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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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Non riuscì a reprimere una ritorsione. «Come a te dà fastidio vedere me. Non ti piace, ma riesci a sopportarlo.»

Lei lo guardava pensierosa. «Vuoi venire fuori, ora? Con me? A fare una passeggiata?»

Baley ebbe l'impulso di esclamare: Giosafatte, no.

Lei proseguì: «Non ho mai camminato con qualcuno, vedendoci. È ancora giorno, e il tempo è piacevole».

Baley guardò il suo ritratto astratto e disse: «Se vengo, toglierai il grigio?».

Lei sorrise. «Dipende da come ti comporterai.»

La struttura di luce rimase così, mentre lasciavano la stanza. Restava lì, tenendo l'anima di Baley imprigionata nel grigio delle Città.

Baley rabbrividì leggermente. L'aria si spostava contro di lui portandogli un brivido.

«Hai freddo?» chiese Gladia.

«Prima non era così» borbottò lui.

«Ora è pomeriggio inoltrato, ma non fa davvero freddo. Vorresti un cappotto? Un robot può portartene uno in un minuto.»

«No, va tutto bene.» Camminavano lungo uno stretto sentiero pavimentato. «È qui che facevi le passeggiate col dottor Leebig?»

«Oh, no. Andavamo per i campi, dove puoi vedere solo qualche robot che lavora, ogni tanto, e udire i rumori degli animali. Noi invece staremo vicino alla casa, non si sa mai.»

«Non si sa mai cosa?»

«Che tu desideri rientrare.»

«O che tu ti stanchi di vedermi?»

«Non mi dà fastidio» disse lei con aria leggera.

Sopra di loro c'era il vago stormire delle foglie e una tonalità giallo-verde permeava ogni cosa. Nell'aria c'erano delle grida lontane e un ronzio stridente. E c'erano le ombre.

Era particolarmente consapevole delle ombre. Una di queste gli stava attaccata sotto, a forma d'uomo, e si muoveva come lui con mimica orribile. Baley aveva sentito parlare delle ombre, naturalmente, e sapeva che cos'erano, ma nella indiretta luce diffusa delle Città non ne era mai stato particolarmente conscio.

Sapeva di avere il sole solariano dietro di lui. Stava attento a non guardarlo, ma sapeva che c'era.

Lo spazio era grande, lo spazio era solitario, eppure scoprì che lo attirava. Con la mente immaginava se stesso che camminava a grandi passi sulla superficie di un mondo con migliaia di chilometri e anni luce di spazio tutt'intorno a lui.

Perché avrebbe dovuto provare attrazione per questa sensazione di solitudine? Non voleva la solitudine. Voleva la Terra, e il calore e la compagnia delle Città piene zeppe di uomini.

L'immagine l'abbandonò. Cercò di rimettere insieme New York nella sua mente, tutto il suo rumore e la sua pienezza, e scoprì di rimanere solo conscio del quieto brivido dell'aria che si muoveva sulla superficie di Solaria.

Senza volerlo veramente, Baley si spostò più vicino a Gladia fino ad essere a mezzo metro, per poi accorgersi del volto sorpreso di lei.

«Domando scusa» disse immediatamente, ritirandosi.

Lei annaspò. «Tutto bene. Passiamo di qua? Abbiamo delle aiuole di fiori che dovrebbero piacerti.»

La direzione che indicava portava lontano dal sole. La seguì in silenzio.

«In seguito sarà meraviglioso» spiegò Gladia. «Col tempo caldo posso correre giù al lago a nuotare, o solo correre per i campi più veloce che posso finché sono felice di cadere e restare immobile.»

Si guardò addosso. «Ma questo non è il costume adatto. Con su tutto questo, devo camminare per forza. Tranquillamente.»

«Come preferiresti vestirti?» chiese Baley.

«Prendisole e shorts, al massimo» gridò lei, sollevando le braccia come se percepisse fisicamente la libertà nella sua immaginazione. «Qualche volta di meno. Qualche volta solo sandali, in modo da sentire l'aria su ogni centimetro di… Oh, scusa, ti ho offeso.»

«No, va tutto bene. Era quello il tuo costume, quando facevi le passeggiate con il dottor Leebig?»

«Variava. Dipendeva dal tempo. Qualche volta indossavo ben poco, ma era solo visione, sai. Capisci, spero.»

«Capisco. Ma il dottor Leebig? Anche lui si vestiva poco?»

«Jothan che si veste poco?» Gladia ebbe un lampo di sorriso. «Oh, no. È molto solenne, sempre.» Torse il volto in un'espressione grave, con una palpebra mezzo abbassata, cogliendo l'essenza di Leebig e strappando a Baley un grugnito di apprezzamento.

«E parla così» aggiunse. «Mia cara Gladia, considerando gli effetti di un potenziale di prim'ordine su una corrente positronica…»

«È questo di cui ti parlava? Robotica?»

«Quasi sempre. Oh, la prende molto seriamente, sai. Cercava sempre d'insegnarmela. Non si è mai arreso.»

«Hai imparato nulla?»

«Nulla di nulla. Nulla. Per me è solo un gran pasticcio. Qualche volta si arrabbiava con me ma, quando mi sgridava, mi tuffavo nell'acqua, se eravamo vicini al lago, e lo schizzavo tutto.»

«Lo schizzavi? Credevo che vi visionaste.»

Lei rise. «Sei proprio un terrestre. Io facevo gli spruzzi verso di lui, ma lui stava nella sua stanza o nella sua tenuta. Solo che lui cercava di schivarli lo stesso… Guarda.»

Baley guardò. Avevano aggirato una zona alberata per giungere a una radura con al centro un laghetto ornamentale. Sentieri pavimentati entravano nella radura e vi si disperdevano. I fiori crescevano a profusione e in ordine. Baley li riconobbe come fiori per i librifilm che aveva visionato.

In un certo senso i fiori erano come gli schemi luminosi che Gladia costruiva e Baley immaginò che li costruisse secondo lo spirito dei fiori. Ne toccò uno con cautela, poi si guardò in giro. Predominavano i rossi e i gialli.

Nel voltarsi per guardare in giro intravide il sole.

«Il sole è basso nel cielo» disse a disagio.

«È tardo pomeriggio» gli gridò Gladia da dietro. Era corsa verso il laghetto e si era seduta su un sedile di pietra in riva ad esso. «Vieni qui» gridò ancora agitando la mano. «Puoi stare in piedi, se non ti piace sederti sulla pietra.»

Baley avanzò lentamente. «Arriva così in basso tutti i giorni?» chiese, e fu immediatamente dispiaciuto di averlo chiesto. Se il pianeta ruotava, il sole doveva essere basso sull'orizzonte, sia di prima mattina che di tardo pomeriggio. Solo a metà giornata poteva essere alto.

Dire questo a se stesso non poteva cambiare tutta una vita di pensieri basati sul sentito dire. Sapeva che c'erano cose come la notte, e l'aveva anche sperimentata, con tutto lo spessore di un pianeta che s'interponeva rassicurante tra un uomo e il sole. Sapeva anche che c'erano nuvole e un grigiore protettivo che nascondeva il peggio dell'esterno. Eppure, quando pensava a superfici planetarie, aveva sempre in mente l'immagine di uno splendore di luce con un sole alto nel cielo.

Voltò il capo a guardare sopra la spalla, molto rapidamente per avere solo una rapida immagine del sole e si chiese quanto fosse lontana la casa, nel caso che avesse deciso di tornare.

Gladia indicava l'altra estremità del sedile di pietra.

«È piuttosto vicino a te, no?» chiese Baley.

Lei tese le piccole mani a palme in su. «Mi ci sto abituando. Davvero.»

Sedette, guardando lei per evitare il sole.

Lei si chinò verso l'acqua e colse un piccolo fiore a forma di coppa, giallo fuori e screziato di bianco dentro, tutt'altro che appariscente. «Questa è una pianta locale» disse. «La maggior parte dei fiori di qui è originaria della Terra.»

Dal gambo spezzato sgocciolava l'acqua, mentre lei lo tendeva cautamente a Baley.

Baley si allungò a prenderlo, altrettanto cautamente. «L'hai ucciso» disse.

«È solo un fiore. Ce ne sono altre migliaia.» Improvvisamente, prima che le dita di lui giungessero a toccare la coppa gialla, la ritrasse con gli occhi fiammeggianti. «O vuoi implicare che potrei uccìdere un essere umano, solo perché ho colto un fiore?»

«Non volevo implicare nulla» disse Baley conciliante. «Posso vederlo?»

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