L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Saltus guardò l’ora e infilò le chiavi nelle aperture. Un campanello suonò, dietro di lui, quando spinse la porta, e la porta si aprì. La giornata era luminosa; luminosa di sole e di neve bianca.
Erano le dodici meno cinque. Era mattino. Il suo compleanno era appena cominciato.
Un’automobile lo aspettava nel parcheggio.
Capitolo quattordicesimo
Arthur Saltus uscì, cautamente, nella neve. La base pareva abbandonata; nulla si muoveva per le strade e i vialetti.
Tornò a guardare l’automobile ferma.
Era piccola, e somigliava più al “maggiolino” tedesco che ai modelli americani, ed era di un colore verde-oliva; ma capì che era americana, avvicinandosi, dal nome inciso sui mozzi delle ruote. L’auto era laggiù da prima dell’inizio della nevicata; non c’era alcuna traccia di movimenti passati, di insidie. Uno strato di neve copriva la macchina, e un finestrino era socchiuso, una semplice fessura dalla quale era entrata la neve, che si era sciolta all’interno, inumidendo i sedili.
Saltus si guardò intorno: guardò il parcheggio, il giardino e gli spazi freddi e vuoti che lo circondavano, ma non vide alcun segno di movimento o di vita. Restò immobile, vigile, ascoltando con attenzione, guardando, e fiutando il vento, alla ricerca di qualche segno di vita. Nessuno aveva lasciato delle impronte rivelatrici sulla neve, e non c’erano suoni od odori rivelatori nel vento. Quando ne fu sicuro, Saltus si allontanò dalla porta delle operazioni, chiudendola alle sue spalle, assicurandosi che le serrature avessero scattato. Tenendo alto il fucile, si avvicinò cautamente all’angolo dell’edificio e si affacciò a guardare. La strada era deserta e la neve intatta, come tutti i prati e i viottoli tra le costruzioni, dall’altra parte della strada. I cespugli erano curvi sotto il peso della neve. Il suo piede urtò un oggetto sepolto nella neve, quando fece un passo avanti per abbandonare la protezione dell’angolo.
Abbassò lo sguardo, si chinò, ed estrasse dalla neve un apparecchio radio. Era stato preso dal deposito, in basso.
Saltus lo rigirò tra le mani, cercando di vedere se aveva riportato dei guasti, ma l’apparecchio era intatto; nessun segno indicava che fosse stato colpito da qualche proiettile, e dopo una breve esitazione il comandante immaginò che Moresby doveva averlo lasciato cadere in quel punto per sbarazzarsi del peso superfluo. Saltus ricominciò la sua esplorazione, girando intorno all’edificio, per assicurarsi di essere solo. La neve che rifletteva il chiarore del sole era immacolata. Ne fu sollevato, e si fermò di nuovo per assaggiare il bourbon.
L’automobile richiamò la sua attenzione.
Il cruscotto lo sconcertò; invece che una chiavetta d’accensione c’era un interruttore, con le due posizioni standard, on e off; non c’erano quadranti per fornire le necessarie informazioni sulla quantità di benzina, di olio, sulla temperatura dell’acqua, sulla pressione dei pneumatici, e non c’era neppure un tachimetro. Spinto da un’idea improvvisa ed eccitante, Saltus scese dall’auto e sollevò il cofano. Tre grosse batterie argentate erano allineate, accanto a un motore così semplice e compatto da non apparire in grado di spostare niente, meno che mai un’automobile. Saltus abbassò il cofano, e tornò al volante. Abbassò l’interruttore nella posizione on. Non si udì alcun suono, ma una luce ammiccò sul cruscotto. Saltus spinse con estrema lentezza la leva nella posizione “avanti”, e l’auto, obbediente, avanzò lentissima nella neve, verso la strada deserta. Saltus schiacciò l’acceleratore con crescente soddisfazione, e deliberatamente spinse alla massima velocità la macchina nella strada nevosa. L’auto sbandò in maniera strana, poi ritornò sotto il controllo del pilota, quando Saltus toccò il volante. La piccola automobile era divertente.
Seguì la strada familiare che portava alla vecchia caserma dove aveva vissuto con William e con il civile, descrivendo curve e zig-zag sulla neve, perché l’auto pareva obbedire a tutti i suoi comandi. Era capace di descrivere un giro completo e poi di fermarsi, con il muso puntato nella direzione desiderata, poteva descrivere curve pazzesche senza minacciare di ribaltarsi, poteva affondare nella neve e continuare a muoversi senza scivolare, se chi si trovava al volante aveva un poco di abilità. Saltus pensò che quelle auto elettriche avrebbero dovuto essere inventate cento anni prima.
Saltus si fermò, con una stretta al cuore, davanti alle caserme… davanti al luogo in cui c’erano state le caserme. Per poco non passò oltre senza accorgersi di avere raggiunto il posto. Tutti i vecchi edifici erano bruciati fino alle fondamenta di cemento, e sotto la neve erano quasi irriconoscibili. Saltus scese dall’auto e guardò i resti degli edifici, e le ombre solitarie proiettate dal sole d’inverno.
Si sentiva molto depresso. Risalì a bordo, e si diresse verso la Strada E, poi girò a nord, verso il centro ricreativo.
Parcheggiò l’auto fuori del recinto che circondava l’area, ed entrò cautamente dal cancello, per esplorare il luogo. La neve immacolata era rassicurante, ma non voleva cullarsi in un falso senso di sicurezza. Tenendo pronto il fucile, fermandosi a ogni passo per ascoltare e fiutare il vento e guardare nella neve, Saltus avanzò fino ai bordi di ceramica della piscina, e guardò in basso. Era quasi vuota, l’acqua non c’era più, e il trampolino era stato rimosso.
Quasi vuota: una mezza dozzina di lunghi fagotti erano distesi sotto la coltre di neve, sul fondo, e quei fagotti avevano la forma di uomini. Due elmetti militari giacevano vicino, riconoscibili malgrado la neve che li copriva. Un piede nudo, congelato, sporgeva dalla coltre nevosa, immerso nella fredda luce del sole.
Saltus si voltò, respirando forte, deluso e amareggiato; non era sicuro di sapere quello che si era aspettato di trovare, dopo tanto tempo, ma certamente non era quello che aveva visto… certamente non erano i cadaveri del personale della base, gettati in una tomba scoperta, ammonticchiati come animali. Gli elmetti militari suggerivano quale fosse la loro identità, e suggerivano che le vittime erano state gettate là dentro da estranei… da ramjets. Se ci fossero stati superstiti, a Elwood Station, avrebbero cremato i cadaveri.
Ricordò la stupenda immagine di Katrina nella piscina… Katrina, quasi nuda, ancor più provocante che se fosse stata nuda, con indosso quel costume da bagno minuscolo, bello ed eccitante… e lui l’aveva inseguita nell’acqua, aveva voluto toccare quel corpo umido e splendido, averlo sotto le sue mani, e non si era mai stancato. E lei l’aveva provocato, sfuggendogli sempre, sapendo quel che lui stava facendo ma fingendo di non rendersene conto: e questo aveva aumentato l’eccitazione del gioco. E Chaney! Il povero civile sopraffatto era rimasto seduto ai bordi della piscina, verde d’invidia solforica, volendo ma non osando. Accidenti, quello era stato un giorno da ricordare!
Arthur Saltus esplorò la strada, e poi risalì a bordo dell’auto.
C’erano due larghe brecce nel recinto che circondava la base, sull’angolo di nord-ovest. Entrambe le brecce erano state provocate da azioni dirette dall’esterno. La carcasse di un camion bruciato aveva provocato la prima breccia, e quella carcassa rugginosa occupava ancora il varco. Un mortaio aveva prodotto la seconda breccia. C’era una piccola cavità nel terreno, proprio al di sotto della seconda breccia, una cavità prodotta da un altro proiettile di mortaio; evidentemente il colpo era stato lanciato quando la breccia era già stata prodotta. C’erano degli oggetti, nella neve, che potevano essere i miseri resti di uomini; quei resti erano come macchie su tutto il pendio, da una parte e dall’altra del recinto. C’era anche lo scheletro riconoscibile di un’automobile completamente distrutta.