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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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«Gladia ne è al corrente?»

«Per quel che ne sa il dottor Thool, collega Elijah, no.»

«E il dottor Thool ammette di aver portato via l'arma?»

«No. Dice di non essere stato lui.»

«Allora non hai in mano nulla, Daneel.»

«Nulla?»

«A meno che tu non trovi l'arma e non provi che l'aveva presa lui, inducendolo infine a confessare, non hai prove. Una concatenazione di deduzioni è bella, ma non è una prova.»

«È molto improbabile che l'uomo confessi senza un vero e proprio interrogatorio che io non sarei in grado di portare fino in fondo. Sua figlia gli è cara.»

«Niente affatto» lo contraddisse Baley. «I suoi sentimenti verso la figlia non sono quelli a cui siamo abituati io e te. Solaria è diversa!»

Per calmarsi cominciò a camminare a grandi passi su e giù per la camera. «Daneel,» disse «hai compiuto un perfetto esercizio di logica, tuttavia nulla di tutto questo è ragionevole.» (Logico ma non ragionevole: non era questa la definizione di un robot?)

Proseguì: «Il dottor Thool è un vecchio e ha dietro le spalle i suoi anni migliori, indipendentemente dal fatto che sia stato capace di generare una figlia trenta e passa anni fa. Anche gli spaziali diventano senili. Immaginatelo che esamina sua figlia svenuta e suo genero morto di morte violenta. Riesci a immaginare l'insolita natura della situazione per lui? Puoi supporre che sia rimasto del tutto padrone di sé? Tanto padrone di sé, in effetti, da portare a compimento una serie di azioni sorprendenti?»

«Guarda: per prima cosa avrebbe dovuto notare un'arma sotto sua figlia, una che avrebbe dovuto essere stata tanto ben coperta dal suo corpo da non essere stata nemmeno notata dai robot. Secondo, qualunque specie di oggetto avesse notato, avrebbe dovuto dedurne che era un'arma e capire immediatamente che se l'avesse portata via sarebbe stato molto difficile mettere in piedi un'accusa contro sua figlia. Il che è un modo di pensare molto sottile per un vecchio in preda al panico. Terzo, avrebbe dovuto realizzare un piano per farlo, e anche questo è molto duro per un vecchio terrorizzato. E infine avrebbe dovuto avere il coraggio di aggiungere al crimine il fatto di sostenere a oltranza la sua bugia. Può essere tutto il risultato di un pensiero logico, ma non è ragionevole.»

«Hai una soluzione alternativa al crimine, collega Elijah?»

Nel corso del suo discorso Baley aveva dovuto sedersi, e ora cercò di rialzarsi, ma un misto di debolezza e di profondità della sedia lo sconfissero. Si limitò a ondeggiare petulantemente la mano. «Dammi una mano, vuoi, Daneel?»

Daneel si guardò la mano. «Prego, collega Elijah?»

Baley imprecò silenziosamente contro la mente letterale dell'altro e disse: «Aiutami a uscire dalla sedia».

Il forte braccio del robot lo sollevò dalla sedia senza sforzo.

«Grazie» disse Baley. «No, non ho una soluzione alternativa. Veramente ce l'avrei, ma tutto s'impernia su dove si trova l'arma.»

Andò con impazienza verso le pesanti tende che coprivano la maggior parte di un muro e ne sollevò un angolo, senza ben realizzare cosa stesse facendo. Rimase a fissare il riquadro nero di vetro, finché non si rese conto che stava guardando nella notte e allora lasciò cadere la tenda proprio mentre Daneel, che si era quietamente avvicinato, gliela toglieva dalle mani.

L'agguantò ancora, strappandola alla presa del robot. Gettandoci dentro tutto il suo peso, la strappò dalla finestra, lasciandoci solo dei brandelli penzoloni.

«Collega Elijah!» esclamò Daneel, sempre con gentilezza. «Certo ora sai che cosa ti può fare lo spazio aperto.»

«So» rispose Baley «che cosa farà per me.»

Guardava fisso fuori dalla finestra. Non c'era nulla da vedere, solo oscurità, ma quell'oscurità era aria aperta. Era spazio ininterrotto senza limiti, anche se senza luce, e lui vi stava di fronte.

E per la prima volta gli stava di fronte liberamente. Non era più per bravata, o per curiosità perversa, o come via obbligatoria per la soluzione di un omicidio. Gli stava di fronte perché sapeva di volerlo e perché ne aveva bisogno. La differenza era tutta lì.

Le mura erano stampelle! L'oscurità e la folla erano stampelle! Nel suo inconscio doveva averle sempre considerate così e averle odiate perfino quando credeva di amarle e di averne bisogno. Perché altrimenti si era risentito tanto della prigione grigia che Gladia aveva posto sul suo ritratto?

Si sentì pervaso da un senso di vittoria e, come se la vittoria fosse contagiosa, sorse un nuovo pensiero, bruciante come un grido interno.

Con il capo che gli girava Baley si rivolse a Daneel. «Lo so» sussurrò. «Giosafatte! Lo so!»

«Sai cosa, collega Elijah?»

«So che cosa è successo all'arma: so chi è il responsabile. All'improvviso ogni cosa è andata al suo posto.»

17. Si tiene una riunione

Daneel non aveva permesso nessuna azione immediata.

«Domani!» aveva detto con fermezza rispettosa. «È questo il mio suggerimento, collega Elijah. È tardi, e tu hai bisogno di riposo.»

Baley aveva dovuto ammetterne la verità e poi c'era bisogno di preparazione: una considerevole dose di preparazione. Aveva la soluzione dell'omicidio, di questo ne era sicuro, ma si basava sulla deduzione, come la teoria di Daneel, e quanto a prova era altrettanto debole. Avrebbero dovuto aiutarlo i solariani.

E se avesse dovuto affrontarli, un terrestre contro cinque o sei spaziali, avrebbe dovuto essere pienamente controllato. Il che voleva dire riposo e preparazione.

Eppure non sarebbe riuscito a dormire. Era certo che non avrebbe dormito. Non sarebbero servite affatto la morbidezza del letto speciale approntato per lui da robot che funzionavano quietamente, né il dolce profumo né la più dolce musica della camera speciale nella casa di Gladia. Ne era sicuro.

Daneel sedeva discreto in un angolo scuro.

Baley disse: «Hai ancora paura di Gladia?».

«Non credo che sia saggio» rispose il robot «lasciarti dormire solo e senza protezione.»

«Be', fa' come vuoi. Ti è chiaro quello che voglio che tu faccia, Daneel?»

«Sì, collega Elijah.»

«Non hai delle riserve a causa delle Prima Legge, spero.»

«Ne ho alcune sulla riunione che hai preparato. Sarai armato e attento alla tua sicurezza?»

«Ti assicuro di sì.»

Daneel si concesse un sospiro che in un certo senso era tanto umano che per un momento Baley si sorprese a cercare di penetrare l'oscurità in modo da poter studiare la perfezione meccanica del volto dell'altro.

«Non ho trovato sempre logico» disse Daneel «il comportamento umano.»

«Servono anche a noi Tre Leggi,» rispose Baley «ma sono contento che non le abbiamo.»

Fissava il soffitto. Moltissimo dipendeva da Daneel, eppure poteva dirgli molto poco di tutta la verità. C'entravano troppo i robot. Aurora aveva le sue ragioni per mandare un robot come rappresentante dei suoi interessi, ma era un errore. I robot hanno le loro limitazioni.

Eppure, se tutto andava bene, tutto avrebbe potuto aver termine entro dodici ore. Avrebbe potuto ripartire per la Terra entro ventiquattro, portando speranza. Uno strano tipo di speranza. Un tipo a cui poteva credere a malapena lui stesso, eppure era la via d'uscita della Terra. Doveva essere la via d'uscita della Terra.

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