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Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
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Morelli prese la borsa e la gettò dall’altra parte della stanza.

Oh-oh.

«Quello nel garage di Hannibal era Junior Macaroni» disse Morelli. «Lavora per Stolle. Molto strano trovarlo nel garage di Hannibal. E c’è qualcosa di ancora più strano.»

Feci una smorfia, ma solo col pensiero.

«Macaroni era seduto su una sedia da giardino.»

«È stata un’idea di Lula» dissi. «Be’, d’accordo, anche mia, ma sembrava che stesse così scomodo, sdraiato sul pavimento di cemento.»

Morelli finalmente sorrise. «Dovrei arrestarti per manomissione della scena del delitto, ma quello era un tale schifoso bastardo, e aveva un’aria così fottutamente stupida, seduto lì a quel modo…»

«Come sai che non sono stata io a ucciderlo?»

«Perché tu hai una calibro .38 e lui è stato ucciso con una .22. E oltre a questo, non saresti capace di centrare un elefante neanche a cinque passi di distanza. L’unica volta che hai sparato a qualcuno è stato grazie a un intervento divino.»

Vero.

«Quanta gente sa che l’ho messo a sedere su una sedia da giardino?»

«Non lo sa nessuno, ma almeno un centinaio di persone se lo sono immaginato. Nessuno ne farà parola.» Morelli guardò l’orologio. «Devo andare. Ho un appuntamento fissato per stasera.»

«Non si tratta di un appuntamento con Ranger, vero?»

«No.»

«Bugiardo.»

Morelli tirò fuori un paio di manette dalla tasca della giacca e prima che mi rendessi conto di quello che stava succedendo mi ammanettò al frigorifero.

«Che cosa stai facendo?» dissi.

«Avevi intenzione di seguirmi. Lascerò la chiave nella cassetta della posta giù da basso.»

Ma questa è una storia d’amore o cosa?

«Sono pronta» disse la nonna.

Indossava la tuta da ginnastica viola e scarpe da tennis bianche. I capelli erano accuratamente arricciati e aveva messo un rossetto rosa. Teneva sotto braccio la sua grande borsa di pelle nera. Quello che temevo era che dentro ci fosse la pistola e che potesse minacciare l’esaminatore durante la prova di guida, se non le avesse concesso la patente.

«Non c’è la pistola lì dentro, vero?» domandai.

«Certo che no.»

Non le credetti neppure per un istante.

Quando scendemmo nel parcheggio, la nonna si diresse verso la Buick. «Suppongo di avere più possibilità di ottenere la patente se guido la Buick» disse. «Ho sentito dire che i giovani alla guida di macchine sportive li preoccupano.»

Habib e Mitchell entrarono nel parcheggio. Avevano di nuovo la Lincoln.

«Sembra nuova» dissi.

Mitchell si illuminò. «Già, hanno fatto un gran lavoro. L’abbiamo ritirata questa mattina. Abbiamo dovuto aspettare che la vernice si asciugasse.» Guardò la nonna, seduta al volante della Buick. «Che cosa c’è in programma oggi?»

«Sto accompagnando la nonna a fare l’esame di guida.»

«Molto gentile da parte tua» disse Mitchell. «Sei una brava nipote, ma lei non è un po’ troppo vecchia?»

La nonna digrignò la dentiera. «Vecchia?» strillò. «Te lo faccio vedere io se sono vecchia.» Sentii il rumore della borsa che si apriva, la nonna ci infilò una mano e la estrasse con la pistola. «Non sono tanto vecchia da non poterti sparare in un occhio» disse, puntando l’arma.

Mitchell e Habib sprofondarono nei sedili, nascondendosi.

Gettai un’occhiataccia alla nonna. «Credevo avessi detto che non avevi portato la pistola.»

«A quanto pare mi sbagliavo.»

«Mettila via. E sarà meglio che tu non minacci nessuno durante l’esame, altrimenti ti arresteranno.»

«Vecchia pazza» disse Mitchell dal fondo della Lincoln.

«Così va meglio» si acquietò la nonna. «Mi piace essere pazza.»

Capitolo 12

Avevo sentimenti contrastanti riguardo al fatto che la nonna prendesse la patente. Da un lato pensavo fosse una gran cosa che potesse essere più indipendente. Dall’altro lato non volevo trovarmi in strada con lei. Mentre andavamo all’esame di guida passò con il rosso e mi proiettò contro il finestrino più di una volta. Poi parcheggiò nell’area riservata agli handicappati, insistendo che la cosa aveva a che fare con l’iscrizione all’Associazione Nazionale Pensionati.

Quando rientrò a passi pesanti nella sala d’attesa, dopo aver fatto l’esame di pratica, seppi immediatamente che le strade sarebbero state sicure ancora per un po’.

«Non esagero» disse lei. «Non mi ha promossa praticamente in niente.»

«Puoi sempre rifare l’esame» dissi.

«Certo, maledizione, certo che posso. Lo rifarò finché non sarò promossa: ho il sacrosanto diritto di guidare un’auto.» Strinse forte le labbra. «Immagino che ieri avrei dovuto andare in chiesa.»

«Non ti avrebbe fatto male» dissi.

«Be’, la prossima volta farò tutto per bene. Accenderò anche una candela. Mi comporterò come si deve.»

Mitchell e Habib ci stavano seguendo, ma erano a circa quattrocento metri di distanza. All’andata ci avevano quasi tamponato svariate volte, quando la nonna aveva frenato bruscamente, e ora, sulla via del ritorno, non volevano correre rischi.

«Hai ancora intenzione di traslocare?» chiesi alla nonna.

«Certo. L’ho già detto a tua madre. E Louise Greeber verrà questo pomeriggio per aiutarmi. Perciò non devi preoccuparti di niente. È stato gentile da parte tua permettermi di rimanere, l’ho apprezzato molto, ma ho bisogno di un po’ di sonno come si deve. Non so come tu faccia ad andare avanti dormendo così poco.»

«Va bene» dissi. «Suppongo che tu abbia già deciso.» Forse anch’io avrei dovuto accendere una candela.

Quando rientrammo, Bob ci stava aspettando.

«Credo che Bob abbia bisogno di tu-sai-che-cosa» disse la nonna.

Perciò Bob e io scendemmo nel parcheggio. Habib e Mitchell erano lì, seduti in auto, ad aspettare pazientemente che io li portassi da Ranger, e adesso c’era anche Joyce. Feci dietrofront, rientrai nel palazzo e uscii dalla porta principale.

Bob e io passeggiammo lungo la strada per tutto un isolato e poi svoltammo in una zona residenziale di piccole villette unifamiliari. Bob fece tu-sai-che-cosa circa quaranta o cinquanta volte nel giro di cinque minuti e poi tornammo a casa. Una Mercedes nera svoltò l’angolo due isolati più avanti e il cuore mi balzò in gola. La Mercedes si avvicinò e il battito cardiaco si bloccò. C’erano solo due possibilità: spacciatori di droga oppure Ranger. L’auto si fermò accanto a me e Ranger fece un leggero cenno della testa che significava: «Sali».

Feci sistemare Bob sul sedile posteriore e mi sedetti accanto a Ranger. «Ci sono tre persone parcheggiate nel mio cortile che sperano di incontrarti» dissi. «Che cosa ci fai qui?»

«Voglio parlarti.»

Un conto era possedere l’abilità di penetrare in un appartamento di nascosto; tutt’altra cosa era essere capaci di indovinare sempre che cosa stessi facendo in ogni momento del giorno. «Come sapevi che ero uscita con Bob? Che cosa sei, un sensitivo?»

«Niente di tanto strano. Ho telefonato e tua nonna mi ha detto che eri andata a portar fuori il cane.»

«Caspita, che delusione. Adesso mi dirai anche che tu non sei Superman.»

Ranger sorrise. «Vuoi che io lo sia? Allora passa la notte con me.»

«Credo di essere un po’ troppo nervosa» gli dissi.

«Astuta» disse Ranger.

«Di che cosa vuoi parlarmi?»

«Ti sollevo dal tuo incarico.»

Il nervosismo scomparve e fu sostituito dal germe di un sentimento maligno che mi si annidò in fondo allo stomaco. «Tu e Morelli avete fatto un accordo, vero?»

«Ci siamo chiariti.»

Stavano tagliandomi fuori, mettendomi da parte come un bagaglio inutile. O peggio, come un intralcio. In tre secondi passai da una dolorosa incredulità alla furia totale.

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