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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Faremo un’ora di esercizi e un’ora di simulatore al mattino — dichiarò con enfasi il lugubre istruttore. — Lo stesso avverrà nel pomeriggio. Entro la fine della settimana, forse arriveremo a tre ore, e poi a quattro. Aumenteremo ogni giorno, fino a dodici ore.

— Mio Dio!

Stella sfiorò le corna smussate del simulatore luccicante e infilò le dita nelle redini che pendevano dal corno inferiore del collo.

— Credevate che fosse facile, signore? Spesso la Caccia dura dieci o dodici ore, e talvolta anche di più.

— Ma così non avrò quasi tempo per fare nient’altro!

— Per coloro che cacciano, Vostra Eccellenza, non esiste altro. Pensavo che ve ne foste reso conto.

Intanto, Stella sedette in un angolo, dietro un mucchio di mobili, per non farsi notare, e rimase ad osservare con bramosia.

Benché non avesse colto alcuna sfumatura di derisione nella sua voce, Rigo scoccò un’occhiata tagliente a Paine: — Eppure avete accettato l’incarico senza esitare — commentò a denti stretti.

— Ho accettato per ordine di Gustave bon Smaerlok.

— L’obermun spera che io non sia all’altezza, vero?

— Se ciò avvenisse, credo che ne sarebbe lieto, ma è soltanto una mia impressione, niente affatto confermata.

— Vi ha incaricato di tenerlo informato?

— Soltanto di avvertirlo quando vi giudicherò pronto per partecipare alla Caccia. Comunque voglio dirvi questo, Vostra Eccellenza, i nostri figli cominciano l’addestramento quando hanno due anni grassiani, che equivalgono, se non vado errato, a dieci o undici anni terrestri. E l’addestramento si svolge ogni giorno, di ogni settimana, di ogni periodo, per tutte le stagioni, fino ad un intero anno grassiano, che corrisponde ad oltre sei dei vostri anni.

Rigo non rispose. Per la prima volta si rese conto che forse non avrebbe avuto il tempo di cavalcare al seguito dei veltri, se avesse dovuto sostenere un addestramento così lungo come quello impartito ai fanciulli delle famiglie aristocratiche. Dunque doveva imparare più rapidamente.

Mentre suo padre, concentrandosi con tutto se stesso, ascoltava il maestro di equitazione, anche Stella, nascosta nell’angolo della sala, dietro sedie e divani, ascoltò con pari attenzione. Aveva danzato con Sylvan bon Damfels soltanto per breve tempo, ma ciò le era bastato per capire che tutto quello che desiderava era in lui: nella sua pelle, nel suo sguardo, nella sua voce, nel tocco delle sue mani.

Appena giunta su Grass, aveva creduto di non poter mai dimenticare Elaine e gli altri amici terrestri che aveva dovuto abbandonare. Ora, invece, non aveva più posto per nessuno, in se stessa, neppure nella propria memoria, tranne che per Sylvan.

Alla festa, allorché il giovane le aveva sorriso, si era resa conto di non aver fatto altro che pensare a lui da quando lo aveva incontrato per la prima volta in completo da caccia, a Klive, e lo aveva veduto montare e cavalcare. Nel ballare con lui aveva rammentato ogni volta che lo aveva visto, ogni volta che lui le aveva parlato, e il suo cuore passionale, come sempre, desiderava di più, molto di più. Voleva cavalcare con Sylvan bon Damfels come aveva danzato con lui, e poteva anche immaginare. Oh, poteva ben immaginare di far altre cose con Sylvan bon Damfels, che l’aveva guardata negli occhi e le aveva detto che era bella.

Nel proprio nascondiglio, Stella esultò, felice per la prima volta da quando era su Grass. Attenta ad ogni parola che il maestro di equitazione diceva a suo padre, si impresse nella memoria ogni insegnamento, decisa ad imparare in fretta: più in fretta di chiunque altro.

Oltre ad Hector Paine, giunsero con lo stesso aeromobile a Collina d’Opale James e Jandra Jellico, i quali attesero nello studio di Marjorie l’arrivo di Rowena, che finalmente comparve con Sylvan.

— Diteci tutto quello che potete — chiese gentilmente Sylvan ai Jellico. — So che non avete fatto nulla di riprovevole, perciò parlate pure liberamente e riferiteci tutto quello che sapete.

Seduti in disparte, Marjorie e Tony ascoltarono la conversazione, poiché nessuno aveva lasciato intendere che la loro presenza fosse sgradita. In caso contrario, Marjorie non avrebbe esitato ad origliare.

Nonostante la scarsità di informazioni, l’incontro durò un’ora, perché ogni dettaglio fu ripetuto numerose volte.

— C’è una cosa sulla quale voglio insistere — dichiarò Gelatina. — Sarebbe sbagliato credere che Ducky Johns sia disonesta a causa del mestiere che esercita: posso anzi giurare sulla sua assoluta onestà. Ecco perché sono convinto che abbia davvero trovato Janetta nella veranda, sotto il filo del bucato, proprio come ha raccontato.

— Ma come può essere accaduto? — gridò Rowena, forse per la decima volta.

Stanco di eufemismi e di tergiversazioni, stufo di sottomettersi alla ben nota eccentricità dei bon, Gelatina decise, con un profondo sospiro, di dire finalmente la cruda verità e vedere di quale stoffa fosse fatta quella aristocratica: — L’ultima volta che fu vista, signora, quella ragazza cavalcava una di quelle bestie. Ebbene, chiunque abbia un po’ di buonsenso può supporre soltanto che, dovunque sia finita, ci è stata portata o mandata proprio da quella bestia. E questo è precisamente quello che penso io.

Fu così che alla fine si arrivò ad esporre chiaramente il problema nella sua concretezza: finalmente era nominato e coinvolto un mostro cornuto e violento, un Hippae; finalmente era svelato l’aspetto della questione che nessun bon aveva menzionato, né era disposto ad esaminare, o a consentire che fosse discusso. Tutti sapevano che la ragazza era stata rapita dagli Hippae, o da uno soltanto di loro. Come si poteva dubitare che gli Hippae le avessero fatto qualcosa? La ragazza era stata rapita, era stata tenuta prigioniera, nascosta dagli Hippae, poi era improvvisamente ricomparsa. Ma perché? E come?

Meditando su tutto questo, Marjorie tenne per mano Tony e lo sentì fremere, turbato dalle medesime domande non formulate e prive di risposta: gli aristocratici avevano preferito incolpare gli Yrarier piuttosto che gli Hippae, e persino in quel momento Rowena evitava di rispondere. Ma perché?

Dopo aver preso commiato, i Jellico se ne andarono, mentre Rowena piangeva, abbracciata a Sylvan, il quale fissava severamente Marjorie per proibirle di parlare.

Sentendo su di sé la volontà del giovane come se fosse stata il tocco delle sue stesse mani, Marjorie abbassò lo sguardo.

— Non vuoi sdraiarti un momento, mamma? — chiese Sylvan.

Tergendosi le lacrime, Rowena annuì.

— Vuoi accompagnare la nostra ospite nella mia stanza, Tony? — suggerì Marjorie, per poter rimanere sola con Sylvan e interrogarlo.

— Un momento — disse Rowena.

Marjorie annuì.

— Lady Westriding, Marjorie. Forse verrà l’occasione in cui potrò offrirvi aiuto, come voi lo avete offerto a me. Ebbene, state pur certa che vi aiuterò, anche se dovesse andarne della mia vita. — Rowena posò la propria mano bagnata di lacrime su quella di Marjorie, quindi uscì assieme a Tony.

— No — disse Sylvan, appena rimase solo con Marjorie, leggendo la domanda sul suo viso. — Non chiedete nulla. Non so rispondere.

Marjorie non poté trattenersi: — Ma vivete qui! Conoscete quelle bestie!

— Shhh! — Sylvan si guardò alle spalle, passandosi un dito nel colletto, come se fosse divenuto all’improvviso troppo stretto. — Non dite «bestie», e neppure «animali»: non ditelo, neanche a voi stessa. Non pensatelo neppure. — E si portò una mano alla gola come per difendersi da qualcuno che lo stesse strangolando.

— Voi come dite?

— Hippae, oppure cavalcature — rispose Sylvan, con voce strozzata. — E neanche questo, quando ci possono sentire. Non diciamo nulla, quando ci possono sentire. — E boccheggiò.

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