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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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«Prima mi servono delle risposte.» Baley si guardò in giro, cercando di non ammettere che la testa gli girava ancora un poco. Non riconosceva la camera. Le tende erano tirate. Le luci confortevolmente artificiali. Si sentiva molto meglio. «Per esempio, dove sono?»

«In una stanza della casa della signora Delmarre.»

«La domanda successiva è: che ci fai tu qui? Come sei riuscito a scappare dai robot che ti avevo lasciato di guardia?»

«A questo punto di sviluppo» incominciò Daneel «mi è sembrato che ti sarebbe dispiaciuto, e anche nell'interesse della tua sicurezza e dei miei ordini ho sentito che non avevo altra scelta che…»

«Che cos'hai fatto? Giosafatte!»

«Sembra che qualche ora fa la signora Delmarre abbia cercato di visionarti.»

«Sì.» Baley ricordò che Gladia glielo aveva detto. «Lo sapevo.»

«Il tuo ordine di tenermi prigioniero era espresso con queste parole: “Non permettetegli (cioè a me) di entrare in contatto con altri esseri umani se non con me, né con altri robot, se non con voi, sia vedendo che visionando”. Però, collega Elijah, ti sei dimenticato di proibire ad altri esseri umani o ad altri robot di entrare in contatto con me. Ti è chiara la differenza?»

Baley gemette.

«È inutile affliggersi, collega Elijah» lo consolò il robot. «La falla nei tuoi ordini è stata strumentale per il tuo salvataggio, visto che mi ha portato sulla scena. Vedi, quando la signora Delmarre mi ha visionato, col permesso dei miei guardiani, ha chiesto di te, e io le ho detto, in tutta onestà, che non sapevo dove tu fossi, ma che avrei cercato di trovarti. Lei sembrava ansiosa che lo facessi. Le ho detto che ritenevo possibile che tu avessi lasciato temporaneamente la casa e che avrei controllato in quel senso, mentre lei avrebbe potuto ordinare ai robot nella stanza con me di frugare la casa cercandoti.»

«E non si è sorpresa che tu non abbia impartito personalmente questo ordine ai robot?»

«Le ho dato l'impressione, credo, che come aurorano non ero tanto abituato ai robot quanto lei e che lei avrebbe potuto impartire gli ordini con maggiore autorità, ottenendo un'esecuzione più veloce. È ben risaputo che i solariani sono molto orgogliosi della loro abilità con i robot e disprezzano la capacità di controllarli dei nativi di altri pianeti. Non é anche la tua opinione, collega Elijah?»

«E lei allora ha ordinato loro di andarsene?»

«Con una certa difficoltà. Loro hanno accampato ordini precedenti, ma naturalmente non potevano enunciarne la natura, poiché tu avevi ordinato loro di non rivelare a nessuno la mia vera identità. Così lei li ha sopraffatti, anche se alla fine gli ordini hanno dovuto essere stati strillati furiosamente.»

«E poi te ne sei andato.»

«Infatti, collega Elijah.»

Peccato, pensò Baley, che Gladia non avesse considerato quell'episodio abbastanza importante da riferirglielo, quando lui l'aveva visionata. «Ci hai messo molto a trovarmi, Daneel.»

«I robot di Solaria hanno una rete di comunicazione subeterica. Un solariano esperto può ottenere informazioni con prontezza, ma uno come me, senza alcuna esperienza in proposito, passando per milioni di macchine individuali, ci mette molto tempo a isolare un solo dato. È stato solo poco più di un'ora fa che mi è giunta l'informazione di dove ti trovavi. Ha perso ulteriore tempo a visitare il posto di lavoro del dottor Delmarre dopo che tu te n'eri andato.»

«E che cosa facevi, là?»

«Ricerche per conto mio. Mi rammarico che questo abbia dovuto essere fatto in tua assenza, ma le esigenze dell'investigazione non mi hanno lasciato scelta.»

«Hai visionato o visto Klorissa Cantoro?» chiese Baley.

«L'ho visionata, ma da un'altra parte del suo palazzo, non dalla nostra tenuta. Alla fattoria c'erano registrazioni che dovevo vedere. Di solito visionare sarebbe sufficiente, ma sarebbe stato sconsigliabile rimanere nella tenuta con quei tre robot che conoscevano la mia vera natura e che avrebbero potuto ancora imprigionarmi con facilità.»

Ormai Baley stava quasi bene. Tirò giù le gambe dal letto e si trovò dentro una specie di camicia da notte. La fissò disgustato. «Dammi i miei abiti.»

Daneel lo fece.

Mentre si vestiva, Baley chiese: «Dov'è la signora Delmarre?».

«Agli arresti domiciliari, collega Elijah.»

«Cosa? Per ordine di chi?»

«Per ordine mio. È confinata nella sua camera da letto sotto guardia robotica ed è stato neutralizzato il suo diritto di dare ordini che esulino dalle sue necessità personali.»

«Neutralizzato da te

«I robot di questa tenuta ignorano la mia identità.»

Baley finì di vestirsi. «Conosco gli indizi contro Gladia» disse. «Aveva l'opportunità: molto di più, in effetti, di quanto pensassimo all'inizio. Non è corsa sulla scena del delitto per un grido del marito, come aveva detto. Era sempre stata là.»

«Dichiara di aver assistito all'omicidio e di aver visto l'assassino?»

«No. Non ricorda nulla dei momenti cruciali. A volte accade. E poi è saltato fuori che aveva un movente.»

«E qual era, collega Elijah?»

«Uno di cui ho sospettato la possibilità fin dall'inizio. Avevo detto a me stesso che se questa fosse stata la Terra e il dottor Delmarre fosse stato come l'avevano descritto e Gladia Delmarre come sembrava che fosse, avrei detto che lei era innamorata di lui, o che lo era stata, e che lui era innamorato solo di se stesso. La difficoltà era dire se i solariani provavano amore e reagivano all'amore nel senso terrestre. Il mio giudizio sulle loro emozioni e reazioni non era attendibile. Ecco perché dovevo vederne qualcuno. Non visionarli, vederli.»

«Non ti seguo, collega Elijah.»

«Non so se riuscirò a spiegartelo. Questa gente ha tutte le possibilità genetiche programmate con cura prima della nascita e l'effettiva distribuzione genetica controllata dopo.»

«Lo so.»

«Ma i geni non sono tutto. Anche l'ambiente conta, e l'ambiente può orientare verso un'effettiva psicosi dove il gene indica soltanto una potenzialità per una particolare psicosi. Hai notato l'interesse di Gladia per la Terra?»

«L'ho fatto notare, collega Elijah, considerandolo un interesse voluto, designato a influenzare le tue opinioni.,»

«Supponi che provi un vero interesse, perfino un certo fascino. Supponi che nelle folle terrestri ci sia qualcosa che la ecciti. Supponi che venga attratta, contro la sua volontà, da qualcosa che le hanno insegnato a considerare sporco. Era un'anormalità possibile. Dovevo controllare vedendo solariani e notando come lei reagiva a questo. Ecco perché dovevo allontanarmi da te ad ogni costo, Daneel. Ecco perché dovevo abbandonare il visionare come metodo d'investigazione.»

«Questo non me lo avevi spiegato, collega Elijah.»

«Sarebbe servita la spiegazione contro quello che consideravi tuo dovere sulla base della Prima Legge?»

Daneel rimase in silenzio.

«L'esperimento ha funzionato» proseguì Baley. «Ho visto o cercato di vedere parecchia gente. Un vecchio sociologo ha provato a vedermi e si è arreso a metà strada. Un robotista si è rifiutato di vedermi, perfino sottoposto a pressioni tremende. La semplice possibilità l'ha ricacciato allo stato infantile. Si succhiava il pollice e piangeva. L'assistente del dottor Delmarre era abituata professionalmente alla presenza personale e così mi ha tollerato, ma solo a sei o sette metri di distanza. D'altra parte, Gladia…»

«Sì, collega Elijah?»

«Gladia ha acconsentito a vedermi senza la più leggera esitazione. Tollerava la mia presenza con disinvoltura e ha mostrato segni di diminuzione della tensione, man mano che il tempo passava. Non le dispiaceva di vedermi; era interessata alla Terra; può darsi che abbia avuto un anormale interesse per suo marito. Tutto ciò si può spiegare con un forte e, per questo mondo, psicotico interesse per la presenza personale di rappresentanti del sesso opposto. Mentre il dottor Delmarre non era certo tipo da incoraggiare questa tendenza o da cooperarvici. Dev'essere stato molto frustrante per lei.»

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