Pianeta di caccia [Grass - it]
- Автор: Tepper Sheri S.
- Серия: Arbai (it) #1
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0220-9
- Переводчик: Alessandro Zabini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.
Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
— È solo - sussurrò Andrea. — È rimasto vedovo di recente.
Infine giunse un uomo, in compagnia di una donna vecchissima in sedia a rotelle: — Obermun Zoric bon Tanlig! Obermum Alideanne bon Tanlig!
— Alideanne è la madre dell’obermun, la più anziana fra i capi delle famiglie più prestigiose - sussurrò Andrea. — È sempre l’ultima ad arrivare.
Finalmente gli Yrarier poterono percorrere il lungo corridoio gelido verso la musica e la fragranza dei cibi. Entrati nella sala da ballo, Marjorie e Rigo si lanciarono nelle danze, subito imitati da Stella e Tony. Sotto l’occhio vigile di un maestro di danza inviato dal Comune, tutti e quattro avevano imparato così bene quel ballo antico e notevolmente intimo, chiamato valz, che sembrava lo ballassero da sempre. In breve, varie coppie di bon si unirono a loro, non tante da manifestare entusiasmo, ma neppure così poche da esprimere scortesia.
— Ci stanno proprio mettendo al nostro posto — sorrise Marjorie al marito.
— Ci riusciranno soltanto se noi mostreremo di dar peso al loro contegno — sorrise Rigo a sua volta, ma con gli occhi sfavillanti di furia.
In seguito, Rigo non fornì agli aristocratici nessuna occasione per mortificarlo: fu cordiale e cortese con tutti, ma chiese di ballare soltanto alle donne alle quali era stato ordinato di intrattenerlo, poiché sapeva esattamente quali fossero, grazie alle informazioni ricevute da Persun. Lo stesso fece Tony.
— Fingi che sia una gara olimpica — aveva suggerito Marjorie al figlio tanto timido. — Se ti comporterai bene, vincerai una medaglia. Tratta la tua compagna con gentile fermezza, come se fosse un cavallo ostinato. Dopotutto, è soltanto una sorta di attività atletica.
E così, Tony danzò, sorrise e cercò di flirtare, benché avesse purtroppo scarsissima esperienza. In questo, Stella gli era di gran lunga superiore, e per giunta la sua solita vivacità era aumentata dalla collera suscitata in lei dall’alterigia degli aristocratici.
Bevendo un succo di frutta che Asmir Tanlig le aveva servito con discrezione, Marjorie ripeté più volte a se stessa, come faceva talvolta, quando il dovere le imponeva un comportamento indesiderato: Inchinati, sorridi, balla, sorridi ancora, flirta, e non parlare molto. Devi flirtare, devi essere affascinante, e poi devi lasciarti ricondurre alla tua sedia. Ringrazia, inchina, ricomincia. E così danzò con parecchi bon, finché cominciò a desiderare una bevanda più forte e una vera conversazione.
— Volete ballare con me, lady Westriding? — chiese Sylvan, comparendo alle sue spalle.
Giacché Sylvan non era uno di coloro da cui doveva guardarsi, Marjorie quasi sospirò di sollievo e si lasciò prendere fra le braccia come se entrasse in un rifugio, badando a non concedere troppa confidenza, ma anche a non mostrarsi troppo riservata. Da parte sua, Sylvan la guidò con estrema gentilezza, finché poco a poco la loro sintonia divenne perfetta. Divertita, Marjorie ripensò fuggevolmente al suggerimento che aveva dato a Tony. Intorno a loro, mentre altre coppie danzavano, un breve silenzio si diffuse mentre i bon si scambiavano sussurri sul conto di Sylvan, il quale suscitava sempre interesse a causa della sua imprevedibilità: — Guardate! Sylvan! Sylvan bon Damfels.
Forse incuriosito dal silenzio, Rigo si volse e, dal terrazzo, vide Marjorie ballare fra le braccia di Sylvan come se questi fosse un vecchio e caro amico, oppure un amante. Abbozzando il suo tipico sorriso sardonico, si sforzò di non brontolare o imprecare come faceva di solito quando la moglie lasciava trapelare la propria gioia nel cavalcare, nel ballare, o semplicemente nel passeggiare in giardino, e così manifestava senza rendersene conto una sorta di personalità indipendente e nascosta, che invece non rivelava mai al marito, e che questi aveva sempre bramato.
Durante le gare di equitazione, sui prati verdi, fra i recinti, gli ostacoli e i fossati, in quei momenti di pericolo e di piacere, Marjorie aveva irradiato pura gioia, come un uccello intento a cantare o veleggiare nel cielo, e così Rigo aveva desiderato catturarla. Ma in seguito, sebbene l’avesse corteggiata e conquistata, non era mai riuscito ad impossessarsi di quello che agognava. Nel cercare l’anima di Marjorie, aveva trovato soltanto il suo corpo, e un vuoto imprevisto: una fortezza abbandonata contro la quale ogni assalto era inefficace.
A letto, abbigliata soltanto di una sottoveste candida, trasparente, ricamata a fiorami, Marjorie era diventata un’altra: una creatura infantile, fragile, priva di vigore, con gli occhi fissi a una lontananza misteriosa e irraggiungibile. Per lei, Rigo aveva profuso ogni risorsa dell’arte amatoria e ne aveva persino inventate alcune altre appositamente; però non era mai riuscito a suscitare in lei una espressione e un abbandono come quelli che aveva in quel momento, nel danzare con Sylvan bon Damfels, perduta nel movimento e nella gioia, gli occhi socchiusi, le labbra incurvate in quel gentile sorriso che un tempo Rigo si era illuso di poter avere per sé solo.
D’un tratto, la voce di Andrea gli giunse segretamente all’orecchio: — Persun dice che gli ospiti si stanno accorgendo della tua assenza. - E Rigo, sorridendo, lasciò il terrazzo per cercare le donne di cui era libero di osservare i volti e ammirare i corpi con occhiate allusive ma prive di promesse, perché dopotutto era un gioco: soltanto un gioco.
Intanto, Sylvan lasciò Marjorie e si dedicò a Stella con consapevole galanteria.
Dopo aver bevuto un altro bicchiere di succo di frutta preso dal vassoio che Asmir Tanlig le aveva offerto, Marjorie si avvicinò a Geraldria bon Maukerden per ammirare e commentare argutamente gli abiti delle altre donne, ricamati e imperlati a disegni fantastici. Anche questo era un gioco tipico di Grass, il quale aveva regole precise e un linguaggio specifico, che Persun aveva appreso e poi trasmesso a lady Westriding.
Nel passar davanti alla moglie, ballando, Rigo le sorrise macchinalmente.
Subito dopo, nel vedere Eugenie entrare dal terrazzo, Marjorie si chiese se qualche bon fosse stato incaricato di danzare con lei: Forse dovrò pregare Sylvan di invitarla, pensò. O forse Shevlok lo farà spontaneamente, visto che si trova presso la porta finestra e la sta guardando. Poi si accorse che Eugenie era in compagnia di una ragazza: Ma com’è possibile? Nessuna ragazza partecipa alla festa, tranne Stella, che sta ballando con Sylvan. Turbata da una sinistra premonizione, Marjorie depose il bicchiere.
L’amante di Rigo indossava un abito rosa dall’ampia gonna fluttuante come una nube al tramonto, e l’amica che la seguiva, imitando il suo modo aggraziato di muoversi, portava un abito simile, ma viola come l’ombra, e teneva la testa reclinata ad osservare la sala con un occhio solo, obliquamente.
D’improvviso si diffuse uno strano silenzio. Alcuni aristocratici interruppero la conversazione, girandosi a fissare la misteriosa ragazza, subito imitati da alcuni altri. Una coppia smise di ballare. La musica continuò, ma le altre coppie rallentarono, e poco a poco, come trottole, si fermarono.
Consapevole del ruolo che doveva svolgere in pubblico, ossia quello di una semplice assistente dell’ambasciatore che era stata invitata alla festa, Eugenie non cercò di avvicinare Rigo, bensì si avviò verso Marjorie, e sorridendo offrì la mano alla propria compagna.
In quell’istante, Shevlok strillò come se gli avessero strappato il cuore: — Janetta!
Perplessa, Eugenie si guardò alle spalle, poi, giacché la sua compagna continuava a seguirla, proseguì, seppure con un’espressione di profonda incertezza.
— Janetta! — gridò Geraldria bon Maukerden, lasciando cadere il bicchiere a fracassarsi sul pavimento.
Allora scoppiò il pandemonio: Dimoth bon Maukerden gridò, come pure Vince, suo fratello, e molti altri. Mentre la musica cessava, Shevlok e Geraldria avanzarono come sonnambuli verso la strana ragazza, la quale fu presto circondata, afferrata, passata da un aristocratico all’altro, e rimase passiva come una bambola di pezza, senza reagire, guardando Eugenie come se dipendesse in assoluto dalla sua volontà, sinché finì tra le braccia di Shevlok.