Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Un fruscio nell’oscurità. Marsh si guardò intorno, cieco, sforzandosi di scorgere una qualche forma coerente nella fitta tela del buio. Sentì quindi le sue stesse labbra schiudersi e profferire, «Non avevo bussato.»
«No,» giunse pronta la risposta di Joshua. «Vi ho sentito arrivare. Inoltre, vi stavo aspettando, Abner.»
«Lo aveva detto che sareste venuto,» si aggiunse una seconda voce, giungendo da un altro punto della cabina buia. Una voce di donna, sommessa, amara. Valerie.
«Voi,» disse Marsh, sopraffatto dallo stupore. Non s’era aspettato una simile evenienza. Era confuso, adirato, incerto, e la presenza di Valerie non gli facilitava di certo le cose. «Cosa ci fate voi qui?» le domandò con irruenza.
«Potrei chiedere lo stesso a voi,» replicò lei senza alterare il suo tono pacato. «Io sono qui perché Joshua ha bisogno di me, Capitano Marsh. Per aiutarlo. Ed è ben più di quanto abbiate fatto voi, a dispetto di tutte le vostre belle parole. Voi e quelli della vostra razza, con tutti quei sospetti, tutte le vostre pie…»
«Basta, Valerie,» la interruppe Joshua bruscamente. «Abner, io non conosco il motivo di questa vostra visita, sapevo tuttavia che prima o poi sareste venuto. Avrei dovuto scegliermi un socio meno arguto, uno stolto che avrebbe eseguito ogni mio ordine senza discutere. Siete troppo perspicace, per il vostro bene forse, e per il mio anche. Sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo, ma infine avreste tratto le vostre conclusioni dalle confidenze di cui vi ho messo a parte lassù, a Natchez. Vi ho scoperto più volte a scrutarci, a studiarci. Né sono passati inosservati quei piccoli esami a cui ci avete sottoposto.» Un aspro sogghigno forzato interruppe il suo parlare. «L’acqua santa, addirittura!»
«Come… lo sapevate, dunque?»
«Sì.»
«Maledetto servo d’un negro.»
«Non siate così inclemente con lui. Quel ragazzo ha ben poco a che fare con ciò, Abner, quantunque non abbia potuto far a meno di notare il modo in cui ha continuato a fissarmi per tutta la durata del pranzo.» Stavolta Joshua rise, e lo sforzo fece di quel riso un suono terribilmente innaturale. «No, il ragazzo non c’entra, è stata l’acqua stessa a rivelarmi la sua natura. Un bicchiere d’acqua limpida mi compare davanti pochi giorni dopo il nostro colloquio, cosa devo dedurne? Da quando stiamo navigando sul fiume abbiamo bevuto sempre e solo acqua torbida, carica di fanghiglia e sedimento. Avrei potuto farmici un giardino con tutto il terriccio che ho lasciato sul fondo dei bicchieri.» Divertito, emise un suono secco, più simile ad uno schiocco che ad un risolino. «Oppure avrei potuto riempirci la mia bara.»
Marsh ignorò quest’ultima osservazione. «Sapete invece cos’è che dovete fare? Agitate il vostro bicchiere per far salire a galla quel terriccio, poi bevetelo assieme all’acqua. Così diverrete un vero uomo del fiume.» S’interruppe e tacque per un lungo istante. «O forse diverrete soltanto un uomo.»
«Ah,» fece Joshua, «sicché siamo arrivati al nocciolo della questione.» Dette queste parole, restò a lungo silente, e l’aria nella cabina sembrò farsi soffocante, resa greve dal silenzio e dall’oscurità. Quando, finalmente, Joshua parlò, il suo tono fu serio, glaciale. «Avete portato con voi un crocifisso, Abner? O un paletto?»
«Ho portato questo,» disse Marsh. Tirò fuori il libro di poesie e lo lanciò nell’aria buia, mandandolo nella direzione dove presumeva fosse seduto Joshua.
Udì un movimento, uno scatto, ed una mano afferrò il libro roteante. Un fruscio di pagine sfogliate. «Byron,» disse Joshua, disorientato.
Abner Marsh non sarebbe stato in grado di scorgere le sue stesse dita ad un palmo dal suo naso, così impenetrabile era il buio della cabina, le cui finestre erano serrate ad ogni spiraglio. Quanto a Joshua, ebbene, la sua vista acuta non solo gli aveva consentito di afferrare il libro al volo, ma gli permetteva finanche di leggerne le pagine. Di nuovo Marsh sentì la pelle incresparglisi a dispetto del calore che avvolgeva la stanza chiusa.
«Perché Byron? Mi sconcertate. Un ennesimo esame, un crocifisso, un interrogatorio, niente di tutto ciò mi avrebbe stupito. Ma perché Byron?»
«Joshua,» fece Marsh, «quanti anni avete?»
Silenzio.
«Di solito riesco ad indovinare l’età delle persone. Ma con voi non è cosa facile, con quei capelli bianchi, e tutto il resto. Tuttavia, a giudicare dal vostro aspetto — dal volto, dalle mani — vi darei trent’anni, trentacinque al massimo. Questo libro dice che il poeta morì trentatré anni fa. E voi avete detto di averlo conosciuto.»
Joshua sospirò. «Già,» ammise in tono amareggiato. «Uno stupido errore. Ero rimasto così estasiato alla vista del battello, che persi il controllo su di me. In seguito pensai che la mia leggerezza non avrebbe avuto conseguenze. Voi non sapevate nulla di Byron. Mi persuasi quindi che avreste dimenticato.»
«Non sempre sono lesto nel trarre conclusioni, in compenso, però, non dimentico mai.» Marsh serrò il pugno intorno al manico del bastone, e rassicurato dalla solida presa si protese in avanti. «Joshua, voglio che noi due ci parliamo in modo franco. Mandate via la donna.»
La gelida risata di Valerie squarciò la cortina del buio. Adesso sembrava più vicina, sebbene Marsh non avesse avvertito alcuno spostamento. «Uno stupido cui non manca l’audacia,» osservò.
«Valerie resta qui, Abner,» fu la secca risposta di Joshua. «Tutto ciò che volete dire a me, anch’essa può sentirlo. Lei è come me.»
Marsh si sentì stretto in una morsa di fredda solitudine. «Come voi,» fece eco alle parole di Joshua con estrema gravita. «A questo punto, ditemelo. Cosa siete voi?»
«Giudicatelo voi stesso.» Un bagliore improvviso fiammeggiò nella stanza nera all’accendersi di un fiammifero che fece sussultare il Capitano.
«Oh, mio Dio,» esclamò Marsh con voce gracchiante.
La fiammella, seppur per brevi istanti, scagliò la sua pallida luce sulla persona di Joshua. Le labbra erano gonfie e squarciate da profonde crepe. La pelle ustionata ed annerita si tendeva terribilmente sulla fronte e sulle guance. Vesciche rigonfie di acquiccia e di pus affioravano da sotto il mento e si contavano numerose sulla carne viva della mano che sorreggeva il fiammifero. Gli occhi grigi, sbiaditi e velati da strie di muco, si spalancavano dalle orbite cave. Joshua York sorrideva trucemente, e Marsh sentì la pelle ustionata crepitare e lacerarsi. Un pallido fluido colò lentamente lungo una guancia, fiottando da una nuova screpolatura appena apertasi. Un lembo di pelle si staccò e cadde, rivelando la rosea carne che v’era al di sotto.
Poi il fiammifero si spense e l’oscurità fu come una manna.
«Dicevate di essere il suo socio,» sbottò Valerie in tono d’accusa. «Dicevate di volerlo aiutare. Ecco l’aiuto che gli avete dato, voi e la vostra ciurma rosa dai sospetti e dalle minacce. Poteva morire per colpa vostra. Lui è un Re, il pallido Signore, e voi non siete niente, cionondimeno ha voluto subire questo per guadagnarsi la vostra inutile lealtà. Siete soddisfatto adesso, Capitano Marsh? Sembra di no, visto che siete qua.»
«Cosa diavolo vi è successo?» fece Marsh, ignorando le provocazioni di Valerie.
«Mi sono esposto alla luce del vostro “sfarzoso” giorno per meno di due ore,» rispose Joshua, ed ora Marsh capì la ragione del suo penoso sussurrare. «Ero consapevole del rischio. Lo avevo già fatto in passato, quando era stato necessario. Quattro ore di luce avrebbero potuto costarmi la vita. Sei ore mi avrebbero ucciso senza il minimo dubbio. Ma due ore o giù di lì, trascorse per lo più al riparo dai raggi diretti — conosco i miei limiti. Le ustioni si presentano peggiori di quanto lo siano in realtà. Quanto al dolore, è sopportabile. E non durerà a lungo. Domani, a quest’ora, nessuno sospetterà mai che qualcosa mi abbia danneggiato. La mia pelle guarisce da sola. Le vesciche si aprono, la pelle morta si stacca e va via. Lo avete visto anche voi.»