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L'anno del sole quieto

Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:

Brian Chaney, esperto dell’antica Palestina e di manoscritti biblici, viene reclutato per una missione molto rischiosa: la prima esplorazione fisica del futuro, resa possibile dall’invenzione del Veicolo per la Dislocazione nel Tempo, un progetto coperto dal più assoluto segreto. Chaney possiede tutti i necessari requisiti, ma soprattutto uno di essi lo rende l’individuo ideale per un simile compito: egli è infatti l’autore del più completo ed esauriente studio estrapolativo sul nostro futuro. La prima missione è quella di spostarsi di pochi anni per scoprire l’esito di un’imminente elezione presidenziale, tuttavia quest’epoca a noi vicinissima già comincia ad assumere inquietanti connotati, tra cui la degenerazione di una città come Chicago, sconvolta da sanguinosi disordini e divisa a metà da una sconcertante muraglia. Ma il vero obiettivo di Chaney è uno spostamento temporale di vari decenni, dove sarà testimone di un futuro ancora più tragico e disperato, al di là delle sue più pessimistiche previsioni: qui infatti un clima di paura e desolazione, segnato da violentissimi scontri razziali e da una vera e propria guerra civile, dipinge il crepuscolo degli Stati Uniti. Si è forse avverato ciò che aveva preconizzato un profeta ebraico sugli antichi documenti trovati nel Mar Morto, l’Eschatos o “la fine delle cose”, e che Chaney conosce fin troppo bene perchè ne è stato il traduttore? E sarà ancora possibile cambiare il corso di un futuro già annunciato da millenni? Lucido e vibrante, ma al tempo stesso profondamente toccante e umano, questo capolavoro di Wilson Tucker, maestro indiscusso delle avventure temporali, narra di un futuro in cui si ritrovano in una sintesi di rara forza espressiva tutti i temi d’inquietudine del nostro presente.
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Pensava di essere preparato adeguatamente al futuro.

Arthur Saltus controllò il suo orologio: le undici e due minuti. Guardò il calendario elettrico e l’orologio appesi alla parete, per verificare l’ora e la data: 23 Nov. 00. L’orologio faceva le dieci e cinquantacinque. La temperatura esterna era gelida: sei gradi sotto zero. Saltus immaginò che il suo orologio fosse guasto; aveva già fatto degli errori in passato. Uscì dalla stanza senza guardare le telecamere, tenendo furtivamente la mano appoggiata alla bottiglia, per nascondere il gonfiore della tasca. Non pensava che i tecnici potessero approvare le sue intenzioni.

Saltus percorse il corridoio, in uno spettrale silenzio, dirigendosi verso il deposito; i suoi passi erano attutiti dallo strato di polvere che copriva il pavimento, e si chiese se William avesse trovato la stessa polvere, sedici mesi prima. L’amico sarebbe rimasto sfavorevolmente colpito, poteva scommetterci. Aprì la porta del deposito, e le luci si accesero automaticamente… ma anche questa volta vide che alcune lampade erano bruciate. Qualcuno meritava una bella strigliata, per la manutenzione dei locali. Saltus si fermò sulla soglia, estrasse di tasca la bottiglia e l’aprì.

Un suono echeggiò nella stanza deserta.

— Buon compleanno!

Per un po’ di tempo, avrebbe avuto cinquant’anni.

Saltus assaporò il bourbon, che era ottimo, e poi si pulì la bocca con il dorso della mano; si guardò intorno, con curiosità crescente. Qualcuno aveva saccheggiato la cani busa… qualcuno si era servito tranquillamente delle provviste preparate per lui, e poi non si era curato di nascondere i resti, lasciandoli a lui. Il posto era pieno di clandestini e di governanti trascurate. Accidenti!

Scoprì una lampada a petrolio, sul pavimento, e si chinò a raccoglierla, per vedere se era ancora calda. Era fredda, ma il rumore che udì gli fece capire che nel serbatoio era rimasto del combustibile. Molte cassette di razioni alimentari erano state aperte… vuotate del loro contenuto… e le scatole erano state gettate in un angolo, in disordine. Accanto alle scatole c’erano alcuni contenitori d’acqua, e Saltus prese il primo e lo scosse, per controllarne lo stato. Era vuoto. Bevve un altro lungo sorso dalla bottiglia di bourbon, e girò per la stanza, ispezionando con maggiore attenzione le provviste. Non erano nell’ordine perfetto che ricordava.

Una borsa sigillata di indumenti era stata aperta, una borsa che conteneva diversi soprabiti pesanti e pellicce per l’inverno. Non riuscì a stabilire quanti ne fossero stati presi dalla borsa.

Un paio di stivali… no, due o tre paia… mancavano da una scansia che conteneva numerosi tipi di stivali e di scarpe. Un involto, contenente guantoni da neve, era stato aperto; ma anche questa volta era impossibile stabilire quanti ne fossero stati sottratti. Qualcuno aveva visitato il deposito, durante l’inverno. E quel “qualcuno” non doveva essere stato il maggiore… il suo arrivo era stato previsto per il quattro luglio, a meno che il giroscopio non fosse impazzito e avesse sbagliato di sei mesi buoni. Saltus si voltò di nuovo a contare le scatole di razioni usate e i contenitori d’acqua vuotati; il numero delle scatole non sarebbe stato sufficiente ad alimentare un uomo robusto come William per sedici mesi… a meno che egli non avesse vissuto fuori per quasi tutto il tempo, sostentandosi con i prodotti locali. Le provviste usate avrebbero potuto fargli passare un inverno, addizionate ai prodotti della terra. Pareva una possibilità improbabile.

Saltus attraversò la stanza, dirigendosi verso il banco di lavoro. Era ingombro di rifiuti.

Tre scatole gialle erano posate sul banco, scatole che non aveva mai visto durante le visite precedenti. La prima era vuota, ma Saltus sollevò il coperchio della seconda e trovò un panciotto a prova di pallottole, latto di una sostanza che non conosceva, una specie di nylon.

Non esitò. Il panciotto sembrava fragile e niente affatto pratico, ma siccome Katrina sapeva sempre quel che faceva, lui indossò il panciotto protettivo sotto la giacca borghese. Saltus bevve un altro sorso di bourbon, e guardò le condizioni disastrose del banco di lavoro. Non era nel carattere di William lasciare le cose in disordine… be’, non fino a questo punto. C’era anche un po’ di lavoro di William, nella confusione generale.

Sul banco c’erano un registratore a nastro e un’altra lampada a petrolio. Un attimo dopo scoprì anche delle scatole vuote, che avevano contenuto munizioni per fucile, un’altra scatoletta vuota di nastro per il registratore, una mappa spiegata, e i gradi staccati dall’uniforme del maggiore. Saltus pensò di aver capito il significato di quanto aveva visto. Toccò la lampada a petrolio, ma la trovò fredda, benché il serbatoio fosse pieno; poi si curvò sul banco di lavoro, per esaminare il registratore. Erano stati registrati solo pochi minuti di nastro.

Saltus schiacciò il tasto di dettatura, disse: — Stacco — e fece ritornare il nastro a punto di partenza.

Un altro tasto, e il nastro ricominciò a svolgersi. Saltus schiacciò il tasto di ascolto:

Voce: — Qui Moresby. Quattro Luglio 1999. Orario di arrivo 10 e 05 sui mio orologio, 4 e 10 per l’orologio murale. Discrepanza di sei ore e cinque minuti. Polvere dappertutto, scaletta mancante dalla stanza delle operazioni; deposito deserto e provviste intatte, ma l’acqua è stantia. Mi preparo alla ricognizione.

Breve periodo di suoni confusi.

Arthur Saltus, aspettando, bevve un altro sorso di bourbon. Guardò nuovamente i gradi staccati dall’uniforme di William.

Voce: — … girando intorno all’angolo di nord-ovest, in direzione sud… verso di voi. Forze approssimative, dai dodici ai quindici uomini. Attenzione, caporale, hanno dei mortai. Passo. — Il rumore di un forte cannoneggiamento si udiva in sottofondo.

Voce: — Roger. C’è una breccia nel recinto, a nordovest… un dannato bastardo ha cercato di far passare un autocarro. Sta ancora bruciando, forse li fermerà. Passo.

Voce: — Lei deve trattenerli, caporale. Non posso mandarle neanche un uomo… qui siamo sul doppio rosso. Chiudo. Il canale non fece udire più alcun suono, e anche il rumore delle cannonate cessò.

Arthur Saltus guardò l’apparecchio, con aria costernata, avendo il primo sospetto di quanto probabilmente era accaduto. Ascoltò i rumori prodotti dal maggiore nel deposito, e gli parve di seguire con lo sguardo i gesti del vecchio compagno; il rumore delle cartucce che venivano estratte dalla scatola era facilmente riconoscibile; un fruscio indicava il momento in cui il maggiore aveva spiegato la mappa.

Voce: — Aquila Uno! I banditi ci hanno colpiti… ci hanno colpiti sull’angolo di nord-ovest. Riesco a contarne dodici, disseminati sul pendio, sotto il recinto. Hanno due… accidenti!… due mortai, e ci stanno martellando. Passo. — La voce rauca, quasi stridula, era sottolineata da un continuo, cupo cannoneggiamento.

Voce: — Sono penetrati nel recinto? Passo.

Voce: — Negativo… negativo. Quell’autocarro in fiamme li trattiene. Penso che proveranno qualche altro metodo… se possono, faranno un buco nel recinto a cannonate, o con qualche altro mezzo. Passo.

Voce: — Li deve trattenere, caporale. È un’azione diversiva; il vero attacco l’abbiamo qui. Chiudo.

Voce: — Accidenti, tenente… — Silenzio.

La pausa fu di breve durata.

Voce: — Moresby, Servizio Segreto dell’Aviazione, chiama Chicago o la zona di Chicago. Rispondete, Chicago.

Arthur Saltus ascoltò i tentativi di Moresby di stabilire un contatto radio con il mondo esterno, e ascoltò il dialogo successivo tra Moresby e il sergente Nash, che si trovava in una posizione sconosciuta, a ovest di Chicago, e resisteva ancora. Respirò profondamente, sbalordito, quando udì l’affermazione che riguardava Chicago… la notizia fu come un violento colpo nello stomaco… e ascoltò, quasi incredulo, lo scambio di battute che seguiva alla dichiarazione. Baja California indicava chiaramente che i segnali venivano inviati a oriente: era che si trovavano le H, ed era da che erano state chiamate. I cinesi, alla fine, stavano operando una rappresaglia per la perdita delle due città, dei due centri ferroviari cancellati dalle forze americane. Era probabile che in quel momento… sedici mesi dopo il colpo… il Lago Michigan e le terre adiacenti fossero radioattive come la vasta zona coltivabile che aveva circondato Yungning. Sì, i cinesi avevano compiuto la loro rappresaglia.

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