L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
— Non ci pensare più, Severian. Qualsiasi cosa dicesse…
— Non sto scherzando. Tu sei una donna… quanti anni può avere?
Agia sporse le labbra carnose. — Penso che la tua misteriosa ragazza abbia sedici o diciassette anni. È poco più di una bambina.
Talvolta, come tutti possono constatare, parlare di una persona assente sembra avere il potere di evocarla. E anche allora fu così. Un pannello del paravento si scostò e comparve Dorcas. Non era più la creatura infangata che avevamo conosciuto, ma una ragazza snella, dal seno sodo e dalla grazia straordinaria. Ho visto carnagioni più bianche della sua, ma non altrettanto sane. Dorcas pareva splendere. Una volta lavati, i suoi capelli erano oro pallido; i suoi occhi avevano ancora l'azzurro intenso che il fiume del mondo, Uroboros, aveva nei miei sogni. Appena si avvide che Agia era nuda, cercò di tornare dietro il paravento, ma la figura tozza della sguattera glielo impedì.
— Sarà meglio che mi rimetta i miei stracci, prima che la tua cocca svenga — disse Agia.
— Non ti guarderò — sussurrò Dorcas.
— Non mi importa se mi guardi o meno — replicò Agia, ma mi accorsi che ci voltò la schiena per infilarsi il vestito. Rivolta al muro di fronde aggiunse: — Adesso dobbiamo andare, Severian. La tromba suonerà da un momento all'altro.
— E che cosa vuol dire?
— Non lo sai? — Agia si volse verso di noi. — Quando i merli delle Mura paiono toccare l'orlo del disco solare, sul Campo Sanguinario suona la prima tromba. Alcuni credono che lo faccia per regolare i duelli, ma non è vero. Si tratta di un segnale per le guardie, perché chiudano le porte. Ed è anche il segnale dell'inizio dei combattimenti, e se sei presente in quel momento, inizia la tua monomachia. Quando il sole cala dietro l'orizzonte e comincia la notte vera e propria, un trombettiere suona una seconda volta sulle mura. A quel punto le porte non si riapriranno più, nemmeno per coloro che sono muniti di uno speciale lasciapassare, e chiunque abbia lanciato o ricevuto una sfida non sia presente sul Campo, è come se avesse rifiutato il combattimento. Può essere aggredito in qualsiasi luogo e un armigero o un esultante può assoldare dei sicari senza macchiare il proprio onore.
La sguattera, che si era fermata ad ascoltare vicino alla scala annuendo, si spostò per far entrare il locandiere. — Sieur — disse lui, — se hai un appuntamento mortale io…
— È proprio quello che mi stava dicendo la mia amica — lo interruppi. — Dobbiamo andare.
Dorcas domandò se poteva avere un po' di vino. Annuii, stupito; il locandiere riempì un bicchiere e lei lo prese con entrambe le mani, come fanno i bambini. Chiesi al locandiere se forniva carta e penna ai suoi ospiti.
— Hai intenzione di fare testamento, sieur? Vieni con me… c'è una pergola riservata a questo scopo. Non mi faccio pagare per un simile servizio, e se lo desideri chiamerò un ragazzo per consegnare il documento all'esecutore testamentario.
Presi Terminus est e lo seguii, lasciando Agia e Dorcas di guardia all'avern. La pergola esaltata dal locandiere era in bilico su un ramo non molto grande, e c'era appena lo spazio per una scrivania e uno sgabello, ma trovai la penna di corvo, carta e un calamaio. Mi sedetti e riscrissi le stesse parole del biglietto; la carta sembrava identica, come pure l'inchiostro, nero e sbiadito. Asciugai il foglio con la sabbia, lo piegai e lo misi in tasca, quindi dissi al locandiere che non mi serviva un messaggero e gli chiesi se conoscesse un ragazzo di nome Trudo.
— Trudo, sieur? — Pareva abbastanza confuso.
— Sì. È un nome piuttosto comune.
— È vero, sieur, ma stavo pensando a qualcuno di mia conoscenza che porti quel nome e che appartenga alla tua illustre casta. Un armigero o…
— Chiunque — dissi. — Chiunque. Per esempio, non potrebbe essere il nome del cameriere che ci ha serviti?
— No, sieur, quello si chiama Ouen. Una volta avevo un vicino che si chiamava Trudo, molti anni fa, prima ancora che aprissi la locanda. Non penso che tu stia cercando lui. E poi c'è il mio mozzo di stalla… anche lui si chiama Trudo.
— Vorrei parlargli.
Il locandiere annuì, affondando il mento nel grasso che gli nascondeva il collo. — Come desideri, sieur. Ma credo che non potrà esserti di grande aiuto. — I gradini scricchiolarono sotto il suo peso. — Ti avviso, viene dall'estremo sud. — Si riferiva alle zone meridionali della città, non alle terre incolte e prive di vegetazione che si allungavano fino ai ghiacci. — E da oltre il fiume, per di più. Non credo che tu riuscirai a ottenere delle risposte sensate da lui, anche se è un bravo lavorante.
— Penso di sapere da quale parte della città arrivi — dissi.
— Davvero? Molto interessante, sieur. Molto. So che alcuni sono in grado di capirlo in base al modo di parlare e di vestire di una persona, ma non sapevo che avessi già visto Trudo. Stavamo per toccare terra quando il locandiere si mise a gridare: — Trudo! Trudo! — e poi: — REDINI!
Non apparve nessuno. Ai piedi della scala c'era una lastra di pietra grande quanto il piano di un tavolo, e ci fermammo lì.
Era l'ora in cui le ombre, allungandosi, cessano di essere ombre e diventano distese di oscurità, come se un liquido più scuro delle acque del Lago degli Uccelli salisse dal terreno. Centinaia di persone, da sole o in gruppi, si affrettavano sull'erba, in direzione della città. Parevano assorti, incitati da un'impazienza che gravava loro sulle spalle come uno zaino. A quanto vedevo, quasi nessuno era armato, ma alcuni indossavano custodie di fioretti e a una certa distanza scorsi il biancore di un avern, tenuto alto su un'asta o su un bastone come il mio.
— Purtroppo non si fermeranno qui — commentò il locandiere. — Alcuni verranno al ritorno, certo, ma le cene consumate prima sono le più redditizie. Ti parlo in tutta franchezza, perché vedo che nonostante la tua giovane età, sieur, hai troppo senno per non capire che ogni attività è creata per rendere. Io cerco di servire bene la gente e, come ho detto, la nostra cucina è famosa. Trudo! È necessario, perché non tollero un vitto che non sia ottimo… morirei di fame piuttosto di accontentarmi di quello che mangiano tanti. Trudo, Trudo, dove sei finito?
Un ragazzetto tutto sporco girò intorno al tronco, asciugandosi il naso sul braccio. — Lì dietro non c'è, Padrone.
— Allora dov'è? Vai a cercarlo.
Io continuavo a guardare la gente che passava. — Sono tutti diretti al Campo Sanguinario? — In quel momento mi resi finalmente conto che con ogni probabilità sarei morto entro il sorgere della luna. E d'un tratto mi apparve privo di senso affannarsi a spiegare l'enigma del biglietto.
— Non vanno tutti a battersi, chiaramente. Molti vogliono solo assistere, e alcuni lo fanno per la prima e unica volta, perché si deve battere qualcuno di loro conoscenza o perché ne hanno appena sentito parlare o ne hanno letto qualcosa al riguardo o hanno ascoltato una canzone che ne parla. Generalmente si sentono male e alla fine vengono da me a bere una bottiglia o due per riprendersi.
«Poi ci sono quelli che vengono tutte le sere, o almeno quattro o cinque volte alla settimana. Sono gli specialisti, e seguono solo un genere o due di combattimenti, fingendo di saperne di più di chi è in campo, e forse in qualche caso è vero. Quando avrai vinto, sieur, due o tre vorranno certamente offrirti da bere. Se glielo permetterai, ti spiegheranno dove hai sbagliato e dove ha sbagliato il tuo avversario: ma vedrai che non riusciranno a mettersi d'accordo fra di loro.
— Noi intendiamo cenare in privato — dissi. In quel momento, udii uno scalpiccio di piedi nudi sui gradini alle nostre spalle. Agia e Dorcas stavano scendendo. Agia sorreggeva l'avern, che nella luce morente pareva ancora più grande.
Ho già detto che provavo un foltissimo desiderio di possedere Agia. Quando parliamo alle donne, lo facciamo come se l'amore e il desiderio fossero due cose distinte; e le donne, che spesso ci amano e qualche volta ci desiderano, rispettano quella finzione. In realtà, si tratta di due aspetti della stessa cosa, come la parte nord e la parte sud dello stesso albero. Quando si desidera una donna, presto nasce anche l'amore, perché lei accondiscende a sottomettersi — e su queste basi era sorto il mio amore per Thecla. Del resto, se la si ama in breve la si desidera, poiché l'attrazione è una delle qualità che piacciono di più in una donna e gli uomini non ammettono che lei ne sia priva. In tal modo si arriva persino a volere donne paralizzate e le donne giungono ad amare uomini che invece cercano solo altri uomini.