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Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
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Salii due piani di scale e mi affrettai a raggiungere il mio appartamento. Sentivo un malessere allo stomaco e il cuore in subbuglio. Entrai in casa e fui sopraffatta dal sollievo quando Bob mi venne incontro. Chiusi a chiave la porta alle mie spalle e controllai Rex per assicurarmi che anche lui stesse bene. C’erano dodici messaggi in segreteria telefonica. Uno era muto. Sembrava uno dei silenzi di Ranger. Dieci erano per la nonna. L’ultimo era di mia madre.

«Stasera mangiamo pollo fritto» disse. «Tua nonna pensava che forse potresti venire anche tu, visto che non hai niente da mangiare in casa perché Bob ha divorato tutto quello che c’era nella credenza mentre lei la puliva. E la nonna dice che forse è meglio che lo porti a spasso, quando rientri, perché ha ingurgitato due scatole di prugne secche che lei aveva appena comprato.»

Guardai Bob. Fiutava in giro e dalle dimensioni dello stomaco sembrava che avesse ingoiato un pallone da spiaggia.

«Gesù, Bob» dissi «non hai un bell’aspetto.»

Bob ruttò e fece un po’ d’aria.

«Forse dovremmo andare a fare una passeggiata.»

Bob cominciò ad ansimare. La saliva gocciolava sul pavimento e un tuono rombò nel suo stomaco. Arrancò qualche passo in avanti e poi si accovacciò.

«No!» gridai. «Non qui!» Afferrai il guinzaglio e la borsa e lo trascinai fuori dall’appartamento e lungo il corridoio. Non aspettammo l’ascensore. Prendemmo le scale e corremmo attraverso l’ingresso. Lo portai fuori e stavo per attraversare il cortile quando la Lincoln improvvisamente inchiodò davanti a noi. Mitchell saltò fuori dall’auto, mi spinse a terra e afferrò Bob.

Quando riuscii a rialzarmi in piedi, la Lincoln era già ripartita. Io urlai e le corsi dietro, ma l’auto era già fuori dal parcheggio sulla St. James Street. A un tratto frenò. Le portiere si spalancarono e Habib e Mitchell saltarono fuori.

«Gesù Cristo!» strillò Mitchell. «Dannazione! Figlio di puttana!»

Habib si teneva una mano sulla bocca. «Sto per vomitare. Nemmeno in Pakistan ho mai visto una cosa del genere.»

Bob scese con calma dall’auto, scodinzolando, e corse da me. Il suo stomaco era di nuovo snello e di aspetto sano e lui non sbavava e non ansimava più.

«Ti senti meglio adesso, amico?» dissi, carezzandolo dietro le orecchie proprio come piaceva a lui. «Bravo. Bravo, Bob!»

Mitchell aveva gli occhi sporgenti e il viso paonazzo. «Ucciderò quel fottuto cane. Lo ammazzo quel bastardo. Lo sai che cosa ha fatto? Ha fatto quella cosa nella mia macchina e poi ha anche vomitato. Ma che cosa gli dai da mangiare? Non sai niente dei cani? Che razza di dog sitter sei?»

«Ha mangiato le prugne della nonna» dissi.

Mitchell si teneva le mani sulla testa. «Non prendermi per il culo.»

Feci salire Bob sulla Buick, chiusi le portiere con la sicura e attraversai il prato fino alla strada per evitare Habib e Mitchell.

Mia madre e mia nonna mi stavano aspettando dietro là porta a vetri quando parcheggiai la Buick di fronte alla loro casa.

«Ce ne accorgiamo sempre quando stai venendo qui» disse la nonna. «Quell’auto si sente a un chilometro di distanza.»

Non scherzavano.

«Dov’è la tua giacca?» domandò mia madre. «Non hai freddo?»

«Non ho avuto tempo di prendere la giacca» dissi. «È una lunga storia. Probabilmente non avete voglia di ascoltarla.»

«Io voglio ascoltarla» disse la nonna. «Scommetto che è fantastica.»

«Prima devo fare una telefonata.»

«Fallo intanto che porto la cena in tavola» disse mia madre. «È già tutto pronto.»

Dal telefono della cucina chiamai Morelli. «Devo chiederti un favore.»

«Bene. Adoro quando sei in debito con me» rispose.

«Vorrei che tu ti prendessi cura di Bob per un po’.»

«Non mi stai facendo lo stesso scherzetto che Simon ha fatto a te, vero?»

«No!»

«Allora di che cosa si tratta?»

«Hai presente quando tu non mi puoi parlare delle tue faccende di polizia?»

«Sì.»

«Bene, io non ti posso parlare di questo. Almeno non dalla cucina di mia madre.»

La nonna irruppe in cucina. «È Joseph al telefono? Digli che abbiamo un sacco di pollo fritto, ma che deve sbrigarsi se vuole trovarne ancora.»

«Non gli piace il pollo fritto.»

«Io adoro il pollo fritto» disse Joe. «Sarò lì in un attimo.»

«No!»

Troppo tardi. Aveva già riagganciato. «Mettete un piatto in più» dissi.

La nonna era già a tavola e aveva l’aria confusa. «Il piatto in più è per Bob o per Joe?»

«Joe. Bob ha lo stomaco in disordine.»

«Non mi meraviglia» disse la nonna. «Con tutte quelle prugne. E poi ha mangiato una scatola di fiocchi di mais e un sacchetto di dolci. Stavo pulendo la credenza mentre aspettavo che Louise venisse a prendermi e sono andata un momento in bagno; quando sono tornata non c’era più niente sul piano di lavoro.»

Accarezzai Bob sulla testa. Era un cane così tonto. Per niente astuto come Rex. Nemmeno abbastanza furbo da lasciar perdere le prugne. E tuttavia aveva i suoi pregi. Aveva un paio di meravigliosi occhi castani, e io adoravo gli occhi castani. E poi era di buona compagnia: non cercava mai di cambiare programma alla radio e non aveva nominato neppure una volta il mio brufolo. E va bene, in definitiva mi ero in qualche modo affezionata a Bob. In effetti, probabilmente sarei stata pronta a strappare il cuore a Mitchell a mani nude quando aveva cercato di rapire il cucciolone. Abbracciai Bob. Era anche piacevole da accarezzare. «Andrai a casa con Joe, stasera» gli dissi. «Sarai al sicuro là.»

Mia madre aveva messo sulla tavola il pollo fritto insieme con pane tostato, cavolo rosso e broccoli. Nessuno avrebbe toccato i broccoli, ma mia madre li aveva preparati lo stesso perché facevano bene alla salute.

Joe entrò e prese posto a tavola, di fianco a me.

«Com’è andata oggi?» domandò la nonna a Joe. «Hai arrestato qualche assassino?»

«Non oggi, ma ho buone speranze per domani.»

«Davvero?» dissi.

«Be’, no, non davvero.»

«Com’è andata con Ranger?»

Morelli si servì una cucchiaiata di cavolo rosso sul piatto. «Come mi aspettavo.»

«Mi ha detto di star fuori da questa faccenda. Anche tu vuoi la stessa cosa?»

«Sì, ma sono abbastanza furbo da non dirtelo. È come sventolarti una bandiera rossa davanti agli occhi.» Prese un pezzo di pollo. «Gli hai dichiarato guerra?»

«Più o meno. Ho rifiutato la sua offerta di un rifugio sicuro.»

«Sei così in pericolo da aver bisogno di un rifugio?»

«Non lo so. Sembra un provvedimento eccessivo.»

Morelli fece scivolare la mano lungo lo schienale della mia sedia. «La mia casa è sicura. Puoi trasferirti lì con Bob e me. E inoltre, mi devi un favore, ricordi?»

«Vuoi già riscuoterlo?»

«Prima è meglio è.»

Il telefono squillò e la nonna andò in cucina a rispondere. «È per Stephanie» disse ad alta voce. «È Lula.»

«Ho cercato di mettermi in contatto con te per tutto il pomeriggio» disse Lula. «Non ti ho trovata da nessuna parte. Il tuo cellulare era spento. E non rispondi mai al cercapersone. Che cos’ha che non va il cercapersone?»

«Non posso permettermi di avere sia il cercapersone sia il cellulare, perciò ho scelto il cellulare. Che cosa c’è?»

«Hanno trovato Cynthia Lotte seduta in quella Porsche, ed era morta stecchita. Giuro che nessuno mi farà mai sedere su quell’auto. Se lo fai ne esci defunto.»

«Quando è successo? Come lo sai?»

«L’hanno trovata questo pomeriggio, nel garage della Terza strada. Connie e io lo abbiamo sentito sul canale radio della polizia. E oltre a tutto questo, ho anche un incarico da affidarti. Vinnie era su tutte le furie per il fatto che non riuscivamo a contattarti, e non c’è nessun altro a cui affidare questo lavoro.»

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