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Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]

Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:

Miles e i suoi Dendarii hanno appena portato a termine con successo una missione di salvataggio in un campo di prigionia, suscitando le ire dell’impero di Cetaganda (come raccontato in L’eroe dei Vor); la flotta cerca allora rifugio sulla Terra, dove Miles dovrà barcamenarsi tra le sue due identità, quella di Tenete Lord Miles Vorkosigan di Barrayar e quella di Ammiraglio Naismith, comandante dei mercenari Dendarii. A complicare il tutto (come se ce ne fosse bisogno) ci si metterà un complotto Komarrano volto a prendere il comando di Barrayar sostituendo Miles con un clone.
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Miles si schiarì di nuovo la gola. «Potrei farti notare, che in realtà, ci siamo incontrati per la prima volta tre notti fa. Qualunque cosa ti sia stata fatta, non sono stato io a fartela.»

«Tu» ribatté il clone, «mi rovini la vita per il solo fatto di esistere. Mi urta che tu respiri.» Si mise una mano sul petto. «Ma di questo ci occuperemo molto presto. Però Galen mi aveva promesso che avrei potuto parlarti, prima.» Scese dalla scrivania e cominciò a passeggiare: Miles arricciò le dita dei piedi. «Me lo aveva promesso.»

«A proposito, dov’è Ser Galen, questa mattina?» chiese Miles in tono pacato.

«Fuori.» Il clone gli rivolse una smorfia acida. «Si è preso un po’ di tempo libero.»

Miles corrugò la fronte. «Allora questa è una conversazione non autorizzata?»

«Me lo aveva promesso, ma poi se l’è rimangiato, senza dirmi la ragione.»

«Ah… uhm. Ieri, vero?»

«Sì.» Il clone interruppe il suo andirivieni e fissò Miles socchiudendo gli occhi. «Perché?»

«Credo che sia stato qualcosa che ho detto, mentre stavo pensando ad alta voce» rispose Miles. «Temo di aver capito qualcosa di troppo su questo complotto. Qualcosa di cui nemmeno tu dovresti essere a conoscenza. Aveva paura che lo rivelassi sotto l’effetto del penta-rapido. Per me andava benissimo: meno informazioni riuscite ad estorcermi, più è probabile che tu commetta un errore.» Miles attese, senza quasi osare respirare, per vedere se l’altro abboccava all’amo, pervaso da un guizzo della stessa sovreccitazione nervosa che lo prendeva prima di un combattimento.

«Abbocco» concesse il clone, con un luccichio ironico nello sguardo. «Sputa.»

A diciassette anni, l’età di questo clone, lui… inventava la Flotta dei Liberi Mercenari Dendarii ricordò Miles, quindi forse era meglio non sottovalutare l’altro. Cosa si provava ad essere un clone? Sotto la pelle, a che profondità si fermava la somiglianza? «Tu sei l’agnello sacrificale» sbottò senza mezzi termini. «Non ha nessuna intenzione di farti arrivare vivo all’Impero di Barrayar.»

«E credi che non l’abbia già capito da solo?» lo schernì il clone. «Lo so che lui crede che non possa farcela. Nessuno crede che possa farcela…»

Miles trattenne il fiato; questo twang lo aveva colpito più profondamente di altri.

«Ma glielo farò vedere io a tutti. Ser Galen» proseguì con una luce cattiva negli occhi, «sarà molto sorpreso di quello che succederà una volta che avrò il potere.»

«E anche tu» predisse Miles in tono cupo.

«Credi che sia stupido?» disse il clone.

«Temo di sapere esattamente quanto sei stupido» ribatté Miles scuotendo il capo.

Il clone fece un sorriso tirato. «Galen e i suoi amici hanno passato un mese a darti la caccia in giro per Londra, solo per preparare lo scambio. Ma sono stato io a suggerirgli che dovevi essere tu a rapire te stesso. Io ti ho studiato più a lungo di chiunque di loro e più a fondo. Lo sapevo che non avresti saputo resistere. Posso essere più furbo di te.»

Una verità dimostrabile, ohimè, in questo caso. Miles lottò contro un’ondata di disperazione. Il ragazzo era in gamba, troppo in gamba… aveva tutto, persino la tensione che si irradiava come un grido da ogni muscolo del suo corpo. Twang. O quello era un prodotto dell’ambiente? Pressioni diverse potevano produrre le stesse pulsioni? Cosa c’era, dietro quegli occhi…?

Lo sguardo di Miles si posò sull’uniforme dendarii e le sue mostrine lampeggiarono maligne verso di lui mentre il clone camminava. «Ma puoi essere più furbo dell’ammiraglio Naismith?»

Il clone sorrise orgoglioso. «Ho fatto uscire di prigione i tuoi soldati, questa mattina. Cosa che tu, evidentemente, non sei stato in grado di fare.»

«Danio?» gracchiò Miles, sconvolto. No, dimmi che non è vero…

«È tornato in servizio» rispose il clone con un energico cenno del capo.

Miles represse un gemito.

Il clone si fermò e lo fissò attentamente, perdendo un po’ della propria determinazione. «A proposito dell’ammiraglio Naismith… ci vai a letto con quella donna?»

Che genere di vita aveva condotto quel ragazzino? si chiese di nuovo Miles. Recluso, sempre guardato a vista, sottoposto ad un’istruzione forzata, pochi contatti umani e solo con persone accuratamente scelte… insomma una vita da convento. I komarrani avevano pensato di includere quello nella sua educazione, o a diciassette anni era ancora vergine? In questo caso il sesso doveva essere per lui un’ossessione… «Quinn» disse Miles, «ha sei anni più di me. Ha una grande esperienza ed è molto esigente. Ed è abituata a scegliersi compagni molto abili e raffinati. Tu sei un iniziato delle varie tecniche dei culti d’amore di Deeva Tau, come le praticano sulla Stazione Kline?» Era una bella domanda e senza risposta, visto che Miles si era inventato tutto in quel momento. «Conosci le Sette Vie Segrete del Piacere Femminile? Dopo aver avuto quattro o cinque orgasmi, però, in genere ti lascia un po’ di respiro…»

Il clone riprese a girargli intorno, con aria decisamente turbata. «Stai mentendo. Credo.»

«Forse» rispose Miles con un sorriso a tutti denti, desiderando che tutte le sue invenzioni fossero vere. «Rifletti quello che rischi, per scoprirlo.»

Il clone lo gratificò di un’occhiata furente. Miles la ricambiò.

«Anche le tue ossa si spezzano come le mie?» chiese Miles all’improvviso. Che pensiero orrendo. E se per ogni frattura che Miles si era procurato, quelli gli avevano rotto l’osso corrispondente? Se per ogni sciocco rischio mal calcolato che Miles aveva corso, il clone aveva pagato lo stesso prezzo? Be’, era una ragione più che sufficiente per odiarlo…

«No.»

Miles celò un sospiro di sollievo. Quindi le letture dei sensori medici non sarebbero state le stesse. «Deve trattarsi di un piano a breve termine, eh?»

«È mia intenzione essere in cima in sei mesi.»

«Mi era sembrato di capirlo. E quale flotta spaziale dovrebbe bloccare il caos di Barrayar dietro il suo corridoio di uscita, mentre Komarr si solleva?» chiese Miles dando alla sua voce un tono indifferente, come se non fosse molto interessato a quella vitale informazione.

«Avevamo pensato di chiamare i cetagandani, ma poi ci abbiamo ripensato.»

Le sue peggiori paure… «Ripensato? Questo mi rende felice, ma perché, in un piano totalmente folle, avete avuto un attimo di lucidità proprio su questo?»

«Perché abbiamo trovato qualcosa di meglio, e a portata di mano» rispose il clone con un sorrisetto cattivo. «Una forza militare indipendente, con una grande esperienza in fatto di blocchi spaziali, senza fastidiosi legami con altri vicini planetari che potrebbero essere tentati di buttarsi nella mischia. E anche, a quanto sembra, ferocemente e appassionatamente leale ad ogni mio più piccolo capriccio. I Mercenari Dendarii.»

Miles cercò di lanciarsi alla gola del clone, che si ritrasse, ma essendo ancora saldamente legato, cadde in avanti con tutta la sedia, sbattendo con forza la faccia sul tappeto. «No!» strillò, inarcando la schiena e cercando di liberarsi. «Maledetto pazzo! Sarà un massacro…»

Le due guardie komarrane si precipitarono dentro di corsa. «Cosa è successo?»

«Niente.» Il clone, bianco in volto, si allontanò da dietro la scrivania dove si era rifugiato. «È caduto in avanti. Rimettetelo in piedi, per favore.»

«Caduto o spinto» mormorò uno dei due, mentre raddrizzavano la sedia e di conseguenza anche Miles. Le guardie osservarono con interesse la sua faccia. Qualcosa di umido e di caldo, che stava già raffreddandosi, gli colava sul labbro superiore e sui baffi cresciuti in quei tre giorni. Sangue dal naso? Incrociò gli occhi per vedere e si leccò il labbro. Calma, stai calmo: il clone non avrebbe mai potuto trascinare a tanto i dendarii… ma la certezza del suo fallimento era una ben magra consolazione per un Miles morto.

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