi sentivo intontito dal desiderio, stordito e impacciato mentre stringevo il suo calore contro il mio freddo.
— Severian, aspetta, non sono una sgualdrina, indipendentemente da quello che tu possa pensare. Ma c'è un prezzo.
— E quale sarebbe?
— Promettimi che non leggerai il biglietto. Buttalo nel braciere. La lasciai e mi allontanai di un passo.
I suoi occhi si riempirono di lacrime. — Vorrei che tu vedessi il modo in cui mi stai guardando adesso, Severian. No, non so che cosa ci sia scritto. Solo… hai mai sentito parlare di quelle donne che posseggono una conoscenza sovrannaturale? Premonizioni? Che sanno cose che non possono aver sentito da altri?
Il desiderio era quasi svanito in me. Ero spaventato e arrabbiato, nonostante non capissi il perché. Dissi: — Nella Cittadella esiste una corporazione di tali donne: sono le nostre sorelle. Ma non hanno il viso e il corpo come il tuo.
— Lo so, ma proprio per questo devi fare quello che ti consiglio. In tutta la mia vita non ho mai avuto premonizioni prima d'ora. Non capisci? Deve trattarsi di una cosa tanto importante per te che non la puoi ignorare. Brucia il messaggio!
— Qualcuno sta cercando di avvisarmi di qualcosa e tu non vuoi che lo faccia. Ti ho domandato se il Septentrion è il tuo amante. Mi hai risposto di no e io ti ho creduto.
Agia fece per ribattere, ma la zittii.
— Ti credo ancora. La tua voce pareva sincera. Eppure sento che stai cercando di tradirmi, non so come. Dimmi che non è vero. Dimmi che agisci solo nel mio interesse.
— Severian…
— Dimmelo.
— Severian, ci siamo incontrati questa mattina. Ti conosco appena e lo stesso vale per te. Che cosa puoi aspettarti, e che cosa ti aspetteresti se non avessi appena lasciato il rifugio della tua corporazione? Ho cercato di aiutarti, talvolta. E sto cercando di farlo adesso.
— Rivestiti. — Afferrai il biglietto. Agia si avventò su di me, ma non mi fu difficile controllarla con una mano. Il messaggio era stato scritto in fretta con una penna di corvo e nella tenue luce riuscii solo a decifrarne alcune parole.
— Avrei potuto distraiti e gettarlo nel fuoco. Ecco cosa avrei dovuto fare. Lasciami, Severian…
— Stai zitta.
— Avevo un coltello, fino alla settimana scorsa. Una misericordia con l'impugnatura di radice d'edera. Avevamo fame e Agilus l'ha impegnato. Se l'avessi ancora, ti ammazzerei!
— Si troverebbe nel tuo vestito, e il tuo vestito giace sul pavimento. — La spintonai indietro facendola barcollare, ma aveva abbastanza vino nello stomaco perché il suo ondeggiare non fosse dovuto solo al mio colpo. Cadde sulla sedia di tela. Mi spostai con il biglietto in un angolo nel quale penetrava l'ultima luce del sole.
«La donna che è con te è già stata qui. Non ti fidare di lei. Trudo sostiene che l'uomo è un torturatore. Tu sei mia madre ritornata.»
XXVI
SENNET
Ero appena riuscito a comprendere il significato di quelle parole quando Agia balzò dalla sedia, mi strappò il foglietto di mano e lo buttò oltre l'orlo della piattaforma. Rimase per alcuni istanti davanti a me, spostando continuamente lo sguardo dal mio volto a Terminus est, appoggiata al bracciolo del divano. Probabilmente temeva che avessi intenzione di tagliarle la testa e di buttarla dove lei aveva gettato il messaggio. Quando capì che non mi stavo muovendo, domandò: — L'hai letto? Severian, dimmi che non l'hai letto!
— L'ho letto, ma non lo capisco.
— Allora non ci pensare.
— Tranquillizzati. Non era nemmeno rivolto a me. Magari era per te, ma non capisco perché sia stato posizionato in modo che potessi vederlo io solo. Agia, hai mai avuto un figlio? Quanti anni hai?
— Ventitré. L'età sarebbe giusta, ma non ho mai avuto figli. Se non mi credi, ti permetterò di guardare il mio ventre.
Mi sforzai di fare dei calcoli e mi accorsi che non sapevo molto dello sviluppo femminile. — Quando hai avuto le prime mestruazioni?
— A tredici anni. Se fossi rimasta incinta subito, all'epoca della nascita del bambino avrei avuto quattordici anni. È questo che stai cercando di scoprire?
— Infatti. E il bambino adesso avrebbe nove anni. Se fosse intelligente, sarebbe in grado di scrivere un biglietto come quello. Vuoi sapere cosa diceva?
— No!
— Quanti anni credi che abbia Dorcas? Diciotto? Forse diciannove?