L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Ma nessuno può spiegare cosa faccia nascere quello che, quasi a capriccio, chiamiamo amore o desiderio. Mentre Agia scendeva la scala, il suo volto era per metà illuminato dall'ultima luce del giorno e per metà in ombra; la gonna, strappata fino quasi alla cintura, lasciava intravvedere una coscia serica. Tutto il desiderio che si era spento alcuni momenti prima quando l'avevo respinta si riaccese più forte che mai. Lei me lo lesse in faccia, lo so, e Dorcas, che la seguiva di un passo, lo comprese a sua volta e distolse lo sguardo. Ma Agia era ancora adirata con me — e forse aveva anche ragione — perciò si sforzava di apparire distaccata, nonostante sorridesse diplomaticamente e fosse incapace di nascondere la smania che la pervadeva.
Penso che in questo si trovi la vera differenza fra una donna alla quale, se si vuole restare uomini, si può offrire la propria vita e una che invece conviene sopraffare e usare come non si userebbe nemmeno una bestia. Questo secondo genere di donna non permetterà mai a un uomo di darle tutto quello che potrebbe dare. Agia apprezzava la mia ammirazione nei suoi confronti, e sarebbe andata in estasi alle mie carezze, ma se anche l'avessi posseduta cento volte, ci saremmo staccati da estranei. Compresi tutto questo mentre lei scendeva gli ultimi scalini, sorreggendo il corpetto con una mano e sostenendo con l'altra l'avern come se si trattasse di un bastone. Eppure l'amavo ancora, o l'avrei amata se avessi potuto.
Il ragazzetto tornò correndo. — Trudo se ne è andato. Me l'ha detto la cuoca. Era uscita ad attingere l'acqua perché la sguattera era occupata e l'ha visto correre via. Ed è sparita anche la sua roba.
— Allora se ne è andato per sempre — disse il locandiere. — Ma quando? Proprio adesso?
Il ragazzetto annuì.
— Ha sentito che lo stavi cercando, sieur, ecco quello che credo. Qualcuno deve aver origliato quando mi facevi il suo nome e deve averglielo riferito. Ti ha rubato qualcosa?
Scossi il capo. — Non mi ha fatto niente di male, anzi, penso che cercasse di aiutare qualcuno. Sono spiacente di esserti costato un servitore.
Il locandiere allargò le braccia. — Dovevo pagarlo. Tutto risparmiato.
Mentre si allontanava, Dorcas mi bisbigliò: — Mi dispiace di aver interrotto il tuo piacere, di sopra. Non avrei dovuto farlo. Ma, Severian, io ti amo.
Non molto lontano, la voce argentea di una tromba si alzò verso le stelle nascenti.
XXVII
È MORTO!
Il Campo Sanguinario, del quale i miei lettori avranno già sentito parlare anche se mi auguro che molti di loro non lo debbano mai vedere, sorge a nord-ovest di Nessus, tra un'enclave residenziale di armigeri e le caserme e le stalle della Xenagia dei Dimarchi azzurri. È abbastanza vicino alle Mura da sembrarvi attaccato a chi, come me, non vi era mai stato prima, ma rimane separato da parecchie strade tortuose. Non so quanti combattimenti sia in grado di ospitare. Forse le ringhiere che delimitano i singoli pezzi di terreno e sulle quali si siedono gli spettatori si possono spostare e vengono predisposte di volta in volta a seconda delle necessità. Io ho visitato quel luogo in una sola occasione, e mi ha dato l'impressione di un posto molto strano e malinconico, soprattutto a causa dell'erba calpestata e degli spettatori languidi e silenziosi.
Nel breve periodo trascorso da quando sono salito al trono, ho dovuto affrontare problemi più urgenti e pressanti della monomachia. Indipendentemente dal fatto che sia una cosa positiva o negativa, come sono più propenso a credere, si tratta di un fenomeno fortemente radicato in una società come la nostra, che per sopravvivere deve continuamente esaltare le virtù militari e nella quale pochissimi servitori armati possono essere usati per tenere sotto controllo la popolazione.
Ma è veramente un fenomeno negativo?
Le epoche che l'hanno messa al bando, e sono state molte a quanto ho letto, generalmente l'hanno sostituita con l'assassinio… e proprio con gli assassinii che la monomachia sembra destinata a prevenire, quelli derivanti da litigi fra famiglie, amici e conoscenti. In tal caso, muoiono due persone anziché una sola, perché la legge trova l'uccisore, che tendenzialmente non è un assassino di professione, e lo uccide a sua volta, come se così facendo potesse restituire la vita all'altra vittima. Perciò se, diciamo, mille duelli legali provocassero mille morti (il che non succede mai dal momento che molti combattimenti non hanno esito mortale), ma evitassero cinquecento omicidi, lo stato non si troverebbe in una situazione peggiore.
Inoltre, il combattente superstite è di sicuro l'individuo più adatto a difendere lo stato e a generare figli sani, mentre negli assassinii non ci sono mai superstiti e l'assassino, se sopravvive, è comunque un malvagio.
Eppure, con quale facilità la monomachia si presta all'intrigo!
Udimmo scandire i nomi quando eravamo ancora distanti cento passi: erano annunciati a gran voce e formalmente, più forte dei trilli delle raganelle.
— Cadroe delle Diciassette Pietre!
— Sabas del Prato Diviso!
— Laurentia della Casa dell'Arpa! — Questa era una voce femminile.
— Cadroe delle Diciassette Pietre!
Chiesi ad Agia chi venisse chiamato in quel modo.
— Hanno lanciato sfide o ne hanno ricevute. Gridano il loro nome o lo fanno fare da un servitore, per far sapere che sono presenti e che il loro avversario non è venuto.
— Cadroe delle Diciassette Pietre!
Il sole, ormai nascosto per un quarto dietro l'impenetrabile pietra delle Mura, aveva colorato il cielo di gommagutta e di cerise, di porpora e di viola livido. Quelle tinte, cadendo sulla folla dei duellanti e degli spettatori come i raggi aurei del favore divino calano sopra gli ierarchi nelle opere d'arte, conferivano a quelle persone un aspetto incorporeo e taumaturgico, quasi che fossero stati tutti creati un istante prima dall' agitarsi di un drappo e stessero per svanire al suono di un fischietto.
— Laurentia della Casa dell'Arpa!
— Agia — dissi, e udimmo accanto a noi il suono soffocato che la morte strappa alla gola di un uomo. — Agia, devi gridare: Severian della Torre di Malachiti.
— Non sono la tua serva. Gridalo tu, se vuoi.
— Cadroe delle Diciassette Pietre!
— Non guardarmi in quel modo, Severian. Vorrei non essere venuta. Severian! Severian dei Torturatori! Severian della Cittadella! Severian della Torre del Dolore! La Morte! È arrivata la Morte! — La colpii sotto l'orecchio e lei cadde, con l'avern accanto.
Dorcas mi strinse il braccio. — Non avresti dovuto farlo, Severian.
— È solo una sberla. Non le ho fatto male.
— Ma lei ti odierà ancora di più.
— Pensi che mi odi?
Dorcas non rispose, e dopo un istante dimenticai la mia domanda… a una certa distanza, fra la folla, avevo visto un avern.
Il campo era un cerchio pianeggiante del diametro di quindici passi, circondato da una ringhiera che si apriva in due varchi per passare alle due estremità.