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Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
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«Lancia le chiavi verso di me.»

«Dovrai venire a prenderle.»

«Neanche per sogno.»

«Quello spray urticante funziona solo se me lo spruzzi in faccia. Pensi di essere abbastanza brava da colpirmi?»

«Certamente.»

Un catorcio di auto entrò nel parcheggio. Entrambi gli rivolgemmo tutta la nostra attenzione. Ranger aveva una pistola in mano e il braccio disteso lungo il fianco.

L’auto si fermò e ne scesero Dougie e il Luna. «Ehi, piccola» mi chiamò il Luna. «Bel colpo trovarti qui. Io e Dougie abbiamo bisogno dei tuoi saggi consigli.»

«Devo parlare con queste persone» dissi a Ranger. «Lula e io abbiamo in un certo senso messo a soqquadro la loro casa.»

«Fammi indovinare, forse servivano involtini all’uovo e qualcosa di giallo?»

«Palline al formaggio. E non è stata colpa mia. Hanno cominciato i romuliani.»

Gli angoli della sua bocca si piegarono in un lieve, controllato sorriso. «Avrei dovuto indovinare che si trattava dei romuliani.» Fece un cenno con la pistola. «Va’ a parlare con i tuoi amici. Noi finiremo dopo.»

«La chiave?»

Lui sorrise e scosse la testa.

«Questa è guerra» dissi.

Il sorriso si trasformò in una smorfia. «Sta’ attenta.»

Arretrai e mi avvicinai alla porta posteriore del palazzo, mentre Dougie e il Luna mi seguivano. Non riuscivo a immaginare che cosa volessero. Un risarcimento per danni? Una raccomandazione per permettere a Elwood di diventare il signore della droga? La mia opinione a proposito degli involtini all’uovo?

Attraversai rapidamente l’ingresso e salii le scale. «Possiamo parlare a casa mia» dissi. «Ho bisogno di cambiarmi gli abiti.»

«Mi dispiace per la tua camicia. Quei fanatici di Star Trek erano inferociti. Ti dico una cosa, sembravano mafiosi» disse il Luna. «La Federazione è nei guai, non arriverà da nessuna parte con membri di quel genere. Non hanno avuto alcun rispetto per la casa di Dougie.»

Aprii la porta. «Hanno fatto molti danni?»

Il Luna si gettò sul divano. «All’inizio pensavamo che si limitasse tutto alle palline al formaggio. Ma poi abbiamo avuto problemi con la polizia e abbiamo dovuto interrompere la proiezione.»

«I poliziotti hanno fatto irruzione proprio nel bel mezzo di un filmato e siamo stati fortunati a riuscire ad andarcene vivi» disse Dougie.

«Adesso, come dire, abbiamo paura di tornare là, piccola. Ci stavamo domandando se potevamo passare la notte qui con te e tua nonna.»

«Nonna Mazur è tornata a stare dai miei.»

«Peccato. Era fantastica.»

Diedi loro cuscini e coperte.

«Grazioso braccialetto» disse il Luna.

Guardai le manette che ancora mi pendevano dal polso destro. Le avevo dimenticate. Mi domandai se Ranger fosse ancora nel parcheggio. E mi chiesi se avrei dovuto andare con lui. Feci scattare la serratura della porta e poi mi chiusi a chiave nella camera da letto, raggomitolandomi sotto le coperte con ancora quella robaccia tra i capelli. Mi addormentai all’istante.

La mattina dopo, quando mi svegliai, mi resi conto che mi ero completamente dimenticata di Joe.

Merda.

A casa sua non rispondeva nessuno e stavo quasi per fare un tentativo sul cercapersone quando il telefono squillò.

«Che cosa diavolo sta succedendo?» disse Joe. «Sono appena arrivato in centrale e ho sentito dire che sei stata aggredita da un romuliano.»

«Sto bene. Ho catturato un latitante a una festa dedicata a Star Trek e c’è stata un po’ di confusione.»

«Sfortunatamente ho anch’io delle brutte notizie. La tua amica Carol Zabo è di nuovo in cima al ponte. Sembra che lei e un gruppetto di amiche abbiano rapito Joyce Barnhardt e l’abbiano lasciata nuda e legata a un albero vicino al cimitero degli animali domestici ad Hamilton Township.»

«Mi prendi in giro? Carol arrestata per il rapimento di Joyce Barnhardt?»

«No. Joyce non ha presentato denuncia. È stato un vero spettacolo, però: si è mossa mezza polizia per andare a liberarla. Carol è stata arrestata perché faceva un po’ troppo chiasso in un luogo pubblico. Penso che lei e le altre ragazze stessero semplicemente festeggiando, ed è stata solo ammonita per cattiva condotta, ma nessuno riesce a convincerla che non andrà in galera. Ci stavamo domandando se puoi andare tu a tirarla giù da quel dannato ponte. Sta provocando un ingorgo nel traffico dell’ora di punta.»

«Ci vado immediatamente.» Era tutta colpa mia. Accidenti, quando le cose si mettevano a girare per il verso sbagliato tutto il mondo diventava un cesso.

Ero andata a dormire ancora vestita, per cui non dovetti neppure prepararmi. Passando dal soggiorno strillai al Luna e a Dougie che sarei tornata presto. Quando uscii dalla porta posteriore del palazzo avevo in mano lo spray urticante nel caso Ranger saltasse fuori da dietro un cespuglio.

Non c’era traccia di Ranger. E neppure di Habib o Mitchell, perciò partii in direzione del ponte.

I poliziotti sono fortunati: hanno quelle grandi luci rosse quando devono andare velocemente da qualche parte. Io invece non avevo alcun lampeggiante, perciò, quando il traffico si bloccò, montai con l’auto sul marciapiede.

Cadeva una pioggia insistente. La temperatura si aggirava sui quattro gradi e l’intera popolazione dello Stato era al telefono per informarsi sulle tariffe degli aerei diretti in Florida. A eccezione, naturalmente, della gente che si era radunata sul ponte a osservare perplessa Carol.

Parcheggiai dietro un’auto della polizia e mi feci strada a piedi fino al centro del ponte, dove Carol era appollaiata sul guardrail con un ombrello aperto in mano.

«Grazie per esserti presa cura di Joyce» dissi. «Che cosa stai facendo?»

«Sono stata arrestata di nuovo.»

«Ti hanno semplicemente ammonita per cattiva condotta. Non andrai in galera per questo.»

Carol smontò dal guardrail. «Volevo soltanto essere sicura.» Mi guardò. «Che cos’hai nei capelli? E che cosa sono quelle manette? Sei stata con Morelli, vero?»

«No, da un bel po’ di tempo» dissi ammiccando.

Tornammo ciascuna alla propria auto: Carol andò a casa, e io andai in ufficio.

«Accidenti» disse Lula quando mi vide. «Penso proprio che quella che sta entrando adesso abbia una bella storia da raccontarci. Come mai quelle manette?»

«Mi pareva che si intonassero con le palline al formaggio tra i capelli. Sai com’è, accessori per completare la tenuta.»

«Spero che si tratti di Morelli» disse Connie. «Non mi dispiacerebbe essere ammanettata da lui.»

«Ci sei andata vicina» dissi. «È stato Ranger.»

«Oh-oh» disse Lula. «Mi sto bagnando.»

«Non si trattava di niente di erotico» dissi. «È stato… un incidente. E poi abbiamo perso la chiave.»

Connie si fece aria con una cartellina di cartone. «Sto per avere un colpo di calore.»

Le diedi la ricevuta per la consegna di Elwood Steiger. Tutto considerato erano stati soldi facili. Non uno sparo né qualcuno che cercasse di darmi fuoco.

La porta principale si spalancò e Joyce Barnhardt fece irruzione nell’ufficio. «Me la pagherai» mi disse. «Rimpiangerai di esserti messa contro di me.»

Lula e Connie si girarono di scatto nella mia direzione e mi rivolsero uno sguardo interrogativo.

«Carol Zabo e alcune sue amiche mi hanno dato una mano a liberarmi di Joyce legandola a un albero… nuda.»

«Non voglio sparatorie, qui dentro» disse Connie a Joyce.

«Spararle sarebbe troppo facile» disse Joyce. «Voglio qualcosa di meglio: voglio Ranger.» Mi guardò a occhi stretti. «So che sei in intimità con lui. Bene. Sarà meglio che tu usi questo vantaggio e me lo consegni. Perché se non lo fai entro ventiquattro ore, denuncerò Carol Zabo per rapimento.» Joyce girò sui tacchi a spillo dei suoi stivaletti e sparì fuori della porta.

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