Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Abner Marsh chiuse gli occhi e li riaprì. Non servì a nulla. In entrambi i casi il buio appariva come una coltre compatta, e soltanto il pallido, azzurrino residuo dell’immagine del fiammifero persisteva nel fondo delle sue pupille, e con esso l’orripilante spettro della faccia dilaniata di Joshua. «Lasciamo stare l’acqua santa, e gli specchi. Non significano niente. Il fatto è che non potete andare in giro di giorno, non potete farlo. Ciò che mi avete raccontato — di quei maledetti vampiri… esistono davvero. Solo che mi avete mentito. Voi mi avete mentito, Joshua! Non siete affatto un cacciatore di vampiri, siete uno di loro. Sì, voi e lei, e tutti quanti gli altri. Siete voi stessi dei maledetti vampiri!» Marsh sollevò il bastone e lo tese minacciosamente davanti a sé — un’inutile arma per difenderlo da cose invisibili. La gola secca gli bruciava dolorosamente. Sentì Valerie ridacchiare e farsi più vicina.
«Abbassate la voce, Abner,» gli disse Joshua in tono calmo, «e risparmiatemi la vostra indignazione. Sì, vi ho mentito. Fin dal nostro primo incontro vi avevo avvertito di non insistere per ottenere delle risposte perché avreste ricevuto soltanto menzogne. Mi avete costretto a mentirvi. Mi rincresce solo che non siano state menzogne convincenti.»
«Il mio socio.» Abner Marsh era furioso. «All’inferno, non riesco ancora a capacitarmi. Un assassino, o forse peggio di un assassino. Cosa siete andato a fare in tutte queste notti? Siete andato a caccia di qualche viandante solitario, qualche poveraccio da dissanguare, da sbranare? Sì, ora è tutto chiaro. Trovata la preda, via a tutto vapore per una nuova tappa, una nuova caccia. Una città diversa quasi ogni notte, in questo modo siete al sicuro. Prima che la gente a terra scopra il misfatto siete già da un’altra parte. E non dovete neppure prendervi il disturbo di darvi ad una fuga precipitosa, macché, partite in tutta calma e in grande stile a bordo di un lussuoso vapore, comodamente alloggiato nella vostra cabina personale. Non c’è da stupirsi che ci tenevate tanto a possedere un battello di vostra proprietà, Capitano York. Andate all’inferno, maledetto.»
«Tacete,» ordinò York, e la forza della sua voce fu tale da far ammutolire Marsh istantaneamente. «Abbassate quel bastone prima che rompiate qualcosa agitandolo in quel modo. Abbassatelo, ho detto.» Marsh lo lasciò cadere sul tappeto. «Bene,» si placò Joshua.
«È uguale a tutti gli altri,» disse Valerie. «Non capisce, Joshua. Per te sa provare soltanto odio o paura. Non possiamo permettere che esca vivo da qui.»
«Forse,» disse Joshua con riluttanza. «Credo che in lui ci sia qualcosa di più, ma forse mi sbaglio. Cosa ne dite voi, Abner? Attento a misurare le parole. Parlate come se la vostra vita dipendesse da ogni sillaba che pronuncerete.»
Ma Abner Marsh era troppo furioso per pensare. La paura che lo aveva invaso aveva scatenato adesso un accesso d’ira; era stato destinatario di menzogne, ingannato, raggirato, trattato come un brutto bestione col cervello di una gallina. Nessun uomo aveva mai osato trattare Abner Marsh in quel modo, e poco importava che York non fosse affatto un uomo. York aveva trasformato il Fevre Dream, la sua creatura, in una sorta di incubo galleggiante. «È da lungo tempo che navigo su questo fiume,» cominciò Marsh. «Non provate a spaventarmi. Viaggiavo sul mio primo battello quando vidi un mio amico buscarsi una coltellata nelle budella in un saloon di St. Joe. Afferrai la carogna che sferrò il colpo, gli strappai di mano il coltello e gli spezzai la schiena. E sono stato anche a Bad Axe, e giù nel sanguinoso Kansas, perciò non sarà certo un dannato succhiasangue a mettermi paura con le sue minacce. Volete prendermi, fatevi sotto allora. Peso il doppio di voi, e per giunta siete arrostito fino alle ossa. Forza, fatevi sotto, e vi torcerò il collo. Meritate che lo faccia comunque per come vi siete comportato.»
Silenzio. Poi, sorprendentemente, Joshua York proruppe in una lunga e sonora risata. «Ah, Abner,» disse quando si fu ricomposto, «siete davvero un battelliere, e lo siete fino al midollo. Metà sognatore e metà sbruffone, e completamente sciocco. Siete lì seduto in totale cecità e sapete bene che uno spiraglio di luce che s’insinua tra le tende chiuse o che s’infila sotto la porta mi basta per vedere ogni cosa alla perfezione. Ve ne state lì seduto, grasso e lento nei movimenti, consapevole della mia forza e della mia scattante agilità. Dovreste sapere con quanta silenziosità so muovermi.» Vi fu una pausa, un lieve scricchiolio, e d’improvviso la voce di York giunse da tutt’altra direzione. «Così.» Ancora silenzio. «E così.» Dietro di lui. «E così.» Adesso era tornato dov’era originariamente; Marsh, che aveva girato la testa ogni volta seguendo la direzione da cui proveniva la voce, fu colto da vertigini. «Potrei dissanguarvi fino alla morte colpendovi cento volte senza che ve ne accorgeste neppure. Potrei avvicinarmi a voi, invisibile nell’oscurità, e squarciarvi la gola prim’ancora che vi rendiate conto che abbia finito di parlare. Eppure, malgrado tutto questo, ve ne state lì seduto a guardare nella direzione sbagliata, con la barba protesa, a sbraitare e minacciare.» Joshua sospirò. «Avete coraggio, Abner Marsh. Scarso giudizio, ma molto coraggio.»
«Se avete deciso di uccidermi, non perdete tempo,» disse Marsh. «Sono pronto. Non avrò battuto l’Eclipse, ma sono riuscito a fare quasi tutto ciò che desideravo. Preferisco marcire in una di quelle elegantissime tombe di New Orleans piuttosto che comandare un battello per un branco di vampiri.»
«Una volta vi chiesi se foste superstizioso, o religioso,» disse Joshua. «Negaste di esserlo. Eppure adesso vi sento parlare dei vampiri con un qualsiasi ignorante venuto da fuori.»
«Cosa state dicendo? Siete stato proprio voi a dirmi…»
«Sì, sì. Bare piene di terreno, creature prive d’anima che non appaiono negli specchi, esseri che non possono attraversare acque in movimento, creature che possono trasformarsi in lupi o in pipistrelli, che possono dissolversi in nebbia eppure indietreggiano di fronte ad uno spicchio d’aglio. Siete un uomo troppo intelligente per credere a queste sciocchezze, Abner. Scrollatevi di dosso le vostre paure e la vostra rabbia, per un solo istante, e ragionate!»
Ciò mise Abner Marsh alle strette. Di fatto, il mordace sarcasmo del tono di York gli aveva fatto apparire tutto così irrimediabilmente insulso. Certo era bastata un po’ di luce solare ad ustionarlo così malamente, però ciò non toglieva che egli avesse bevuto dell’acqua santa, portasse un anello d’argento e la sua immagine si riflettesse negli specchi. «Mi state forse dicendo che non siete un vampiro? È questo che intendete, o cosa?» Marsh era disorientato, smarrito.
«I vampiri non esistono,» disse Joshua in tono paziente. «Sono come le storie del fiume che Karl Framm racconta con tanta passione. Come il tesoro del Drennan Whyte. Il battello fantasma di Raccourci. Come quel pilota così fedele al suo compito da mettersi al timone dopo che era morto. Storie, Abner. Semplici divertimenti, invenzioni che un adulto non prende sul serio.»
«Alcune di quelle storie hanno qualcosa di vero,» protestò debolmente il Capitano Marsh. «Voglio dire, conosco un mucchio di piloti che affermano di aver visto le luci del battello fantasma nei pressi di Raccourci, e dicono persino di aver sentito imprecare e bestemmiare gli uomini allo scandaglio. E il Drennan Whyte, beh, io non credo nelle maledizioni, ma quel battello è affondato proprio come ha raccontato Mister Framm, e le altre barche giunte a recuperarlo sono colate a picco nello stesso modo. Quanto al pilota morto, corpo del diavolo, io lo conoscevo. Era un sonnambulo, ecco cos’era, e pilotava il battello mentre dormiva. Solo che la storia racconta i fatti esagerando in qualche particolare.»